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| 18 Gennaio 2011 |
martedì 18 gennaio 2011
lunedì 17 gennaio 2011
Camminare sul filo
Mi rendo conto che spesso le relazioni tra persone diventano una sorta di esercizio di equilibrio tra i più rischiosi.
La fune sembra talmente tesa e difficile da attraversare che, a volte, il bastone non è sufficiente a mantenere l'equilibrio.
Appena si acquista un briciolo di confidenza, basta un nonnulla per precipitare al suolo.
Nel mondo delle relazioni la caduta può non essere fatale ma, come ogni buon funambolo che si rispetti, si può risalire e ricominciare tutto dall'inizio.
L'importante per i funamboli e per coloro che inciampano nelle relazioni, è capire quando un inchino e un saluto sia la scelta più sensata, senza drammatizzare l'insuccesso.
Ci si può comunque rifare alla prossima occasione.
La fune sembra talmente tesa e difficile da attraversare che, a volte, il bastone non è sufficiente a mantenere l'equilibrio.
Appena si acquista un briciolo di confidenza, basta un nonnulla per precipitare al suolo.
Nel mondo delle relazioni la caduta può non essere fatale ma, come ogni buon funambolo che si rispetti, si può risalire e ricominciare tutto dall'inizio.
L'importante per i funamboli e per coloro che inciampano nelle relazioni, è capire quando un inchino e un saluto sia la scelta più sensata, senza drammatizzare l'insuccesso.
Ci si può comunque rifare alla prossima occasione.
Il social network
Qualche giorno fa leggevo che oramai i Social Network” stanno diventando oggetto di studio da parte della scienza.
Veniva portata ad esempio una statistica che, analizzando i contenuti “postati” nella comunità di Facebook, era riuscita ad individuare l'andamento delle separazioni di coppia. In particolare metteva in evidenza come l'approssimarsi delle vacanze sia uno dei periodi più a rischio di separazione, in quanto pone la coppia nella necessità di vivere un periodo “assieme”. Il rifiuto o la paura di tale evenienza fa scoppiare molte coppie che preferiscono così separarsi.
Questo è un esempio di dove possa portare lo studio dei fenomeni sociali nati attorno a Facebook e a tutte le altre piccole o grandi comunità nate con Internet.
Una delle sfide dell'informatica di questi anni è riuscire ad analizzare l'enorme quantità di dati generati da tutto ciò. Questo tipo di dati viene qualificato dagli addetti ai lavori come “dati non strutturati”. Niente a che vedere con quello che fino a ora è stato il mestiere predominante dell'elaborazione dati che, fino a qualche anno fa si era solo concentrata nella gestione di quelli che venivano definiti invece, come “dati strutturati”, cioè quella massa di informazioni organizzate in “tracciati record” e funzionali a ciò che definiamo o definivamo applicazioni.
Dopo circa trent'anni qualcuno ha scoperto che questi dati strutturati altro non erano che circa il 5% dell'informazione complessiva che normalmente veniva prodotta mentre il 95% era invece composto da documenti, fogli elettronici, immagini e negli ultimi anni anche da tutto quell'enorme massa di messaggi, foto, video, generati dall'evoluzione della comunicazione cominciata con le email e gli sms e approdata a Facebook e Youtube.
Come per il maiale, per Internet vale il detto “non si butta via niente”, tutto ciò che volenti o nolenti riversiamo sulla rete risulta utile a qualcuno e, potenzialmente può essere fonte di profitti.
Questo leggevo e di riflesso pensavo al mio speciale Social Network costruito da un misto di wireless, telefonia, sonde agganciate nei dintorni dei ventricoli del mio cuore.
Vecchie e nuove tecnologie che però abilitano qualcosa di estremamente importante e utile per me e non solo.
Mi sono sentito una sorta di pioniere, che per motivi di salute, sta percorrendo strade che un giorno potrebbero diventare più comuni di quanto lo siano adesso.
Una delle frontiere future dei social network penso sarà appunto accedere a informazioni che possano monitorare comportamenti di massa con modalità oggettive a fini scientifici magari avvalendosi di sonde sempre più piccole e meno invasive.
Spero che esperienze come la mia possano portare, in futuro, giovamento a tutti.
Una delle frontiere future dei social network penso sarà appunto accedere a informazioni che possano monitorare comportamenti di massa con modalità oggettive a fini scientifici magari avvalendosi di sonde sempre più piccole e meno invasive.
Spero che esperienze come la mia possano portare, in futuro, giovamento a tutti.
Quello che passo, una volta alla settimana nel mio speciale Social Network altro non sono che i segnali della mia vita, di tutto ciò che può essere determinato da fatica, gioia, dolore, amore e naturalmente malattia.
Sono convinto che le emozioni, oltre alle disfunzioni, registrate in quei tracciati, siano facilmente leggibili agli occhi di software o medici specializzati.
Allo stesso modo, considerato il fatto che tutto ciò non mi abbandonerà più, spero che questo dia modo di capire alla fine qualcosa di più, su come me ne sarò andato.
Mi raccomando qualcuno si ricordi di spegnere tutto.
sabato 15 gennaio 2011
Di Padre in Figlio
Un uomo una domenica d'estate torna lungo l'autostrada al termine di una giornata passata tra sentieri di montagna che pensava di non poter più calpestare.
Verso le 15 mosso da chissà che fretta viaggia verso casa. Sa' che nessuno lo sta aspettando. Nonostante tutto mette la macchina al massimo consentito e punta dritto verso casa.
Nel passare una macchina più lenta, forse distratto da qualcosa, devia in modo immotivato e tampona l'auto che oramai gli sta di fianco.
Ne segue un gran colpo, una carambola. Le macchine diventano incontrollabili, ma fortunosamente rimangono dritte e soprattutto si fermano senza provocare altri disastri.
La donna tamponata e l'uomo che si è distratto ne escono increduli ma illesi. Delle auto invece rimane un cumulo di rottami.
Il figlio torna assieme a un amico, una domenica di Gennaio dopo aver sciato tra i boschi nei dintorni di Cortina.
Verso le 15 si trova sulla stessa autostrada che il padre percorreva quella domenica di Luglio, forse solo venti chilometri più indietro. Il giovane mosso da chissà che fretta, occupa la corsia di sorpasso, quella più a sinistra. Non corre al massimo ma la velocità è comunque rispettabile.
Ignorando le avvisaglie, sente le palpebre appesantirsi. In pochi secondi il sonno lo coglie e in un momento striscia il guardrail di sinistra. Ne esce un rimbalzo che spinge l'auto verso il guardrail di destra che rilancia a sua volta la macchina a sinistra. Dopo aver attraversato l'autostrada per ben due volte la carambola finisce in corsia di sorpasso.
In questo delirio di attraversamenti nessun altro veicolo viene coinvolto. I due ragazzi escono spaventati ma illesi.
Dell'auto rimane un cumulo di rottami.
Aggiungere altre parole mi sembra superfluo.
giovedì 13 gennaio 2011
Memoria al tempo di Google
“Chi canta quella canzone che fa …...?”
“Come si chiama quel personaggio storico che …..... dai aiutami ?”
Questo qualche volta succedeva in passato.
Ma la memoria sembrava ribellarsi. Nozioni, nomi che avevo più volte trattato, sembravano fuggite dalla mia mente. Per quanto mi sforzassi, al massimo percepivo i contorni di dubbie iniziali o assonanze probabilmente poco realistiche.
La cosa mi indispettiva e così partiva la sfida.
Nasceva così il tarlo che prendeva la mente, la necessità e il puntiglio di voler a tutti i costi recuperare quelle parole quei nomi in fuga dalla memoria. A volte nemmeno sembravano essere determinanti ma, in quei momenti, la sfida diventava una questione di principio.
Purtroppo non sempre la memoria si arrendeva restituendo velocemente il maltolto, spesso invece quel pensiero non mi abbandonava per ore e continuavo a cercare di ricostruire qualcosa di cui non ricordavo nemmeno le parvenze.
Poi d'improvviso una schiarita riportava la luce, tutto riappariva estremamente, chiaro. Il nome, la parola era là come se non se ne fosse mai andata. Vivevo una sensazione di liberazione, come si fosse sciolto un nodo e forse nella mia mente qualcosa si era finalmente districato.
E se oggi succedesse una cosa simile ? Come si risolverebbe la cosa ?
Probabilmente, avendo a disposizione una connessione a Internet basterebbe consegnare quei pochi indizi a un motore di ricerca qualsiasi.
La ricerca, anche se reiterata, porterebbe in pochi minuti a un soluzione con la disponibilità di informazioni aggiuntive nemmeno richieste.
Senza parlare poi di quelle geniali applicazioni capaci di individuare una canzone ascontandone solo una parte.
L'accesso immediato alle informazioni che oggi Internet garantisce, permette di fugare i dubbi e le curiosità senza aspettare, come un tempo, di avere a disposizione i libri giusti.
Non credo che tutto questo contribuisca a sminuire la funzione della memoria, anzi ne diventa un'utile estensione da cui estrarre le cose che più ci interessano.
Oggi il percorso di apprendimento è completamente cambiato, ma la nostra mente non si è lasciata sorprendere, assorbendo senza battere ciglio il cambiamento, anzi irrobustendo le sue capacità di logica e memorizzazione. Là tra i neuroni di spazio ce né ancora molto.
mercoledì 12 gennaio 2011
Foto di carta
Da qualche tempo passo parte del mio tempo libero a riordinare, catalogare e anche localizzare le foto fatte
A dire la verità il mio rapporto con le foto digitale è abbastanza recente : maggio 2009. Da lì in poi mi sono appassionato più alla possibilità di immortalare le immagini e con loro il tempo piuttosto che preoccuparmi di fare foto estremamente artistiche. A dire il vero tra le tante qualcuna di bella scappa ma di quelle fatte non butto via quasi niente.
Prima del maggio 2009 usavo abbastanza spesso una telecamera digitale del 2006, che registrava i video su mini dvd. Penso di essere stato uno dei pochi a fare quella scelta che a mio parere è rimasta sul mercato non più di qualche mese, per essere soppiantata dagli hard disk che sempre più capienti, sono montati nelle moderne telecamere. Le finanze di allora mi permettevano quello e non di più.Per le foto avevo e ho ancora funzionante una Canon 35 mm.
Oggi mi trovo a dover gestire qualche decina di Gbytes di fotografie. Ho tentato vari modi e tecnologie ma dopo aver tentato di catalogare una libreria di CD e DVD sono passato ai poco costosi Hard Disk connessi al PC.
Ma non ci si può fidare ad occhi chiusi della tecnologia e memorizzare migliaia di foto su un solo hard disk può essere la strada più veloce per perderle tutte in un secondo in caso di guasto.
Da qui la necessità di duplicarle su un nuovo disco con tutti i problemi di allineamento.
Insomma la fotografia digitale, ha portato i problemi di sicurezza oltre che problemi di memorizzazione. Oggi una foto fatta con la risoluzione di14 Mpixel crea immagini che, spesso occupano più di 5 Mbytes di spazio. Con dimensioni di questo tipo lo spazio richiesto crescerà sempre più.
Qualcuno sta già rimpiangendo le foto di carta e la parsimonia degli scatti del mondo analogico e, non è inusuale che, ci sia chi preferisca ristampare le foto digitali su carta per evitare i problemi di spazio disco. Il salvataggio in pratica lo si fa sulla carta. Può essere una valida alternativa visti i costi non proibitivi dei servizi di stampa offerti in internet.
Probabilmente ritorneranno di moda gli album con in copertina i paesaggi di montagna o le modelle dagli occhi di cerbiatto.Se prima con le foto di carta, c'era il problema dell'invecchiamento, oggi con il digitale si stanno incontrando problemi di compatibilità : fino a quando i cd e i dvd potranno ancora essere letti dai moderni computer ?
Vanno considerati poi i problemi di compatibilità dei sistemi operativi dei PC. Gli standard di comunicazione di oggi per quanto saranno supportati dalle nuove tecnologie ?
Potrà accadere che dopo aver cambiato PC, il disco su cui erano memorizzate le nostre foto diventi incompatibile e illeggibile.
Ciclicamente saremo obbligati a mantenere aggiornati i sistemi di memorizzazione e convertire i formati digitali delle foto per adeguarci ai nuovi che saranno adottati.
Insomma il problema non è e ne sarà semplice in futuro tanto da rendere difficile la gestione di ciò che riguarda i nostri ricordi senza il rischio di perderle per troppa confidenza o poca conoscenza.
Un tempo il ritorno dai nostri viaggi era caratterizzato dalla necessità di portare a sviluppare e stampare le foto fatte. C'era l'impazienza di scoprire come fossero riuscite. Eravamo costretti a pagare anche per foto di cui avremmo fatto certamente a meno.
Le foto poi venivano raccolte in album o raccoglitori, messe in cassetti da cui raramente venivano riprese per essere riviste.
Oggi dalle ferie si torna con centinaia a volte migliaia di scatti, da dover memorizzare, catalogare e soprattutto salvare. Un lavoro non facile e che richiede, se fatto bene, molto tempo.Rivederle tutte diventa quasi un'impresa improba per noi, figuriamoci per gli incauti amici o parenti che volessero cimentarsi nell'impresa.
In questi casi ci aiuta Internet che permette di memorizzare le nostre foto rendendole accessibili su nostra approvazione a coloro con cui desideriamo condividerle. Chi vuole le guarda gli altri possono lasciare perdere.
In teoria il digitale sembra garantire vita illimitata ai nostri scatti, ma i distinguo e le attenzioni dovute ci fanno pensare che le foto stampate ancor oggi siano le più longeve.
Il Calendario
Quando mio figlio espresse il desiderio di cimentarsi nel Camino di Santiago, nell'estate del 2007, l'idea mi trovò subito d'accordo, e non mi preoccupò l'eventualità che avrebbe affrontato l'avventura completamente da solo.La solitudine pensai, non sarebbe stato un problema. Non andava di certo a percorrere un sentiero sconosciuto, ma il “Sentiero dei Francesi” che da Saint Jean Pied de Port, lo avrebbe portato a Santiago de Compostela, vicino all'Atlantico.
Di certo non si sarebbe trovato solo a camminare, durante quell'estate del 2007, anzi il partire solo gli avrebbe permesso di essere più aperto verso nuove conoscenze.Cominciò il percorso, non senza qualche errore dovuto all'esuberanza e l'entusiasmo, ma ben presto capì che la fretta e l'ingordigia non l'avrebbero portato lontano.
Calibrò le sue giornate su distanze ragionevoli (25 , 30 chilometri), cercando di concludere entro mezzogiorno partendo molto presto al mattino.Il resto della giornata lo passava a cercarsi un ricovero per la notte e ad accudire a se stesso e ai suoi indumenti, nonché ai suoi piedi.
Strada facendo incontrò più persone, con alcune fece dei brevi tratti assieme, con altri solo incontri lunghi il tempo della sosta. Il mattino seguente tutti riprendevano con il loro passo e i loro tempi come era giusto.

Fece quindi amicizia con due italiani, un vicentino e un piemontese con cui da un certo punto in poi proseguì di concerto. Fecero amicizia e arrivarono sino a Santiago senza più dividersi.
Una volta arrivato, il 22 luglio, seguì i festeggiamenti di San Giacomo unendosi ad altri giovani che affollavano la città. Tornò in aereo prima della fine di luglio.
In questi giorni, recuperando dei vecchi dischi in cui avevo memorizzato foto e video nel corso degli anni scorsi, ho ritrovato quelle foto e in qualche modo le ho “portate in salvo” su altri supporti .
Infine il nome di una cartella “Calendario” mi ha fatto ricordare un fatto sempre legato a quel viaggio.
Verso Natale pensai di regalare a mio figlio un calendario costruito dalle foto del suo Camino di luglio.
Passai per un fotografo che in tempo per Natale concluse l'opera.
Il calendario scandì i giorni del 2008, che iniziò di li a poco, e fu per mio figlio l'anno in cui cominciò a lavorare.
Forse, oggi, quel calendario è ancora appeso a qualche parete, incurante del tempo passato.
Qui a fianco alcune delle foto prescelte
martedì 11 gennaio 2011
Steve Jobs
Steve Jobs, Amministratore delegato di Apple, riceve dal 2003 un dollaro di stipendio.
Negli ultimi anni le sue idee innovative hanno portato Apple a trasformarsi da una azienda di nicchia seguita solo da una sorta di sparuto gruppo di adepti, tra l'altro in via di estinzione, in un marchio che sta condizionando l'evoluzione tecnologica dei prossimi anni.
Tutti, anche i giganti di un tempo, Micrososft, Hp, Nokia, ecc. annaspano cercando di ricorrere le idee innovative di Jobs ma nel contempo rischiando di perdere fette rilevanti di mercato cercando di giocare partite in terreni non amici.
Ipod, Iphone, Ipad, ITune senza parlare delle nuove versioni di sistema operativo OS X, di qualche anno fa, sono alcune delle idee che stanno rivoluzionando la vita e le modalità di comunicazione di oggi.
Le azioni Apple nel 2003 valevano circa 5 $ e il pacchetto azionario di Jobs (5,5 milioni di titoli) a quel tempo valeva intorno ai 25 Milioni di $.
Bene con 25 Milioni di $ si vive lo stesso e si può fare a meno di uno stipendio, ma c'è da chiederci quanti dei nostri AD sarebbero in grado di cimentarsi in una simile sfida. Spesso fuggono vendendo tutto dopo qualche mossa di “alta finanza”, come se si trattasse del bottino di una rapina.
Oggi le azioni Apple valgono circa 341 $ e il valore oggi nelle mani di Steve Jobs è salito a 1,87 Miliardi di $.
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