venerdì 30 settembre 2011

IPOD Playlist

....sono lontani quei momenti...
quando uno sguardo provocava turbamenti..
quando la vita era più facile...
e si potevano mangiare anche le fragole....
perché la vita è un brivido che vola via
è tutt'un equilibrio sopra la follia.... 



Sally - Vasco Rossi

giovedì 29 settembre 2011

Di male in peggio


A volte penso di essere caricato a molla. Da molto tempo non riesco a dormire una notte intera. Se vado a dormire presto, mi sveglio nel pieno della notte, mentre se mi addormento tardi, arrivo a svegliarmi alle prime luci dell’alba. La molla non si carica a sufficienza per farmi dormire una notte intera.
E se, come ieri sera, cado dal sonno subito dopo cena, mi ritrovo sveglio verso le due di notte e un po’ arrabbiato, comincio a girarmi nel letto alla ricerca della posizione giusta per riaddormentarmi. Il più delle volte le solite15 gocce risolvono la situazione.

La notte scorsa, mentre stavo con pazienza cercando di addormentarmi, di colpo è mancata la luce. Il segnale verde del modem si è spento e mi sono ritrovato nel buio più assoluto.
Dopo qualche secondo un allarme ha rotto il silenzio. Il suono sinistro sembrava vicino.
“ Non vorrei essere nei panni di chi deve spegnarlo al più presto”, pensai senza inveire verso il malcapitato.
Attesi con pazienza che il suono smettesse, ma avevo la netta sensazione che nessuno se ne stesse occupando.
Infine po’ indispettito, dopo qualche minuto, aperta la porta decisi di capire da dove provenisse quel fastidio e, alzati gli occhi, mi accorsi con stupore che, la luce che lampeggiava in sintonia con l’allarme era proprio quella di casa mia.

Fui preso dal panico. Sapevo di avere un antifurto installato, ma ero convinto che fosse disinnescato, come una bomba a mano senza detonatore.
Vagando al buio, mi avvicinai alla centralina. Illuminandola con una torcia di emergenza la aprii e, osservando le decine di tasti mi venne quasi da piangere.
Cercai di ragionare, il manuale che avevo messo via con ordine, mi avrebbe potuto aiutare. Lo trovai senza fatica ma sfogliandolo non riuscii a  trovare niente che spiegasse in modo semplice come far tacere quell'urlo sinistro.
La depressione toccò il suo punto più basso.
Poi, mentre ripassavo il manuale, orbo ormai a qualsiasi istruzione, l’allarme come d’incanto svanì.
Accolsi il silenzio con un sospiro di sollievo.

Bisognava, a quel punto, risolvere il problema del buio. La torcia presa per sfizio all’Ikea funzionava ancora egregiamente, ma non sapevo quanto fosse l’autonomia rimanente.
Fui preso così da un secondo dubbio atroce :
“Vuoi vedere che mi hanno tagliato la fornitura per non aver pagato le bollette?”, pensai.

Già pensavo alle conseguenze di un risveglio senza elettricità e più di tutto mi faveva rabbrividire la doccia fredda.
Sempre supportato dalla luce fioca della lampada, ritrovata la cartellina delle bollette, rintracciai il numero verde, sempre attivo, dove nonostante l’ora, trovai una gentile signora che mi rassicurò senza indugio. Con le bollette ero a posto.

“Allora, non può essere che un guasto !”, dissi a voce alta e sollevata, mentre chiamavo un altro numero verde.
Non feci in tempo a segnalare il guasto a un altro operatore vigile a quell’ora, che il buio si illuminò, la luce verde del modem si riaccese e tutto riprese l’aspetto usuale, sciogliendo tutte le ansie che nel buio si erano materializzate.

Quando succede qualcosa che ci mette subito in grave difficoltà è difficile poi ritornare razionali e pensare alle cose ovvie, ritrovando il controllo di se stessi. Più spesso si continua a sbagliare e a peggiorare la situazione a meno che… non ritorni la luce.

mercoledì 28 settembre 2011

Parametri Macchina


Frazione di eiezione Settembre 2010  : 65 %


Frazione di eiezione Settembre 2011  : 58 %


In cardiologia la misura della frazione di eiezione (EF) serve a valutare l'efficacia di pompa del cuore. La frazione di eiezione del cuore è la frazione o porzione di sangue che il cuore pompa (espelle) dal ventricolo sinistro (gettata ventricolare sistolica) a ogni battito cardiaco rispetto al volume telediastolico. Nei soggetti con un cuore normale e sano la frazione di eiezione è pari a 55% o superiore. Questo significa che il 55% del sangue che riempie il ventricolo sinistro viene pompato nel corpo ad ogni contrazione. Un livello basso di frazione di eiezione può indicare uno scompenso cardiaco nel paziente. Significa che il cuore non pompa efficacemente e quindi non fornisce una adeguata quantità di sangue agli organi interni ed al resto del corpo.



Fonte Wikipedia : Frazione di eiezione

P.s. : Wikipedia mi ha tirato su un pò il morale. Altre fonti su Internet riportano come valore normale, un EF del 70 %. Io ho preso il valore che più mi faceva star bene. Gli altri sono sicuramente sbagliati.
Ora sto riprendendo a correre, dopo un estate di  "siesta". Vediamo tra qualche mese se sarò peggiorato o migliorato.

martedì 27 settembre 2011

Cska Mosca - Inter 2 - 3


Come può un allenatore cambiare l’atteggiamento di una squadra, che in quattro partite aveva raccolto un solo punto e subito sette gol e portarla, in appena tre giorni, a vincere due partite in trasferta subendo tre gol e segnandone sei ?
Probabile che Ranieri, dopo aver letto i nomi dei giocatori che Moratti gli aveva messo a disposizione abbia individuato sulla base delle loro caratteristiche, il modulo tattico più adatto.
Gasperini, invece, aveva messo il modulo in primo piano, quasi disinteressandosi dei giocatori.
La cattiva gestione della squadra e delle persone che la compongono sono spesso il motivo dei fallimenti dei manager, siano questi allenatori di calcio o capitani di azienda. 

lunedì 26 settembre 2011

Il centro dell'impresa


Qualche anno fa arrivò in azienda un manager, giovane, aggressivo, con idee innovative che attirarono l’attenzione della Proprietà e dell’Amministratore Delegato. Fu nominato Direttore Generale, carica sempre ritenuta necessaria, ma mai resa operativa. Dopo un primo periodo di ambientamento dedicato soprattutto a capire l’azienda in cui era finito, cominciarono le dimissioni più o meno pilotate di alcuni manager non più ritenuti all’altezza del nuovo corso e delle nuove sfide che aspettavano l’azienda di li a qualche mese.
Probabilmente quelle defezioni altro non erano che uno dei primi obiettivi richiesti al nuovo Direttore Generale. La pratica fu sbrigata in un paio di mesi.
Nei primi tempi, tra le altre cose, spese parte del suo tempo a girare in lungo e in largo l’azienda e, facendo sfoggio di una non comune capacità oratoria, riuscì a raccogliere non pochi consensi.

Prima passò in rassegna i reparti più importanti della produzione finché, quando decise di approfondire anche le funzioni di staff, programmò l’incontro con il personale dell’Information Technology. Io partecipai all’evento.
L’incontro fu preparato nei minimi dettagli. Doveva essere descritto un mondo perfetto.
La presentazione introduttiva, partendo da una visione quasi planetaria, proseguiva con spiegazioni e scenari sintetici corredati da pochi ma significativi numeri.
La seconda parte invece fu dedicata alla presentazione della squadra. Ciascuno dei partecipanti descrisse in meno di venti parole la sua funzione, dedicando qualche parola alla quota di business che governava.
Tutto andò per il meglio e il messaggio che quella direzione altro non fosse che una riedizione del Paradiso Terrestre sembrò essere recepito.
L’incontro terminò con il doveroso discorso del Direttore Generale che fino a quel momento aveva limitato la sua partecipazione a poche e puntuali domande.
Ho dimenticato quasi tutto di quanto disse, tranne una frase che in quel momento mi riempi il cuore :

“Una cosa dovete tenere ben presente !  Noi metteremo sempre la persona al centro dell’impresa e dell’azienda!”

Queste parole furono pronunciate con enfasi e quasi con voce rotta dalla commozione.
Il futuro non fu esattamente come descritto quel giorno. Il direttore di quel Paradiso Terrestre di li a pochi giorni, esattamente in prossimità del Natale, fu cacciato. Il Direttore Generale, non durò molto. Allo sbocciare delle prime gemme volò verso altre sfide e altre aziende.
Per le persone dell’Information Technology iniziò un decennio indimenticabile.
L’azienda, negli anni successivi, avviò tutta una serie di “imprese”: delocalizzazioni e cessioni di rami d’azienda, dove le persone furono veramente al centro dell’interesse generale.

Il salone degli specchi


Sono ritornato a frequentare i  corridoi degli ospedali. Sono obbligato a farlo perché ciclicamente devo fare delle visite e analisi di controllo. Il mio stato di salute lo richiede.
L’ICD, che mi accompagna,  necessita di manutenzione a intervalli regolari, come una qualsiasi macchina di questo mondo.
Mi ritrovo così a sostare  nelle sale di aspetto degli ambulatori di Cardiologia. A volte ci sto perché arrivo troppo presto, altre volte perché da ritardatario mi rimettono in fondo alla lista.
Ho modo così di guardare i pazienti, in attesa, come me, del loro turno di visita, come fossero dei  “compagni di vaggio”, in attesa di un volo aereo.  Quasi tutti sembrano più anziani di me. Ad occhio, stimo, che la gran parte di loro abbia già superato i sessant’anni, anzi molti sembrano addirittura più vecchi. Alcuni sono accompagnati da figli e compagni/e, spesso perché non autosufficienti.
Raramente trovo persone che potrei definire miei coetanei.
Guardo e scruto questa gente, tutta affetta da questioni di cuore come me, con il  distacco di colui "a cui la cosa non lo riguarda”, o con la sorpresa dell’”estraneo capitato li per caso”.
“ Non mi ridurrò mai come loro!”, dico tra me e me, osservando i casi in apparenza più seri.
Poi penso agli anni a venire e alla fatica, che già faccio oggi, per tenere riparato questo mio cuore, dalle intemperie della vita e, con una botta di ottimismo, guardo con favore al poter ritornare per molto ancora tra quegli “specchi”.


domenica 25 settembre 2011

Mondiali di ciclismo


Mondiale di ciclismo su strada : mia personale festa pagana a cui non posso mancare.
Ore passate davanti alla tv in attesa di un assolo e di un’impresa che solo poche volte ho potuto ammirare.
Ma quando c’è la passione l’attesa non pesa. Quest’anno è andata male, andrà meglio l’anno prossimo.
E’ il solo sport in cui tifo in maniera esagerata per la nazionale, cosa che invece non accade per il calcio.
Oggi la gara aveva un vincitore annunciato, che ha mantenuto le promesse e le previsioni.
Gli italiani non avevano un fuoriclasse adatto per un percorso da velocisti dove l’arrivo in volata era scontato.  La vittoria sarebbe stata un vero e proprio miracolo.
La squadra che per tutta la gara ha corso con furbizia senza sprecare risorse in inutili tentativi di fuga,  è poi mancata di scaltrezza quando, sgomitando e rischiando, bisognava guadagnare le prime posizioni del gruppo per affrontare la volata. Le maglie azzurre si sono disperse risucchiate da avversari molto più potenti e determinati.
Non si vince da Varese 2008.

venerdì 23 settembre 2011

Parametri Macchina


Pressione Massima 114
Pressione Minima     80

Frequenza cardiaca   48

Le misurazioni che dall’ultima visita faccio più frequentemente, sia al mattino che al pomeriggio, riportano valori rassicuranti.  Noto solo, un leggero rallentamento dei battiti. L’altro ieri ho misurato una frequenza di 45. Ancora cinque in  meno e l’ICD si mette in moto.

Ho fatte le analisi del sangue. Una crocetta riesco sempre a portarmela a casa. Se la volta precedente avevo la Glicemia sopra i valori massimi, questa volta invece e la mitica Omocisteina a sbordare, naturalmente oltre il massimo previsto. Ho pensato di ritornare alla dieta dei Frutti di Bosco, mentre se dovessi incrementare il consumo di verdura verde, potrei trasformarmi in un ruminante a caso.
Le mie porzioni di insalata sono assolutamente da animale al pascolo.
Non sono ancora andato dal medico perché penso che non ci sia nulla di allarmante.
A Novembre, quando ritornerò dal cardiologo, presenterò il resoconto finale di tutte le visite.

Intanto devo concludere tutto ciò che mi serve per il rinnovo della patente. Lunedì 26 ore 15.30 : Ecocardiografia. Ritroverò la dottoressa che mi ha spedito in terapia intensiva a bordo di una carrozzina, mentre io la imploravo di mandarmi a casa. La rivedrò volentieri.

Le raccomandazioni, comunque non mancano mai.
Qualcuno, come al solito una donna, mi ha ricordato che, pur non essendo malato, vivo una condizione di sofferenza. Senza mettere da parte l’autoironia, mi ha consigliato di non dimenticare la condizione di sofferenza che mi caratterizza. Quindi dovrò evitare ogni tipo di eccesso (17 settembre, 10 Marzo, ecc.…), ne va della mia vita.

Piccoli segnali, spero non premonitori : qualche dolorino al costato, una stanchezza diffusa.
Ancora qualche giorno di osservazione poi passo in cardiologia.
Intanto ho deciso di rifare pace con il sonno, prendendo un po di gocce alla sera.
Aiutano a far dormire anche l’animo.

giovedì 22 settembre 2011

Il giorno del ringraziamento


Quel giorno il mercato era particolarmente affollato. L’estate era alle porte e i primi giorni di caldo si erano già fatti sentire facendo assumere alla natura circostante nuovi colori, diversi  da quelli chiari e giovanili della primavera.
Fortunatamente, l’Oceano, che distava poche decine di miglia da quei luoghi, regalava forti brezze, ricche di salsedine, capaci di spazzare l’afa e regalare notti fresche e riposanti.
Gli uccelli marini, diventati ormai ospiti abituali,  arrivavano in massa ad ali spiegate, alla ricerca di cibo, spinti dal  vento che giungeva dall’Atlantico, sostenuto e costante.  Apparivano riposati  e tranquilli come quei viaggiatori che scendono da un treno di prima classe, rilassati da buone letture e ottimi ristori.
La gente passeggiava tra le bancarelle,  con il solito passo stanco e trasandato,  guardando con svogliatezza  quanto esposto. Per molti quella passeggiata era motivo di ozio, per altri ricerca di qualcosa non del tutto chiaro.
Le persone con le idee chiare si notavano immediatamente. Camminavano spedite verso la zona dove sapevano poter trovare quanto interessava loro. A volte indugiavano su una o più bancarelle, chiedendo e  trattando, poi fatta la scelta se ne andavano con quanto acquistato.
La zona dedicata agli animali non era molto vasta.  “La stagione era andata”, si sentiva dire ma alcune bancarelle avevano, dentro a improvvisati recinti, dei tacchini. Alcuni di loro erano ben cresciuti.
Uno di questi conosceva già quella zona. Era una delle  tante che negli ultimi tempi aveva frequentato, a rimorchio della bancarella che, di giorno in giorno, il suo padrone spostava di mercato in mercato.
Le facce gli sembravano tutti uguali. Ricordava di aver notato più di qualcuno guardarlo con interesse  e  aveva pure ascoltato trattative che lo riguardavano.
Altri tacchini a seguito di trattative simili, erano stati presi e portati via. Ne ignorava la sorte. Lui fortunatamente, era rimasto sempre dentro il suo recinto e ogni sera puntualmente era ritornato a casa.
Quel mattino, un signore con un grande cappello si fermò  davanti al recinto. Sembrava uno dei tanti personaggi che aveva già avuto modo di osservare.
Il tacchino, senza curarsi di quella presenza, continuò a passeggiare in quello spazio ristretto, nemmeno si accorse della trattativa che lo riguardava e, quando si senti sollevare da due mani che gli stringevano le ali, capì che la sua vita, da quel momento, sarebbe cambiata.
Fu chiuso dentro una scatola che sobbalzò per un po’ di tempo. Dentro faceva un caldo asfissiante e riusciva  a percepire un po’ di fresco da alcuni buchi da cui entrava anche un po’ di luce.
Era terrorizzato e si chiedeva cosa gli stesse succedendo.
Di colpo gli sbalzi finirono e pure il rumore che aveva accompagnato quella situazione scomparve.
Dopo un ultimo scossone la scatola si aprì. Con un po’ di timore mise il becco fuori e si trovò nel mezzo di un prato circondato da alberi e arbusti. C’erano altri animali : simili a quelli già conosciuti dove aveva vissuto fino al giorno prima.
Uscito, guardingo e  ancora spaventato, cominciò a guardarsi intorno. Poco lontano l’uomo dal grande cappello, che aveva visto al mercato, si stava allontanando con il cartone in mano.
Finalmente poté dissetarsi e mangiare qualcosa. In poco tempo, pur con la nostalgia di casa, realizzò che anche la nuova sistemazione non era poi male. Il cibo era eccellente e al fresco degli alberi avrebbe potuto risposare e stare tranquillo.
I giorni estivi portarono caldo e benessere. L’uomo con il cappello era puntuale ogni mattina con nuovo cibo e acqua fresca. Percepì più di una volta il suo sguardo poggiarsi su di lui e questo lo riempiva di orgoglio. Il suo piumaggio diventava sempre più lucido e poteva, a ragione, considerasi un bel tacchino.
La vita scorreva calma al fresco di quel prato.
La fiducia in quell’uomo tanto previdente cresceva ogni giorno di più.  L’attenzione che gli riservava era tale che, spesso il cibo cambiava. Aveva avuto così l’occasione di assaggiare, più di una volta, delle vere e proprie prelibatezze.
Insomma il trattamento era dei migliori e di certo non poteva lamentarsi.
I ritmi si ripetevano sempre uguali, l’amore verso l’uomo cresceva di giorno in giorno e quando questi si approssimava, di buon mattino, al recinto,  il tacchino, ormai cresciuto e ben in carne, gli correva incontro, impaziente, si, di mangiare ma anche come segno di sincera riconoscenza.
Le giornate, si fecero un po’ più fresche.  Di sera sentiva la necessità di raggomitolarsi un po’ di più. La stagione stava cambiando e l’autunno era alle porte.
Le piogge non tardarono a farsi sentire. Il vento dell’oceano, spesso arrabbiato, rovesciava vere e proprie montagne di acqua. Il tacchino, spaventato, attendeva infreddolito che tutto passasse sotto la tettoia .
Ciononostante, l’uomo anche sotto la pioggia battente, non mancava un appuntamento.
Ogni giorno il cibo e l’acqua non mancavano mai.
Il tacchino si stava preparando al freddo dell’inverno, come già aveva fatto l’anno precedente e la cosa non lo preoccupava vista la cura e l’attenzione con cui veniva trattato.
Un giorno apparve anche la neve ma  si sciolse in breve tempo.  L’inverno era alle porte.
Fu dopo quella nevicata,  passato qualche giorno che, un mattino, sentì un po’ di trambusto. Qualcosa di simile era già successo ma, quella mattina sentiva, che qualcosa stava accadendo.
L’uomo dal grande cappello entrò nel recinto e puntò dritto verso di lui. Il tacchino, spaventato, cercò di scappare ma fini in un angolo e, da lì non poté più muoversi. Si sentì afferrare da due mani forti che gli bloccarono le ali come era successo al mercato prima dell’estate.
Urlando cercò inutilmente di ribellarsi e liberarsi , poi improvvisamente ……

Liberamente ispirato a un brano del libro "Il Cigno Nero" di Nassim Nicholas Taleb