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venerdì 21 ottobre 2016

Note

Giorni  che sembrano uscire dalla catena di montaggio, vissuti come dentro a un ingranaggio, senza il pensiero di cosa fare o cosa voler  fare. Viaggio  come trascinato dalla corrente.  Ma è comunque un andare veloce, con energia, voglia di fare, come se partecipassi a una corsa di cui  conosco il percorso, fiducioso di avere le energie sufficienti per arrivare alla fine senza fatica.
Mi diverte il sentirmi bene, con forza e senza acciacchi. Alzarsi al mattino non è impresa facile, aspetto l’ultimo momento utile,  ma poi parto e non mi fermo. La quotidianità delle cose da fare mi da una sorta di sicurezza.

Ottobre è un mese che brilla di luce speciale, simile a quella delle foglie viste sulla strada, ieri mattina, illuminate dal sole dopo una notte di pioggia. E’ un mese speciale,  che riporta ricordi di giovinezza.
.... E' venerdì sera.

martedì 25 febbraio 2014

Note


La scrivania appoggiata all'angolo, dove si trova il grande radiatore della stanza, appare sempre più ingombra. Vi trovano posto, ammassati uno sull'altro o appoggiati negli spazi sempre più esigui, fogli con annotazioni e schemi, corrispondenza in attesa di essere catalogata, libri letti e da leggere. Alcuni di questi sono talmente grossi che a vederli incutono un timore del tutto simile a quello che mi prendeva quando mi trovavo alla partenza della maratone. So che sono da leggere in vista dei prossimi esami, non sarà una passeggiata studiarci su , ma li guardo convinto che appena aperti mi prenderanno e appassioneranno come quelli in corso d'opera, che stanno sopra il comodino in camera.

Quest'ultimi, quasi tutti si accompagnano con una matita che funge da segnalibro. Strano modo di usare le matite! C'è chi le utilizza per evidenziare i pensieri e le parole più significative, mentre io mi limito a tener traccia di dove sono arrivato. Talvolta mi metto a sottolineare, ma l'ispirazione dura poco, di sicuro non determinata dal contenuto delle pagine.

Mi piace raccogliere le matite dentro ai barattoli vuoti del caffè d'orzo che bevo a colazione. Un tempo li buttavo ma da qualche tempo li colleziono, anche se sono tutti uguali, impilandoli a lato dello schermo del PC, sopra la scrivania.
Due sono destinati a contenere le matite, quelle gialle della Fila, che compro al supermercato di tanto in tanto, in confezioni da dodici. Le porto a casa e le metto nei barattoli. Ne avrò una cinquantina. Ho comprato anche una confezione di colori a pastello, lunghe matite colorate, finite pure loro in uno dei barattoli. Là vicino si trovano anche i barattoli con dentro i pennarelli, di varia misura e spessore e uno destinato a contenere gomma da cancellare, temperino e chiavette USB, quelle che quando servono non si trovano mai.

Nulla di quei contenitori del caffè va buttato, nemmeno i coperchi in gomma, che ho scoperto essere degli ottimi livellatori e ammortizzatori su cui far poggiare la lavatrice. Da quando ne ho messo uno sotto uno dei quattro appoggi, la lavatrice è diventata silenziosa ma soprattutto non vaga per il bagno durante la centrifuga finale.
In caso di usura o rotture di uno di questi spessori, ne conservo una scorta sufficiente a tenere in bolla la lavatrice ancora per qualche anno.
Il restante spazio della scrivania è occupato dal computer, un vecchio Pentium non so cosa, comprato usato, ingrassato di un po' di memoria e arricchito da un certo numero di accessori e periferiche : Webcam. Scanner, altoparlanti e microfono. Se ci si accontenta della lentezza non manca niente.

Il tutto fa angolo, come già detto, con un termosifone: grande, alto, massiccio, capace di scaldare una stanza che fa da cucina, salotto ed entrata.
Mi piace accendere la lampada che sta sopra alla mensola posta poco sopra al termosifone.
Essa illumina con la sua luce soffusa giusto l'angolo del PC, puntando dritta sulla tastiera.

La luce si ferma là nei dintorni, mescolandosi verso il muro, con il chiarore del video. Il resto della stanza è buio. Mi sembra di essere su un palcoscenico, solo, senza altri riferimenti e il ticchettio sui tasti fa un rumore che mi ricorda le prime gocce d'acqua di un temporale estivo: grosse, pesanti, infrangersi sul tetto, sopra al salotto.
Passo il tempo in quell'angolo di luce, collegato al mondo attraverso un filo invisibile: Internet.
Sto sul Web ad osservare cosa succede nel mondo con lo stesso spirito con cui mio padre, d'inverno, passava le giornate, piovose, quelle in cui non lavorava, affacciato alla finestra che dava sulla strada.
Stava li ad osservare anche lui il mondo rappresentato da quella strada in cui passavano macchine, persone conosciute e non, dove arrivava il rumore di eventi inconsueti : un'ambulanza, uno scoppio lontano, il rumore di un trattore fuori stagione.

L'orizzonte del web sembra non avere fine mentre da dietro il vetro, spesso appannato dal vapore emanato dalla cucina economica che scaldava la cucina, cinquant'anni fa si poteva arrivare non oltre la riva che costeggiava la strada.
Le inquietudini di oggi non sono dissimili da quelle di allora. L'abbondanza di informazioni e notizie ci sta appiattendo le emozioni e abituando a tutto, nel bene e nel male.
E' come vivessimo costantemente all'interno di una discoteca, storditi dal volume assordante della musica che ci impedisce, appena usciti, di percepire un bisbiglio, un filo d'aria capace di far fremere le foglie e di modulare un sussurro all'orecchio della persona amata.

Quello che manca forse è il senso del silenzio, la sensazione del nulla, di uno zero e di una unità di misura con cui ricominciare a prendere confidenza con la vita.

venerdì 14 febbraio 2014

I Tarli

Qualche tempo fa, quando stavo al piano di sopra, ho convissuto per qualche mese, di norma durante l’autunno, con un rumore fastidioso e inquietante che usciva dalle travi in legno del soffitto.
Preso da altri pensieri, per qualche tempo non ho dato volutamente peso alla cosa.
“Sparirà prima o poi”, pensavo con il chiaro intento di rassicurami.
Per qualche tempo l’esercizio mentale riuscì, ma al tempo stesso il rumore non scomparve, anzi, aumentò di tono e volume come se si stesse, piano piano, avvicinando.
Cominciai a pensare che dei topi fossero alacremente al lavoro intenti a scavare un tunnel tra quelle travi massicce, alla ricerca di un ricovero protetto e caldo e quella maggiore sensazione di vicinanza fece nascere in me una certa inquietudine.
“Prima o poi bucano la trave e si mettono ad osservarmi dall'alto”.

In quei giorni, alle prese con queste considerazioni, consultai esperti di suoni e di soffitti.

Uno di questi, specializzato in tarli, riconobbe in quel rodere il suono inconfondibile di un tarlo.
MI rassicurò e si candidò per la necessaria disinfestazione. Fossero stati tarli!  Faticai a credergli, immaginandomi dei tarli grandi quanto un topo e appena se ne andò, alzai il telefono e consigliai la padrona di casa a ricercare altri specialisti.
Persi di vista la questione, pur passando parte delle serate in compagnia di quel rosicchio continuo.
Una mattina mentre uscivo per andare al lavoro incrociai un paio di persone che mi avvisarono di essere stati incaricati di derattizzare la zona e il tetto della casa.
Furono individuati e tagliati i rami degli alberi vicini che avevano permesso ai topi di salire sul tetto.
Da quel giorno i rumori sparirono senza più riapparire.

I tarli o i presunti tali si presentano talvolta in modo sommesso, quasi in punta di piedi e seppur ci infastidiscano, li consideriamo come quei dolori che si manifestano d’improvviso e in poco tempo scompaiono.

Ma altre volte non scompaiono ...

“Il cuore batte a un ritmo lento…”, disse sommessamente il cardiologo osservando l’elettrocardiogramma. Cinquanta era la mia frequenza cardiaca in quel momento, del tutto simile a quella che di tanto in tanto misuravo per controllo o per curiosità.
Considerai la constatazione con una certa soddisfazione. I farmaci beta-bloccanti, che ogni mattina prendo appena sveglio, hanno appunto il compito di rallentare il cuore, mi hanno detto, per non stancarlo e farlo così durare più a lungo.

Continuai la visita senza ansie particolari e il cardiologo mi propose di rivederci da lì a un anno. Tutto andava bene tranne che per quel paio di chili che avevo messo da parte durante le ultime feste.

“Se faccio attenzione, senza problemi ritorno presto in forma!”.

Questi erano i miei pensieri all'uscita dall'ospedale. La visita era stata breve e in pochi minuti potevo essere a casa per preparare la cena.
Giunto a destinazione, riposi la cartellina con dentro ricette e referti, sopra la scrivania e non ci pensai più.
Più tardi raccontando al telefono l’esito della visita mi riecheggiarono nella mente le parole pronunciate poche ore prima:

“Il cuore batte a un ritmo lento…” ma mentre la riportavo a chi stava al di là del filo, mi balenò un dubbio che mi fece trasalire:

“E se il cardiologo avesse voluto dire …. Il cuore batte a un ritmo sempre più lento”.

“Il sempre più lento”, scateno l’ansia e la paura di dover affrontare un progressivo, lento peggioramento, determinato dall’ inevitabile rallentamento del battito cardiaco.
Sempre più piano, sempre più lentamente … fino a quando….

Sul fino a quando mi rifiutai di fare ipotesi. Tentai di mettere a tacere quel tarlo che improvvisamente si era materializzato nella mia mente.
L’impresa non sembra facile anzi, non sono riuscito a dimenticare quella possibile interpretazione delle parole del medico.

Sono passate un paio di settimane e ancora di tanto in tanto il tarlo si fa risentire e nonostante l’ansia, non ho cercato di documentarmi né di richiamare il cardiologo per avere le rassicurazioni che cercavo.

venerdì 7 febbraio 2014

Sta tornando il sole...


se guardando a Ovest, scorgi il sereno spingere più in là le nuvole, facendo risplendere i monti innevati di una luce quasi dimenticata.

se ciò che devi fare tra un po’ non intralcia ciò che stai facendo ora

se passando casualmente tra i corridoi di una scuola ti torna la voglia di rimetterti a sui libri

se a furia di provare, riflettere e studiare, capisci tutto da solo qualcosa che all'inizio ti sembrava astruso

se ripartendo al verde di un semaforo, un guizzo nella mente ti dà la soluzione che cercavi

se chi ti sembrava indispensabile anche se irraggiungibile, ti appare ora, una persona tra le tante e quasi non ci pensi più

se ti scopri più forte dopo un momento difficile che sembrava annientarti

se ti viene naturale stare  ad ascoltare chi ti sta parlando

se non ti senti mai vecchio ma nemmeno un perenne adolescente

se ti senti preso per mano,  quando non ci speravi più

se non perdi la speranza di sentirti dire quello che vorresti sentirti dire

se tagliando il traguardo, chiudi gli occhi sfinito, sapendo di aver dato tutto

martedì 30 aprile 2013

Appunti di Viaggio


I Lotofagi

“Nel IX libro dell’Odissea (vv. 82-102), si narra come Ulisse approdasse presso questo popolo dopo nove giorni di tempesta, che colse lui e i suoi uomini presso Capo Malea, spingendoli oltre l'isola di Citera. I Lotofagi accolsero bene i compagni di Ulisse e offrirono loro il dolce frutto del loto, unico loro alimento che però aveva la caratteristica di far perdere la memoria (oblio), per cui Ulisse dovette imbarcarli a forza e prendere subito il largo per evitare che tutto l'equipaggio, cibandosi di loto, dimenticasse la patria e volesse fermarsi in quella terra (nell'Odissea si dice fosse su un'isola).”
Fonte Wikipedia                    
 
Stamattina ho sentito, alla radio (RadioTre), paragonare i Politici Italiani ai Lotofagi descritti nell’Odissea.
Mi è sembrato un accostamento azzeccato.
Alcuni di loro hanno dimenticato di aver aumentato l’IVA al 21% addossandone la colpa ad altri (Governo Monti).
Altri ancora hanno dimenticato le promesse fatte in campagna elettorale: “Mai più governissimi!”
Più semplicemente nessuno di loro si sente responsabile delle nostre difficoltà, anzi, direi disgrazie. Siedono tutti felici e contenti nei loro Scranni in Parlamento pieni di una responsabilità istituzionale, sempre promessa ma mai palesata negli ultimi 20 anni.
Devono avere ingurgitato quintali di frutti di loto !!!  Speriamo che non abbiamo fatto, altrettanto gli Italiani….

L’undicesimo punto

Tra i punti illustrati dal Presidente del Consiglio credo che sia stato omesso o dimenticato (che sia colpa dei frutti di loto?), quello più importante che penso condizionerà tutti o buona parte degli altri.
Si tratta della “Riforma della Giustizia”.

Primarie

“Ecco i soldi “, dissi alla signorina che stava davanti a me e mi aveva gentilmente completato l’iscrizione.
“Ma bastano due Euro”, mi avvertì, vedendo che avevo messo sul tavolo 4 Euro.
“Tenga pure, questa iniziativa è talmente bella che sono felice di raddoppiare il contributo!”.

.........

"Signorina, gentilmente, ora mi può spiegare come chiedere il rimborso ?"

sabato 1 dicembre 2012

Note


Stasera sono  a Martina Franca. Sceso al sud per la fiera del Cavallo Murgese e dell’asino di Martina Franca. Chi l’avrebbe mai detto! 
Un mese fa, l’immaginarmi da queste parti non sarebbe stato tra le cose possibili o plausibili. Come se avessi voluto scommettere, anni fa, di mettermi a studiare Psicologia dopo una vita a mettere in ordine bit e byte. Insomma a far programmi e strategie spesso si fallisce. Eppure ....
A voler controllare tutto e tutti si spendono energie da usare per ben altro. 
A voler programmare ogni attimo della nostra vita si rischia di  rivedere in continuazione piani e progetti, perdendo quanto ci sta passando sotto gli occhi.
Le mie speranze e progetti di qualche mese fa erano lontane miglia e miglia dalla realtà di oggi. 
Avevo qualcosa da dire a qualcuno ……

Il buio da queste parti sembra più buio di quanto conoscessi. La sera sembra non esserci e la notte è l’unica alternativa al giorno. Strade buie ti fanno sentire smarrito e, percorrendo vie quasi deserte, si viene presi da un filo di smarrimento, simile alla paura del buio che vivevo nella camera scura da bambino. 
Si va alla ricerca dei luoghi cercando tra le rare luci visibili. Raccordare le luci con i percorsi per raggiungerle è impresa difficile per chi, come me, è forestiero e un po’ impacciato in un ambiente sconosciuto.

Ci tenevo a vivere il primo volo con mio figlio. 
Penso a chi  ha risposto : 
“ Mì no, no’ vegno !”. Ci saranno altre prime volte ….  
Abbiamo evitato la parola paura e il bimbo ha vissuto l’esperienza tutto  preso da curiosità e entusiasmo. Ho registrato con cura l’intero viaggio, cose inutili comprese. Un giorno spero possa apprezzare suoni e parole della sua infanzia.

venerdì 30 marzo 2012

Note

Ho lasciato  casa i miei due cuori. Il primo sano, con le sue storie di pause mai spiegate, il secondo malato ma bisognoso di qualche pausa.
Sono successe molte cose, alcune inspiegabili, altre auspicate. Non ho cercato spiegazioni ne alle prime come pure alle seconde. Ho volato senza più paure e ho gradito, apprezzando, la gradevolezza sia del viaggio come dei luoghi. Da qui non tornerei per un bel po', anche se dovessi restare solo tra il mare e le colline di questa isola.
Ma soli non si è mai e mai lo sono stato. Del passato non ho fatto menzione e di questo me ne rallegro.


Tra ferie, studio, viaggi e lavoro il tempo passa in modo del tutto diverso. Il coraggio di intraprendere nuove strade sta cambiando la ma vita. Ritornare sui libri nei prossimi giorni è una compito a cui tengo particolarmente.


Ogni volta che arrivo in un luogo di mare percepisco sempre una luce particolare.  L'altro ieri, nonostante il cielo fosse nuvoloso tutto sembrava più luminoso e anche le nubi apparivano meno minacciose.

domenica 5 febbraio 2012

Note


Stamattina il termometro della carrozzeria segnava meno otto.
“Freddo, molto freddo stamattina”, ho pensato.
Così come spesse volte in passato, quando le condizioni sembrano estreme, mi viene la voglia di non lasciarmele sfuggire…  Vedi mai…
Così messi i panni da podista polare, con Ipod al seguito, ho cercato un po’ di ottimismo in una camminata lungo la solita ciclabile.
In fondo, subito dopo l’avvio , mi sono reso conto che di estremo c’era ben poco. Il freddo secco era quasi mitigato da un sole pallido, quasi impotente nel riscaldare l’aria gelata che sfiorava il viso quasi a tagliarlo.
Insomma alla fine si stava molto bene e per strada altri “estremisti” correvano o camminavano molto più imbacuccati di me.
La musica intanto , attirava di tanto in tanto la mia attenzione. La playlist è sempre la stessa : 192 canzoni che si susseguono in modo casuale. Glia accostamenti sono talvolta speciali e la casualità crea coincidenze con gli stati d’animo, spesso quanto meno sospetti.
Verso il ritorno, fermatomi a fare due chiacchiere con un anziano signore, che sembrava quasi una mummia tanto era coperto, ho potuto ascoltare la storia di un suo viaggio, fatto nel l’agosto del ’58, quando, partito in bici per andare a trovare parenti a Trieste, all’ultimo bivio utile, cambiò direzione e voltando a destra, dopo qualche giorno era a Pompei.
Bel modo di organizzarsi le ferie !
La passeggiata è stata caratterizzata da tratti di corsa alternati da parti al passo, un buon modo per riacquistare un po’ di ottimismo.

domenica 15 gennaio 2012

Note

Oggi non è stata  una giornata facile ......

mercoledì 8 giugno 2011

Per Guardare Avanti


 E' da qualche giorno, direi da sabato, che mi ritrovo padrone delle mie forze.
Arrivo alla sera come ai bei tempi, senza cedimenti o cadute di concentrazione.
Rifugio Velo della Madonna
I giorni di riposo trascorsi la scorsa settimana sembrano essere stati un toccasana.

Qualche anno fa, ormai, mai mi sarei ritagliato periodi di riposo, come quello appena terminato.
Tutto sembrava gravare sulle mie spalle e quindi non potevo mancare.

La ripresa di questa settimana, pur con qualche tentennamento iniziale è stata positiva, carica di voglia di fare e con la giusta concentrazione sul lavoro.

Ho anche trovato il tempo, cosa inusuale, per programmare le prossime uscite.
Dopo il mare della settimana scorsa ora tocca ai monti .
Domenica prossima punto a quel posto magico che è, per me, il Rifugio Velo della Madonna, indipendentemente dal fatto che sia o meno aperto. Salirò lassù, tempo permettendo.
Rifugio Nuvolau

Poi ci sarà la parentesi “aziendale “ del Team Building del 16 e 17 Giugno, quasi una vacanza, seguito da un fine settimana ancora da definire ma che sarà probabilmente di mare.

Il 22 e 23 Giugno, con un giorno di ritardo sul Solstizio d'Estate, salirò con calma al rifugio Nuvolau, con l'obiettivo di aspettare l'alba da quella terrazza così speciale.  

lunedì 30 maggio 2011

Note

 La raffica di vento

Mi fa piacere vedere i risultati dei ballottaggi politici. Pensavo di dover aspettare molto di più per pensare con soddisfazione e sollievo “ Abbiamo vinto !”.

Il popolo che perdeva pur giocando senza avversari si è trovato di colpo vincente. A furia di scherzarci sopra, noi “perdenti”, eravamo quasi arrivati a crederci sul serio.
Qualcuno arriverà a dare a il merito a chi “non ha saputo vincere”, ma come in ogni partita si gioca in due, merito e demerito normalmente si bilanciano.

Il vento è cambiato. La raffica è più forte di quanto si pensava e le nubi potrebbero fare spazio al sereno prima di ogni più rosea speranza.

Cuori in affanno

Stasera mi è stato chiesto se la sensazione di spossatezza dei giorni scorsi fosse passata.

“Si “ , ho risposto, “ tutto bene”.

Se la domanda è una formalità la risposta può avere lo stesso tono.
Nessuna forma di vendetta, solo un modo per non farsi abbattere dall'indifferenza.

Etica

Parolina magica che mi ronza in testa da qualche tempo.
Genera in questi giorni qualche sussulto della coscienza.  

Modem 

Ha fatto oggi il suo lavoro in silenzio, senza avvertirmi. Ormai ho capito la sua tattica.
Se la mattina del Lunedì indugio a far colazione a casa, lui se ne accorge, chiama il defibrillatore che, senza farselo ripetere, risponde passandogli a mia insaputa le tracce delle mie emozioni e delle mie fatiche di un'intera settimana.

Non  sono ancora in macchina che i miei tracciati sono memorizzati e forse già setacciati.
Bella esperienza la mia. Chi mi  legge i tracciati del cuore, chi invece legge tracce dei miei pensieri su questo blog mentre altri per curiosità poco più a lato possono capire in quale angolo del mondo mi trovo.
Qualche traccia di amore c'è, ma questo ancora non è leggibile da alcuno.


domenica 1 maggio 2011

Primo Maggio

 Stamattina ho corso tra Chioggia e sottomarina, un po' tra i ponti e le calli della prima e sull'arenile della seconda. Ecco alcune considerazioni e situazioni.

Subito dopo la partenza tre podisti, con una lena migliore della mia, mi superano con un'andatura almeno 30 secondi al km più veloce. Indossano la stessa divisa, maglietta rossa e pantaloncini neri, come molte persone che condividono le corse domenicali, ma lo sponsor era tra i più stani che avevo mai visto.
Solitamente nulle magliette si trovano sia frasi goliardiche tipo “Non mollo mai”, letto sulla maglietta di una signora nei pressi del traguardo, che le denominazioni di derivazione campanilistica tipo “Podisti dolesi” a identificare il gruppo di Dolo, un paese del veneziano, per finire sulle sponsorizzazioni che possono arrivare da Pizzerie come da Autofficine.
Stamattina lo sponsor di quei signori, di cui parlavo prima riguardava un'azienda specializzata nella “Bonifica Ordigni Bellici”, scritta che appariva ben in vista.
Proseguendo poi la corsa mi sono posto le seguenti domande :

“ Bonificare quali ordigni bellici ?”,
“Quanto può essere il giro di affari in questo campo, da giustificare investimenti privati ?”,
“Ma non siamo in tempo di pace (o quasi) ?”.

Proseguendo, ma non troppo, la strada portava verso la laguna e presentava una veduta molto bella di Chioggia. Di li a poco ho notato un podista che, fatta una sosta, stava fotografando.
“Bella idea”, mi son detto, “anch'io potevo portare con me la fotocamera , quella piccola !”.

Ma avvicinandomi ulteriormente, ho notato che il panorama altro non era che lo sfondo per tre signore, accuratamente in posa. Ridevano di gusto e tutte è tre avevano in braccio tre cani, molto simili tra loro tanto da sembrare della stessa razza. Li tenevano in braccio come fossero tre bimbi e pure i cani, forse immedesimandosi nel ruolo, avevano assunto una posa quasi umana, appoggiando la zampa sulla spalla.
Ho pensato che in altri tempi quei tre cani potevano essere sostituiti da dei bambini in carne e ossa. La cosa mi ha messo un po' di tristezza e proseguendo mi sono ripromesso di annotarlo su queste pagine.

Per finire vorrei affrontare la questione dell'ultimo chilometro. In tempi in cui non c'è podista che giri sprovvisto di GPS per effettuare misurazioni e mappature dei percorsi su Google o altri servizi simili, non c'è corsa che presenti una corretta segnalazione dei chilometri.
Il più delle volte la cosa sembra funzionare per i primi chilometri, quelli che spesso filano via senza fatica. Nel corso di questi tratti iniziali le segnalazioni coincidono con i dati del GPS ma, con il proseguire del percorso a volte spariscono per riapparire saltuariamente o, altre volte sembrano proprio disposte a casaccio.
Ma la peggiore delle segnalazioni è quella dell'ultimo chilometro. Ho notato che si trova in tutte le corse e di certo dovrebbe avere una funzione rassicurante per il podista che quasi sempre arriva un po' sfinito e desideroso di un buon ristoro.
Quello che succede invece è che l'ultimo chilometro sembra misurato con un metro elastico tanto da far diventare l'opportunità di un finale in crescendo in una sorta di agonia che sembra mai finire.

Quindi un consiglio agli organizzatori : non sono importanti le segnalazioni lungo il percorso, ma fate con cura la misura dell'ultimo chilometro, anzi potendo segnalate anche il mezzo chilometro, senza approssimazione !

Una nota di cuore : Stamattina il cuore batteva più piano del solito.



lunedì 11 aprile 2011

Note di Lunedì

Oggi, forse per la prima volta, mi sono dimenticato del Comunicatore, del modem che comunica con l'ICD.
Non ci avevo proprio pensato, quasi fosse un lunedì di altri tempi.

Stasera al varcare la porta di casa, il bagliore di un lampeggio ha richiamato la mia attenzione. Il modem, anzi il "Comunicatore", mi chiamava a se, quasi a chiedermi dove fossi finito.
Solo in quel momento, realizzata la situazione, mi sono accucciato li vicino e, premuto il pulsante blu, ho attivato il trasferimento. Per un minuto non mi sono mosso, a placare l'ansia del Comunicatore, che in quel lasso di tempo ha raccolto i dati, forse un pò bislacchi di quest'ultima settimana, inviandoli via telefono.


La corsa di stasera mi è venuta facile, leggera come nei momenti di grazia. Correvo veloce e sbirciando la frequenza cardiaca, mi stupivo del fatto che non tendesse a salire, quasi che il cuore fosse vittima di un attacco di pigrizia. Anche qualche accelerazione non sembrava smuoverlo, frequenze entro il limiti, massimo 135 battiti/ minuto.
Sabato scorso percorrendo lo stesso percorso, concluso con un tempo superiore di 5 minuti, avevo notato frequenze nettamente più alte che, a volte avevano sfiorato i 150 battiti/minuto e, mi avevano obbligato a rallentare sensibilmente.
Quali le cause , quali le differenze ?
La temperatura di dieci gradi più alta di sabato a mezzogiorno e lo stato d'animo rilassato e tranquillo di stasera.
Ambiente esterno e ambiente interno. Attenti a quei due !


martedì 1 febbraio 2011

Indizio n. 1

Certi silenzi sono talmente eloquenti da convincermi di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Eppure mi sembrava di essere stato invitato

Qualche volta le cose le faccio con il cuore. Sembra strano ma è così.

Gli apprendisti stregoni, esistono eccome.  Prendono un po’ di intrugli vari, senza  ne conoscenza ne consapevolezza, mischiano il tutto e aspettano il botto. Se sono furbi mettono la qualcuno a controllare mentre loro già navigano verso un nuovo intruglio. Le aziende ne sono piene.