lunedì 23 maggio 2011

Gardeccia

 I ciclisti ieri salivano lenti verso il traguardo della Gardeccia, lassù dalle parti delle torri del Vajolet.
Le vacanze del settembre scorso mi hanno aiutato a ritrovare quei luoghi che altrimenti sarebbero stati per me sconosciuti.
La conoscenza mi è servita a definire i tempi del viaggio, decidere i percorsi più opportuni senza sorprese. Il ripercorrere strade amiche permette, spesso, di andare oltre, di porsi altri obiettivi.

Ieri ho aspettato i ciclisti lassù, prima seguendone le gesta su un grande schermo, posto in mezzo al prato, poi dal bordo della strada per vederli sfilare davanti uno alla volta.

Finalmente sono arrivati, sembravano tutti dei ragazzi, magri quasi consumati dalla fatica ma al tempo stesso leggeri per salire quelle rampe.
Ho cercato di scrutarne gli sguardi, erano uno diverso dall'altro. Chi guardava avanti cercando la fine di quella fatica , scrutando tra la folla l'arco rosa che segnava l'arrivo.
Altri guardavano fissi davanti, cercando di mulinare le gambe, ribelli alla fatica, con la convinzione che,sotto di loro, sarebbe passato prima o poi l'arrivo. Infine i più provati, pur fissando qualcosa, davanti a loro, avevano lo sguardo vuoto come se non avessero meta.
La loro andatura era incerta, spesso ciondolante ma, pur barcollando, anche loro hanno tagliato il traguardo.



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