mercoledì 15 giugno 2011

Luciano

Non si può dire che la sintesi fosse la sua virtù migliore.
In passato, se si lasciava una riunione durante un suo intervento, al ritorno lo si trovava a parlare con la stessa foga di quando si era usciti. Poi un po' sorpresi, ci si rendeva conto che, dopo tutto, non si era perso molto.
In fondo era un gran lavoratore, che ha dovuto, per molti anni, privilegiare la quantità alla qualità, operando sempre all'ombra di qualcun altro.
Quando per una serie di circostanze riuscì a uscire da quel cono d'ombra, gli fu assegnato un compito per il quale non era tagliato o preparato a sufficienza.
Cercò di sopperire alla qualità, che in quel caso era necessaria, ancora con la quantità, con scarsi risultati o forse perché l'impresa era difficile e basta.

Poi con l'avvicendarsi delle persone, si ritrovò solo a pedalare controvento. Nessuno “alzò una foglia”, per aiutarlo. Ben presto i nuovi lo videro in difficoltà e un po' allo sbando.
Non fu solo colpa sua, ma succede nel lavoro che, quando stai scivolando, chi può aiutarti si volta dall'altra parte.
Fu rimosso dall'incarico con una mail, dove non c'era futuro.
Lo ritrovai spaurito a chiedere dove poteva sedersi per lavorare.
Passò giorni di rabbia, dimenticato, seduto su una scrivania senza identità.

Si ricordarono di lui assegnandogli qualcosa da fare, qualcosa di completamente avulso da tutto e da tutti. Collaborai con lui cercando di dargli una mano.

A quei tempi, già il male lo rodeva dentro e, analogamente a quanto era successo a me, quei problemi di lavoro sembravano l'unica cosa che contava.

Non si curò di se stesso.

Lavorò gli ultimi tempi con l'energia di un maratoneta alla fine della corsa.
Poi arrivò lo stop. Un male oscuro lo stava divorando, incurante di Gaant, riunioni e progetti.

Ascoltandolo qualche mese fa, era come se riascoltassi gli stessi pensieri che io avevo fatto un anno prima, ai tempi della mia malattia.
Non pensò più al lavoro e riversò tutte le energie a combattere quel male che sembrava condannarlo.
Le terapie gli donarono energie e voglia di vivere aggiuntiva.
Tornato al lavoro, indossando un busto che gli sorreggeva la schiena, si diceva contento dei miglioramenti e fiducioso di vincere quella difficile guerra.

Ma il male, pur rallentato non si era fermato e, appena le terapie furono temporaneamente interrotte, riprese spedito il suo cammino

Le notizie degli ultimi giorni lo davano, spesso assente, nel letto di ospedale.

Quando lo vidi sofferente qualche mese fa, pensai che tutti avevano diritto a una seconda possibilità.
Stamattina ho capito che, non a tutti è concessa.

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