Visualizzazione post con etichetta cuore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cuore. Mostra tutti i post

venerdì 14 febbraio 2014

I Tarli

Qualche tempo fa, quando stavo al piano di sopra, ho convissuto per qualche mese, di norma durante l’autunno, con un rumore fastidioso e inquietante che usciva dalle travi in legno del soffitto.
Preso da altri pensieri, per qualche tempo non ho dato volutamente peso alla cosa.
“Sparirà prima o poi”, pensavo con il chiaro intento di rassicurami.
Per qualche tempo l’esercizio mentale riuscì, ma al tempo stesso il rumore non scomparve, anzi, aumentò di tono e volume come se si stesse, piano piano, avvicinando.
Cominciai a pensare che dei topi fossero alacremente al lavoro intenti a scavare un tunnel tra quelle travi massicce, alla ricerca di un ricovero protetto e caldo e quella maggiore sensazione di vicinanza fece nascere in me una certa inquietudine.
“Prima o poi bucano la trave e si mettono ad osservarmi dall'alto”.

In quei giorni, alle prese con queste considerazioni, consultai esperti di suoni e di soffitti.

Uno di questi, specializzato in tarli, riconobbe in quel rodere il suono inconfondibile di un tarlo.
MI rassicurò e si candidò per la necessaria disinfestazione. Fossero stati tarli!  Faticai a credergli, immaginandomi dei tarli grandi quanto un topo e appena se ne andò, alzai il telefono e consigliai la padrona di casa a ricercare altri specialisti.
Persi di vista la questione, pur passando parte delle serate in compagnia di quel rosicchio continuo.
Una mattina mentre uscivo per andare al lavoro incrociai un paio di persone che mi avvisarono di essere stati incaricati di derattizzare la zona e il tetto della casa.
Furono individuati e tagliati i rami degli alberi vicini che avevano permesso ai topi di salire sul tetto.
Da quel giorno i rumori sparirono senza più riapparire.

I tarli o i presunti tali si presentano talvolta in modo sommesso, quasi in punta di piedi e seppur ci infastidiscano, li consideriamo come quei dolori che si manifestano d’improvviso e in poco tempo scompaiono.

Ma altre volte non scompaiono ...

“Il cuore batte a un ritmo lento…”, disse sommessamente il cardiologo osservando l’elettrocardiogramma. Cinquanta era la mia frequenza cardiaca in quel momento, del tutto simile a quella che di tanto in tanto misuravo per controllo o per curiosità.
Considerai la constatazione con una certa soddisfazione. I farmaci beta-bloccanti, che ogni mattina prendo appena sveglio, hanno appunto il compito di rallentare il cuore, mi hanno detto, per non stancarlo e farlo così durare più a lungo.

Continuai la visita senza ansie particolari e il cardiologo mi propose di rivederci da lì a un anno. Tutto andava bene tranne che per quel paio di chili che avevo messo da parte durante le ultime feste.

“Se faccio attenzione, senza problemi ritorno presto in forma!”.

Questi erano i miei pensieri all'uscita dall'ospedale. La visita era stata breve e in pochi minuti potevo essere a casa per preparare la cena.
Giunto a destinazione, riposi la cartellina con dentro ricette e referti, sopra la scrivania e non ci pensai più.
Più tardi raccontando al telefono l’esito della visita mi riecheggiarono nella mente le parole pronunciate poche ore prima:

“Il cuore batte a un ritmo lento…” ma mentre la riportavo a chi stava al di là del filo, mi balenò un dubbio che mi fece trasalire:

“E se il cardiologo avesse voluto dire …. Il cuore batte a un ritmo sempre più lento”.

“Il sempre più lento”, scateno l’ansia e la paura di dover affrontare un progressivo, lento peggioramento, determinato dall’ inevitabile rallentamento del battito cardiaco.
Sempre più piano, sempre più lentamente … fino a quando….

Sul fino a quando mi rifiutai di fare ipotesi. Tentai di mettere a tacere quel tarlo che improvvisamente si era materializzato nella mia mente.
L’impresa non sembra facile anzi, non sono riuscito a dimenticare quella possibile interpretazione delle parole del medico.

Sono passate un paio di settimane e ancora di tanto in tanto il tarlo si fa risentire e nonostante l’ansia, non ho cercato di documentarmi né di richiamare il cardiologo per avere le rassicurazioni che cercavo.

domenica 9 giugno 2013

Quando il cuore si ferma ...



Cartello esposto al Rifugio Carestiato, 1834 metri, ubicato sul panoramico Col dei Pass, dominante la conca Agordina, e ai piedi delle pareti del settore meridionali del gruppo della Moiazza.

martedì 14 maggio 2013

Customer Care


“0422 …. “
Un numero di Treviso, non catalogato era apparso sul display dell’IPhone”.
“Non è la banca e nemmeno un numero aziendale”, pensai continuando ad osservare il piccolo schermo nero del telefono. Intanto la suoneria continuava imperterrita ad attirare la mia attenzione.
Ho un pessimo rapporto con i numeri di telefono che non conosco o che non siano catalogati nelle mia rubrica telefonica. Diffido, di solito, da chi mi è sconosciuto e specialmente quando le chiamate arrivano sul cellulare aziendale, ci penso un po’ e il più delle volte non rispondo.
Qualcuno, notando questa mio comportamento, qualche tempo fa, mi rimproverava dicendo:
“Chissà quante occasioni ti sei perso non rispondendo …. !”.
Oppure,
“Cosa ti costa rispondere e, nel caso dire, grazie, non mi interessa?”
Ottimi consigli, che solo di rado, ho pensato di seguire.  Essere interrotto, o semplicemente dovermi smarcare da seccature mi pesa oltre modo.  Spesso manca la serenità, la voglia o il buon senso.
Ma quel numero, pur ignorando a chi si riferisse, era troppo vicino geograficamente per essere snobbato. Così, con curiosità toccai lo schermo su rispondi.
“Buongiorno, sono dell’USL13, lei è il Sig. ……”
“Si, sono io, … Buongiorno”, risposi.
In pochi attimi realizzai che la chiamata arrivava dall'ospedale e fui assalito da un’agitazione dettata dalla paura.
“Vuoi vedere che il defibrillatore ha individuato qualcosa di anomalo?”, fu la prima domanda che mi passò per la mente.
Da quando è attivo il collegamento settimane tra l’ICD e un centro di controllo situato chissà dove, ogni lunedì notte, mentre dormo, il dispositivo che sta sul comodino illuminando con il suo LED la camera con una strana luce verde, si collega via radio al defibrillatore e, prima scarica i dati da quest’ultimo,  poi li spedisce attraverso la linea telefonica a cui è collegato.
Le prime volte la cosa mi faceva rabbrividire, ma come spesso accade, anche le cose più strane, con il tempo diventano normali e scontate. Oggi mi capita, raramente di controllare il display. Quando mi ricordo, accendo lo schermo, premendo il grosso tasto ovale che sta in bella vista sul modem. Il messaggio è, da mesi, sempre lo stesso, “Prossimo contatto il…”. La data riportata fa riferimento al lunedì successivo quando immancabilmente e senza intoppi avviene il  contatto e lo scarico.
Quando mi consegnarono il modem, convocandomi in uno degli ambulatori di cardiologia, mi fecero firmare un documento in cui accettavo uno strano tipo di violazione della privacy: lo scarico dei valori di funzionamento del mio cuore, monitorati costantemente dall’ICD che potevano essere usati sia per scopi diagnostici che per scopi di ricerca. Insomma diventai un sorvegliato speciale. In quell’occasione chiesi fino a che punto potevano leggere tra le righe l’andamento della mia vita. La risposta fu terribile nella sua vaghezza : “Possiamo intuire praticamente tutto”.
“C’è qualcosa che non va ?”, chiesi immediatamente cercando di sciogliere al più presto l’ansia che mi stava attanagliando. Ero sicuro che, dall’altra parte del filo, l’altro capisse subito cosa intendevo dire e che, nel caso peggiore, avrei ricevuto una risposta puntuale.
La telefonata stava nell’ambito del servizio pattuito con USL al momento del rilascio del sistema di monitoraggio dell’ICD. In caso di problemi dovevo essere avvertito e contattato entro cinque giorni dall’ scarico dei dati.  Questo avevo sottoscritto unitamente alle clausole che riguardavano al privacy.
Il timore che improvvisamente, a mia insaputa, qualcosa non funzioni a dovere nel mio cuore mi ha accompagnato  sia dopo l’impianto dell’ICD sia dall’inizio del monitoraggio remoto, iniziato dopo circa un anno.
Oggi sono abbastanza sereno e tranquillo. Non ci penso quasi mai e nemmeno le extrasistoli che di tanto in tanto mi fanno sentire per un battito di tempo un buco allo stomaco, mi danno da pensare.
“No, tutto a posto, stia tranquillo”, mi rassicurò la voce al telefono.
Passarono un paio di secondi, capaci di far decantare la tensione, poi la voce continuò.
“Lei sa di essere parte di un progetto europeo che sta monitorando le persone portatori di ICD “, mi rammentò subito, contribuendo a rasserenarmi.
In effetti già da un anno sapevo di questo fatto e, a parte una brevissima telefonata, non avevo avuto altri contatti a riguardo.
“Si, mi ricordo”, risposi, ripensando all'incontro in ospedale in cui ero stato informato e dove di certo avevo sottoscritto qualche altra clausola.
“E’ soddisfatto del servizio?”. chiese
La domanda suonava strana, fuori luogo.
“Quale servizio?”, mi chiesi, cercando una risposta alla domanda.
“Che intenda il funzionamento dell’ICD lo lo scarico dei dati del monitoraggio”, rimuginai, ancora un po’ spiazzato.
A dire la verità tutto sembrava andare a meraviglia. L’ICD per mia fortuna oziava sin dal momento dell’impianto mentre il modem continuava a trasmette i dati settimanalmente con una puntualità invidiabile.
Il primo è un servizio che spero di non dover verificare mai, mentre il secondo mi auguro possa aiutare altre persone con problemi simili ai miei.
“Tutto bene”, risposi, cercando una risposta buona per entrambe le eventualità.
“Lei apprezza la possibilità di poter essere controllato remotamente, piuttosto che dover passare ogni mese in ambulatorio?”.
“Apprezzo, …. Apprezzo di sicuro”, dissi di getto come se dovessi scacciare dei dubbi nella mente dell’altro prima ancora che si insinuassero.
Ma la frase non era passata inosservata  e quell'affermazione sui controlli mensili, che peraltro non mi erano mai stati prospettati, mi riportò alla mente vecchi pensieri di malattia e di handicap.
“Vede”, dissi cercando di cambiare discorso, “E’ un po’ strano spiegare a chi mi conosce perché ho un modem con una luce verde sul comodino e ancor più difficile spiegare cosa fa tutti i lunedì notte”.
“Ormai ci ho fatto l’abitudine e sono contento”, tagliai corto, deciso a non proseguire nelle spiegazioni.
“Sono sorpreso nel constatare il modo in cui vive la sua condizione”, replicò l’altro di là del filo, “non è da tutti”
“Posso chiederle una curiosità che ho da tempo ?”,  mi permisi di chiedere, visto il tono che aveva preso la conversazione.
“Mi dica “, disse disponibile l’altro.
“Ma quali sono i parametri che vengono raccolti dall’ICD ?”.  
Da sempre mi incuriosiva sapere quali fossero le informazioni che passavano ogni lunedì notte, mentre dormivo, dal mio costato al modem e poi lungo la linea telefonica.
“Più o meno quelli di un normale Elettrocardiogramma, la pressione arteriosa e altri ancora”, mi rispose in maniera approssimativa il signore dell’USL.
Fui felice comunque della risposta e fantasticai, negli istanti successivi, su dove fossero registrati tutti quei dati che mi appartenevano. Li considerai per un attimo una sorta di reperto archeologico lasciato per gli uomini del futuro
La telefonata non era finita. L’intervistatore interruppe i miei pensieri e, con un tono più formale, come se ritornasse a leggere un traccia che teneva davanti, chiese:
“Mi può confermare la sua data di nascita?
“Sono nato il 7……”,
“Dalla voce sembrava più giovane”, confermò con un tono vagamente complimentoso.
Ringraziai, lusingato sia dall'ultima frase sia dal modo con ero riuscito a raccontarmi.
“Il servizio va benissimo, soprattutto, finché non entra in servizio”, pensai giocando sull'ambiguità delle parole e delle situazioni.
Io con quel servizio spero di non dovermi confrontare mai anche se, prima o poi, temo, succederà, mio malgrado.
Talvolta mi sento “vecchio e malandato.”

lunedì 7 gennaio 2013

Quattro di Gennaio


“Non ci sono più i termometri di una volta !”, penso leggendo i due gradi indicati dal termometro della carrozzeria. Da qualche tempo, incrociando i valori che appaiono, al mattino, sul termometro dell’auto ho realizzato che ciò che appare nel grande display rosso e’ pessimista almeno di un paio di gradi, anzi quasi di sicuro i due gradi che leggo, valgono cinque nella realtà. Fa freddo comunque e un po’, con questo freddo, che freddo non è, ci bisticcio. Preferisco il caldo del salotto, il tepore della tranquillità e del silenzio di casa. Allontano il pensiero di ritornare sul divano e guardo oltre.  La provinciale alle sette di sera vive di un  traffico stanco, sfinito, dove nessuno sembra preso dalla smania di andare oltre il limite consentito. Anche le riprese delle macchine in uscita dalla rotonda dell’hotel sembrano fatte con riguardo, come se si temesse di svegliare qualcuno. Con un guizzo mi metto correre. Sento le gambe girare con l’efficienza di un campione. Non faccio fatica e le prime centinaia di metri volano con un ritmo di cui non ho ricordo.
“Bello “, penso mentre cerco di ascoltare il mio respiro che pian piano si sta abituando.
“Potrei continuare così”, mi dico, convinto di essere alle prese con uno speciale stato di grazia.
Quando mi allenavo per la maratona erano frequenti i giorni in cui correre era un piacere e potevo forzare il ritmo senza troppa fatica.
Questa sera sembra uno di quei giorni. Sono tentato di proseguire, senza farlo intendere al mio cuore, con il nascosto desiderio di riprovare le sensazioni di un tempo. Mantengo il ritmo, anzi cerco di incrementarlo, vista la facilità con cui girano le gambe.
Mi torna alla mente un film sul Pirata Barbanera, dove quest’ultimo, in maniera nascosta e subdola, approfittando della sua  condizione di fantasma , cercava di aiutare, con trucchi a volta eclatanti ma goffi, gli alunni di una scuola impegnati nelle gare di istituto.
“Mi sembra che il Pirata Barbanera mi stia sollevando”, penso mentre continuo a correre con leggerezza.
Ma anche i pirati hanno i loro limiti e ben presto, la macchina perfetta che muove le mie gambe, inizia a  mandare strane avvisaglie. Il passo si fa più difficile, il respiro affannoso anche se il cuore non manda ancora  segni di sofferenza.
Improvvisamente, senza preavviso, una stretta al cuore mi provoca un brivido gelido, più gelido dell’aria che sta congelando le mie mani. E’ come se una mano invisibile si fosse impadronita del mio cuore e lo avesse strizzato.
Rallento in un attimo e di li a poco la gelida sensazione si ripete. Vado al passo e dopo qualche metro  la sensazione di affanno inizia a rientrare. Passano dei secondi interminabili, poi anche il batticuore si quieta e l’apprensione sfuma. Mi sento più tranquillo,
“Un momento come altri …”, penso, mentre affretto il passo.
Come altre volte il mio cuore non se l’è sentita di andare oltre. Me lo ha fatto capire con chiarezza, inequivocabilmente come il cocchiere che tira, con forza, la briglia  ai cavalli di cui sta perdendo il controllo.
Ripreso fiato, non più in preda all'affanno  mi rimetto a correre. Ascolto il ritmo e mantengo a debita distanza il fiatone. Le gambe sono tornate leggere, anche se ora le muovo con la parsimonia di chi deve correre per un giorno intero. Per non strafare alterno il passo alla corsa, seguendo il susseguirsi delle canzoni che sto ascoltando. Se possibile sincronizzo il passo con il ritmo del brano. Corro per la lunghezza di una canzone mentre cammino per la durata di quella successiva. Mi piace quest’idea che trasforma l’IPOD in un allenatore capace di dettare tempi e ritmi. Come altre volte, a velocità controllata, corro con buone sensazioni, quasi mi fossi allenato con costanza in questi ultimi mesi.
La strada, ormai conosciuta, si allontana dal paese, diventa sterrata, le case si diradano e per un buon tratto scorre tra i campi. Qui il freddo è più pungente e il buio più denso, quasi impenetrabile. Se alzo gli occhi, il cielo, però, appare per contrasto più chiaro e le stelle sono nitide e numerose. Sopra la mia testa una è di certo la più luminosa.
“Dovrebbe essere Giove”, penso mentre con attenzione cerco di seguire la stradina buia.
Un ponte di legno è il giro di boa. Ritorno verso casa per la stessa via. Quattro chilometri andare e quattro tornare.  Osservo, come sempre, sotto,  l’acqua del canale scorrere. Poi inverto la marcia  e associo il ritorno a una dolce discesa.
“Il più è fatto !”,  mi dico, sapendo benissimo che la strada che manca non è poca. Ma il giochino, sembra funzionare ancora e psicologicamente l’allenamento appare meno duro.
Mentre torno si è fatta l’ora di cena e la provinciale appare un po’ più svuotata. Le macchine rade dei ritardatari, rompendo il silenzio, fanno un rumore più fastidioso del solito. Passano in fretta però e riconsegnano in breve tempo la quiete.
Quando riappare il cancello di casa, già vado al passo da un po’. Mi diverte passare con un balzo  la barra del parcheggio, anche se, mentre mi ci appoggio sopra, temo che qualcuno la attivi con il telecomando, tornando a casa, mettendomi in difficoltà.
Entrato in casa, seduto sul divano, riprendo il calore di casa. Immobile ascolto i pochi rumori  che arrivano da fuori.  Controllo il telefono. Devo pensare alla cena. La sera è ancora lunga.

domenica 16 dicembre 2012

Tweet

Al cuore fa bene fare le scale
al cuore se non fa le scale fa bene far l'amore
Il cuore qualcosa deve fare
Altrimenti muore

Tweet di Concita De Gregorio @concitadeg

venerdì 14 dicembre 2012

Note di Natale


Ci si abitua ai sentieri ripidi, stretti e connessi. L’abitudine e la crescente destrezza ci aiuta a non temere difficoltà che un tempo ci avrebbero fatto desistere.  Si diventa sempre più resistenti  sia nello spirito che nel fisico.  Si impara ad andare avanti pronti a nuove difficoltà.
Non è raro chiedersi : “Chi me la fatto fare ?”. Ma se si inciampa in un problema è meglio imparare a come affrontarlo per evitare di inciampare la prossima volta.
Come dicono certi guru : “ Far diventare un problema una opportunità”.
I problemi sono diventati opportunità e quello che un  tempo sembrava improponibile è oggi la normalità e occasione di serenità. Spirito di adattamento, consapevolezza o rassegnazione?
Chi lo può dire ! E’ la realtà che mi circonda e  con cui devo confrontarmi in ogni momento.

Ci sono momenti in cui il cuore sembra ribellarsi. Ritorna la sensazione di spiccare il volo, vissuta qualche anno fa. Sale l’ansia che alimenta il timore che alimenta l’ansia. Il vortice sembra inarrestabile e assaporo ogni momento come se fosse l’ultimo. Non chiudo gli occhi ma resto immobile per non dare nessun alibi a quel cuore che sembra dimenticarsi di me.  Non mi muovo e  ascolto, in attesa che quell'incendio che mi sta bruciando dentro perda vigore.  Sono attimi lunghi, che sembra difficile vivere uno di seguito all'altro   Poi la fiamma comincia ad affievolirsi, l’aria sembra fluire con più facilità nei polmoni e la paura scema assieme al quel senso di leggerezza tanto inebriante quanto terribile.  Il tempo torna a scorrere come ricordavo e il cuore torna a nascondersi tanto da diventare impercettibile.
Ho vissuto molti di questi momenti. “E’ solo stress!”, mi sono detto, ma queste situazioni sono diventate palestra per l’autocontrollo e campanello di allarme.  Momenti difficili che insegnano qualcosa.

Tra dieci giorni è Natale. Da qualche anno ogni Natale è diverso. Rimane comunque un giorno particolare, oserei dire, un momento difficile. La memoria e i ricordi si incrociano con il presente. Ci sto scomodo come se indossassi un vestito diventato stretto e di qualche taglia di troppo.  
Mi sento come quando, durante una passeggiata in montagna, ci si trova di fronte a un torrente ingrossato da un recente temporale. La strada sembra sbarrata e proseguire sembra impossibile. Poi, passati i primi istanti di sgomento, si intravedono degli appoggi possibili. Alcuni grossi massi sembrano li apposta per aiutarci.  Pochi, difficili, da affrontare con attenzione, per non scivolare ed essere travolto.
Con balzi precisi, fatti con il cuore in gola, si raggiunge l’altra sponda pronti a proseguire il sentiero, meditando una strada diversa per il ritorno.
Ecco il Natale è per me un attraversamento,  da fare un po’ con il cuore in gola, prestando attenzione a non scivolare nei pochi appoggi disponibili, per non farmi portare via dalla corrente dei ricordi.

giovedì 6 dicembre 2012

Questioni di cuore

"..... La causa dello scompenso cardiaco sta nell'incapacità delle cellule del cuore, una volta diventate adulte, di moltiplicarsi e rimpiazzare quelle uccise, ad esempio da un infarto. Le sopravvissute sono costrette a ingrossarsi per compensare la forza mancante nel muscolo cardiaco. Vanno così incontro a squilibri metabolici che lentamente le uccidono, indebolendo ancor di più il cuore e innescando un circolo vizioso che lo porta allo sfiancamento. "

Tratto da un articolo apparso su Repubblica il 5 dicembre 2012

mercoledì 17 ottobre 2012

15 Ottobre


Gli esercizi di inglese sono fatti bene. E’ un piacere farli. Sono semplici, ma sono molti. Se li traguardo con lo spessore del libro direi che sono troppi. Non ce la farò per  il prossimo mese a completarli tutti. Ci provo comunque.
Inglese sembra un esame un po’ avulso dal contesto del corso, ma ormai si sa, che senza conoscere l’inglese non si va da nessuna parte. Il mio inglese va e viene. Ci sono momenti in cui la mente riesce a precedere la voce, formando le parole e le frasi in modo comprensibile, mentre altre volte la lingua sembra incollata e la mente sembra dissociarsi, non ne vuole sapere. In questi casi faccio fatica  a parlare, a mettere in fila  anche mezza frase.
Gli esercizi servono a ripassare le regole grammaticali, studiate tanti anni fa. Alcune regole sono ancora ben fissate nella mente e mi risulta facile metterle in pratica, mentre molte altre mi stanno tornando alla mente ora, mentre procedo con le esercitazioni.
Gran parte degli esercizi consistono di frasi incomplete in cui si devono disporre le parole nella giusta forma. Gli spazi da completare sono identificabili da dei puntini a garantire lo spazio necessario.
La risposta è sempre una sola, non c’è possibilità di sbagliare. Spesso in testa alla pagina già ci sono dei suggerimenti.

Lunedì 15 Ottobre alle 8.10 mi arriva un SMS.

Ciao....

A vederlo mi sono tornati alla mente gli esercizi di inglese.  Chissà quale frase e parola mancanti stavano nelle intenzioni del mittente, al momento dell’invio?
Non era facile, come negli esercizi di inglese, completare la frase scegliendo la parola o la frase giusta.
"Meglio non farli certi esercizi.", mi sono detto. 
Fanno male al cuore .

domenica 30 settembre 2012

mercoledì 22 agosto 2012

Dialogo



“Papà, dov’è la macchinetta per il cuore ?”
Eravamo in  silenzio da qualche minuto, finito il pranzo c’era ogni giorno una sorta di tacita tregua: ciascuno si faceva i fatti propri.
Ma quella domanda uscita dai pensieri di mio figlio riannodò il silenzio. Alzai la testa e fissandolo, pensai a quale poteva essere la risposta più appropriata. Presi tempo, ma decisi per la via più diretta.
“E’ qui, vicino alla spalla”, risposi, indicando con il dito sotto la clavicola sinistra.
“Se appoggi la mano la puoi sentire“.
Il piccolo si avvicinò, appoggiò la mano senza premere.
“Non c’è niente!”, esclamò.
“Si che c’è”, spiegai, chiedendomi come mai non avesse percepito qualcosa che per me era, invece, molto ingombrante.
“Puoi sentire anche i fili che vanno diretti al cuore”, continuai completando la descrizione.
Mio figlio appoggiò la mano con più convinzione, e solo allora individuò la macchinetta e fili che gli avevo appena descritto.
“A cosa servono i fili ?”, chiese con aumentata curiosità.
 “ A far ripartire il cuore nel caso si fermasse!”.
Pensavo l’argomento concluso, ma, qualche istante dopo :
“E come fanno a farlo ripartire”, riprese mio figlio.
“La macchinetta manda, attraverso i fili, una scossa al cuore”, risposi.
“E la scossa si sente ?”, domandò quasi preoccupato.
“Chi l’ha provato dice che si sente”, raccontai riportando quando avevo sentito.
Nuovamente pensai conclusa la discussione, ero convinto di  avere dato la migliore delle spiegazioni.
Mio figlio sembrava pensare ad altro. Aveva abbassato lo sguardo quasi fosse stato attratto da qualcos’altro. Armeggiava con le mani sulla sabbia.
Ma alzati gli occhi disse convinto :
“Ma allora tu non muori mai !”
Avevo capito il suo silenzio e i suoi pensieri. Lasciai passare un secondo e più,  poi conclusi.
“Un giorno, nessuno sa quando,  il mio cuore si fermerà e la macchinetta non sarà capace di farlo ripartire.”

venerdì 11 maggio 2012

L'eccezione che conferma la regola


Un tempo mi allenavo per correre le maratone. Oggi mi alleno, tra le altre cose, per arrivare preparato agli Elettrocardiogrammi sotto sforzo.
Ne faccio almeno uno all'anno.
“Se arrivo allenato”, penso,” ho buone probabilità di fare bella figura”.
Oggi sono arrivato all'appuntamento allenato, anche se con qualche acciacco dovuto ad una contrattura.
L’esame è andato molto bene. Il cardiologo mi ha raccomandato di fare una vita assolutamente normale.
Quando gli ho raccontato che un tempo ero un maratoneta e che non mi fanno paura gli sforzi prolungati, il giovane cardiologo se ne è uscito :
“ Vede lei è l’eccezione che conferma la regola”, ha sentenziato, “non basta essere maratoneti per evitare i problemi di cuore”.

“E vero”, ho commentato, “tra le tante definizioni questa mi mancava …. !”

martedì 17 aprile 2012

Dialogo


“Buongiorno, dovrei fissare un appuntamento per un elettrocardiogramma sotto sforzo”, esordii, appena mi avvicinai allo sportello dedicato alle prenotazioni per tutte le prestazioni di cardiologia.
Era la seconda volta che facevo la fila davanti a quello sportello, cosi avulso dai Centri di Prenotazione Unificati, quasi fosse a difesa di una cittadella.
Pochi giorni prima, ero stato rimandato a casa senza appello, come uno studente rimandato a settembre. La motivazione fu : documentazione scarsa. La ricetta medica non era sufficiente per la prenotazione, ci voleva la prescrizione del cardiologo.
Memore di tutto ciò, continuai :
“Si ricorda di me, signora, oggi ho tutta la documentazione “.
La signora, sgranando gli occhi mi rassicurò :
“Buongiorno, sono sicura di averla già vista, ma non ricordo il suo caso specifico”.

Incurante delle parole della signora, cosciente che non poteva ricordarsi di me, mi affrettai a passarle il plico con tutte le carte.

Avevo letto con attenzione la prescrizione del cardiologo e tra la calligrafia, che definirei incompleta, ero riuscito a malapena ad individuare un  tratto che somigliasse  a “sforzo”.

“Se c’è sforzo, tutto quello che c’è prima deve essere di sicuro ‘ prova da’”, dedussi senza trovare conforto nei segni.
Nel frattempo la signora tentava di leggere quanto prescritto e, percependone la stessa mia difficoltà la indirizzai verso la zona significativa. Rimase immobile a decifrare per qualche secondo poi, convinta, volse lo sguardo verso lo schermo.

Armeggiò, con tasti e mouse per diversi secondi,  poi individuate le informazioni utili mi disse :

“Il primo slot libero per l’esame è per il 20 febbraio, ore 12.15.  Le confermo la prenotazione ?”.

Appresi la notizia come un arciere che scopre di aver mancato il bersaglio. Mi stupì, non la lontananza della data, ma la precisione dell’orario e pensai :
“Nemmeno nei viaggi spaziali si ottiene una simile precisione nel prevedere eventi da qui a un anno !”.

Ma non era finita là, la donna continuò con disarmante sincerità :
“Questi sono gli slot disponibili ad oggi. Se vuole anticipare l’esame, può ripassare per vedere se nel frattempo si siano resi disponibili altri slot più vicini”
“Significa  che devo ogni volta rifare la coda ?”, chiesi incredulo, sperando di essere smentito.
La donna non rispose ma annuì con un cenno del capo quasi impercettibile.

“Si rende conto che tutto ciò somiglia quasi ad un’agonia?”, non trovai di meglio da dire tra l’arrabbiato e il divertito.
“Non so che dirle”,  tagliò corto colei che stava dietro il vetro.
“Senta, intanto mi fissi la data di Febbraio, anzi, ha mica anche un slot per il 2014 ?”, rilanciai con tono di sfida .
“Non ho slot cosi lontani”, mi rispose con un mezzo sorriso, nemmeno tanto divertito.

Raccolsi le carte della prenotazioni, pensando su quale agenda annotare l’appuntamento e allontanandomi, già pensavo a chi telefonare per eseguire l’esame in pochi giorni con la modica cifra di 130 euro.
Pagare così tanto per faticare, mi sembrò uno spreco e un’ingiustizia, soprattutto per coloro che non se lo possono permettere.
Ma il cuore va coccolato, controllato con la giusta assiduità. L’attenzione fa bene a tutto e a tutti. 
Per questa volta i soldi non saranno un problema. 

giovedì 12 aprile 2012

Bassa Pressione

La bassa pressione è arrivata. Oggi la pioggia ha mantenuto le promesse delle previsioni. Acqua a catinelle tanto da rendere insopportabile il rumore provocato dall'acquazzone sulle lamiere della fabbrica.
Concentrasi risultava impresa ardua. Meglio mettersi ad ascoltare la pioggia e il suo effetto sui progetti arditi degli architetti.
Bassa era la pressione atmosferica e altrettanto bassa doveva essere la mia pressione arteriosa.
L'insicurezza e l'ebrezza si impadroniva di me ogni qualvolta mi alzavo per spostarmi. Subito i punti di riferimento diventavano labili. Mi concentravo nel mantenere la direzione e controllare l'ansia e la paura di perdere improvvisamente conoscenza.
Sentirmi girare la testa evoca brutti ricordi oggi, che ormai sono passati più di due anni, più di quanto mi succedeva appena accaduto l'incidente di cuore.
Mi capita, talvolta, di essere preso dal timore di imbattermi nuovamente in quel contrattempo, ecco così che se mi gira la testa tento di aggrapparmi al mondo.

L'ansia dopo poco monopolizza il mio stato d'animo, accelerando il cuore. Con pazienza mi allontano con la mente da quella situazione, come se non mi appartenesse. Penso ad altro, cerco il dialogo per riprendere il controllo che vacilla.
Il pomeriggio ha riportato più normalità scacciando ogni timore.


venerdì 9 marzo 2012

La pazienza del modem


A mezzanotte, o forse qualche minuto prima , ero a casa. Il navigatore aveva sbagliato di poco la previsione.
La casa aveva l’odore di pulito. Quel giorno come ogni mercoledì era passata la signora che mi aiuta a tenerla in ordine.

Tutto era a posto. Il drappo sul divano non aveva un grinza e i cuscini erano incassati sotto gli schienali, come se fossero appena usciti dalla fabbrica.
Il tappeto sembrava pettinato da un abile parrucchiere.
Sull'angolo, in fondo alla cucina, promosso da poco a spazio dedicato allo studio, notai immediatamente il gran numero di fogli appesi alla bacheca, zeppi di note colorate, che evidenziavano nomi, concetti e definizioni, che avevo, faticosamente, cercato di apprendere

L’impressione cromatica era piacevole, nonostante la poco brillantezza della luce smorzasse un po’ i colori. Quelle note, scritte durante gli ultimi mesi di studio, appartenevano a uno dei tanti tentativi di acquisire un metodo di apprendimento efficiente.
Alcune di queste, un paio in particolare, che avevo coccolato particolarmente, mi avevano tradito, senza troppe conseguenza, di fronte al professore.
Non fa niente, ora che non dovrò ricordarle in un particolare momento, magari mi resteranno in mente per sempre.
Rientrando in casa recuperai la solita serenità. Le cose che mi avevano accompagnato durante il viaggio, in poco tempo ritornarono al loro posto, in attesa di una nuova partenza. La lavatrice cominciò a prendersi cura della roba sporca.
Gli appunti, gli schemi e i chilometri scritti a penna, invece, nel giro di qualche minuto, si ritrovarono tra la carta da riciclare. Due esami sono andati, ora non restava che pensare ai prossimi.

La camera era buia. Il modem non aveva alcun segnale di allarme. La solita luce verde si diffondeva in ogni angolo  della stanza.
“Strano !”, pensai, “ non può non essersi accorto della mia assenza, Lunedì mattina!”.

Era da poco passata la mezzanotte, era già l’8 Marzo.
Mi avvicinai al comodino e attivai il display del modem, prima di mettermi a letto.
Lessi chiaramente la frase :

“Prossimo contatto previsto: 8 Marzo”.

Di colpo capii il ragionamento di quella macchina, legata da un  filo invisibile al mio cuore.
Ogni giorno, aveva rimandato di un giorno il contatto, in paziente attesa.
Non si era arrabbiata, come un tempo, quando attivava il segnale di allarme, incitandomi a utilizzare lo scarico di emergenza.
Aveva semplicemente atteso, di giorno in giorno, il mio ritorno.

Mi misi a leggere il libro, trascurato a causa delle studio. Non mi erano passati, ne l’emozione della giornata e nemmeno lo stress del viaggio.
Controllai, curioso, nuovamente il display del modem.
La scritta era cambiata. Ora il messaggio diceva:

“Prossimo contatto previsto : 12 Marzo”.

In quel breve periodo, durante il quale ero riuscito a malapena  a leggere una pagina, il contatto era avvenuto. Le emozioni e le vicende del mio cuore erano state già trasmesse, alla solita ignota destinazione.
Di sicuro, nonostante il batticuore di qualche momento, nulla di grave sarà diagnosticato.

mercoledì 15 febbraio 2012

Una Buona Notizia

Le speranze c'erano, ma oggi assumono una concretezza suffragata da risultati sperimentali.

Ogni tanto penso alla mia parte di cuore, inerte, morto, risultato dell'infarto e mi è capitato di paragonarlo a una sorta di Tendine d'Achille.
Pensare che grazie alle cellule staminali queste zone inerti del cuore possano in qualche modo essere riparate, mette di buon umore. Da una prospettiva di vita aggiuntiva a tutte le persone che non hanno più il cuore di una volta.
Adesso andrebbe capito a chi questa metodologia potrà essere applicata.
Potranno essere curati tutti  o è una terapia applicabile solo nei mesi successivi all'infarto ?

Cellule staminali curano le "cicatrici" post infarto

lunedì 6 febbraio 2012

Comunicazioni infallibili.


Da quando se ne sta sul comodino, non ha fallito un colpo. Mai un lunedì che si sia inceppato. Puntualmente in un momento della notte a me sconosciuto,  ma suppongo si  aggiri nei minuti appena dopo la mezzanotte, l’automatismo si attiva immutabile e puntuale.
L’antenna del modem manda dei segnali di riconoscimento verso l’ICD, che pazientemente per tutta la settimana ha svolto il diligente compito di registrare tutto ciò che, di significativo, usciva dal mio cuore.
L’ICD me lo immagino, pure lui, un po’ assonnato, forse a volte fa finta di niente, ascolta con noncuranza, anche se alla fine, i ripetuti tentativi lo destano e lo inducono a rispondere secondo il protocollo condiviso e collaudato.
I dati, la vita degli ultimi sette giorni del mio cuore, attraversano senza appiglio la distanza tra me e il modem. Il dialogo dura meno di un minuto, poi inizia l’inoltro, attraverso il telefono, verso il controllore che ancora non so chi sia, dove sia, ne cosa controlli.
Io nel frattempo dormo.
Stasera ho avuto l’occasione di parlare del filo sottile che tiene in vita i legami, le speranze, le aspettative tra due persone.  Ho avuto modo di capire quanto sia resistente anche se impercettibile e invisibile. Tanto resistente che a volte non basta la distanza o il distacco per romperlo.
Solo la volontà e il disamore ha la forza di spezzarlo.
Paradossalmente i legami sono più resistenti delle comunicazioni senza fili rese possibili dalla tecnologia.
Io so come rendere innocuo e fuggire dal modem. So dove è nascosto l’interruttore. Mi basterebbe allungare la mano e diventerei come tutti gli altri,  custode geloso dei miei sentimenti e delle mie emozioni.
Faccio invece fatica a trovare il modo per recidere il filo dei legami e delle speranze. Non lo vedo o non lo voglio vedere.
Qualcuno oggi mi  ha fatto notare che la rabbia è come una malattia, mentre la tristezza è un sentimento sano. Chissà quanta strada manca per arrivare alla serenità.

Ieri sera mi ha colpito un verso di una poesia di Wislawa Szymborska :

“come mi batte forte il tuo cuore”

Lo dedico a chi ha ridato vita al mio cuore.



mercoledì 1 febbraio 2012

Non a caso


Tutti i miti sono destinati a crollare o a scolorisrsi con il passare del tempo.
Spesso l’autostima e la volontà di non lasciarsi andare, subiscono pure loro dei duri colpi.
Nonostante l’impegno quotidiano succedono dei fatti che sembrano di colpo annullare mesi, anni di attenzioni e di cura personale.
Stasera ho vissuto un principio di perdita di autostima.
Sfilandomi i  pantaloni di ritorno dal lavoro, convinto come ogni giorno, di essere vestito in modo impeccabile, senza aver trascurarto nessun particolare, ho  scoperto invece  che quei pantaloni che pensavo "quasi nuovi" non erano  più degni ne dell’attaccapanni  ne dell’armadio ma solo della pattumiera.
“Bella figura ho fatto oggi camminando in ufficio !”, mi son detto.
Recuperata la consapevolezza e presa la via del vicino negozio di abbigliamento, in poco più di mezz’ora ho fatto scorta di pantaloni in saldo, accompagnandoli con l’immancabile camicia.
La scelta non è durata molto. Le mie scorribande nei negozi di abbigliamento, specie se fatte da solo, non durano più di qualche minuto.
Un commesso mi ha aiutato, indirizzandomi nel reparto adatto.
Poi parlando del più e del meno , ma soprattutto di diete e peso forma, ho per caso accennato al modo, un po’ singolare, che mi aveva permesso nel 2009 di passare da 87 kg a 70 kg in pochi mesi : una separazione seguita da un po’ di acciacchi al cuore.
L’uomo non mi sembrò molto sorpreso. In poche frasi mi raccontò di aver vissuto simili disavventure, che lo avevano "aiutato", pure lui  a perdere peso.  Diversamente da me, aveva ancora il cuore sano.
In pochi minuti mi narrò la sua esperianza, il suo vivere attuale, trasmettendomi una certa serenità.  Dopo sei anni di separazione aveva raggiunto un equilibrio che gli permetteva di vivere bene. Le conclusioni a cui era arrivato sembravano il punto di arrivo di idee che solo da qualche tempo occupano i miei pensieri. 
E’ stato come guardarmi in uno specchio del 2015.
Strani incontri si fanno nella vita e in certi momenti della vita. Comincio a dubitare che il caso non sia poi così casuale.

giovedì 12 gennaio 2012

Check up e ritorno


Sono tornato dalla visita cardiologica un po’ più rasserenato.
Una medicina in meno, un dosaggio dimezzato e una affermazione del dottore rassicurante :
“Dopotutto questi sono dosaggi pediatrici”.
Solo sulla cardioaspirina non ha avuto dubbi.
"Questa vale per i prossimi 40 anni ", ha detto, rimettendo le cose al loro posto. 
Anche i controlli si sono diradati.  Dopo un prossimo controllo sotto sforzo, potranno passare due anni per ritornare a  rifare l’ecocardiografia. Mi basterà seguire il ritmo del rinnovo della patente per poter rispettare quanto prescritto.
Unica punto di attenzione : l’Omocisteina, che tenderebbe sempre ad essere al di sopra dei valori normali. Va riportata entro limiti di sicurezza con dieta e qualche aiuto di Acido Folico.
Senza il defibrillatore oggi starei scivolando verso una normalità quasi totale.
L’ICD fa del mio cuore un enigma, “ potrebbe ancora fermarsi”, oppure lo considero come quelle foto magnetiche che si attaccavano sui cruscotti metallici delle macchine di un tempo.
E’ come se ci fosse scritto : “Massimo, ricordati di non correre !”