mercoledì 9 ottobre 2013

Cinquant'anni fa

Cinquant'anni fa, il 9 Ottobre del 1963, non avevo ancora sei anni.
Avevo da poco iniziato le Elementari alla scuola G. Parini, nella vecchia villa veneta, una delle tante appartenuta ai Pisani, al mio paese. L’aula di quella prima era situata a sud est. Le grandi finestre guardavano sull'ampio cortile, che sarebbe stato, negli anni a venire, teatro di indimenticabili partite a calcio e sfide a bandiera.
L’anno scolastico era cominciato come da tradizione il 1 ottobre e già il 4 ottobre si era festeggiato, con un giorno di vacanza, San Francesco, patrono d’Italia.
Eravamo una classe mista, tutti rigorosamente con il grembiule nero, che ci rendeva tutti uguali e faceva risparmiare bucati alle nostre madri. Le lavatrici, in quegli anni, erano ancora un lusso. I ragazzini avevano il fiocco azzurro, annodato attorno al colletto, mentre le ragazzine lo portavano rosso.
Eravamo una trentina in classe, seduti a due a due su due file di banchi neri. Cominciammo a imparare a scrivere esercitandoci a fare le “aste”.
La maestra, una signora, magra, alta, con i capelli neri corti, portava anche lei il grembiule nero. La ricordo come una persona buona e paziente. L’anno dopo se ne sarebbe andata sostituita non mi ricordo più da chi.
Mi giunse l’eco del disastro del Vajont, attraverso la televisione, che già mio padre aveva comprato e ascoltando i discorsi delle persone, sbigottiti davanti a tanta “inspiegabile” distruzione.
Non ne percepivo la vastità ne l’immenso dolore. Solo con gli anni ho compreso attraverso documenti e racconti di coloro che parteciparono ai primi soccorsi.

Sono stato più volte su quella diga e pochi anni dopo, una gita parrocchiale, fece tappa al cimitero di Longarone a portare dei fiori e a celebrare una messa.

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