sabato 14 aprile 2012

Il gioco delle parole


Con il Cluod Computing ho alcune incomprensioni. Non nego che il moltiplicarsi dei servizi offerti dalla rete ormai sia tale che, per i privati sarà sempre meno conveniente dotarsi di PC potenti in casa, approfittando oltre che dei servizi di messaggistica e collaborazione, presenti in rete, già di largo consumo, anche della crescente disponibilità di spazio per memorizzazione dati quali foto, documenti, ecc.
Google è l’esempio più evidente di questa trasformazione in atto.
Le aziende, soprattutto quelle medio piccole ben presto scopriranno il vantaggio di non doversi più dotare di strutture informatiche in casa, delegando a servizi Cloud tutte le loro necessità di gestione amministrativa e di processo. 
In quest’ultimo anno tra i vari fornitori di servizi internet si è instaurata una sorta di competizione per accaparrarsi una fetta di questo mercato potenzialmente enorme. Tra l’altro chi se ne stava sdegnosamente fuori oggi improvvisa, proponendo servizi talmente allo stadio preliminare da essere di fatto solo su diapositive di PowerPoint. 
Insomma un po’ di sostanza c’è, ma non dappertutto.
Ci sono inoltre svariati aspetti da approfondire, primo fra tutti quello della sicurezza, dell’alta affidabilità del servizio e, non ultima, quelle delle eventuali penali da riconoscere a fronte di disservizi capaci di impattare sul business aziendale.
Oggi il Cloud Computing, mi appare come un grande parco giochi dove chi vuole può fare sperimentazione, sviluppo e test ma dove, prima di appoggiare la componente IT del  proprio business bisogna pensarci sopra.  E’ una questione di tempo, il servizio migliorerà e molti, io per primo, tra un po’ saranno più confidenti.
Ieri parlando con un manager di una di queste grandi aziende fornitrici di Cloud Computing, ho manifestato l’intenzione di eseguire un POC (proof of concept), sul loro Cloud, testando direttamente un ambiente di produzione opportunamente ritagliato e con tutte le sicurezze necessarie.
Davanti a tale proposta, la risposta immediatamente affermativa, è stata seguita da alcune precisazioni importanti.
Quella che più mi ha fatto sobbalzare è stata la seguente:
“Se la vostra azienda ci richiede uno SLA (Service Level Agreement) del 99.99%, tipico degli ambienti di produzione, dovete dare a noi la gestione dei vostri sistemi e quindi fare a meno di tutte quelle caratteristiche del Cloud Computing quali: la possibilità di configurare e gestire le macchine come fossero a casa vostra e poterle accendere e spegnere a richiesta o su necessità”.
Sono "vecchio d’informatica" e purtroppo anche un vecchio informatico, ma di certo non mi piace che qualcuno tenti di vendermi un aspirapolvere usato, anche se pulito e lucidato, cui è stato solamente cambiato il nome.
Da quel manager, che mi aveva fatto pervenire della diapositiva molto altisonanti e piene di termini nuovi, mi sono sentito un po’ raggirato. Per anni molti suoi colleghi hanno fatto la fila tentando di vendere un servizio del tutto simile che portava solo un nome diverso: Outsourcing.

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