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martedì 3 luglio 2012

Cima Biologia


Sono un grande appassionato di ciclismo. Mio padre mi ha inculcato la passione seguendo  le imprese di Gimondi , Merckx, Adorni, Anquetil sul televisore in bianco e nero che stava in sala da pranzo.
Ciclismo, Calcio, Pugilato questi furono gli sport che più seguimmo in quegli anni. Dei tre, però, solo i primi due sono rimasti vivi. Il calcio si identifica, oramai, con l’amore altalenante per l’Inter e un nascente interessamento per le gesta della nazionale.
Al ciclismo invece sono molto legato e cerco non perdere ogni appuntamento importante.
Ma come per il Calcio sono stato calciatore, per il ciclismo, avanti con gli anni, ho tentato di diventare ciclista. Indescrivibile fu la gioia provata quando comprai la bici da corsa. Ero convinto di fare grandi cose.
In un certo senso feci grandi cose. Nel breve volgere di pochi mesi mi feci male più di una volta. La caduta più rovinosa mi fece passare un estate fasciato. Ma, nonostante ciò, ritornai in bici e il mio grande sogno era salire in montagna.  Cominciai con colline poco impegnative. Volevo assaggiare le mie capacità. Ero convinto di essere un grande scalatore, ancor prima che la strada cominciasse a salire.
Quando però, per salire dovetti alleggerire la pedalata mi accorsi di non avere sufficienti rapporti, meglio, di non avere sufficiente “gamba”.  Non mi capacitavo del perché di tanta fatica. Ero o non ero uno scalatore! … Non lo ero …
Mi resi conto, con rassegnazione, che ero molto più tagliato per il ciclismo che danno in televisione. Meno pericoloso e più adatto ai miei mezzi.  Ora la bici sta in garage, coperta, con le gomme sgonfie.  A volte vedendola un po’ dimenticata mi riprometto di tirarla fuori per una sgambata turistica, ma nonostante il bel tempo no l’ho ancora fatto. Vedremo.
Quando ho cominciato a studiare Biologia, immediatamente, mi sono molto entusiasmato alla materia. Mi è piaciuta subito e  ho affrontato il corso con molta passione. Ma pur sorretto da tanta buona volontà vado sempre a infrangermi contro i termini, i nomi e le sigle. L’entusiasmo non basta a memorizzarle e ordinarle quanto serve. E’ stata una delusione simile a quella provata col ciclismo, quando mi resi conto di non essere tagliato per la salita.
Nonostante tutto farò come quei velocisti che, in vista della salita, partono all’attacco sapendo di essere ripresi, ma con l’intento di non farsi staccare troppo.  All'esame concentrerò tutti i miei sforzi in quelle due ore, facendo pure affidamento sulla buona sorte. Passato l'esame, non mi rattristerò se quei nomi appiccicati alla mente per l’occasione, saranno dimenticati già dal mattino successivo.

domenica 25 settembre 2011

Mondiali di ciclismo


Mondiale di ciclismo su strada : mia personale festa pagana a cui non posso mancare.
Ore passate davanti alla tv in attesa di un assolo e di un’impresa che solo poche volte ho potuto ammirare.
Ma quando c’è la passione l’attesa non pesa. Quest’anno è andata male, andrà meglio l’anno prossimo.
E’ il solo sport in cui tifo in maniera esagerata per la nazionale, cosa che invece non accade per il calcio.
Oggi la gara aveva un vincitore annunciato, che ha mantenuto le promesse e le previsioni.
Gli italiani non avevano un fuoriclasse adatto per un percorso da velocisti dove l’arrivo in volata era scontato.  La vittoria sarebbe stata un vero e proprio miracolo.
La squadra che per tutta la gara ha corso con furbizia senza sprecare risorse in inutili tentativi di fuga,  è poi mancata di scaltrezza quando, sgomitando e rischiando, bisognava guadagnare le prime posizioni del gruppo per affrontare la volata. Le maglie azzurre si sono disperse risucchiate da avversari molto più potenti e determinati.
Non si vince da Varese 2008.

domenica 17 luglio 2011

Piazzola A 128

La piazzola A 128 è coperta da una rete metallica abbastanza stretta che certo peggiora già il debole segnale che la rete Vodafone propaga su questi lidi. Accedere a Internet usando la l'antenna del tablet è, quasi sempre, un esercizio di pazienza.
La velocità con cui si può navigare è riconducibile ai tempi dei modem analogici a 14.400 bits/s. Come stare fermi.
In ogni caso con perseveranza e lunghi tempi di attesa si riesce a vedere quello che serve.

Ci sono poi, dei momenti o delle posizioni o dei rituali, ma giuro non l'ho ancora scoperto, che la velocità si posiziona sulla H di “High speed” e tutto appare veloce come a casa.
Quando la velocità invece è bassa, per rivedere la tasto sospirata “H”, vago con il Tablet in mano attorno alla roulotte, cercando il segnale buono o un punto baciato dalla fortuna. Di solito, purtroppo, torno quasi sempre rassegnato a navigare a passo d'uomo.
Tutto ciò ha vanificato i miei progetti di seguire via web le tappe del tour, troppo lenta la comunicazione che invece va veloce quando i corridori dormono. Non mi restava che ritornare alla sempre affidabile e onnipresente radio.
Ieri in occasione della seconda tappa pirenaica, sintonizzato su Rai Radio 1, ho potuto seguire la radiocronaca dell'inviato.
A supportarlo da studio c'era anche Gianni Bugno, campione degli anni 90.
Le radiocronache sono sicuramente diverse dalle telecronache dove spesso le immagini possono sopperire a quello che non viene detto. Un telecronista può omettere delle informazioni importanti, anche il nome di un ciclista o, quanto meno, lo può dare in un momento diverso.
Un radiocronista deve descrivere, non commentare, e per lui la precisione delle informazioni diventa molto importante.

Ieri, quando le fasi della corsa sono diventate più concitate e gli scatti dei protagonisti si susseguivano uno dietro l'altro, il povero radiocronista si è trovato travolto da quella sequela di nomi lussemburghesi, australiani, francesi, belgi e spagnoli e per qualche decina di secondi ha perso il filo della telecronaca.
Quando la situazione poteva diventare imbarazzante e nessuno dava più credito a quanto sentiva arrivare dalla Francia un tocco di surrealismo ha fatto sognare tutto per un momento :

“Ed ecco lo scatto di Gianni Bugno. Si, Bugno al comando del migliori !”, ha commentato l'inviato Rai.

Nessuno da studio, nemmeno il diretto interessato, forse comodamente seduto davanti alla tv, ha voluto correggere il povero radiocronista oramai nel pallone.
Quella frase aveva riportato indietro tutti di vent'anni, quando Gianni Bugno era uno dei migliori del plotone, ma soprattutto quando tutti avevano giusto venti anni di meno.
Sentirlo uscire dalla radio ha accresciuto la credibilità della situazione, come avessimo tutti  viaggiato, per qualche secondo, all'interno della macchina del tempo.

lunedì 23 maggio 2011

Gardeccia

 I ciclisti ieri salivano lenti verso il traguardo della Gardeccia, lassù dalle parti delle torri del Vajolet.
Le vacanze del settembre scorso mi hanno aiutato a ritrovare quei luoghi che altrimenti sarebbero stati per me sconosciuti.
La conoscenza mi è servita a definire i tempi del viaggio, decidere i percorsi più opportuni senza sorprese. Il ripercorrere strade amiche permette, spesso, di andare oltre, di porsi altri obiettivi.

Ieri ho aspettato i ciclisti lassù, prima seguendone le gesta su un grande schermo, posto in mezzo al prato, poi dal bordo della strada per vederli sfilare davanti uno alla volta.

Finalmente sono arrivati, sembravano tutti dei ragazzi, magri quasi consumati dalla fatica ma al tempo stesso leggeri per salire quelle rampe.
Ho cercato di scrutarne gli sguardi, erano uno diverso dall'altro. Chi guardava avanti cercando la fine di quella fatica , scrutando tra la folla l'arco rosa che segnava l'arrivo.
Altri guardavano fissi davanti, cercando di mulinare le gambe, ribelli alla fatica, con la convinzione che,sotto di loro, sarebbe passato prima o poi l'arrivo. Infine i più provati, pur fissando qualcosa, davanti a loro, avevano lo sguardo vuoto come se non avessero meta.
La loro andatura era incerta, spesso ciondolante ma, pur barcollando, anche loro hanno tagliato il traguardo.



domenica 15 maggio 2011

Fine Giro

Il giro è finito. Oggi abbiamo capito chi lo vincerà e chi lo perderà. Le prossime settimane saranno ricche di salite, ma senza la possibilità che possa spuntare un vincitore diverso.
Gli altri correranno per i posti d'onore.
Un giro costellato di salite, difficoltà come non mai, ha trovato già alla prima salita, nemmeno tra le più dure, il suo dominatore.
I ciclisti Italiani, privi di uno specialista o di un fuoriclasse, sono stati spazzati via.
Chi ha osato a tenere il ritmo di Contador, come Scarponi ha pagato “il fuori giri”, rimanendo staccato.
Gli altri che nemmeno hanno abbozzato una seppur minima reazione, come Nibali e Garzelli, sono saliti col passo dei battuti e dei secondi.
Il ciclismo è ricco di grandi imprese come di grandi cedimenti.
Ecco dopo le grandi imprese , speriamo un po' nei grandi cedimenti, magari indotti dagli attacchi o dal pressing degli avversari.

In caso contrario, il vincitore del Giro è già stato designato, oggi, sulle pendici dell'Etna.

martedì 10 maggio 2011

Weylandt

Cadendo a più di 70 all'ora in fondo a una discesa si può finire la corsa dentro a un cespuglio per poi rialzarsi con qualche botta e frattura, oppure, finire la propria vita contro un muro.

La differenza è l'assoluto, il tutto, quello spazio enormemente piccolo che divide la vita dalla morte.

domenica 3 aprile 2011

Giro delle Fiandre

I commentatori lo hanno definito il più avvincente degli ultimi anni. Effettivamente rivedendo il film della corsa, il risultato è rimasto in bilico fino agli ultimi metri a conferma della analisi degli addetti ai lavori.

La corsa è stata caratterizzata da crolli che sembravano irreversibili ma anche da recuperi insperati. Tom Boonen e Cancellara si sono fatti la guerra pensando di poter disporre della gara a loro piacimento senza preoccuparsi degli avversari.
Gli avversari non erano comparse e alla fine ha vinto Nick Nuyens un belga che , personalmente, non avevo mai sentito.
Diciotto muri dovevano selezionare il gruppo, ma al traguardo è comunque arrivato un drappello di una decina di corridori che solo negli ultimi chilometri, dopo tutti i muri, si è in parte sfilacciato sotto i colpi dei frequenti scatti.

Un simile finale fa subito pensare a un livellamento di valori che poi, nel ciclismo ha sempre due valenze : tutti si dopano in maniera simile o , e sarebbe ora, il doping sta lasciando questo bellissimo sport. Sono per la seconda ipotesi, voglio essere ottimista.
Delle famose biciclette elettriche, non se ne è parlato, anche se il fenomeno è tutt'altro che finito, ma credo che trai muri delle Fiandre, tutti abbiano pedalato con le loro forze

I favoriti della vigilia hanno in parte sbagliato l'interpretazione della corsa (Boonen) o non erano nella forma necessaria per stravincere (Cancellara).

Degli Italiani il migliore Ballan ha dato prova di essere di nuovo ai livelli degli anni migliori e Domenica, alla Parigi Roubaix può essere uno dei favoriti, mentre Pozzato si è confermato una sorta di incompiuto che manca sempre nei finali quando c'è da lottare per la vittoria.

Domenica entrambi correranno sul Pavè, chissà che non ne esca una bella figura.

martedì 22 febbraio 2011

Oman



Ieri a tarda sera su  Rai Sport 2 trasmettevano una sintesi del giro ciclistico dell’Oman.
I ciclisti iniziano la stagione sempre più presto, spesso non la finiscono mai e durante il nostro inverno partecipano a corse dove è estate o dove il clima è mite.
L’Oman e la penisola Araba è una di queste mete.
Il reportage mostrava dei colori e dei paesaggi mozzafiato e sembrava strano vedere ciclisti correre nel deserto dove a guardare da lontano la strada si perdeva tra la sabbia.
 

Rettilinei interminabili attraversavano il deserto tanto che, per chi li percorreva in bicicletta, penso fosse come correre verso l’infinito.
Poi, come in tutte le corse ciclistiche nascevano le fughe di chi voleva mettersi in luce o giocarsi la possibilità di una vittoria.
Difficile portare a termine una fuga quando il gruppo ti tiene d’occhio anche quando hai quattro minuti di vantaggio

domenica 23 gennaio 2011

La salita

 Quando ho occasione di incontrare anziani ciclisti o comunque ciclisti che in gioventù sono riusciti a fare una discreta carriera dilettantistica o addirittura tra i professionisti, è curioso ascoltare i loro racconti approdati di narrazione in narrazione alle soglie della leggenda.

Spesso si scivola a parlare di doping chiedendo a loro, che un giorno frequentavano l'ambiente, quanto ci sia di vero in tutto quello che si legge oggi e soprattutto si racconta del passato.

Da ciò che ne esce ne deduco che anche questo argomento per ciò che riguarda il passato sia pure lui vicino alla sfera della leggenda dentro la quale non è più possibile distinguere quanto ci sia di vero e quanto sia stato inventato.

Quando invece si passa ad ascoltare le loro gesta si sentono racconti e aneddoti relativi ai grandi campioni, particolari quasi segreti, momenti di crisi superati attaccandosi alle macchine o grazie a spinte non viste. E' simpatico ascoltare con soddisfazione soprattutto i vecchi ciclisti, in particolare quelle persone che anche a settant'anni non hanno ancora smesso di pedalare per decine di km al giorno.

Ci sono i racconti degli scalatori che non sono tranquilli se non scalano il Passo dello Stelvio una volta alla settimana e i racconti dei passisti , quelli ammalati di km, capaci di partire al mattino e ritornare alla sera senza mai scendere di sella.

L'aneddoto che accomuna i racconti di quest'ultimi, i passisti, è il loro approccio alle montagne, quando le percorrevano durante le gare che facevano da giovani.
Molti di loro, prevedendo l'inevitabile sforzo e il conseguente distacco che avrebbero accumulato dagli scalatori adottavano una tecnica particolare.

Qualche decina di chilometri prima della temuta asperità iniziavano una fuga, che veniva il più delle volte snobbata da tutti. Questo premetteva loro di accumulare un vantaggio, spesso considerevole, che avrebbero gestito lungo l'ascesa con l'obiettivo di limitare i danni.

Si creavano una sorta di serbatoio di tempo che li avrebbe aiutati a minimizzare il distacco finale. In pratica si prendevano avanti per essere ripresi lungo la salita evitando qualche volta di andare oltre il tempo massimo.

La mia vita scorre di settimana in settimana. Volendo fare un'analogia con i ciclisti ogni settimana mi appare spesso come una salita. Arrivare alla domenica sera “entro il tempo massimo” è certe volte difficile, soprattutto pensando che il giorno dopo si ricomincia daccapo una nuova salita.
Non sono uno scalatore e a dirla tutta di questi tempi non mi sento nemmeno un passista da lunghe distanze.
L'ultima settimana mi è sembrata oltremodo faticosa, corsa senza motivazioni e con qualche imprevisto di troppo.
La prossima non sta nascendo sotto i migliori auspici. Meglio pensare a una fuga in avanti, qualcosa che mi porti dei bei pensieri e che almeno nei primi giorni lasci indietro i problemi a inseguire.
Non ho idea cosa farò, da qui a domattina ho tempo per pensarci.

domenica 3 ottobre 2010

Thor Hushovd Campione del mondo

Il mondiale di ciclismo o si vince o si perde, i giochi di squadra riescono solo se alla fine si vince.
L'Italia ha avuto momenti estremamente favorevoli che si sono dissolti appunto per seguire la tattica di gara definita  a tavolino che doveva portare alla vittoria Pozzato.

Pozzato è mancato quando doveva esserci. Colpa dei crampi e di una condizione non ottimale.

Le tattiche possono essere riviste anche strada facendo come pure gli uomini su cui puntare.

Il primo mondiale che va alla Norvegia.
All'anno prossimo.

Mondiali di ciclismo

Giorno da dedicare al ciclismo, nell'unica gara dell'anno dove valgono le squadre nazionali.
Il mondiale è tra le poche gare che possono cambiare la carriera di un ciclista. Poche sono state le vittorie di outsiders. Tutti i più grandi campioni hanno indossato la maglia iridata, almeno una volta, simbolo del titolo da esibire per un anno intero.
Si corre in Australia, a Melbourne, durante la notte italiana. Strano da vivere e da seguire questo mondiale cosi lontano, e come ogni anno la vittoria è sempre alla portata dei corridori italiani.
Come sarà la corsa dipenderà dal tracciato, ormai conosciuto ma soprattutto dai corridori, dal loro modo di interpretarla rendendola più o meno dura.
Ci saranno fughe di ogni tipo, quelle iniziali e quelle nella parte centrale della gara. Dopo i 220 km di gara si noteranno i veri pretendenti alla vittoria finale, che fino ad allora saranno stati coperti e nascosti all'interno del gruppo.
La distanza sarà l'ultima variabile a incidere nel risultato finale. Chi avrà risparmiato di più avendo doti di fondo specifiche potrà pretendere alla vittoria finale.
Filippo Pozzato tra gli italiani è il più accreditato, colui che avrà quasi tutta la squadra a sua disposizione.
Al telefono l'altro ieri ha confidato a un amico :
"Quest'anno o mai più"

Non mi resta che aspettare.

venerdì 1 ottobre 2010

Ci risiamo !

Alberto Contador, vincitore degli ultimi tre Tour de France, è stato trovato positivo dai controlli antidoping effettuati durante l'ultimo Tour.
La sostanza incriminata è il clembuterolo, di cui le analisi hanno trovato traccia, benchè in dosi minime, nei campioni del ciclista spagnolo.
La difesa del corridore, addossa la colpa a della carne contaminata, che avrebbe consumato in quei giorni.
Attualmente il ciclista è stato sospeso dalla squadra in via cautelativa in attesa di ulteriori accertamenti.

Le argomentazioni date a sua discolpa dal ciclista sembrano alquanto bizzarre, ma non diverse da altre sentite in tutti questi anni, fornite da ciclisti incappati nella rete dei controlli antidoping.

Dalle mie parti in questi casi si dice :
"El voe farghe credere che Gesù Cristo xe morto de fredo!"

domenica 19 settembre 2010

A Vincenzo Nibali la Vuelta 2010


Queste sono le notizie che sembrano cambiare l'orizzonte di uno sport da sempre al centro di sospetti e casi di doping. Un nuovo campione alla ribalta della Vuelta dopo vent'anni dall'ultima vittoria italiana.

La speranza è sempre la solita : vittorie limpide senza il sospetto del doping.
Nibali sembra uno suo cui scommettere per il futuro.
Futuro molto prossimo : tra quindici giorni Campionato del Mondo in terra australiana.

venerdì 6 agosto 2010

Trattoria da Coppi


Da fuori l'apparenza è di un bar, meglio di una trattoria, del secolo scorso.
Una tettoia spicca  a riparo dell'entrata e di qualche tavolo all'aperto, quasi a bordo strada.
La scritta "Trattoria da Coppi " appare in primo piano.
Appena entrati, la sensazione è di entrare in un bar, sulla sinistra il bancone , sulla destra alcuni tavoli con al centro un calcetto.
In fondo si nota la sala da pranzo principale e una parte all'aperto con delle tavole già apparecchiate.

Le pareti del bar sono tappezzate da stampe che riproducono documenti del ventennio fascista. Si possono trovare manifesti che inneggiano al duce e citazioni documentate dello stesso. Insomma " mi viene da  pensare " a una sorta di nostalgia e predilezione per le gesta di Mussolini.

Nella sala da pranzo invece foto, ritagli di giornale, copie di manifesti inneggiano al mondo del ciclismo ma in modo particolare a Fausto Coppi. 
In fondo spicca una gigantografia dello storico scambio di borraccia con Bartali. Ecco spiegato il nome della Trattoria.

Sono le 20.00 e il locale sembra vuoto, solo alcuni avventori del posto si soffermano per la solita ombra e quattro chiacchiere.
Alla richiesta : "C'è posto ?", la risposta è : "Aspettate vediamo quanta gente arriva , sicuramente qualcuno non viene e troviamo posto anche per voi". 
Di li poco, verso le 20.30, il locale si riempie, "Ecco tra poco fanno la conta", penso fiducioso di cenare.
Un minuto dopo ci dicono che il posto c'è. A vedere la sala da pranzo la situazione non sembra cosi critica come sembrava. Un solo tavolo occupato, per noi che siamo in quattro c'è l'imbarazzo della scelta.

Alle 20.30 la voce di un qualcuno, che potrebbe essere il cuoco o il titolare, richiama tutti a tavola. Si mangia, il clima familiare pervade le sale.

Intuisco una sorta di fai da te, sospetto che  i clienti si preoccupino anche in parte del servizio, alcuni si procurano in autonomia il bere al bancone, altrimenti non si spiegherebbe il numero elevato di camerieri che vagano con bottiglie in mano.

La scelta dei vino è tra raboso e cabernet.
Il menù prevede grigliata mista con contorno di patatine, verdura fresca, fagioli e cipolla e per finire dei funghi, non dichiarati all'inizio.
La grigliata mista arriva in  due trance : prima parte, ossetti, salsicce e pollo, su letto di patatine fritte in una unica padella, seconda parte, bistecche ai ferri su letto di funghi su un unico vassoio.
Il cabernet intanto si lascia bere.
Il cibo è ben  preparato, senza grosse pretese, si mangia bene.
Ogni tanto riappare, il cuoco-titolare che urlando cerca il consenso dai commensali e distribuisce ancora la carne che avanza.
Non si parla di dolci, si passa subito al caffè. C'è lo spazio per un limoncello.
Il tutto, clima familiare, cibo genuino incluso, a un costo di 15 euro a testa.

Alle 22.30 già si va verso l'uscita, la zona bar ha luci soffuse e il volume della musica è più alto di prima. Gli avventori visti all'entrata hanno lasciato il posto a persone più giovani
Sta passando della musica rock-pop.
Dietro al bancone un vecchio monitor riporta le tracce musicali programmate, anche questo ricorda gli anni ottanta.
Mi rimetto in macchina verso casa.

giovedì 3 giugno 2010

Prestazioni Impressionanti

Il 4 Aprile avevo scritto :

"
Fabian Cancellara ha vinto il Giro delle Fiandre.
Sul muro di Grammont, senza mai alzarsi sui pedali, si è tolto di ruota Tom Boonen, che con lui da circa 25 Km era in fuga. Un'impresa come poche se ne sono viste sul Muro, portata a  termine con una facilità impressionante, con una predestinazione che non ammetteva eccezioni.
"
Peccato che adesso qualcuno cominci a sospettare che la bicicletta montasse un motore elettrico.

martedì 4 maggio 2010

Il Delfino di Bibione

Corridore molto caro a Bulbarelli, telecronista che ha fatto carriera in Rai, colui che gli ha coniato il soprannome "Delfino di Bibione", riproponendolo di corsa in corsa, di tappa in tappa come si trattasse di un rito propiziatorio ogni volta che Pellizzotti si metteva in mostra.

Il delfino è caduto nella rete dell'antidoping (facile la metafora).
Oramai non si tratta di sapere chi si dopa, ma quando verrà scoperto e sospeso. Ballan è stato il penultimo, Pellizzotti l'ultimo. Chi sarà il prossimo.

Pellizzotti è un onesto corridore, tra i più forti in circolazione. Troppo scalatore per vincere le corse  di un giorno che non siano cronoscalate, troppo poco scalatore per vincere le corse a tappe.
Poche vittorie, nonostante il talento. Abbonato ai gradini più bassi del podio o alle maglie meno prestigiose delle corse  a tappe. Un onesto corridore, uno dei tanti "secondi" di cui ogni sport è ricco.

Un onesto corridore, che pur dannandosi come gli altri non è riuscito a emergere come altri, arrivando sempre a un passo dal cielo senza mai toccarlo.
"Perchè se mi manca così poco per primeggiare non provarci ?", si sarà detto, sperando nella buona sorte.

Al Tour de France 2009, oggetto della contestazione, conquistò la maglia di miglior scalatore, maglia minore ma sicuramente prestigiosa. Al cielo in quell'occasione si avvicinò, quasi riuscendo nell'impresa di toccarlo.

Ma spesso i delfini cadono nelle reti come tutti gli altri pesci. Purtroppo a volte tocca anche a loro.

Oggi è sospeso a causa di un controllo fatto prima del Tour De France 2009. Non farà il Giro d'Italia, per il quale, forse, si sarà preparato per mesi, magari bevendo al massimo acqua frizzante.

Dispiace vedere il ciclismo in queste condizioni.

sabato 24 aprile 2010

Liegi Bastogne Liegi


Signori di RAI TRE domani si concludono le classiche del nord. Si corre la Liegi Bastogne Liegi.
Io sono Veneto, vivo vicino a Venezia, alle ultime elezioni non ho votato e non so quando voterò ancora.

Nonostante questo outing, che mi mette sulla sponda opposta, non fate tiri mancini, non trasmettete partite di calcio che già di loro si svolgono su stadi vuoti.
Del calcio veneto non me ne frega niente, il calcio per me ha due soli colori : il nero e l'azzurro.
Noi appassionati di ciclismo, pure noi drogati (di passione), per il solo sport dove la droga è di casa (????), vorremmo goderci quest'ultima cerimonia.
Se proprio volete vendicarvi, trasmettete una gara allievi di ciclismo, normalmente ha più pubblico delle partite padane che volete propinarci, ci accontenteremo lo stesso.

domenica 18 aprile 2010

Spal-Hellas Verona 1-1

Philippe Gilbert attacca e va a vincere l'Amstel Gold Race

Sicuramente L'Amstel non vale un Giro delle Fiandre o una Roubaix, ma a dirla tutta nemmeno una San Remo.
In ogni caso per me è domenica da dedicare al ciclismo, irradiato dalla sempre puntuale Rai Tre, 

Quindi verso le 15 e qualcosa, scatta l'ora X, occupazione del divano e attesa della diretta.
Su Rai Tre, iniziata la telecronaca della gara. si sono dilungati, forse un pò troppo a  raccontare un pò di storia, ma siccome la corsa non era ancora entrata nel "vivo", come si dice in gergo, ci stava e non ha fatto male.

Il bello è venuto quando finita la breve storia, che tra l'altro ha sottolineato le poche vittorie italiane, si è passati alla diretta.
"Ecco i corridori stanno affrontando la prima 'cote'" , hanno esordito nella diretta i telecronisti , spiegando che le cote sono strani pendii, mai troppo duri, ma dove in genere si fa più selezione che sul Pordoi.
"Bene mi son detto" , quando in un batter d'occhio la tivù si è sintonizzata senza nessun intervento su una partita di calcio, che per parecchi minuti, non sapevo perchè stesse la al posto di Cunego e quando se ne sarebbe andata.

Dopo qualche secondo il telecronista, quello del calcio, dice: 
" Ci scusiamo per i telespettatori del veneto che non hanno potuto seguire la gara dall'inizio".
" E scusarsi con coloro che stanno perdendo l'Amstel, magari ripristinandola ?", pensai ancora speranzoso si trattasse di un errore.
Errore non era e la partita rimase là. Del ciclismo nessuna traccia nemmeno nei canali digitali.
Io ho preferito andare a fare un Bancomat, visto che di li a due ore dovevo portare un bimbo al circo, ignaro di come stava andando l'Amstel e fregandomene di Spal - Hellas Verona di non so che serie.
Ora so di entrambe il finale e non mi dispiacerebbe sapere chi sia stato l'artefice di tale scelta.

Che sia il nuovo che avanza ? 
Il presidente  della regione, leghista, darà la precedenza allo sport padano - veneto ?
Che ci siano stati problemi di ordine pubblico. Verona odia Ferrara ? 

Chissà se qualcuno darà delle spiegazioni.............


Momento topico della partita giocata allo stadio"Mazza" di Ferrara
(ora so come si chiama lo stadio di Ferrara)