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giovedì 12 aprile 2018

La rete della memoria


Mia nonna Ginevra (la Noemi), era del 1906. Mia nonna Rosa (la Rosina), era del 1890. La Noemi, dalla parte di mia madre, ebbe quattro figli. La Rosina, mia nonna paterna, partorì 12 figli. Di entrambe ricordo l'anno di nascita e so che una delle due era nata il 12 Aprile.
Oggi cercavo di ricordare quale delle due fosse. Pur intrecciando vari ricordi della mia vita, non sono riuscito a determinare di chi fosse oggi il compleanno.
Ricordo di aver festeggiato una sola volta il compleanno di una delle due, ma senza rammentare il giorno.
Poi, per un attimo, assorto in questi pensieri, di fronte al computer, sono stato colto dall'istinto di aprire la pagina di Google per porre la domanda, come ormai faccio ormai istintivamente quando cerco o non ricordo qualcosa.
“Ma cosa sto facendo e pensando?“, dissi tra me e me, allontanando le mani dalla tastiera e dal mouse, allibito da quanto quel comportamento fosse diventato automatico.
Non tutto e non tutti stanno nella rete, realizzai con un senso di sollievo e l'essere dimenticati è un nostro diritto.

domenica 25 novembre 2012

Connettività a Banda Larga

Esempio di connettività a Banda Larga.
Tutto ad altezza uomo, per facilitare la manutenzione

sabato 3 novembre 2012

Andy


Andy se ne andato qualche mese fa. Il suo cuore non gli ha dato una seconda possibilità.
L’ho incrociato per qualche anno per motivi di lavoro. Era uno di quei geni creativi che hanno contribuito alla crescita di internet. Un creativo contro cui spesso mi sono confrontato. Il suo desiderio di vedere realizzata un’idea con poco e in pochissimo tempo non collimava con la mia necessità di farla durare nel tempo. A causa di questa incompatibilità entrambi abbiamo passato de momenti difficili. Lui non riusciva a realizzare in tempo e io non ero in grado di garantirne il funzionamento nel tempo.
All’inizio non mi stava simpatico perché condizionava, con il suo parlare solo inglese, decine di persone a usare una lingua straniera durante le riunioni. Uno vinceva contro al maggioranza, dove ciascuno, mai e poi mai poteva alzare bandiera bianca e dire : “ Scusate io non capisco niente !”.
Quando con il tempo cominciò a comprendere l’italiano, per non essere frainteso, continuò a esporre le sue idee solo in inglese.
Con il tempo i motivi di collaborare si diradarono e quando ci fu l’occasione di incontrarci, si parlava d’altro e ci si capiva di più. Per molto tempo lo hanno dato per partente, ma quando ritornò davvero a Londra non passò a salutare.
La notizia della sua morte piombò improvvisa. Per qualche giorno se ne parlò quando ci si incontrava tra quelli che lo avevano conosciuto.
Stamattina una mail di Facebook, che quotidianamente mi invita a conoscere questo o quello perché amico di uno che conosco, mi chiedeva se per caso conoscessi Andy. Avevamo degli amici in comune, sottolineava la mail, quindi …. potevo stringere amicizia.
Che idiota ‘sto Facebook che si definisce social network ma non distingue chi è vivo da chi non c’è più. Come può qualcosa essere sociale quando non riesce a distinguere e dare dignità alla vita e alla morte ?
Quanti sono i fantasmi che vagano in cerca di amicizia in giro per Internet e quante saranno le richieste di amicizia, inviate da ignari, che mai saranno ricambiate ?
Un tempo l’immortalità era garantita agli artisti e ai grandi uomini. Le loro opere e gesta contribuivano a renderli eterni. Oggi basta essere tra i cinquecento milioni di  iscritti a Facebook per non essere dimenticati e continuare a vagare come anime in cerca di pace, elemosinando, senza più tempo amicizie, restando in silente ascolto come le misteriose anime dei morti che hanno turbato spesso i sonni della nostra infanzia

mercoledì 30 maggio 2012

qdicuore


Da qualche mese con il nomignolo “qdicuore “ sono entrato nella comunità di Twitter.  Comunità mi sembra una definizione azzeccata. La smania di scrivere in quei 160 caratteri, l’ovvio e il superfluo, sembra  una droga che crea dipendenza diffusa. Da mesi mi chiedo cosa potrei scrivere io, che non sia ne l’ovvio e nemmeno il superfluo.  L’idea è comunque geniale.
Fino ad oggi non sono riuscito a scrivere nulla e questa potrebbe dirla lunga sulla mia vita. Prima o poi qualcosa mi ispirerà e chissà che non ne esca qualcosa di originale.
Ho vissuto il terremoto con la stessa noncuranza con cui vivo le turbolenza in aereo.  Aspetto che finiscano e nel frattempo mi lascio traballare dal volo. Quando gli scossoni mi hanno svegliato, sentire la casa improvvisamente animata non mi ha agitato, non ho nemmeno tentato la fuga verso il giardino. Ho aspettato che tutto finisse, incuriosito da quella strana situazione. La paura sembra un’emozione appassita.
Finito il trambusto, curioso di saperne di più, senza nemmeno pensare alla televisione, media ormai incapace di seguite l’imponderabile, mi sono rivolto a internet. Nulle le informazioni sui siti della stampa online.
Però, a pochi minuti dalla scossa, già su Twitter la parola terremoto forniva informazioni  pressoché complete sia  relative alla potenza che all’epicentro del sisma.
Mi sono detto : “ Ora ho capito a cosa può servire Twitter !”.
Le idee geniali, consegnate ala creatività di ognuno di noi, si trasformano e crescono maturando di giorno in giorno.

martedì 25 ottobre 2011

La nuvola e i soldi


Fin da bambini ci hanno insegnato che i soldi vanno gestiti con cura. Vanno spesi con buon senso per le sole cose che servono, perché, come si dice dalle mie parti, “I soldi non si trovano per strada”. Ci è stato spiegato che è opportuno risparmiare quando possibile, per poter realizzare qualche sogno e soprattutto per far fronte ai periodi difficili o alle spese impreviste.
Tutti abbiamo avuto un salvadanaio, sia da piccoli che da grandi dove depositare e proteggere ciò che riuscivamo a risparmiare.
Poi crescendo e potendo disporre di più soldi, spesso guadagnati lavorando, ci si è resi conto che il salvadanaio non bastava più e nemmeno il consiglio, mutuato dai nostri vecchi, di tenere i denari sotto il materasso non faceva la caso nostro.

Più erano i soldi più era il rischio che qualche ladro, intrufolandosi in casa in nostra assenza si appropriasse di quanto in nostro possesso, bruciando di colpo sogni e prospettive di miglioramento.

Anche per risolvere tutte queste fragilità, sono nate, ormai da qualche centinaio di anni, le banche.
Quest’ultime custodiscono i nostri soldi, in posti estremamente sicuri, ma che noi generalmente non conosciamo.
Ci permettono di spendere, depositare e spostare i nostri averi, attraverso Internet o effettuare prelievi di denaro fisico ormai a ogni angolo di strada.
I nostri soldi escono dai bancomat in qualunque luogo ci troviamo e nel momento in cui li ripieghiamo nel portafoglio, sono nostri come quando, alzato il materasso, prendevamo quanto ci serviva e controllato quanto rimaneva, riassestavamo il letto.
Con le banche si può fare lo stesso controllo, chiedendo  estratti conto ai bancomat oppure verificando i movimenti e saldi dal cellulare.
Non tutto sempre fila come dovrebbe e, viste le recenti vicissitudini, a molti è tornata la voglia di rafforzare la serratura della camera da letto per garantire l’incolumità del materasso.

Le banche e la loro gestione del denaro hanno molte analogie con il Cloud di cui si parla per la parte InformationTechnology.
A tutti gli effetti ai nostri occhi il sistema bancario è un Cloud Pubblico. Noi consegniamo a qualcuno i nostri soldi senza preoccuparci dove sono e confidenti nel fatto che siano protetti adeguatamente.

Il Cloud Computing ha molte analogie con quanto descritto sopra.
I dati possono essere equiparati ai soldi. I sistemi in Cloud già oggi custodiscono molti dei nostri dati personali. Molti di noi usano i servizi mail offerti gratuitamente, memorizzano documenti o foto in spazi disponibili in rete, ma nessuno di noi sa esattamente dove siano fisicamente memorizzati ma soprattutto pochi di noi si sono preoccupati di leggere le condizioni generali accettate aumento della sottoscrizione. In molti di quei contratti tra le altre cose c’è scritto che depositando i dati nel Cloud ne perdiamo di colpo la proprietà. In pratica rinunciamo alla nostra privacy.
Le aziende alla sicurezza ci tengono in modo particolare e i dati sono il fulcro dei loro processi amministrativi e produttivi. Per questo ancor oggi preferiscono tenerli memorizzati in luoghi ben definiti e circoscritti, piuttosto che consegnarli a un’entità che già nel nome nasconde qualcosa soggetto alla variabilità degli agenti atmosferici. Basta una piccola variazione di temperatura e la nuvola può essere trasportata nel centro di una tempesta.

Proprio le tempeste sono uno dei timori che molti degli addetti ai lavori temono possano verificarsi nel Cloud Computing. Perturbazioni che potrebbero provocare perdita di dati e mancanza di servizio tali da bloccare attività produttive e  business di qualsiasi tipo.

In ogni caso, se prossimamente non nasceranno nuove tecnologie rivoluzionarie, il Cloud Computing avrà un futuro. Solo la miniaturizzazione delle componenti hardware e l’aumento di potenza elaborativa unita alla sempre maggiore disponibilità di capacità trasmissiva potrà contrastarlo. 

lunedì 24 ottobre 2011

La riunione


“Scusate sto facendo rifornimento, ma se siete pronti possiamo pure cominciare la riunione”.
Così il manager collegato in Conference Call, rispose iniziando una riunione che aveva come oggetto l’approvazione di un investimento di qualche milione di euro.

La “Mobile Technology” ci permette di essere sempre connessi al mondo, aggiornati su tutto ciò che succede in ogni angolo della terra, rendendoci sempre potenzialmente raggiungibili e consentendoci di dialogare, comunicare ovunque ci troviamo.
Tutto ciò trasmette in molti di noi una sorta di onnipotenza, ci inietta la convinzione di tenere sotto controllo in qualsiasi momento ogni aspetto della nostra vita personale e lavorativa.

La riunione di stamattina doveva svolgersi, in modo assolutamente convenzionale, attorno ad un tavolo in una delle tante sale riunioni.

Niente di tecnologico era previsto, nemmeno il proiettore. Avevo preparato solo un decina di slide, stampate a colori in fronte retro.
Le avevo fatte controvoglia venerdì pomeriggio, rifinendole in qualche ritaglio di tempo durante il week end, usando l’odiatissimo PowerPoint.

Nel prepararle mi ero preoccupato di pesare ogni frase, cercando il giusto compromesso tra un linguaggio tecnico e una spiegazione comprensiva.  Per alcune definizioni mi ero appoggiato a Wikipedia.

Alla notizia che la riunione si era trasformata in una Conference Call, avrei buttato le slide, mentre nel sentire :
“Sto finendo di fare rifornimento ma cominciamo pure”, mi sono cadute le braccia.

Ormai tutti noi abbiamo assimilato che le riunioni si possono fare anche con una persona che sta guidando chissà dove. L’auto è per molti manager, ormai da anni, una sorta di secondo ufficio, se non addirittura l’ufficio.
Qualche anno fa, un ex direttore, conduceva riunioni mentre tornava a casa lungo una strada costellata di gallerie. La riunione si interrompeva ad ogni passaggio nei tunnel e riprendeva, non sempre, appena la galleria terminava. Un delirio !

Mi diverte immaginare quali saranno le situazioni che in futuro diventeranno normali per le riunioni aziendali :

“Scusate sto innaffiando i gerani, ma se siete pronti possiamo pure cominciare la riunione”.
“Scusatemi se tra poco sentirete lo sciacquone, ma se siete pronti possiamo pure cominciare la riunione”.
“Scusate ma sto ……., ma se siete pronti possiamo pure cominciare la riunione”.

Chi vivrà parteciperà…..

mercoledì 13 luglio 2011

Quanti i mondi possibili ?

Seduto sulla scalinata della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma osservavo, vicino a mio figlio piccolo, l'andirivieni di persone e di studenti.

Al piccolo avevo spiegato che quella era una scuola e che suo fratello era lì per fare un esame.

“Papà, che cos'è un'esame ?”, chiese immediatamente,
“Un verifica che serve per capire se hai imparato quello che dovevi studiare” ,
“Vedi quella ragazza con quell'enorme libro ?”,
“Lo ha letto e studiato tutto”.

Di meglio i quel momento non riuscii a fare. Poi il discorso divenne più semplice quando l'obiettivo si spostò sul capire quante fossero le pagine dell'enorme libro. La stima grossolana di 400 pagine bastò a calmare la curiosità del bambino.

Poi il ragazzino cominciò a sfogare la sua esuberanza mettendosi a correre e a salire ripetutamente la scalinata.
Intanto i giovani entravano e uscivano, era giorno di esami e di lauree.

Molti sostavano pure loro sulle scale, armeggiavano sui telefonini spedendo, suppongo, risultati e voti a parenti e amici. Spesso fumavano nervosamente.

La curiosità di mio figlio si risvegliò quando, dopo aver visto passare una signora di una certa età, chiese :
“Ma se questa è una scuola perché ci va anche quella vecchia signora?”,
“In questa scuola ci si può iscrivere sempre, a qualsiasi eta”, spiegai.
“Forse", aggiunsi, "quella signora è un insegnante”.
La cosa terminò così, senza altri approfondimenti

A un certo punto, un capannello di quattro ragazze si raccolse poco lontano da me, stavano aspettando che un loro amico discutesse la tesi di laurea.

Non potevo non ascoltare i lori discorsi, e prestai ancor più attenzione quando una di loro esordi dicendo :
“Io accendo il computer solo perché devo iscrivermi agli esami, altrimenti faccio tranquillamente a meno di Internet “

“Anche a me non interessa internet, uso a malapena Word per scrivere”, disse un'altra che le stava di fianco.

A quel punto una ragazza bruna, che stava con loro, in apparenza distratta da altri pensieri, disse ;
“Io ho provato a fare ricerche su internet, ma mi arrabbiavo quando non trovavo quello che volevo, così ho lasciato perdere. Qualche volta ho usato Facebook, ma poi ho mollato “.

L'ultima, come risvegliata dalla parola magica Facebook, concluse :
“State lontano da Facebook, crea a molti una sorta di dipendenza, oltre che trattare i nostri dati personali per fare affari. Evitate di inserire troppe informazioni su Facebook !”

La penultima, quella che aveva usato Facebook, forse per non passare per sprovveduta, rassicurò tutti dicendo di aver messo solo le informazioni minime .
Io ascoltai stupito la conversazione, trovando singolare il punto di vista di quelle giovani.
Non mi sembravano delle persone snob.

Pensai, lì per lì, che appartenessero a una specie destinata all'estinzione, incapace di sopravvivere in un mondo dominato dai “Social Network o di sottrarsi all' “Always Connected”. Poi ragionando un po' realizzai, invece, che io, uscito dalla mia riserva, mi ero imbattuto su una parte di mondo che non conoscevo, ma non per questo dovevo ignorare.

La cosa mi fece particolarmente felice, come quando si scopre l'esistenza di una valida opposizione a un governo mediocre.
Insomma un altro mondo era possibile.

Un po' per pudore, aspettai che le ragazze si allontanassero, prima di estrarre il Tablet e consultare la posta.
Armeggiando con il "touch screen", ero pervaso però da una sensazione di disagio, come fossi io l'eccezione, ma in fondo, d'incanto, mi ero scoperto un po' meno libero .

giovedì 24 febbraio 2011

Le tre I (Inter, Internet, Informatica)

 SoundHound (soundhound) è un App, scaricabile su Android per meno di tre Euro, che riesce a riconoscere ed individuare le canzoni ascoltandole o addirittura sentendole canticchiare anche in modo approssimativo.
Dopo averla comprata, durante un momento di depressione in mattinata, solo questa sera ho avuto modo di provarla e apprezzarne il buon funzionamento.

I metodi di ricerca sono tre : l'ascolto della canzone per conoscerne il titolo, la digitazione o pronuncia di un titolo per risalire alla musica per finire con la pronuncia e digitazione del nome di un'artista per risalire a informazioni, discografia e alle sue canzoni più famose.

La cosa che più diverte è la capacità di individuare le canzoni sentendone solo poche note.
I risultati appaiono immediatamente, con la possibilità di ascoltarne una versione presente su You Tube.

La cosa sembra infallibile se si utilizza la versione originale o una cover, mentre, tentando di canticchiarla, il risultato giusto si trova tra le varie possibilità proposte.
Io ho canticchiato “Il ragazzo della via Gluck”, l'unica canzone che ricordo bene a memoria e il risultato è stato buono.

Test invece fatti con musiche riprodotte da YouTube hanno dato esiti stupefacenti. Il risultato è apparso dopo pochi secondi con tanto di copertina e informazioni correlate.
L'applicazione ha poi toccato la perfezione quando è riuscita a individuare “Pazza Inter Amala”, l'inno dell'Inter, nella versione interpretata dai giocatori.

Quanto mi sarà utile in futuro ?

Il Tiranno e i Gelsomini

La rivolta libica, nasce come le rivolte Tunisine ed Egiziane, tra i giovani, tra coloro che più di tutti riescono a trasformare Internet e i nuovi mezzi di comunicazione, aggregazione e socializzazione, in crescita culturale e presa di coscienza dell'assoluto significato dei valori.

Prima che tutto questo fosse possibile, il significato delle parole “libertà e democrazia”, è stato modificato e, spesso stravolto, ribaltando il messaggio dei valori di cui erano portatrici.
Oggi tutto questo non sembra più possibile. Le parole democrazia e libertà difficilmente assumeranno, in futuro, significati condizionati dai poteri locali. Diventeranno valori planetari su cui il mondo intero, se tutto ciò continuerà, potrà vigilare.
La libera circolazione dell'informazione, capace di diffondersi verso tutti partendo da qualsiasi punto sta sbaragliando chi ha “a cuore” la gestione del potere.

Come potrà essere gestito il potere in futuro se sottoposto, in continuazione, al controllo di una commissione  planetaria ?
Nei prossimi anni, se qualcuno non porrà veti e limitazioni, tutto questo continuerà. Saranno messi in discussione le autorità dei giornali e delle fonti “ufficiali” continuamente vigilate in un mondo sempre più in presa diretta che della rete farà il proprio archivio storico.

Internet, Facebook, i Blogger stanno cambiando il corso della storia. Non mi riesce di pensare oggi, che, in un mondo di questo tipo, possa prevalere il male, perché sono convinto che la maggioranza delle persone porti in se lo stesso concetto di bene.

Così succede che un Blogger riesca ad accendere la miccia della rivolta contro la tirannia in Libia e che milioni di persone fondino su Internet la loro voglia di democrazia.
Ma il mondo, pur cambiando, sembra sempre uguale a se stesso e il male rimane comunque difficile da estirpare.
Il tiranno vedendosi minacciato, si aggrappa ai vecchi, quanto il mondo, metodi di gestione del potere usando la forza in maniera spropositata. I morti si contano a migliaia.
I mercenari, chissà , forse reclutati essi stessi via Internet, sparano sulla folla senza fare distinzioni sui bersagli.
Forse siamo vicino all'epilogo, ma questa rivolta partita emulando quella "dei Gelsomini" di Tunisia ed Egitto, si sta tramutando in una vera guerra civile.
Fino a quando i ribelli avranno la forza di scavare fosse comuni per seppellire i loro compagni caduti ?
Nessuno ancora sa come andrà a finire.

giovedì 13 gennaio 2011

Memoria al tempo di Google

“Chi canta quella canzone che fa …...?”
“Come si chiama quel personaggio storico che …..... dai aiutami ?”

Questo qualche volta succedeva in passato.

Ma la memoria sembrava ribellarsi. Nozioni, nomi che avevo più volte trattato, sembravano fuggite dalla mia mente. Per quanto mi sforzassi, al massimo percepivo i contorni di dubbie iniziali o assonanze probabilmente poco realistiche.
La cosa mi indispettiva e così partiva la sfida.

Nasceva così il tarlo che prendeva la mente, la necessità e il puntiglio di voler a tutti i costi recuperare quelle parole quei nomi in fuga dalla memoria. A volte nemmeno sembravano essere determinanti ma, in quei momenti, la sfida diventava una questione di principio.

Purtroppo non sempre la memoria si arrendeva restituendo velocemente il maltolto, spesso invece quel pensiero non mi abbandonava per ore e continuavo a cercare di ricostruire qualcosa di cui non ricordavo nemmeno le parvenze.

Poi d'improvviso una schiarita riportava la luce, tutto riappariva estremamente, chiaro. Il nome, la parola era là come se non se ne fosse mai andata. Vivevo una sensazione di liberazione, come si fosse sciolto un nodo e forse nella mia mente qualcosa si era finalmente districato.

E se oggi succedesse una cosa simile ? Come si risolverebbe la cosa ?

Probabilmente, avendo a disposizione una connessione a Internet basterebbe consegnare quei pochi indizi a un motore di ricerca qualsiasi.
La ricerca, anche se reiterata, porterebbe in pochi minuti a un soluzione con la disponibilità di informazioni aggiuntive nemmeno richieste.
Senza parlare poi di quelle geniali applicazioni capaci di individuare una canzone ascontandone solo una parte.
L'accesso immediato alle informazioni che oggi Internet garantisce, permette di fugare i dubbi e le curiosità senza aspettare, come un tempo, di avere a disposizione i libri giusti.
Non credo che tutto questo contribuisca a sminuire la funzione della memoria, anzi ne diventa un'utile estensione da cui estrarre le cose che più ci interessano.
Oggi il percorso di apprendimento è completamente cambiato, ma la nostra mente non si è lasciata sorprendere,  assorbendo senza battere ciglio il cambiamento, anzi irrobustendo le sue capacità di logica e memorizzazione. Là tra i neuroni di spazio ce né ancora molto.  

mercoledì 29 dicembre 2010

Short Message Service (SMS)

Le serate passate in silenzio a casa, trascorse in parte alle prese con il computer e un po’ con la lettura, aspettano sempre, inconsciamente un contatto con qualcuno.
Il messaggio SMS è forse, più della mail, ciò che mi ricollega con l’esterno.

Nel mio vivere molto tecnologico, sempre connesso alla rete con più dispositivi contemporaneamente, scopro un po’ a malincuore, il silenzio del mondo che mi circonda.
Essere connessi non serve se dall’altra parte non c’è chi si ricorda di me e non veicola qualcosa attraverso queste connessioni.
Tutto il resto è solamente il rumore di fondo del mondo che a volte interessa, ma il più delle volte mi appare inesorabilmente lontano. 

E’ comunque una questione di cuore, nel senso più tradizionale e romantico della parola.
Scoprire che qualcuno pensa a me, anche per la sola frazione di tempo, utile a scrivere un messaggio, conforta, apre uno spiraglio di luce. Spiraglio comunque è la parola giusta.

Gli spiragli non illuminano la vita, ma servono in certi momenti.

Poi capita che nel silenzio della sera, d’improvviso il cellulare si anima, avvisandomi dell’arrivo di un messaggio.

“Ecco”, penso, “è di sicuro …..”, fantasticando esprimo un desiderio.

Mi capita di lasciarlo là, senza aprirlo, per qualche minuto, come un regalo da scartare, per gustare la bellezza dell’attesa e del sogno che anche un semplice messaggio porta con se.

Poi la  curiosità e il sentirmi debitore di una risposta, mi fa prendere il cellulare e aprendo quel  “1 messaggio  non letto” , leggo :

“Vodafone comunica che è scattata la promozione…….”

sabato 30 ottobre 2010

La rete

La rete quando ero piccolo,  altro non era che quel recinto eretto da mio padre a "difesa" della casa.
Per me, un pò sognatore ma molto esuberante, era una sorta di recinto carcerario che limitava il mio raggio di azione e le mie scorribande.
Io avevo imparato, appena cresciuto, a scavalcarla  per fuggire e ritrovarmi con le bande di ragazzini della mia eta.
Oggi la bande non esistono più e i bambini vengono confinati dentro a palestre o piscine per fare attività "ricreative" o sportive sotto gli occhi vigili di maestri e educatori di ogni tipo, con con ritmi a volte inopportuni e incuranti delle necessità dei bimbi.
Peccato, per i bambini e per un tipo di mondo passato fatto di cortili polverosi e giochi e giocattoli semplici.

Lo scavalcamento della rete fu per qualche anno, una attività quotidiana, un'evasione che mettevo in atto appena pranzato, dopo il ritorno da scuola. Il mio pensiero fisso, allora, era quello di andare a giocare a pallone con gli altri ragazzini. Ogni giorno una sfida nuova contro avversari diversi o rimescolati.

Il calcio, per me, veniva prima dei compiti e questo contrastava con il volere di mia madre, che pensava esattamente il contrario.
"Prima finisci i compiti, poi fai quello che vuoi", mi ripeteva un giorno si e l'altro pure.
Ma i sogni e i desideri per ciascuno di noi, e questo mia madre lo sapeva, vengono sempre prima dei doveri e così solo dopo qualche anno, smessi i calzoni corti, mi adeguai alla regola.
Fu così che continuai, quasi ogni giorno a scavalcare la rete nei pomeriggi, qualsiasi fosse la stagione.

Ma le cose non erano poi così facili. Io stavo finendo le elementari, mia madre era giovane e abbastanza veloce ma avevo, purtroppo, una sorella di poco più piccola.
Lei la rete non la sapeva saltare, e così subito dopo aver scoperto la mia fuga correva ad avvertire mia madre:
"Mio fratello ha saltato la rete, è andato a giocare a pallone!", diceva di li a poco.

Mia madre, qualche volta faceva finta di non sentire, ma altre volte, molte se ben ricordo, si armava di una una specie di frustina, la chiamava "viscia" ( con il suono duro,non come sciare), e correva a riprendermi.
La disputa era una sorta di inseguimento tra guardie e ladri, dove spesso ho avuto occasione di assaggiare nelle gambe la "viscia". Tornavo a casa correndo e mi mettevo a fare i compiti.
Non nego di avere tentato anche più evasioni in un giorno, rischiando comunque le vergate alle gambe.

Per me la parola rete ha identificato un ostacolo da saltare, ciò che mi divideva dalla mia passione di allora: giocare a pallone. Non era ancora il fondo della porta che si gonfiava a seguito di un goal. Le porte dei campi da calcio della mia infanzia non avevano la rete, spesso neppure la traversa.

Poi sono cresciuto ed è arrivata lei : La Rete, Internet. La stessa parola ha assunto un nuovo significato che con il passare del tempo ha via via sovrastato i significati già conosciuti.
Da tempo frasi tipo : " mi sono collegato alla rete", " sono in rete", ecc.. sono diventate comuni e la parola rete progressivamente ha identificato nel nostro immaginario la parola Internet.
Il progresso continua a creare cose nuove ma difficilmente nascono nuove parole, spesso si danno nuovi significati a parole già esistenti o ereditiamo parole da altre lingue.

Una denuncia analoga a quella di mia sorella, detta ai giorni nostri, potrebbe indurre una madre a verificare cosa stia facendo il figlio davanti al computer piuttosto che a farle sbirciare i giardinetti per verificare se sta giocando a calcio.

Potrebbe suonare più o meno così :
"Mio fratello sta  giocando a calcio, prima di fare i compiti!".

Il massimo della pena potrebbe essere il cambio password di accensione del PC.
La "viscia" di quegli anni, se usata oggi, giustificherebbe una chiamata al Telefono Azzurro.

Assieme alle cose, ai significati delle parole sono cambiate, molto, anche le persone.

lunedì 27 settembre 2010

Le Foto della Nube

Oggi il mio pc custodisce qualche migliaio di foto. 
Nello zaino che porto sempre con me, ci sono due fotocamere.
La prima più "bellina", da usarsi quando la foto può essere preparata, la seconda è tanto piccola da stare in una tasca per tutte le altre occasioni meno prevedibili.
Fotografo un pò di tutto e metto via, sicuro che come il vino anche le foto acquisiscono valore con il tempo.
Il pc è una sorta di cantina per immagini e ricordi.
Ricordi, curiosità, foto di ogni tipo, tutte memorizzate in un piccolo disco all'interno di un PC portatile, che per le più disparate ragioni può, prima o poi, rompersi senza degnarmi, nonostante la fiducia riposta, del minimo preavviso.

Conosco per mestiere il meccanismo del "non funziona più". Inizialmente si pensa sempre a un problema passeggero.
"Funzionava fino a un attimo fa, proprio adesso si è rotto!", si esclama increduli.
L'illusione che lo spegnere e riaccendere possa riassettare tutto ci fa tentare più volte la rianimazione.
"Uno su mille ce la fa " , dice una canzone ed è purtroppo vero.

Non sempre si riesce a capire la gravità della perdita, almeno non subito. Ma con il passare del tempo, necessità, richieste, ci fanno capire quanto di utile e personale, avevamo con il tempo memorizzato in quel piccolo disco rotante.
La cieca fiducia in qualcosa, questa volta nella tecnologia, porta a fare grossi errori e a perdite importanti.

"Basta fare una copia da qualche altra parte", ci dicono tutti coloro che di informatica ne capiscono. Insomma si applica il metodo della fotocopia e ripetendo l'operazione ad ogni variazione ci si assicura contro il "si è rotto".

Anch'io uso questo metodo. Metto tutto in un altro disco, esterno al pc che di tanto in tanto provvedo ad aggiornare. L'operazione anche se facile, è a volte lunga e noiosa ed è tra le cose che si tendono a rimandare sempre a domani.

Ma essendo del mestiere, ma principalmente mosso dalla curiosità, sentendo ogni giorno parlare di "Cloud Computing", cioè di questa inafferrabile nube che sta pervadendo il mondo dell'informatica, sulle nubi ho voluto andare con le mie foto.
Cosa significa ?
Significa in primo luogo spendere dei soldi, per comprare dello "spazio disco" e dei servizi su internet ad nostro uso esclusivo, almeno cosi ci assicurano.

Con qualche decina di euro si compra lo spazio equivalente a un disco esterno (circa 40 euro per 200 Gbytes), e su quello spazio, davvero a prova di guasto, possiamo memorizzare tutto ciò che vogliamo, garantiti, come è scritto sui contratti di acquisto, anche nella privacy.

Nella nube i nostri dati, le nostre foto sono distribuite e memorizzate in giro per il pianeta in più copie, appunto per salvaguardane la perdita in caso di guasto. Una nube di computer a custodia dei nostri dati.

Mi immagino come la foto di gruppo di un matrimonio possa essere scomposta in modo  tale da distribuire l'allegra brigata nei cinque continenti. La sposa con i suoceri in Texas, lo sposo con le amiche di lei in Norvegia. Strane combinazioni.........

Ma non tutto è così facile e per chi come me vuole perpetuare le proprie foto. Ci sono alcune cose su cui porre attenzione, che però con il tempo e con il progredire della tecnologia dovrebbero migliorare e risolvere.

IL PREZZO. Il costo di questi "spazi di cielo" diminuiranno con il passare del tempo, o meglio, se con 10 euro oggi acquistiamo 100 Gbytes, con gli stessi 10 euro tra due anni potremmo acquistarne 200 . 

LA VELOCITA'. Trasferite foto, centinaia e migliaia di foto su internet, con le attuali velocità permesse da ADSL, richiede tempo e pazienza. La velocità in futuro aumenterà e tutto sarà più veloce e immediato. 

LA COMPATIBILITA'. Lo spazio su internet non è equiparabile allo spazio disco che tutti noi conosciamo. Non ha la stessa facilità d'uso e non riporta le stesse informazioni che facilmente ritroviamo tra le cartelle del nostro PC.


LA SICUREZZA. Il non sapere dove siano memorizzate le nostre informazioni è altra cosa che saperle su un CD nel cassetto della propria scrivania. La sicurezza e la garanzia della privacy come altri aspetti di questo universo virtuale, in quanto non localizzabile, sono in continua evoluzione e affinamento e tra non molto saranno del tutto affidabili. Non si narra, ad oggi, di clamorosi "buchi" nei sistemi di sicurezza, però ci sono informazioni che come certi risparmi è preferibile  tenere "sotto il materasso".

Questa comunque sembra il futuro : Internet e la nube dei suoi servizi diventerà il custode della nostre informazioni a cui potremmo accedere da qualsiasi luogo, senza la necessità di avere il nostro PC appresso.

Io ci sto provando. Nel volgere di una notte sono riuscito a traferire qualche centinaio di foto. Le altre sono ancora a rischio "si è rotto".

Ricorrerò ancora al metodo fotocopia copiando il tutto nel solito disco esterno.

La nube, per il momento, può attendere....

giovedì 1 luglio 2010

Internet in auto.

Qualche anno fa, era giugno 2008, mentre mi recavo al mare, ogni tanto, meglio ogni spesso indugiavo sul palmare a scorrere le mail aziendali che in continuazione arrivavano.
Non passavo uno dei miei migliori momenti professionali, il clima si stava deteriorando e vivevo nell'ansia vera o presunta di ricevere messaggi "allarmanti".
A guardarlo con gli occhi di oggi, più verosimilmente avevo perso un pò il senso della misura. Davo eccessiva importanza al lavoro dimenticandomi di tutto il resto, prima fra tutti le mia salute e il mio equilibrio.
Insomma il cellulare e "l'ansia da mail" erano la mia ossessione.
Quel giorno continuavo, pur guidando a controllare il palmare e confidente che la cosa non fosse pericolosa ponevo poca attenzione alla guida.
Fu così che mentre "leggevo" una mail, che tra l'altro era solo indirizzata a me per conoscenza, non mi accorsi che una coda nella mia direzione obbligava a una frenata repentina.
Quello di fronte a me frenò repentinamente, io alzai la testa dal palmare troppo tardi per la repentinità, ma solamente per la frenata che non bastò.

Il cofano della mia macchina rimase sollevato e il paraurti davanti si deformò.
Finita la constatazione amichevole e dopo avermi dato per non so quante volte del "mona" , ripresi la via del mare cercando di non pensarci e ripromettendomi di lasciare perdere mail e cellulare durante la guida.
Da quel giorno il mio comportamento fu un pò più prudente anche se il vizio non sparì del tutto.
Quella mail, che  ancora ricordo , mi costò 1700 euro di danni e una certa percentuale di bonus malus in aggiunta alla assicurazione. Non male per una mail insignificante !


Stamattina , dovevo andare a fare una commissione su un posto di cui non conoscevo l'indirizzo.
Pensai bene di consultare internet sul palmare per impostare il navigatore,
La cosa era un pò complessa e, memore dei 1700 euro di due anni fa, trovato un piccolo spiazzo davanti a un a tabaccheria mi fermai per fare le cose con tranquillità.
Parcheggiai dietro un camion, che pensavo fermo in attesa del padrone all'interno della tabaccheria.

Stavo da qualche secondo consultando google, quando le luci di retromarcia del camion davanti si accesero e il camion iniziò la retromarcia che si fermò sul muso e sul cofano della mia macchina.
Anche questa questa volta, internet è stata fatale, l'unica differenza i 1700 euro.

La constatazione amichevole non è iniziata tanto amichevolmente, anzi ho rischiato di vederla sfumare. Poi con la pazienza ho convinto l'altro ad ammettere le sue colpe e a completare il documento.
E' finita con una stretta di mano e una bottiglia di Prosecco, donatami dal signore che mi aveva tamponato, visto che era un trasportatore di vini.

E' andata meglio del 2008 !