lunedì 26 settembre 2011

Il salone degli specchi


Sono ritornato a frequentare i  corridoi degli ospedali. Sono obbligato a farlo perché ciclicamente devo fare delle visite e analisi di controllo. Il mio stato di salute lo richiede.
L’ICD, che mi accompagna,  necessita di manutenzione a intervalli regolari, come una qualsiasi macchina di questo mondo.
Mi ritrovo così a sostare  nelle sale di aspetto degli ambulatori di Cardiologia. A volte ci sto perché arrivo troppo presto, altre volte perché da ritardatario mi rimettono in fondo alla lista.
Ho modo così di guardare i pazienti, in attesa, come me, del loro turno di visita, come fossero dei  “compagni di vaggio”, in attesa di un volo aereo.  Quasi tutti sembrano più anziani di me. Ad occhio, stimo, che la gran parte di loro abbia già superato i sessant’anni, anzi molti sembrano addirittura più vecchi. Alcuni sono accompagnati da figli e compagni/e, spesso perché non autosufficienti.
Raramente trovo persone che potrei definire miei coetanei.
Guardo e scruto questa gente, tutta affetta da questioni di cuore come me, con il  distacco di colui "a cui la cosa non lo riguarda”, o con la sorpresa dell’”estraneo capitato li per caso”.
“ Non mi ridurrò mai come loro!”, dico tra me e me, osservando i casi in apparenza più seri.
Poi penso agli anni a venire e alla fatica, che già faccio oggi, per tenere riparato questo mio cuore, dalle intemperie della vita e, con una botta di ottimismo, guardo con favore al poter ritornare per molto ancora tra quegli “specchi”.


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