domenica 9 ottobre 2011

G.P. Bancarella

La temperatura stamattina era ideale per correre. Credo che 15 fossero i gradi in meno di domenica scorsa.
Dopo una notte poco tranquilla, ho optato per il percorso più corto. Sette chilometri potevano bastare senza rischiare inutili sforzi.
Ma dopo qualche centinaio di metri, mi sono reso conto che le gambe giravano alla grande.
L'aver dimenticato il cardio-frequenzimetro mi metteva al riparo dall'ansia da frequenza cardiaca.

Ho corso come facevo un tempo : "a sensazione". Quando venivo affiancato da un podista che andava più di me, cercavo di seguirlo per qualche centinaio di metri.
Per alcuni tratti mi sembrava di volare come un tempo.

Un'amica, sorpresa per vedermi correre sul percorso più breve mi ha chiesto :
"Dì la verità a quale maratona ti stai preparando ?"

A caldo mi sono sentito di rispondere.
"Vivere ancora per i prossimi 20 anni. E' una maratona molto lunga ma spero di arrivare in fondo!"

Ho preso un bicchiere di The caldo è ho ripreso a volare.

venerdì 7 ottobre 2011

"Le hanno dato due anni"


Osservando l’accuratezza con cui vengono fissati gli appuntamenti, si ha l’impressione che la programmazione delle visite all’USL sia organizzata in modo scientifico.
La mia visita era fissata per le 14.10 e il mio identificativo era il 15 azzurro.
Alle 13.50, dopo aver consegnato tutte le carte  all'accettazione, passai alla stanza 3 dove, puntualmente, alle 14.10  una voce, fin troppo amplificata, chiamò il mio identificativo dentro al primo ambulatorio.

Mi chiesi il perché di tanto baccano, ma subito realizzai che probabilmente tra coloro che avevano problemi con la patente, qualcuno duro di orecchie poteva pur esserci.

La visita oculistica dopo 30 secondi era già terminata, definirla accurata mi sembra un eccesso di generosità
Dopo aver trascorso qualche minuto in un’altra anticamera, finalmente fui richiamato dentro a un secondo ambulatorio.
In quest’ultimo luogo  doveva svolgersi il controllo specialistico sulle condizioni del mio cuore.
Dopo aver risposto a un appello sommario e spiegato il problema per cui stavo là, il medico che non si era nemmeno degnato di alzare lo sguardo dalla tastiera del computer, mi invitò ad aspettare in una nuova anticamera: la 19. Là mi sarebbe stato consegnato il certificato.

Una voce di donna chiamò, dopo qualche minuto, nuovamente il 15 azzurro.
Riconobbi la stangona che passava per i corridoi con i fascicoli sottobraccio. Portava una gonna corta che metteva in risalto le gambe lunghissime.
“Firmi qui”, mi disse.
“Le hanno dato due anni di validità”.

Firmai con leggerezza e  mano ferma una sorta periodo di tregua.
Per i prossimi due anni la patente non sarà un problema.

Arrivederci al 2013.

mercoledì 5 ottobre 2011

Festa di Compleanno


Di mio padre ricordo i silenzi e l’atteggiamento serio e severo. Temevo i suoi giudizi che spesso mi arrivavano per bocca di mia madre. Poche sono state le occasioni in cui ci siamo parlati direttamente. Abbiamo lavorato assieme, ma non gli ho mai perdonato di non avermi insegnato il mestiere di muratore. Forse era convinto che il mio destino doveva e poteva essere migliore, ma io ho sempre desiderato saper tirare su un angolo di muro perfettamente a piombo.

Abbiamo sempre festeggiato i suoi compleanni in maniera molto semplice. Ci si trovava tutti a casa,  figli e nipoti a mangiare delle paste e una fetta di torta. Così erano le feste di compleanno a casa mia. Tutti i compleanni erano uguali : una serata tutti assieme con qualche dolce e un bicchiere di spumante. Ricordo di aver soffiato sulle candeline solo dopo i trent’anni.

Di quelle feste non c’è una foto negli album di famiglia, come se il passare del tempo non fosse degno di essere ricordato né di avere dei riferimenti precisi.
Guardo le foto della mia infanzia e fatico a collocarle negli anni, fatta eccezione per  quelle della Prima Comunione e della Cresima. Molte delle persone presenti in  quelle immagini non ci sono più.

Solo con l’inizio del nuovo millennio, dopo anni di lontananza, ho avuto modo di passare un po’ più di tempo con mio padre. Ci accompagnava alle gare, quando mio figlio correva in bicicletta. Passò molte delle domeniche dell’estate del 2000 ai bordi delle strade a incitare il nipote che faticava sui pedali.
Si divertiva moltissimo e non aveva fretta di tornare a casa da mia madre, che mai aveva provato a seguirci. Venne il 5 Ottobre del 2000 e in un clima rasserenato e diverso da quello degli anni precedenti, organizzammo la sua festa di compleanno.
Quella volta curammo i particolari come non mai.
Due candele a forma di 72 andarono a ornare la sua torta di compleanno, forse per la prima volta spense le candeline tra gli applausi di tutti. Di quella serata è rimasta pure una foto : tutti in posa dietro alla torta.
Quella sera, anche se non eccezionale, fu diversa dalle quelle degli anni precedenti.
In realtà quella festa fu, tra foto ricordo e candeline sulla torta, una sorta di traguardo, un prendere coscienza per tutti noi che il passato poteva essere migliore e più sereno.
Per mio padre fu l’ultimo compleanno.

martedì 4 ottobre 2011

Sogno

Ho sognato un breve momento di tenerezza,
pochi attimi spensierati,
un bacio, da tempo desiderato.

Sarò breve


Penso sia una strategia di marketing enfatizzare una nuova tecnologia evidenziando quanto sia il divario con quelle che l’hanno preceduta.
Il passato sembra decrepito e il nuovo trasmette l’impressione di poter cambiare il mondo.
Allo scopo di ingigantire le differenze vengono sciorinati numeri e confronti a cui si stenta a credere.
I grafici a volte si sprecano.
Lo scetticismo e il pragmatismo sono però d’obbligo verso chi promette miglioramenti strabilianti.

Le persone specialiste in questi tecniche di comunicazione vengono definiti “tecnici di prevendita”.
Molti di loro sono ex tecnici che non sono riusciti a completare la trasformazione verso un ruolo commerciale.
La maggioranza sono delle persone estremamente precise e corrette ma alcuni di questi personaggi, abili nello trasmettere le meraviglie di ciò che cercano di vendere, mi ricordano quei ciarlatani che nel far west vendevano intrugli miracolosi ai primi pionieri, in quelle terre dimenticate.

Per fortuna i cosiddetti "venditori di fumo", sono facilmente riconoscibili e di solito basta un paio di domande ben assestate per smontare l’ “intruglio miracoloso” che descrivono con tanta enfasi.

Cosi stamattina un tizio arrivato a presentare una nuova tecnologia detta ”In Memory Computing”, ha pensato bene di partire dalle origini dell’informatica.
Ha così presentato il primo computer a valvole, descrivendo successivamente i transistor, i circuiti integrati e buona parte dei processori degli ultimi 30 anni.

Un preludio cosi ampio non lo vedevo da anni e per un po’ ho vissuto l’ansia da presentazione PowerPoint.
Mi sono chiesto :
“Ma se è partito da così lontano quante saranno le Slide che dovrò sorbirmi ?”

lunedì 3 ottobre 2011

Voci


Il buio e il silenzio sono, usando un termine matematico, i limiti tendenti a infinito delle parole luce e suono.
Il buio è la luce più fioca che si possa immaginare come silenzio è il suono più basso che l’udito riesca a percepire.
Mi piace pensarli come una sorta di vacanza per la vista e l’udito, i sensi che in qualche modo ci danno la percezione dello spazio. Ciò che rimane a disposizione dei nostri sensi è la prossimità, tanto che il mondo a nostra disposizione si riduce all’aperura delle nostre braccia
Succede di questi tempi, che molte serate siano caratterizzate dal silenzio. La televisione è spesso compagna dei lavori domestici. Alla fine la metto a tacere e diventa buia come le notti di questo autunno appena iniziato.
La stanza da letto è lontana anche dai rumori della provinciale. Il silenzio in certi momenti è davvero assoluto.
Rimane quasi fosse un ronzio, il frullare dei pensieri, caratterizzati da qualche proposito su “cosa farò domani” e, di tanto in tanto, da qualche sogno a occhi aperti.
I rumori della nostra mente, non si spengono mai, e, come il rumore di fondo dell’universo proviene dal mitico big bang, essi ci accompagnano dalla nostra nascita.
Nemmeno il sonno riesce ad addormentarli.

Ma quando il silenzio sembra sia sempre più protetto dall’ora tarda, ecco che voci concitate, ricreano lo spazio che sembrava svanito.  Le parole provengono da qualche stanza del palazzo. Impossibile non ascoltarle, come impossibile ignorarne la natura rissosa. Qualcuno sta litigando e nel diverbio le parole perdono il senso della misura. Sembra di assistere una gara dove vince, chi riesce a essere più duro verso l’altro. Dopo poco la rissa non ha ne capo ne coda.
Sto là ad ascoltare e aspetto che lo sfinimento o il buon senso, chiuda la bocche, come aspettavo sere fa che qualcuno spegnesse l’allarme in piena notte, ignorando, per un po’, che dovevo farlo io.
Ascoltando quelle voci rimpiango il suono straziante, ossessivo ma sensato dell’allarme.
Poi, pian piano, le urla sempre più vuote di violenza, ritornano a essere voci, poi parole che spesso terminano con un “buna notte”, sigillo di una tregua temporanea.
Chissà, mi chiedo,  se i due litiganti ricordano ancora i motivi della rissa.
Poi il silenzio ritorna ad accompagnarsi al buio mentre il sonno nel frattempo pare svanito.
Accendo la luce sul comodino. Parte piano e, di lì a poco, mi permette di aprire un libro.
Fatico a mettere a fuoco le pagine, ma continuo a dare la colpa alla lampadina “poco luminosa”.

Ho indossato l’altro giorno un paio di occhiali e ho provato lo stesso sollievo che si ha quando, senza preoccupazione, ci si lascia guidare dal navigatore verso una destinazione sconosciuta.

domenica 2 ottobre 2011

Maratonella


Stamattina l'Autunno sembrava mettere fuori la testa. I quattordici gradi alle sette del mattino provocavano qualche brivido, ma il cielo era terso e il sole di li a poco avrebbe portato il caldo di un’estate che non se ne vuole andare.

 A Campalto, dalle parti dell’Aeroporto di Venezia, si correva una corsa competitiva su due distanze : 15 e 30 chilometri. Per il percorso più corto c’era l’opzione “non competitiva”, fatta apposta per me e ritirato il pettorale 131 con la sigla NC mi sono allineato alla partenza.

Approfittando di alcuni spazi ho potuto partire con i Top Runner in prima fila. Al mio fianco c’era Salvatore Bettiol, il maratoneta degli anni 80 e 90. Al via siamo scattati insieme. Da quel momento, sono stato risucchiato da quasi tutti, in pochi chilometri.

La corsa è stata divertente. Non ho fatto fatica tenendo sotto controllo il cuore che, progressivamente ha aumentato le frequenze. Ho avuto modo di parlare con molti podisti che occasionalmente mi affiancavano. Chiacchierare fin che c’è fiato è un modo simpatico per distrarsi e non pensare alla fatica.

Verso la fine il cardio-frequenzimetro ha cominciato a dare i numeri. Lo fa ormai sistematicamente. Sembra stancarsi prima di me.  Per evitare “cazzate”, ho rallentato d’ufficio evitando pure di parlare, risparmiando il fiato.

Lungo la laguna c’era modo di “correre affiancati” agli aerei che, quasi a passo d’uomo, atterravano nel vicino aeroporto. Per qualche istante, grazie alla prospettiva,  ho avuto l’impressione di andare alla stessa velocità.

Come in altre occasioni gli organizzatori hanno speculato sull’ultimo chilometro. Lo mettono sempre nel posto sbagliato. Oggi penso fosse indicato quando mancavano più di 1500 metri.

Ciascuno può dar fondo alle ultime energie ma, non sempre bastano ad arrivare al traguardo, che non si materializza mai.




Inter - Napoli 0 : 3

Forse l'arbitro ci ha messo del suo, ma l'Inter ci ha messo molto ma molto di più.
Il Napoli non è una squadra qualunque e, giocarci contro per un tempo intero con un uomo in meno, non sarebbe stato facile nemmeno per la Juve dei dopati.

In ogni caso loro sono venuti a Milano con un uomo in meno, quel Cavani che promette un anno di sfracelli. Questo doveva far riflettere i "professionisti " dell'Inter. Invece 3 goal li abbiamo presi lo stesso e addossare le colpe ad altri mi sembra immaturità.
Speriamo che Ranieri, molto protettivo, davanti ai microfoni dell'ufficialità, sia entrato negli spogliatoi armato di machete come merita la prestazione.
Si sta adombrando un anno difficile. Se avevo vissuto l'anno scorso come una sorta di vacanza delle ambizioni, dopo l'anno del Triplete, mi sa che da qui in poi a seguire 'sta squadra con passione ci sarà da soffrire.


sabato 1 ottobre 2011

I soliti

Noi siamo i soliti 

quelli così 
Siamo i difficili 
fatti così 
Noi siamo quelli delle illusioni, delle grandi passioni 
Noi siamo quelli che 
vedete qui 
Abbiamo frequentato 
delle pericolose abitudini 
E siamo vivi quasi per miracolo 
grazie agli interruttori 
Noi siamo liberi, liberi, 
liberi di volare 
Siamo liberi, liberi, 
liberi di sbagliare 
Siamo liberi, liberi, 
liberi di sognare 
Siamo liberi, 
liberi di ricominciare 
Noi siamo i soliti 
sempre così 
Siamo gli inutili 
fatti così 
Noi siamo quelli delle occasioni 
prese al volo come i piccioni 
Noi siamo quelli che 
vedete qui 
Abbiamo frequentato delle pericolose abitudini 
e siamo ritornati sani e salvi 
senza complicazioni 
Noi siamo liberi, liberi, 
liberi di volare 
Siamo liberi, 
liberi, 
liberi di sbagliare 
Siamo liberi, liberi, 
liberi di sognare 
Siamo liberi, 
liberi di non ritornare ! 
Noi siamo i soliti 
quelli così 

I Soliti - Vasco Rossi

Siamo liberi, liberi.....   da chi da che cosa ?
Non è necessario per forza volare per vivere
Volare non è sinonimo di felicità
Meno liberi, meno spericolati ma più felici,
con la possibilità di sbagliare ma anche di ritornare,
grazie agli interruttori ma soprattutto grazie all'amore.

Liberi di ricominciare, ....magari ! 
Basterebbe essere Liberi di ripartire !

Le cattive abitudini qualche complicazione la lasciano sempre,
fosse solo il tempo perso a ricorrere false occasioni.  

Liberi di sognare, quello si per sempre.