martedì 30 ottobre 2012

Ogni cosa ha il suo tempo


Ho appeso le scarpe da calcio, già nel secolo scorso, dopo aver rischiato di prenderle da un terzino, una specie di  montagna che mi seguiva dandomi dei pugni di nascosto che, con una furberia avevo fatto espellere dall'arbitro durante una partita di un torneo aziendale.  Giocare a calcio è stata una delle mie passioni più grandi. Segnare un goal procura istanti di felicità assoluta. Ad un certo punto, però,  ho capito che il meglio era passato e non valeva più la pena rischiare qualche infortunio in tackle a cui non ero più abituato.
Qualche anno dopo tentai la strada del calcio a cinque.  Il campo era più piccolo, pensai , così  potevo  meglio mettere a frutto  le mie doti tecniche, visto che qualche acciacco, dovuto all’usura derivante dalla corsa prolungata, aveva pregiudicato la prestanza e la resistenza fisica.
L’impatto fu deflagrante. Giorni e giorni di dolori inspiegabili mi convinsero a lasciare perdere. Non mi pesò abbandonare definitivamente il calcio.
Mi rimangono  i palleggi che, giocando con mio figlio,  faccio ancora con una discreta abilità, un tantino arrugginita ma non fino al punto da farmi sembrare imbranato e goffo. La stoffa c’è ancora, si è sgualcita un po’, ma traspare ancora la qualità di un tempo, come un vestito di ottima fattura ma non più alla moda. Ogni cosa ha il suo tempo.
Da ragazzo divoravo libri. Integravo quelli che mi venivano regalati con quanto potevo trovare in biblioteca. Per certi periodi andavo in sequenza, ad esaurimento di scaffale.  Mi piaceva la fantascienza e le storie di viaggi impossibili. Moby Dick, i libri di Verne e tanti altri mi hanno fatto compagnia durante l’infanzia e l’adolescenza. Durante le scuole superiori, arrivarono  gli incontri con Manzoni, Kafka, Buzzati, Pavese,  Pirandello, molti scrittori del neorealismo italiano  e altri ancora,  stimolati dall’affezione verso una professoressa di italiano che mi indusse  a portare italiano all’esame di diploma in informatica.
Ai libri mi affezionavo e i più belli li tornavo a leggere, sapendo di scoprire sempre angoli passati inosservati.
Poi venne il militare e di li a poco l’addio all’Università. Fu così che abbandonai la lettura. Iniziai a lavorare e sposatomi,  molti pensieri ma anche molte soddisfazioni riempirono il mio tempo. Quegli anni sono stati caratterizzati da un’energia senza uguali, mosso dall’amore verso la mia famiglia e dalla voglia di arrivare a realizzarmi per stare sempre meglio.
 “Ogni cosa ha il suo tempo”, mi dicevo , “tornerò sui libri ne sono certo, ma ora no ho tempo.”
Ma l’arrivare si tramutò in arrivare a tutti i costi, senza curarsi del tempo e delle energie rimaste. Tenere il ritmo elevatissimo risultò sempre più difficile. In maratona si sa, che se si parte a ritmo troppo elevato si rischia di andare fuori giri e scoppiare senza arrivare al traguardo. Anche il mio ritmo di vita risultò in quegli anni insostenibile e, come un incauto maratoneta, scoppiai.
Ne uscii con le ossa rotte e, rabberciata una vita andata in frantumi mi ripromisi : “Ogni cosa ha il suo tempo” , ma quel “ha”, significava ben altro. Le cose importanti,  intendendo  tutto ciò che amavo, avevano bisogno del mio tempo. Tutto andava rimesso in ordine.
Ora sono tornato sui libri, sono tornato a studiare,  leggo, studio passo il tempo tra le parole, lette e scritte.  E’ terapeutico prendere un pensiero e riportarlo sulla carta ordinando  le parole con la stessa cura con cui un pittore cerca le sfumature di un colore.  I significati stanno alle parole come le tonalità stanno ai colori. “Ogni cosa ha il suo tempo”, ma la vita fa scherzi strani giocando con il tempo, spesso mescola tempi e cose con l’estro di un’artista. Può succedere di ritornare a studiare quando pensi di essere arrugginito,  avere un figlio quando ti senti inutile oppure salire le vette più alte quando pensi di avere un cuore malato.

Ho corso sette maratone e, quando nell’ottobre del 1997 tagliai il traguardo con il mio tempo peggiore, mi venne naturale pensare che mi sarei di sicuro rifatto l’anno dopo.  Però si trattava di una bugia, in fondo pensavo che, quella era stata veramente la mia ultima maratona. Troppa era stata la fatica e poche le motivazioni rimaste. Per più di dieci anni non ripresi più seriamente e, solo dopo aver ritrovato l’armonia con il mio cuore, tornai a macinare chilometri. Rimisi però le scarpe da running con lo spirito di chi va in montagna, ma  tiene il passo di chi è meno allenato di lui. Ogni cosa ha il tempo. C’e stato il tempo delle maratone corse in meno di tre ore e quello delle corse fatte per il gusto di esserci ancora ed arrivare sorridendo.
Ora aspetto il tempo e le cose che l’estro della vita vorrà riservarmi ancora. Le motivazioni non mancano come pure i sogni.
Ogni cosa avrà il suo tempo .

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