martedì 3 aprile 2012

UnoUndiciETrentacinque


UnoUndiciETrentacinque. Un'Ora Undici Minuti e Trentacinque Secondi, questo è il tempo che valgo oggi nei 12 km. La corsa di Domenica mattina, al parco San Giuliano di Mestre, a latere di una competitiva  mi ha permesso di misurarmi su una distanza certa.
Le gare non competitive che si svolgono in gran numero in questo periodo, hanno spesso misurazioni approssimative e saltuarie. Ci si può imbattere in un chilometro lungo e uno corto nonostante che, metodi di misurazione precisi siano alla portata di chiunque. La necessità di far combaciare diversi percorsi fa prendere agli organizzatori delle “licenze” metriche alquanto discutibili. Alla fine l’importante è correre e avere energie sufficienti per non sentirsi improvvisamente svuotati.
Il tempo di ieri, nonostante il vento e qualche saliscendi è stata una delle mie migliori prove sulla distanza di questo ultimo anno. Il passo è un po’ più veloce di 6 minuti al chilometro e considerando che, non ho alle spalle un allenamento continuativo, la prestazione mi ha dato una certa soddisfazione.
La corsa e l’organizzazione era fatta da gente del mestiere; gente abituata alle gare vere, dove ciò che conta è il  risultato e non la partecipazione. I ristori infatti erano tutt'altra cosa rispetto al solito. Acqua lungo il percorso e The all’arrivo accompagnati da biscotti e spicchi d’arancia. L’essenziale fatto ristoro.
Non vi era traccia ne di panini e nemmeno di minestroni o paste con vari condimenti.
Gli atleti, quelli iscritti alla gara competitiva, avevano il chip alla caviglia per una rigorosa misurazione del tempo. A una attenta osservazione, per molti di loro l’appellativo atleta poteva sembrare alquanto generoso. Ma spesse volte, e non solo nella corsa, l’apparenza inganna.
Dopo la partenza, avvenuta nel più classico dei modi : con un colpo di pistola, molti di loro si volatilizzarono nel giro di pochi chilometri, altri invece mi superavano con un passo, solo un po’ più lesto, indugiando al mio ritmo, giusto il tempo per scambiare qualche parola per poi riprendere, allontanandosi quasi in maniera impercettibile ma costante.  
Con pazienza e autocontrollo ho resistito alle tentazioni di non mollare accelerando quel tanto da non farmi superare, ma appena il respiro manifestava qualche affanno rallentavo, frenando come una macchina a cui manca di colpo la benzina.
I ritmi lenti permettono momenti di socializzare con chi ti corre a fianco. A volte si tratta di banali constatazioni sulla distanza o sulla durezza del percorso, espressioni quasi sillabiche non sempre comprensibili. Ma quando l’andatura è particolarmente rilassata può succedere di sentirsi raccontare storie di vita e di corsa, narrate da persone che a vederle lì, di fianco a trottare, quasi non sembrano credibili.
Sono storie e ricordi che provengono dai tempi dell’oro di ciascuno, quando la giovinezza e le motivazioni permettevano imprese  quasi impossibili. Chi le racconta ne va fiero come se fossero imprese del  figlio prediletto e non episodi risalenti a qualche decennio prima. Le grandi gioie in genere tendono a non invecchiare ne a essere dimenticate, risalgono, accompagnandoci, gli anni della vita tanto da sembrare dell’altro ieri.

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