Da la Repubblica.it del 30 Settembre 2012.
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domenica 30 settembre 2012
Funziona !
Ogni tanto arrivano buone notizie....
Da la Repubblica.it del 30 Settembre 2012.
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martedì 20 settembre 2011
Tu chiamale se vuoi ....emozioni...
“Tutto perfetto, direi”, mi disse il dottore guardando il Quick Report che il sistema di monitoraggio aveva appena stampato.
Io ero disteso sul lettino e stavo vivendo il rituale controllo del funzionamento dell’ICD, con estrema calma e tranquillità.
Non avevo mai avvertito alcunché di strano, ne un leggero pizzicare dalle parti dello stomaco, tantomeno alcuna scossa che ne testimoniasse l’entrata in funzione.
L’esito per me era scontato : nessun problema.
All’udire quel : “Tutto perfetto, direi”, rafforzai la mia sicurezza. Aspettavo solo qualche altro particolare, dovuto più al buon rapporto che avevo con il dottore, che alla necessità di descrivere qualcosa che poteva essere un segnale di allarme.
Ma invece il segnale c’era….
“Cosa sono quelle cose la?” , sentii dire al dottore, mentre leggeva con più attenzione la striscia di carta appena uscita dalla stampante.
Rimasi con il sospiro in sospeso, ascoltando in silenzio, sperando che il medico continuasse a pensare a voce alta.
“Aspetti, anzi,….mi dica. Cosa è successo Sabato 17 Settembre verso le 17.30 ?”, mi chiese con un tono da inizio interrogatorio, quando il pubblico ministero ha la convinzione che l’imputato sia disposto a collaborare.
Non tardai a rispondere :
“Mi sono arrabbiato. Ho avuto una discussione molto accesa”, precisai senza tentare di nascondermi.
“Sembrano delle extrasistoli”, diagnosticò il cardiologo, come volesse minimizzare l’accaduto.
Accolsi il resoconto con un po’ di sollievo . In fondo da sempre sono abituato a convivere con questi mancati battiti cardiaci che, per qualche attimo, creano una sensazione di vuoto allo stomaco.
“Niente di grave”, continuò, “so che a volte non è facile, ma lei deve evitare queste arrabbiature”
“Le eviterò, dottore”, risposi un po’ frastornato e dopo aver realizzato questa fragilità così ben documentata a cui non avevo potuto sfuggire.
Quando mi alzai dal lettino e riuscendo così, pure io, a leggere la lista degli eventi registrati, notai altre date significative (es: il 10 Marzo), giorni che ricordavo molto bene, ma che erano comunque caratterizzate da momenti difficili.
"Pare che solo il dolore e la rabbia deturpino il cuore, mentre le altre emozioni, quelle belle, sembrano passare senza lasciare traccia, come se non fossero degne di nota, pur generando batticuore e qualche extrasistole di troppo", pensai.
"Devo voltare pagina, definitivamente, prima che la vita lo faccia per me", continuai a ripetermi dentro di me.
Quando mi alzai dal lettino e riuscendo così, pure io, a leggere la lista degli eventi registrati, notai altre date significative (es: il 10 Marzo), giorni che ricordavo molto bene, ma che erano comunque caratterizzate da momenti difficili.
"Pare che solo il dolore e la rabbia deturpino il cuore, mentre le altre emozioni, quelle belle, sembrano passare senza lasciare traccia, come se non fossero degne di nota, pur generando batticuore e qualche extrasistole di troppo", pensai.
"Devo voltare pagina, definitivamente, prima che la vita lo faccia per me", continuai a ripetermi dentro di me.
Le anomalie, mi rassicurò il dottore, non pregiudicavano comunque la possibilità di ottenere il rinnovo della patente, non le aveva nemmeno menzionate nel referto, per evitarmi possibili problemi.
Raccolte tutte le carte, uscii ringraziando, ma aver visto e capito qualcosa in più di cosa sta a fare l’ICD connesso al mio cuore, mi aveva scombussolato non poco.
Cercai di distrarmi pensando ad alcune originalità della mia situazione.
Raccolte tutte le carte, uscii ringraziando, ma aver visto e capito qualcosa in più di cosa sta a fare l’ICD connesso al mio cuore, mi aveva scombussolato non poco.
Cercai di distrarmi pensando ad alcune originalità della mia situazione.
Io che non porto da anni l’orologio, mi trovo ad averne uno estremamente preciso, impiantato dentro al mio petto. Peccato non poterlo consultare all’occorrenza o poterlo usare qualche volta come cronometro.
Tutto ciò che succede al mio cuore viene registrato o loggato, come diciamo noi informatici. Qualcuno a posteriori, può verificare cosa è successo e quando è successo, chiedendo, nel caso fosse necessario, chiarimenti all’interessato.
Mi sento come molti di quei server che per anni ho installato in sala macchine, che mi divertivo a controllare e mettere a punto, leggendo tutte le mattine i report di tutte le attività notturne.
Insomma mi sento un po’ bionico e, a dirla tutta, anche un po’ meno libero.
Forse si tratta solo di accettare la nuova condizione, magari con un po’ di ironia. Dopotutto nulla è cambiato, se non la maggiore conoscenza del dispositivo e, nemmeno posso immaginare, da qui all’espianto, previsto tra undici anni, quante e quali potranno essere le sorprese.
giovedì 21 ottobre 2010
Il monitoraggio
Da stasera ho una antenna, sempre attiva in casa, che attenderà paziente il mio ritorno.
Appena sentirà i miei passi contatterà l’ICD che custodisco gelosamente nel costato a guardia del mio cuore, chiedendo : “E allora cosa avete fatto oggi ?”.
Dopo di che provvederà a scaricare l’attività memorizzata dal defibrillatore per inviarla, nei tempi prestabiliti, verso un centro di raccolta dedicato alla verifica.
Non mi è dato di sapere quanto dettagliato sarà il resoconto della mia attività cardiaca, ma suppongo che i dati riguarderanno anche le normali attività.
Quindi potranno trasparire le mie emozioni, l’attività fisica e tutto quello che, nel corso della giornata, influenza il cuore.
Dire che mi sento un pò osservato, mi sembra il minimo.
Ho assorbito tutto ciò con un pò di sconcerto. Ci ho pensato un pò, mi sono chiesto
“Perchè questo tipo di controllo così serrato ?”,
“Sono forse più grave di quanto io possa percepire ?”.
L’essere continuamente in contatto con questo aggeggio, oggi, dico oggi, primo giorno di questa nuova esperienza mi inquieta. Magari tutto funzionerà per il meglio e i controllori dall’altra parte vedranno un cuore, normale, lento, veloce, triste o felice, come quello di qualsiasi altro essere umano.
Al pari dei computer di cui giorni fà ho parlato (Auto Service Call (ASR)), potrei ricevere una convocazione in ospedale a mia insaputa, nel caso si evidenziassero delle anomalie importanti.
Questo potrebbe succedere, potenzialmente, ogni mattina, visto che l’antenna predilige la notte per catturare i dati.
Quindi ogni sera, al mio ritorno cercherò di non farmi notare, eludere l’antenna che dal fondo del salotto farà buona guardia, come tornare a casa ubriachi senza farsi sentire dalla moglie, pur sapendo che dopo qualche tempo, qualcuno, non so dove, potrà “leggere le emozioni” della mia giornata.
Mi abituerò anche a questo cambiamento come molti avvenuti negli ultimi mesi.
Stasera ho installato il dispositivo. Tutto ha funzionato per il meglio.
Ad un certo punto è avvenuto il tanto temuto contatto con L’ICD.
Qualche dato è passato sicuramente, io non mi sono mosso per non creare turbolenze.
Prossimo contatto : tra qualche giorno.
Oggi è il 21 ottobre 2010.
Appena sentirà i miei passi contatterà l’ICD che custodisco gelosamente nel costato a guardia del mio cuore, chiedendo : “E allora cosa avete fatto oggi ?”.
Dopo di che provvederà a scaricare l’attività memorizzata dal defibrillatore per inviarla, nei tempi prestabiliti, verso un centro di raccolta dedicato alla verifica.
Non mi è dato di sapere quanto dettagliato sarà il resoconto della mia attività cardiaca, ma suppongo che i dati riguarderanno anche le normali attività.
Quindi potranno trasparire le mie emozioni, l’attività fisica e tutto quello che, nel corso della giornata, influenza il cuore.
Dire che mi sento un pò osservato, mi sembra il minimo.
Ho assorbito tutto ciò con un pò di sconcerto. Ci ho pensato un pò, mi sono chiesto
“Perchè questo tipo di controllo così serrato ?”,
“Sono forse più grave di quanto io possa percepire ?”.
L’essere continuamente in contatto con questo aggeggio, oggi, dico oggi, primo giorno di questa nuova esperienza mi inquieta. Magari tutto funzionerà per il meglio e i controllori dall’altra parte vedranno un cuore, normale, lento, veloce, triste o felice, come quello di qualsiasi altro essere umano.
Al pari dei computer di cui giorni fà ho parlato (Auto Service Call (ASR)), potrei ricevere una convocazione in ospedale a mia insaputa, nel caso si evidenziassero delle anomalie importanti.
Questo potrebbe succedere, potenzialmente, ogni mattina, visto che l’antenna predilige la notte per catturare i dati.
Quindi ogni sera, al mio ritorno cercherò di non farmi notare, eludere l’antenna che dal fondo del salotto farà buona guardia, come tornare a casa ubriachi senza farsi sentire dalla moglie, pur sapendo che dopo qualche tempo, qualcuno, non so dove, potrà “leggere le emozioni” della mia giornata.
Mi abituerò anche a questo cambiamento come molti avvenuti negli ultimi mesi.
Stasera ho installato il dispositivo. Tutto ha funzionato per il meglio.
Ad un certo punto è avvenuto il tanto temuto contatto con L’ICD.
Qualche dato è passato sicuramente, io non mi sono mosso per non creare turbolenze.
Prossimo contatto : tra qualche giorno.
Oggi è il 21 ottobre 2010.
giovedì 14 ottobre 2010
Auto Service Call (ASR)
Quando iniziai a lavorare sui grossi sistemi Mainframe degli anni '80 e '90 : i grossi calcolatori che riuscivano a elaborare in maniera sicura e affidabili i dati delle grandi aziende, assicurazioni e banche di quegli anni, rimasi affascinato dalle particolari soluzioni tecnologiche che nascondevano al loro interno e che solo a pochi erano note.
Mi affascinavano i loro sistemi di raffreddamento ad acqua, la possibilità di riparare e sostituire le parti guaste senza fermare la macchina e quella "scienza" che mirava a renderli il più efficienti possibili.
Ad esempio, per velocizzare le elaborazione si doveva tener conto della memorizzazione dei dati nei dischi rigidi di allora al fine di minimizzare gli spostamenti delle testine magnetiche che si muovevano perpendicolari alla rotazione dei dischi.
Tanto meno la testina andava su e giù a cercare i dati nella superficie del disco tanto più veloce risultava l'elaborazione.
Si poneva molta attenzione a massimizzare l'utilizzo delle unita di elaborazioni (le CPU di allora, i Processori di oggi) senza però ingolfarli con troppe cose da fare che accodandosi allungavano i tempi di completamento dei lavori.
Approfondire quei temi, molto interni al funzionamento della macchina significava molte volte stare su manuali rigorosamente in inglese e zeppi di sigle.
Bisognava leggere, studiare e soprattutto provare perchè non sempre ciò che i libri scrivevano era ciò che la macchina poi faceva sul serio.
La progettazione e costruzione di questi tipi di macchine tenevano conto della continuità di servizio che dovevano garantire oltre che mirare ad aumentare la loro potenza di calcolo. In pratica non dovevano mai fermarsi.
In effetti non si fermavano mai. Li si poteva controllare già allora, quando Internet ancora non era nata, da posti remoti, anche se le linee di comunicazione di quei tempi erano limitate nella velocità e difficili da configurare.
I bunker dove si custodivano questi mostri, erano costruiti con sistemi anti incendio e condizionamento che vigilavano sul corretto funzionamento in condizioni ottimali. Lo spazio doveva essere sufficiente per ospitare più di una macchina in modo da poter operare le sostituzioni senza creare fermate di servizio.
Una delle cose che, a quei tempi, mi aveva fatto sgranare gli occhi era la loro capacità di auto - diagnosticarsi chiamando autonomamente il costruttore in caso di guasto, individuando e richiedendo la parte di ricambio necessaria.
Spesso arrivava il tecnico con il pezzo da sostituire senza che noi tecnici, a governo di quelle macchine, ci fossimo accorti dell'accaduto.
L'auto diagnostica dei sistemi informatici oggi viene chiamata Auto Service Call, ma nel corso degli anni ha avuto diversi appellativi e mentre un tempo avveniva attraverso una linea telefonica oggi si effettua, facile, facile, attraverso internet.
Giovedì prossimo, tornerò in cardiologia Oggi mi hanno detto di passare di là. Mi daranno un dispositivo con cui potrò in caso di problemi o a cadenze regolari inviare i dati del mio ICD a un centro di raccolta e controllo da dove, se necessario, potrebbe scattare una chiamata di assistenza.
Anch'io sarò come uno di quei sistemi appena menzionati, avrò la possibilità di fare autonomamente la mia Auto Service Call.
Potrò essere controllato remotamente ?
Potranno interferire con il mio ICD, come fanno durante i controlli in ambulatorio ?
La cosa mi affascina e inquieta allo stesso tempo.
In ogni caso, un motivo di sicurezza in più.
Mi affascinavano i loro sistemi di raffreddamento ad acqua, la possibilità di riparare e sostituire le parti guaste senza fermare la macchina e quella "scienza" che mirava a renderli il più efficienti possibili.
Ad esempio, per velocizzare le elaborazione si doveva tener conto della memorizzazione dei dati nei dischi rigidi di allora al fine di minimizzare gli spostamenti delle testine magnetiche che si muovevano perpendicolari alla rotazione dei dischi.
Tanto meno la testina andava su e giù a cercare i dati nella superficie del disco tanto più veloce risultava l'elaborazione.
Si poneva molta attenzione a massimizzare l'utilizzo delle unita di elaborazioni (le CPU di allora, i Processori di oggi) senza però ingolfarli con troppe cose da fare che accodandosi allungavano i tempi di completamento dei lavori.
Approfondire quei temi, molto interni al funzionamento della macchina significava molte volte stare su manuali rigorosamente in inglese e zeppi di sigle.
Bisognava leggere, studiare e soprattutto provare perchè non sempre ciò che i libri scrivevano era ciò che la macchina poi faceva sul serio.
La progettazione e costruzione di questi tipi di macchine tenevano conto della continuità di servizio che dovevano garantire oltre che mirare ad aumentare la loro potenza di calcolo. In pratica non dovevano mai fermarsi.
In effetti non si fermavano mai. Li si poteva controllare già allora, quando Internet ancora non era nata, da posti remoti, anche se le linee di comunicazione di quei tempi erano limitate nella velocità e difficili da configurare.
I bunker dove si custodivano questi mostri, erano costruiti con sistemi anti incendio e condizionamento che vigilavano sul corretto funzionamento in condizioni ottimali. Lo spazio doveva essere sufficiente per ospitare più di una macchina in modo da poter operare le sostituzioni senza creare fermate di servizio.
Una delle cose che, a quei tempi, mi aveva fatto sgranare gli occhi era la loro capacità di auto - diagnosticarsi chiamando autonomamente il costruttore in caso di guasto, individuando e richiedendo la parte di ricambio necessaria.
Spesso arrivava il tecnico con il pezzo da sostituire senza che noi tecnici, a governo di quelle macchine, ci fossimo accorti dell'accaduto.
L'auto diagnostica dei sistemi informatici oggi viene chiamata Auto Service Call, ma nel corso degli anni ha avuto diversi appellativi e mentre un tempo avveniva attraverso una linea telefonica oggi si effettua, facile, facile, attraverso internet.
Giovedì prossimo, tornerò in cardiologia Oggi mi hanno detto di passare di là. Mi daranno un dispositivo con cui potrò in caso di problemi o a cadenze regolari inviare i dati del mio ICD a un centro di raccolta e controllo da dove, se necessario, potrebbe scattare una chiamata di assistenza.
Anch'io sarò come uno di quei sistemi appena menzionati, avrò la possibilità di fare autonomamente la mia Auto Service Call.
Potrò essere controllato remotamente ?
Potranno interferire con il mio ICD, come fanno durante i controlli in ambulatorio ?
La cosa mi affascina e inquieta allo stesso tempo.
In ogni caso, un motivo di sicurezza in più.
giovedì 23 settembre 2010
Barriere
Il rinnovo della patente per quelli della mia specie (portatori di ICD o simili) si attua secondo quanto segue :
Quindi per un mese si va in giro per uffici e ambulatori a raccogliere la documentazione richiesta.
Tutto ciò può considerarsi come una sorta di barriera, che la burocrazia, crea per tutte quelle persone che non sono più sorrette da una salute perfetta ma che comunque ritengono di poter fare una vita normale.
L'autorizzazione viene rilasciata dal Ministero della sanità -Commissione Medica - Presso il Dipartimento Prevenzione ULSS 12 Veneziana (nel mio caso che vivo da queste parti).
Devono essere presentati i seguenti documenti :
- Copia della patente di guida
- N. 2 Marche da Bollo - Costo 29,24 Euro
- Ricevuta Versamento ULSS - Costo 18.59 Euro.
- Ricevuta Versamento Dipartimento Trasporti - Costo 9,00 Euro
- Visita Cardiologica + Elettrocardiogramma - Costo 0,00 Euro (Esenzione A02)
- Ecocardiografia - Costo 75,00 Euro
- Controllo Dispositivo Impianto ICD - Costo 23,00 Euro
- Servizio di prenotazione visita presso scuola guida - Costo 15,00 Euro (lo faccio per risparmiare tempo)
- Totale 169,83 Euro
Quindi per un mese si va in giro per uffici e ambulatori a raccogliere la documentazione richiesta.
Tutto ciò può considerarsi come una sorta di barriera, che la burocrazia, crea per tutte quelle persone che non sono più sorrette da una salute perfetta ma che comunque ritengono di poter fare una vita normale.
E' paradossale, ma è come se a chi ha problemi a camminare, si obbligasse l'uso delle scale al posto dell'ascensore, non prima di aver pagato il biglietto.
mercoledì 22 settembre 2010
Il controllo dell'illusione
Ebbene si, sei mesi sono già passati, anzi quasi passati. Ma il controllo dell' ICD andava fatto e così approfittando delle ferie ho sbrigato anche questa formalità.
Alle 12, come da appuntamento sono entrato nell'ambulatorio: tranquillo, quasi da veterano, sicuro del risultato.
La prassi prevedeva il solito elettrocardiogramma, affrontato quasi in apnea, con respiri profondi e radi ascoltando ogni vibrazione proveniente dalla "sala motori".
Poi l'infermiera individuato il tipo di ICD attivò il corrispondente monitor e mise in contatto via radio monitor e defibrillatore. Il sentirmi in balia di quel dispositivo che mi stava a fianco mi inquietava, sapevo che con un semplice click potevano indurre delle aritmie al mio cuore, mantenni la calma (apparente) da veterano appena descritta.
"Nessun evento registrato nel periodo", cominciò a dettare l'infermiera al cardiologo,
"Cateteri posizionati correttamente"
"Batteria residua .... 9 anni".
"Nove anni ?", chiesi quasi svegliato di soprassalto.
"Ma come, io credevo che la batteria durasse massimo tre anni, per poi levarlo definitivamente!".
Cercai così di chiarire il mio stupore, dettato da un 'illusione che in questo anno mi ero fatto : la possibilità di liberarmi dell'ICD dopo tre anni. Non so da dove fosse nata ma oramai da qualche mese ci fantasticavo.
"Se lei vuole noi lo leviamo quando vuole", esordì il cardiologo.
"Si ricordi che i motivi per l'impianto c'erano tutti, quindi quando questo si esaurirà verrà sostituito con un altro"
Poi continuò un pò più deciso :
"Guardi che noi non abbiamo preso il primo che passava per strada per impiantargli un defibrillatore.....!"
Cercai di chiudere con dignità abbozzando :
"Magari il prossimo sarà più piccolo",
Mascherai la mia delusione chiedendo come era andato il controllo.
"Tutto bene", mi rispose.
Il medico concluse così la visita preparandomi ciò che serviva per il prossimo controllo.
Arrivederci al 5 aprile.
ICD 4ever
Alle 12, come da appuntamento sono entrato nell'ambulatorio: tranquillo, quasi da veterano, sicuro del risultato.
La prassi prevedeva il solito elettrocardiogramma, affrontato quasi in apnea, con respiri profondi e radi ascoltando ogni vibrazione proveniente dalla "sala motori".
Poi l'infermiera individuato il tipo di ICD attivò il corrispondente monitor e mise in contatto via radio monitor e defibrillatore. Il sentirmi in balia di quel dispositivo che mi stava a fianco mi inquietava, sapevo che con un semplice click potevano indurre delle aritmie al mio cuore, mantenni la calma (apparente) da veterano appena descritta.
"Nessun evento registrato nel periodo", cominciò a dettare l'infermiera al cardiologo,
"Cateteri posizionati correttamente"
"Batteria residua .... 9 anni".
"Nove anni ?", chiesi quasi svegliato di soprassalto.
"Ma come, io credevo che la batteria durasse massimo tre anni, per poi levarlo definitivamente!".
Cercai così di chiarire il mio stupore, dettato da un 'illusione che in questo anno mi ero fatto : la possibilità di liberarmi dell'ICD dopo tre anni. Non so da dove fosse nata ma oramai da qualche mese ci fantasticavo.
"Se lei vuole noi lo leviamo quando vuole", esordì il cardiologo.
"Si ricordi che i motivi per l'impianto c'erano tutti, quindi quando questo si esaurirà verrà sostituito con un altro"
Poi continuò un pò più deciso :
"Guardi che noi non abbiamo preso il primo che passava per strada per impiantargli un defibrillatore.....!"
Cercai di chiudere con dignità abbozzando :
"Magari il prossimo sarà più piccolo",
Mascherai la mia delusione chiedendo come era andato il controllo.
"Tutto bene", mi rispose.
Il medico concluse così la visita preparandomi ciò che serviva per il prossimo controllo.
Arrivederci al 5 aprile.
ICD 4ever
domenica 9 maggio 2010
Defibrillatore e Aereporti.
Il corredo che mi fu consegnato all'uscita dall'ospedale fu abbastanza dettagliato.
Da tecnologo quale sono, la cosa mi affascinò non poco e mi ripromisi di chiedere ulteriori informazioni al momento della consegna. Ad oggi la consegna non è ancora avvenuta, vivo "sconnesso" dal centro di controllo, ma sinceramente l'interesse si è un pò affievolito visto che vivo bene lo stesso e soprattutto gli ultimi controlli sono stati molto positivi.
Cominciai la salita con la valigia in mano, avevo un pò di batticuore e intervallai la salita con frequenti pause. Arrivai in cima senza particolari patemi.
Avevano pianificato praticamente tutto di ciò che avrei dovuto fare nei mesi successivi, dai controlli coronografici, alla riabilitazione fino alla terapia per tutto l'arco di un anno.
Per finire si erano "appropriati " della mia macchina usando, nella lettera di dimissione la frase : "si sconsiglia la guida fino al prossimo controllo". Nessun rancore, sia chiaro, solo un modo di dire.
Mi fornirono inoltre un cartoncino, che dovevo portare sempre con me, che attestava il fatto che ero un portatore di defibrillatore (genericamente definito Pacemaker).
In esso sono riportate informazioni relative al modello, la data dell'impianto, il numero di telefono da chiamare in caso di emergenza.
Dovevo presentarlo in caso di check-in negli aereoporti per evitare l'attraversamento degli detector o altre situazioni in cui dovevo attraversare dispositivi simili che potevano disturbare il defibrillatore.
L'altra raccomandazione fu quella di tenere il cellulare il più possibile lontano dalla parte sinistra del petto, zona dell'impianto, per evitare possibili interferenze.
In ultimo mi assicurarono che di li a qualche mese mi sarebbe stato consegnato un modem in grado di trasmettere i dati di funzionamento ed eventuali anomalie a un centro di controllo via internet.
Da tecnologo quale sono, la cosa mi affascinò non poco e mi ripromisi di chiedere ulteriori informazioni al momento della consegna. Ad oggi la consegna non è ancora avvenuta, vivo "sconnesso" dal centro di controllo, ma sinceramente l'interesse si è un pò affievolito visto che vivo bene lo stesso e soprattutto gli ultimi controlli sono stati molto positivi. Insomma l'icd che mi porto addosso è una sorta di talismano, che per bizzarria di qualcuno, ma soprattutto del mio cuore, porto direttamente connesso al cuore. Bene.
Fu così che versò metà novembre ebbi la possibilità di fare un viaggio lampo a Parigi, per motivi di lavoro.
Parigi è una città che amo in modo particolare e poterla assaporare anche per una cena e pochi passi lungo i Campi Elisi mi fece molto piacere. Viaggiai da solo e un pomeriggio mi presentai a Venezia, aereporto Marco Polo, dopo aver validato il biglietto, alla barriera di check in.
Aspettai il mio turno e quando giunsi quasi al termine della serpentina che governa la coda, attirai l'attenzione di uno degli addetti. Gli mostrai il cartellino e questo in modo discreto si prese cura di me, facendomi mettere sul nastro trasportatore più oggetti possibili sino alla cintura e alle scarpe.
Quindi in calzini mi fece superare al barriera dei detector attraverso una porta di servizio e nella zona successiva fui accuratamente perquisito.
Superato il tutto ci misi un bel pò a recuperare le mie cose e ritornare presentabile senza dimenticare niente, presi la cosa con calma ma non posso negare di essermi fatto prendere da un pò d'ansia.
Il viaggio poi andò molto bene, la serata passò con una cena in un buon ristorante e il giorno successivo l'attività lavorativa si concluse appena dopo pranzo.
L'aereo di ritorno era verso sera e quindi avevo il tempo di fare due passi lungo i Campi Elisi poco lontani da dove mi trovavo.
Li percorsi completamente, trascinandomi il trolley che avevo con me. Arrivai verso l'Arco di Trionfo e pensai vedendo le persone sulla sua sommità : " Ci sarà di certo un ascensore che porta su !".
Presi il biglietto e immediatamente realizzai che l'ascensore non c'era e si saliva attraverso delle strette scale.
Cominciai la salita con la valigia in mano, avevo un pò di batticuore e intervallai la salita con frequenti pause. Arrivai in cima senza particolari patemi.Ammirai il panorama, scattai qualche foto, poi con calma scesi, ripercorsi il viale quasi completamente, poi quando lo ritenni opportuno con un taxi raggiunsi l'aereoporto.
Qui mi ripresentai al check in e anche in questo caso in prossimità del mio turno presentai la tessera.
La persona la prese, la scrutò, pensò un attimo poi a gran voce avvertì i suoi colleghi :
"Qui c'è un portatore di pacemaker!" ( io capisco poco di francese ma disse qualcosa di molto simile)
" Alla faccia della privacy !", pensai tra me e me, ma non feci una piega e assecondai le richieste del controllore.
La scena fu più o meno simile a quella di Venezia, scarpe comprese.
Il viaggio di ritorno fu tranquillo e in tarda serata fui di nuovo a casa.
Io ho viaggiato abbastanza in aereo, ma non sono mai riuscito a vincere la paura di volare, tanto che molte volte vivevo l'attesa quasi come una sorta di "ultimi momenti di vita prima dell'esecuzione".
Realizzai, solo al ritorno, che nulla di tuttò ciò mi era mai passato per la mente durante quei due ultimi voli.
Ciò che deve succedere succede, non vale la pena preoccuparsene.
Ciò che deve succedere succede, non vale la pena preoccuparsene.
giovedì 22 aprile 2010
Accettazione della diversità o normalità ?
Non mi sono mai sentito veramente male da dire : " mi sta succedendo qualcosa che sconvolgerà la mia vita".
Anche il giorno dell'infarto non stavo veramente male e tutto era sopportabile.
Avevo la convinzione che tutto passasse per conto proprio e che di grave non ci fosse niente.
Non ho mai percepito, e probabilmente ancora non ho assimilato, che l'infarto lascia tracce e limita la vita delle persone, anche se la mia vità vive quotidianamente i limiti imposti da quanto è successo.
Insomma, voglio dire, che lo star male non è sempre assimilabile alla gravità della malattia.
Quando mi sono "addormentato" con il cuore fermo, ho percepito un forte giramento di testa, poi nulla più.
(va bene non ricordo niente dei 4 giorni di coma, ma è come non ci fossi)
Oggi sto abbastanza bene. Vivo una vita normale. Direi che peggio sto dal punto di vista personale, vivendo parallelamente una separazione e probabilmente questo ha in certi momenti messo da parte i veri problemi di cuore.
Questioni di cuore in ogni caso.
Nei giorni seguenti all'infarto, all'arresto cardiaco e al ritorno a casa il 3 settembre, ero tutto preso dall'ascoltarmi, dal sentirmi il cuore, a volte spaventato dalle extrasistoli.
Raccontavo, a chi mi chiedeva cosa mi era successo, che avevo avuto piccoli problemi di cuore, completamente risolti e che avevo fatto dei controlli, ma non riuscivo a dire esattamente quello che mi era successo. Non volevo sentirne parlare e non riuscivo a parlarne.
Poi sentivo l'icd sotto al mia spalla sinistra, vedevo la cicatrice, avevo dei dolori o dei fastidi che mi riportavano brutti pensieri. Il defibrillatore era un corpo estraneo in un corpo ancora più stranito o a dirla tutta sconvolto.
Poi, tornato a vivere da solo, ho riacquistato via via un pò di sicurezza. Avevo superato in un colpo solo la paura della morte e mi sono via via convinto che l'icd stesse come lo spaventapasseri sta nei campi, questo mi aiutò ad allontanare le paure e i cattivi pensieri.
La rieducazione è stata buona, ho corso molto in bici, ho recuperato un buon tono fisico e di conseguernza vivo una sorta di benessere indotto.
Poi ho cominciato a parlare e a raccontare il mio accaduto, a volte ridendoci sopra con amici, parenti e conoscenti senza nascondere nulla. Fu questo il segnale che stavo andando nella giusta direzione.
Questo accadde abbastanza presto, verso la fine di settembre.
Oggi a volte scherzo battendo sulla zona dell' icd paragonandolo alla stella dello sceriffo, che come tutti sanno ha il compito di riparare il cuore dalle pallottole.
Vivo una vita normalissima, sto cominciando a fare dei progetti, anche se chiamarli tali è sicuramente ottimistico.
Anche il giorno dell'infarto non stavo veramente male e tutto era sopportabile.
Avevo la convinzione che tutto passasse per conto proprio e che di grave non ci fosse niente.
Non ho mai percepito, e probabilmente ancora non ho assimilato, che l'infarto lascia tracce e limita la vita delle persone, anche se la mia vità vive quotidianamente i limiti imposti da quanto è successo.
Insomma, voglio dire, che lo star male non è sempre assimilabile alla gravità della malattia.
Quando mi sono "addormentato" con il cuore fermo, ho percepito un forte giramento di testa, poi nulla più.
(va bene non ricordo niente dei 4 giorni di coma, ma è come non ci fossi)
Oggi sto abbastanza bene. Vivo una vita normale. Direi che peggio sto dal punto di vista personale, vivendo parallelamente una separazione e probabilmente questo ha in certi momenti messo da parte i veri problemi di cuore.
Questioni di cuore in ogni caso.
Nei giorni seguenti all'infarto, all'arresto cardiaco e al ritorno a casa il 3 settembre, ero tutto preso dall'ascoltarmi, dal sentirmi il cuore, a volte spaventato dalle extrasistoli.
Raccontavo, a chi mi chiedeva cosa mi era successo, che avevo avuto piccoli problemi di cuore, completamente risolti e che avevo fatto dei controlli, ma non riuscivo a dire esattamente quello che mi era successo. Non volevo sentirne parlare e non riuscivo a parlarne.
Poi sentivo l'icd sotto al mia spalla sinistra, vedevo la cicatrice, avevo dei dolori o dei fastidi che mi riportavano brutti pensieri. Il defibrillatore era un corpo estraneo in un corpo ancora più stranito o a dirla tutta sconvolto.
Poi, tornato a vivere da solo, ho riacquistato via via un pò di sicurezza. Avevo superato in un colpo solo la paura della morte e mi sono via via convinto che l'icd stesse come lo spaventapasseri sta nei campi, questo mi aiutò ad allontanare le paure e i cattivi pensieri.
La rieducazione è stata buona, ho corso molto in bici, ho recuperato un buon tono fisico e di conseguernza vivo una sorta di benessere indotto.
Poi ho cominciato a parlare e a raccontare il mio accaduto, a volte ridendoci sopra con amici, parenti e conoscenti senza nascondere nulla. Fu questo il segnale che stavo andando nella giusta direzione.
Questo accadde abbastanza presto, verso la fine di settembre.
Oggi a volte scherzo battendo sulla zona dell' icd paragonandolo alla stella dello sceriffo, che come tutti sanno ha il compito di riparare il cuore dalle pallottole.
Vivo una vita normalissima, sto cominciando a fare dei progetti, anche se chiamarli tali è sicuramente ottimistico.
giovedì 15 aprile 2010
Sempre più fatica
Avrei voluto dire che con oggi il cerchio potesse considerarsi chiuso.
Dopo aver compreso mio malgrado i miei limiti personali e fisici, ora comincio a scoprire anche i limiti che gli altri, conoscendo i miei trascorsi, mi assegnano
Forse chiuso lo è per certi versi, ma per altri si ricomincia, ma stasera vale la pena fermarsi non pensare e domani qualcosa potrà sembrare meno buio.
Sono di fatto uno, che nonostante viaggi con un defibrillatore, rischia di schiattare in ogni momento, per il solo fatto che almeno una volta ciò è già successo. Succederà o no questo non lo sa nessuno, spero comunque nel caso ciò succeda di non fare del male nessuno.
Quindi per questo motivo sono diventato un sorvegliato speciale tra i detentori di patente di guida.
Oggi hanno decretato all'USL , che si, posso guidare ma ogni sei mesi mi passeranno al setaccio, vorranno sapere quanto il mio cuore sia andato bene o male per garantirmi la possibilità di continuare a guidare.
Sei mesi al posto di 10 anni mi sembra un bel ridimensionamento, difficile da digerire, ma con un pò di pazienza farò anche questo.
All'USL sono stati in fondo gentili e efficienti. Mi hanno pure fatto un velocissimo controllo della vista, insignificante quanto è stato superficiale.
Poi un secondo medico ha guardato la documentazione, è sembrato interessato al mio caso, mi ha fatto delle domande, io ho raccontato tutto in poche parole.
Si è in parte giustificato del breve periodo che mi stava assegnando:
"vede il suo impianto di ICD è troppo recente",
ma io non ho replicato.
Poi una lunga attesa del "pezzo di carta" con tanto di marca da bollo, un modulo di domanda, già in vista dell'ormai vicino rinnovo di ottobre e poi fuori a ricominciare dimentico di essere un sorvegliato speciale o uno con il filo della vita più fragile degli altri.
Dopo aver compreso mio malgrado i miei limiti personali e fisici, ora comincio a scoprire anche i limiti che gli altri, conoscendo i miei trascorsi, mi assegnano
Forse chiuso lo è per certi versi, ma per altri si ricomincia, ma stasera vale la pena fermarsi non pensare e domani qualcosa potrà sembrare meno buio.
Sono di fatto uno, che nonostante viaggi con un defibrillatore, rischia di schiattare in ogni momento, per il solo fatto che almeno una volta ciò è già successo. Succederà o no questo non lo sa nessuno, spero comunque nel caso ciò succeda di non fare del male nessuno.
Quindi per questo motivo sono diventato un sorvegliato speciale tra i detentori di patente di guida.
Oggi hanno decretato all'USL , che si, posso guidare ma ogni sei mesi mi passeranno al setaccio, vorranno sapere quanto il mio cuore sia andato bene o male per garantirmi la possibilità di continuare a guidare.
Sei mesi al posto di 10 anni mi sembra un bel ridimensionamento, difficile da digerire, ma con un pò di pazienza farò anche questo.
All'USL sono stati in fondo gentili e efficienti. Mi hanno pure fatto un velocissimo controllo della vista, insignificante quanto è stato superficiale.
Poi un secondo medico ha guardato la documentazione, è sembrato interessato al mio caso, mi ha fatto delle domande, io ho raccontato tutto in poche parole.
Si è in parte giustificato del breve periodo che mi stava assegnando:
"vede il suo impianto di ICD è troppo recente",
ma io non ho replicato.
Poi una lunga attesa del "pezzo di carta" con tanto di marca da bollo, un modulo di domanda, già in vista dell'ormai vicino rinnovo di ottobre e poi fuori a ricominciare dimentico di essere un sorvegliato speciale o uno con il filo della vita più fragile degli altri.
lunedì 29 marzo 2010
Ritmi sostenibili
Tra le cose che erano riportate nella mia lettera di dimissione c'era una raccomandazione che suonava così :
"Si sconsiglia la guida sino al prossimo controllo ICD che avverrà tra 3 mesi"
I motivi di tale raccomandazione nascevano dal fatto che dopo un arresto cardiaco, immotivato quale era stato il mio, poteva succederne un secondo.
La cosa non mi preoccupa minimamente, ma l'evento potrebbe provocarmi, nell'ipotesi (migliore) di essere risvegliato dall' ICD, qualche secondo di perdita di coscienza, situazione pericolosa nel caso fossi alla guida.
Questo che sembrava una "maledizione" si è rivelata un'opportunità fantastica.
Mi sono procurato una bicicletta con cui facevo tutto.
Ho scoperto che potevo usare il bus per andare al lavoro (anche se l'impresa non era tra le più semplici)
Ho assunto ritmi e tempi che definirei "normali", tali da farmi concentrare sulle cose che facevo. Potendo farne un numero limitato avevo la necessità di organizzarmi e pensare a come e quando farle al meglio.
Un periodo che in realtà è durato circa 6 mesi,
un inverno di neve e freddo, passato
tra fermate di pullman dimenticate,
tre le piste ciclabili,
tra molta gente nuova,
tra molti stranieri e le loro lingue,
in mezzo agli studenti che popolano i pullman del mattino con i loro cellulari e
ipod.
spostandomi a piedi se necessario,
aspettando senza ansia un passaggio,
sotto la pioggia e la neve.
"Si sconsiglia la guida sino al prossimo controllo ICD che avverrà tra 3 mesi"
I motivi di tale raccomandazione nascevano dal fatto che dopo un arresto cardiaco, immotivato quale era stato il mio, poteva succederne un secondo.
La cosa non mi preoccupa minimamente, ma l'evento potrebbe provocarmi, nell'ipotesi (migliore) di essere risvegliato dall' ICD, qualche secondo di perdita di coscienza, situazione pericolosa nel caso fossi alla guida.
Questo che sembrava una "maledizione" si è rivelata un'opportunità fantastica.
Mi sono procurato una bicicletta con cui facevo tutto.
Ho scoperto che potevo usare il bus per andare al lavoro (anche se l'impresa non era tra le più semplici)
Ho assunto ritmi e tempi che definirei "normali", tali da farmi concentrare sulle cose che facevo. Potendo farne un numero limitato avevo la necessità di organizzarmi e pensare a come e quando farle al meglio.
Un periodo che in realtà è durato circa 6 mesi,
un inverno di neve e freddo, passato
tra fermate di pullman dimenticate,
tre le piste ciclabili,
tra molta gente nuova,
tra molti stranieri e le loro lingue,
in mezzo agli studenti che popolano i pullman del mattino con i loro cellulari e
ipod.
spostandomi a piedi se necessario,
aspettando senza ansia un passaggio,
sotto la pioggia e la neve.
martedì 23 marzo 2010
Defibrillatore Cardioverter Impiantabile (ICD)
Alle 13, finalmente, mi chiamarono in sala operatoria.
"Buongiorno", l'infermiera mi accolse gentile.
"Eccomi", dissi ostentando una falsa tranquillità.
"Volevo illustrarle cosa andremo a impiantarle tra poco,
si tratta di un Defibrillatore.
E' del tutto simile a quello che sta sul tavolo, solo un pò più piccolo"
"Vedo", balbettai.
"Signora, mi scusi ma non mi sento bene, preferirei stendermi", feci appena in tempo a dire.
Dopo qualche minuto riaprii gli occhi, contornato da camici verdi affacendati.
Qualche rassicurazione e mi riaddormentai.
Non ricordo il ritorno, ma al risveglio tutto era finito.
L'ICD stava ora nel mio petto, guardiano di un cuore che potrebbe nuovamente fermarsi.
Era il 1 Settembre.
"Buongiorno", l'infermiera mi accolse gentile.
"Eccomi", dissi ostentando una falsa tranquillità.
"Volevo illustrarle cosa andremo a impiantarle tra poco,
si tratta di un Defibrillatore.
E' del tutto simile a quello che sta sul tavolo, solo un pò più piccolo"
"Vedo", balbettai.
"Signora, mi scusi ma non mi sento bene, preferirei stendermi", feci appena in tempo a dire.
Dopo qualche minuto riaprii gli occhi, contornato da camici verdi affacendati.
Qualche rassicurazione e mi riaddormentai.
Non ricordo il ritorno, ma al risveglio tutto era finito.
L'ICD stava ora nel mio petto, guardiano di un cuore che potrebbe nuovamente fermarsi.
Era il 1 Settembre.
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