venerdì 9 marzo 2012

La pazienza del modem


A mezzanotte, o forse qualche minuto prima , ero a casa. Il navigatore aveva sbagliato di poco la previsione.
La casa aveva l’odore di pulito. Quel giorno come ogni mercoledì era passata la signora che mi aiuta a tenerla in ordine.

Tutto era a posto. Il drappo sul divano non aveva un grinza e i cuscini erano incassati sotto gli schienali, come se fossero appena usciti dalla fabbrica.
Il tappeto sembrava pettinato da un abile parrucchiere.
Sull'angolo, in fondo alla cucina, promosso da poco a spazio dedicato allo studio, notai immediatamente il gran numero di fogli appesi alla bacheca, zeppi di note colorate, che evidenziavano nomi, concetti e definizioni, che avevo, faticosamente, cercato di apprendere

L’impressione cromatica era piacevole, nonostante la poco brillantezza della luce smorzasse un po’ i colori. Quelle note, scritte durante gli ultimi mesi di studio, appartenevano a uno dei tanti tentativi di acquisire un metodo di apprendimento efficiente.
Alcune di queste, un paio in particolare, che avevo coccolato particolarmente, mi avevano tradito, senza troppe conseguenza, di fronte al professore.
Non fa niente, ora che non dovrò ricordarle in un particolare momento, magari mi resteranno in mente per sempre.
Rientrando in casa recuperai la solita serenità. Le cose che mi avevano accompagnato durante il viaggio, in poco tempo ritornarono al loro posto, in attesa di una nuova partenza. La lavatrice cominciò a prendersi cura della roba sporca.
Gli appunti, gli schemi e i chilometri scritti a penna, invece, nel giro di qualche minuto, si ritrovarono tra la carta da riciclare. Due esami sono andati, ora non restava che pensare ai prossimi.

La camera era buia. Il modem non aveva alcun segnale di allarme. La solita luce verde si diffondeva in ogni angolo  della stanza.
“Strano !”, pensai, “ non può non essersi accorto della mia assenza, Lunedì mattina!”.

Era da poco passata la mezzanotte, era già l’8 Marzo.
Mi avvicinai al comodino e attivai il display del modem, prima di mettermi a letto.
Lessi chiaramente la frase :

“Prossimo contatto previsto: 8 Marzo”.

Di colpo capii il ragionamento di quella macchina, legata da un  filo invisibile al mio cuore.
Ogni giorno, aveva rimandato di un giorno il contatto, in paziente attesa.
Non si era arrabbiata, come un tempo, quando attivava il segnale di allarme, incitandomi a utilizzare lo scarico di emergenza.
Aveva semplicemente atteso, di giorno in giorno, il mio ritorno.

Mi misi a leggere il libro, trascurato a causa delle studio. Non mi erano passati, ne l’emozione della giornata e nemmeno lo stress del viaggio.
Controllai, curioso, nuovamente il display del modem.
La scritta era cambiata. Ora il messaggio diceva:

“Prossimo contatto previsto : 12 Marzo”.

In quel breve periodo, durante il quale ero riuscito a malapena  a leggere una pagina, il contatto era avvenuto. Le emozioni e le vicende del mio cuore erano state già trasmesse, alla solita ignota destinazione.
Di sicuro, nonostante il batticuore di qualche momento, nulla di grave sarà diagnosticato.

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