domenica 13 ottobre 2013

G.P. Bancarella

Ci vorrebbe un antropologo per studiare la metamorfosi del G.P. Bancarella, una corsa non competitiva, che ogni anno si svolge verso metà ottobre. Un antropologo potrebbe trovare non pochi spunti di studio e riflessione, se mettesse a confronto il percorso di oggi con il percorso di pochi anni fa.
Forse non è passato nemmeno un lustro, da quando la corsa, partendo dalla piazza del paese, dopo poco più di un chilometro virava per certe stradine, argini, rive e “cavini”, sconosciuti ai più,  che costeggiavano e, a volte attraversavano campi ancora con le canne del granturco “in piedi” e rive dove la pioggia lasciava pozze nascoste dall’erba ancora “norbia”.
Dopo poche decine di passaggi tutto diventava scivoloso, fangoso e oserei dire epico. Uscire da certi tratti senza aver esaurito il fiato era motivo di orgoglio.
Il percorso poi viveva di sterrati solidi, ghiaiosi, buoni per far velocità. Non mancavano i tratti di asfalto, quelli che i neofiti temono perché “rovinano i muscoli”. C’era un po’ di tutto e per tutti, per chi amava lo sterrato e per coloro, “gli agonisti", che ad ogni chilometro segnano il tempo. 

Ma soprattutto non c’era ancora lui : il Passante.

Il percorso di stamattina si snodava invece a ridosso del Passante. Viadotti, ponti e sottopassi apparivano ad ogni curva. Ogni volta cambiava la prospettiva : da sotto, da sopra, di lato, ma lo stradone era sempre presente, incombeva con la sua maestosità, accompagnato dal rumore sordo delle macchine in transito.
Mai avrei pensato che quell'opera tanto criticata, osteggiata da molti per anni, oggi fosse diventata protagonista di una manifestazione podistica il cui il percorso era stato costruito tra le decine di nuove stradine, sottopassi sorti per evitarlo ed superarlo.

Mentre correvo stamattina pensavo alle formiche che si adattano a vivere in quelle scatole trasparenti, in cui è ricreato un ambiente artificiale, che stuzzicano la curiosità dei bimbi. Probabilmente le piccole formichine dimenticano in  fretta come sia fatto un formicaio e accettano di buon grado quell'ambiente che, anche se un po’ limitato, non fa mancare loro niente del necessario. Darwin direbbe che solo coloro che sanno adattarsi ai cambiamenti ambientali sono destinati a sopravvivere e le formiche nel loro piccolo ne sono la dimostrazione.
Pure i podisti stamattina somigliavano alle formichine della scatola di plastica, tutti concentrati a precorrere le stradine del Passante, sbirciandolo di tanto in tanto, ma apprezzando dopo tutto i nuovi paesaggi nati attorno ad esso: gli spazzi verdi con delle piccole collinette artificiali e i colori che tingono le paratie di certi ponti.

“Ecco”, pensavo, “ l’evoluzione umana continua”. Il podista pur memore dei paesaggi di un tempo, delle canne ancora “in piedi” e delle pozzanghere dove si inzuppavano scarpe e calzini, si adegua al nuovo paesaggio e sa che probabilmente l’anno prossimo quelle stradine, oggi costeggiate da alberi ancora novelli, sembreranno ancora più familiari come lo erano un tempo in cavini.


Andrebbe fatta un piccola modifica al nome della manifestazione : 
“G.P. Bancarella – La corsa del Passante”.

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