venerdì 16 novembre 2012

Ordine Pubblico


L'ordine pubblico è quell'insieme di norme fondamentali dell'ordinamento giuridico riguardante i principi etici e politici la cui osservanza ed attuazione è ritenuta indispensabile per l'esistenza di tale ordinamento.”
Questa è la prima riga della definizione che si trova su Wikipedia, che poi continua con una spiegazione molto accurata.
Si parla di ordine pubblico, ad esempio, ogni qualvolta una manifestazione esce dai binari della normale protesta democratica, sfociando in scontri e violenze. Le manifestazioni di protesta di questa settimana, che in alcune città sono state caratterizzate da violenti scontri con la polizia, sono state l’occasione per aprire discussioni e confronti sulla violenza e sulle misure per fronteggiarla. Purtroppo la violenza di pochi porta  spesso a offuscare le valide motivazioni della protesta.
La violenza è sempre un comportamento da condannare, quando in un paese democratico c’è la libertà di manifestare a favore o contro l’operato dei governi. Spesso l’imponenza di certe manifestazioni ha indotto azioni correttive riguardo a leggi che apparivano oltremodo impopolari. Manifestare è un diritto, mentre la violenza è un sopruso mai giustificabile.
Ma ritornando alla definizione di Wikipedia, il concetto di Ordine Pubblico sembra essere ben più ampio ma pure sul significato di violenza vorrei fare delle considerazioni.
Tutti contribuiamo all’ordine pubblico perché seguiamo “principi etici e politici” dettati dall’ordinamento giuridico. Chi non si attiene a queste regole va in qualche maniera perseguito. La polizia si preoccupa di garantire la sicurezza dei cittadini reprimendo e isolando i violenti. Così accade o dovrebbe accadere anche nelle manifestazioni. La realtà a volte è diversa e le discussioni e le  testimonianze di questi giorni riportano nuovamente a galla la questione : appare difficile isolare i violenti dai normali cittadini e, per questo motivo, quest’ultimi vengono confusi con i primi.
Penso sia corretto condannare la violenza ma è altrettanto corretto usare le giuste contromisure.
Ma veniamo al discorso relativo alla violenza. Tutti noi riconosciamo il concetto di violenza legato a azioni che ledano, anche fisicamente, la libertà e l’incolumità dei singoli cittadini. Quindi quando vediamo atti di violenza la condanna è immediata e anche le misure atte a reprimerli scattano il più delle volte in tempi brevissimi.
Ma non sempre la violenza è palese condannabile e immediatamente reprimibile. Mi riferisco all’imbarbarimento etico politico che ha portato a vivere la crisi che ha fatto nascere le proteste di questa settimana nelle città di tutta Europa.
Limitandoci al nostro paese e alle notizie di mala politica, cattive amministrazioni e uso privato di risorse pubbliche mi viene naturale classificare tutti questi atti nella categoria degli atti violenti. Anzi lo sperpero di milioni di euro da parte di politici e amministratori, va a limitare e incidere sulla libertà dei singoli cittadini, oserei dire, in modo analogo a chi con una spranga spacca una vetrina.
Pensiamo a come una corretta amministrazione del bene pubblico potrebbe garantire una scuola che dia un futuro ai nostri figli, una ricerca capace di rinnovare il tessuto produttivo del nostro paese oltre che una gamma di servizi nel segno della solidarietà verso chi è meno fortunato.
Sono inaccettabili errori di bilancio di milioni di euro, quando ciascuno di noi spesso deve fare i conti con il singolo euro. Questa è una violenza e una mancanza di rispetto che non deve essere accettata a tutti i livelli, partendo dai più piccoli enti locali passando per i partiti (dove chissà perché regna l’approssimazione), sino ad arrivare ai livelli più alti dello stato.
Quindi perseguiamo i violenti, quelli che rovinano le manifestazioni, ma anche coloro che con la  cattiva gestione del bene pubblico attentano alla qualità della vita di noi tutti. Mi verrebbe da dire  … prendiamoli a manganellate!, come fanno gli agenti con certi manifestanti, ma soprattutto mandiamoli via, impedendo loro di toccare ancora un solo cent  di bene pubblico.
L’imbarbarimento di questi ultimi anni ci ha portato a tollerare i furbi e i ladri che rubavano dalle nostre tasche. Cambiare la classe politica penso sia fondamentale ma è fondamentale garantirne il ricambio, impedendo che la politica diventi un lavoro quando deve rimanere una missione oltre che un servizio.

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