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lunedì 27 agosto 2012

Note


Le ferie sono terminate in coincidenza con il primo temporale di Agosto. Lungo il viaggio verso casa, sempre più coperto da nubi minacciose,  la temperatura è scesa repentinamente di più di 15 gradi. Sono giunto a casa poco dopo il passaggio del nubifragio. Davanti alla porta di casa il vento aveva accumulato una grande quantità di foglie secche, come se qualcuno volesse sottolineare che le ferie erano veramente finite. Un po’ per passare il tempo e un po’ per scacciare la malinconia, presa la ramazza, ho fatto piazza pulita di quell’avvisaglia di autunno.

Uno dei ricordi più singolari del mare di quest’anno, una sorta di foto non fatta, è stata l’immagine di due persone anziane, presumo marito e moglie che, abbracciati, andavano lenti verso il mare. Si era verso sera, e i raggi del sole non avevano più la stessa forza delle ore più calde. Guardandoli ho provato molta tenerezza e un pizzico di invidia.

Ero partito per il mare munito di computer, Tablet , cellulari, fiducioso di essere sempre connesso a Internet.  Mi sono trovato invece, quasi sempre sconnesso e spesso, nell'impossibilità di fare anche una banale telefonata.  I pochi accessi a Internet sono stati ottenuti grazie a lunghe e interminabili attese davanti al Pc, diventato improvvisamente lento e inutilizzabile.  Non tutto il male viene per nuocere e dopo un po’ ho scoperto, ma le cose le capisco quasi sempre per urto frontale, che dopo tutto non stavo poi così male, anzi ….

Da oggi si ritorna alle vecchie abitudini. Il PC al lavoro è ripartito senza fiatare. La posta ci ha messo un po’ ad arrivare, ma alla fine non c’era niente di preoccupante. I promemoria lasciati sul tavolo, sintetici, che solo un mese fa sembravano chiarissimi, mi sono apparsi alquanto enigmatici. In compenso mi sono ricordato tutte le password di accesso. 

domenica 24 luglio 2011

Piazzola A 128

La vacanza passata qua, presso la Piazzola A 128, volge al termine.
E' stata una “Prima” per me e per mio figlio. Un periodo vissuto assieme, come mai era successo.

E' andata meglio di quanto potessi pensare. Il tempo è scivolato via senza le ansie del voler fare troppo, e nemmeno il vuoto dettato dal non saper cosa fare. Qualcosa da fare c'è sempre stato, fosse anche il semplice raccontarmi o il chiedere continuo, pieno di curiosità, del bambino.
Raccontare ha significato, soprattutto farmi conoscere da mio figlio, che sa poco di me, di quello che ho fatto e di quello che faccio. Ora siamo un po' più famiglia e questo è un grande risultato. 
I figli sono sempre interessati alle storie raccontate dai genitori, siano queste vere o inventate, non sapendo ancora dividere il vero dal sogno.

Per contro lui non mi ha mai chiesto di tornare a casa, piantandomi in asso, fatto salvo un leggero cedimento questa sera, vigilia della partenza.

La situazione non permetteva distrazioni. Io non dovevo perderlo d'occhio, qui nessuno poteva darmi il cambio.
Ci è voluta pazienza per incastrare, sempre uniti : il gioco, la piscina, il mare e tutte le attività collaterali come la pulizia, la preparazione del pranzo e altro ancora.
Prima toccava a lui, poi io seguivo a ruota, ma lui doveva aspettarmi.
Il campeggio fungeva un po' da recinto, garantendogli la libertà per girovagare, talvolta, senza il mio guinzaglio.

Della roulotte ricordo in modo particolare uno spigolo contro il quale ho continuato a rompermi la testa, i tanti piatti e pentole da lavare dopo ogni pasto, e la difficoltà che incontravo per connettermi a Internet.
Per sintonizzarmi su una velocità decente ho spesso eseguito rituali strani, portando il Tablet, che fungeva da antenna, a zonzo nei dintorni della Piazzola, per verificare la potenza del segnale. Una situazione simile alla scena del film “Il ciclone”, quando cercavano di sintonizzare il segnale video.
Da me non sono arrivate pero ballerine di flamenco a risolvere, miracolosamente il problema, ma alla fine ho trovato una posizione dove, una volta su due, si poteva navigare velocemente.

Le notti sono state strane, percorse da pensieri e ripensamenti. Ho preso decisioni di ogni tipo per poi rivederle in parte o completamente la notte successiva. E' stato, però, l'unico momento personale della mia vacanza.

Oggi mi chiedevo se questa è un'esperienza che rifarei. La risposta è stata“mi piacerebbe”, anche nel caso che, da qui alla prossima volta, possano cambiare le condizioni a contorno della mia vita.


E' come se avessi aggiunto un altro solido masso per completare l'attraversamento del guado che impegna oggi molte delle mie energie.


Il mio mondo personale ne è rimasto fuori. Solo il lavoro qualche volta si è fatto sentire. La vacanza è come una nave che pian piano ti porta lontano dal porto, che rappresenta la vita quotidiana, e quindi anche dal lavoro. Dopo qualche giorno si è talmente lontani, che la riva non si vede più e anche il lavoro non sembra più così importante come all'inizio.

Il resto della mia vita, durante questi giorni, nonostante qualche momento di cedimento, è stata volutamente messa un po' da parte.
E' preferibile che rimanga ancora un po' nel cassetto, è molto più faticosa della vita in campeggio e, soprattutto, ci sono molti più spigoli di quanti ce ne siano in una roulotte.

sabato 23 luglio 2011

Piazzola A 128

La boa di salvataggio ha fatto carriera .
Da semplice ormeggio immobile a supporto del nuotatore inesperto ma incosciente del pericolo, sono diventato una piattaforma mobile a supporto dei tuffi .
Ebbene si, scovando da non so che angolo nascosto del mio fisico, mi sono ritrovato capace di apnee sorprendentemente lunghe.
Sopra la mia schiena, promossa a piattaforma di lancio, il piccolo saliva e scendeva a piacimento, incurante di quanta aria utile avessero a disposizione i miei polmoni, lanciandosi in tuffi di pregevole fattura.
Naturalmente tanto più forte era lo slancio verso l'alto del bambino, tanto più accentuato era il mio sprofondare.

Solo in un paio di situazioni mi sono ritrovato a respirare con le branchie, non avendo ancora raggiunto la superficie, ma le situazioni critiche sono state superate con qualche colpo di tosse liberatorio.

L'esercizio di apnea, chiamiamolo pure così, si è protratto per una buona mezz'ora.
Come per la corsa, dove mi sembra di essere sempre allenato, anche in questo caso mi sono riscoperto più delfino di quanto potessi pensare, con doti di apnea mai possedute prima.

Non ho avuto modo e tempo di rimuginare attorno a questa situazione, ho solo constatato con stupore queste capacità tenute gelosamente nascoste per molti anni.
A volte , in situazioni simili a questa, mi ritrovo a paragonarmi a un lavandino finalmente sturato.

Tra un tuffo e l'altro, mio figlio mi ha chiesto perché ho una cicatrice sul petto.

“Mi hanno messo una macchinetta che controlla il mio cuore”, gli ho risposto.
“Così non cadi più ?”, mi ha chiesto, forse ricordando di avermi visto svenuto per terra.

La curiosità gli ha fatto vincere un po di timore, così ha voluto verificare l'esistenza di quella macchinetta capace di non far cadere più suo padre.

La piattaforma mobile, ha chiuso la serata con una grappa :”duretta e a temperatura ambiente”, così è stata tecnicamente definita dal barman.

martedì 19 luglio 2011

Piazzola A 128

Mentre svolgevo le mie funzioni di boa di salvataggio, riflettevo sulla metamorfosi di questo ultimo mese.
Complice il caldo e un po' di fiacca, sono passato da aspirante maratoneta, con tempi intorno alle 4 ore, a boa di salvataggio a supporto di un figlio troppo sicuro di se.


Nel controllare le mosse del bimbo, mi è pure tornata alla mente la sorte del baccalà, pure lui destinato, prima di finire in pentola, ad almeno una notte di ammollo, al fine da renderlo morbido, da secco e stecchito qual'era.


Chissà se lo stare in ammollo mi farà diventare più morbido e malleabile.
Ma ripensando alla sorte del baccalà, ricordo pure, che, prima di finire a bagno-maria, veniva ben bene percosso.


A dirla tutta, ultimamente qualche botta, ben assestata l'ho ricevuta.


Vedremo il prosieguo della storia.

lunedì 18 luglio 2011

Piazzola A 128

Qua tutto è sempre uguale e tutto cambia in continuazione. Il panorama dalla Piazzola è sempre lo stesso : roulotte, tende o camper. Durante gli ultimi tre giorni, tanti ne sono passati da quando sono arrivato, qui attorno sono cambiati tutti i “vicini”. Una roulotte ha lasciato il posto a una pressoché identica, mentre di fronte tende hanno preso il posto di camper e viceversa. Le persone invece sono tutte diverse.
Il ritmo del cambiamento sembra guidato da una torre di controllo.
Un campeggiatore parte, svuotando di ogni cosa lo spazio che occupava e, di li a poco, un nuovo arrivato è già li sul posto a montare tende, verande e collegare prese e tubi di ogni genere.
Gli stranieri vanno per la maggiore. Molti si qualificano issando da qualche parte la bandiera nazionale o addirittura regionale, manifestando il loro spirito di appartenenza.
Insomma è difficile per tutti staccare il filo che riporta a casa.
Per ciò che mi riguarda, il GPS dice che sono a 32 KM da casa ma non per questo non mi sento in vacanza.



Ci sono piscine per tutte le “tasche”. Dai neonati fino ai provetti nuotatori. Con mio figlio sto ripercorrendo il percorso della crescita e, partito cauto da quella per neonati solo ieri, già oggi siamo entrambi in quella da provetti nuotatori, cioè quella più profonda.
Con stupore ho notato che mio figlio “galleggia”. Lasciato andare, non affonda, anzi ha una confidenza con l'acqua che non conoscevo. Riesce ad avanzare con movimenti goffi, quindi se in difficoltà raggiunge con facilità il bordo vasca.
Io vicino a lui svolgo funzioni di boa di salvataggio, pronto a prestare soccorso in ogni momento.




I campeggiatori non vivono di caccia. Questo gli animali del posto l'hanno capito ormai da molto.
Vivono e vagano liberi condividendo spazi e naturalmente cibo con i turisti.
Non è rado vedere lepri, tortore, picchi che vagano all'interno della piazzola incuranti dei presenti, scegliendo, secondo l'istinto ciò che di buono è stato lasciato cadere.
Non si sono verificati ancora furti di cestini della merenda, ma in questo caso per cercare  il colpevole si andrebbe a colpo sicuro.




domenica 17 luglio 2011

Piazzola A 128

La piazzola A 128 è coperta da una rete metallica abbastanza stretta che certo peggiora già il debole segnale che la rete Vodafone propaga su questi lidi. Accedere a Internet usando la l'antenna del tablet è, quasi sempre, un esercizio di pazienza.
La velocità con cui si può navigare è riconducibile ai tempi dei modem analogici a 14.400 bits/s. Come stare fermi.
In ogni caso con perseveranza e lunghi tempi di attesa si riesce a vedere quello che serve.

Ci sono poi, dei momenti o delle posizioni o dei rituali, ma giuro non l'ho ancora scoperto, che la velocità si posiziona sulla H di “High speed” e tutto appare veloce come a casa.
Quando la velocità invece è bassa, per rivedere la tasto sospirata “H”, vago con il Tablet in mano attorno alla roulotte, cercando il segnale buono o un punto baciato dalla fortuna. Di solito, purtroppo, torno quasi sempre rassegnato a navigare a passo d'uomo.
Tutto ciò ha vanificato i miei progetti di seguire via web le tappe del tour, troppo lenta la comunicazione che invece va veloce quando i corridori dormono. Non mi restava che ritornare alla sempre affidabile e onnipresente radio.
Ieri in occasione della seconda tappa pirenaica, sintonizzato su Rai Radio 1, ho potuto seguire la radiocronaca dell'inviato.
A supportarlo da studio c'era anche Gianni Bugno, campione degli anni 90.
Le radiocronache sono sicuramente diverse dalle telecronache dove spesso le immagini possono sopperire a quello che non viene detto. Un telecronista può omettere delle informazioni importanti, anche il nome di un ciclista o, quanto meno, lo può dare in un momento diverso.
Un radiocronista deve descrivere, non commentare, e per lui la precisione delle informazioni diventa molto importante.

Ieri, quando le fasi della corsa sono diventate più concitate e gli scatti dei protagonisti si susseguivano uno dietro l'altro, il povero radiocronista si è trovato travolto da quella sequela di nomi lussemburghesi, australiani, francesi, belgi e spagnoli e per qualche decina di secondi ha perso il filo della telecronaca.
Quando la situazione poteva diventare imbarazzante e nessuno dava più credito a quanto sentiva arrivare dalla Francia un tocco di surrealismo ha fatto sognare tutto per un momento :

“Ed ecco lo scatto di Gianni Bugno. Si, Bugno al comando del migliori !”, ha commentato l'inviato Rai.

Nessuno da studio, nemmeno il diretto interessato, forse comodamente seduto davanti alla tv, ha voluto correggere il povero radiocronista oramai nel pallone.
Quella frase aveva riportato indietro tutti di vent'anni, quando Gianni Bugno era uno dei migliori del plotone, ma soprattutto quando tutti avevano giusto venti anni di meno.
Sentirlo uscire dalla radio ha accresciuto la credibilità della situazione, come avessimo tutti  viaggiato, per qualche secondo, all'interno della macchina del tempo.

Piazzola A 128

La bici è stata un'ottima idea. Abbrevia le distanze tra la piazzola e i servizi del villaggio. Ci si può muovere per fare la spesa come si fosse a casa, muniti di sporte e lista di ciò che serve.
A piedi in ogni caso si può far tutto e, anche se qui il tempo sembra scorrere più lentamente, bisogna organizzarsi per non dover fare le cose a pezzi, spostandosi in continuazione.
La situazione è simile a quando mi dovevo muovere senza macchina. La distanza tra il dire e il fare era necessariamente più ampia, perché la velocità di esecuzione era più lenta.
La lentezza è un toccasana, sia nei movimenti che nella comunicazione. Spesso nelle relazioni la distanza tra il dire e il fare dovrebbe essere grande abbastanza per permettere di pensare.

La possibilità di poter contattare chiunque in ogni luogo e in qualsiasi momento è di sicuro una grande possibilità ma anche un grande limite. L'immediatezza della comunicazione ci porta a dire e fare cose di cui qualche volta dobbiamo pentirci.
Ci fosse qualche barriera, oltre alla ragione che non sempre è all'altezza, a frenare l'impulsività, avremmo l'opportunità di riflettere, calmarci e concludere che in fin dei conti ciò che dovevamo dire non era così importante o che il destinatario non meritava simili attenzioni.

Dare la giusta velocità alla vita, alle relazioni e a tutto ciò che facciamo è impresa non da poco.
Quello che in realtà succede è qualcosa di molto simile a certe code che sperimentiamo sulla strada. Per certi tratti si viaggia veloci, poi inspiegabilmente si torna a passo d'uomo e spesso si è costretti a restare fermi per diversi minuti.

Nella vita, in certi peridi andiamo a mille e siamo pervasi da un'energia straripante, mentre di li a poco ci troviamo in riserva e bisognosi di una sorta di ristoro e recupero. Purtroppo quando si va a mille si è portati a trascurare la riflessione e diventiamo spesso superficiali e poco attenti, mentre, quando ci si trova per i più svariati motivi, siano questi di salute, di lavoro o sentimentali, a dover rallentare ecco che il mondo diventa immensamente grande.
Acquistiamo, in questo caso, una sensibilità capace di percepire anche i più flebili segnali, mentre i nostri occhi guardano il mondo con delle lenti capaci di ingrandire le cose più piccole.
Ci è difficile capire mentre andiamo veloci che stiamo esagerando prima di dover essere costretti a fermarci a riflettere.

Cosa fare per intraprendere una strada senza code schizofreniche ?

Rendere al vita un po' varia, come in un viaggio in cui ci si possa fermare a vedere panorami diversi e sempre nuovi, arricchendola di interessi sempre nuovi evitando di piombare nel vortice della corsa forsennata verso obiettivi che poi si rivelano dei miraggi.

Piazzola A 128


Note 

Dopo una assurda caduta in bicicletta, ora mi ritrovo con le ginocchia sbucciate più dei bambini che sfrecciano sicuri tra le viuzze del campeggio

Ieri sera, assistendo al karaoke, mi era venuta l'idea di esibirmi. Ma nel pensare alla canzone che avrei potuto richiedere, mi venivano alla mente solo canzoni tristi. Per non rovinare la serata a tutti i presenti ho rimandato il debutto.

Oggi Domenica, sono pervaso dalla stessa speranza che avevo da piccolo, quando ero in colonia : forse oggi qualcuno passa a trovarci.

Devo convincere mio figlio che il mare è a pochi passi da qui.

venerdì 15 luglio 2011

Stasera si respira

Mi manca il termometro della carrozzeria di là della strada a confortarmi sulla temperatura, ma come si dice in queste situazioni : 
“Stasera si respira”.
Si respira l'aria del mare che sta a cento metri da qua. Venendo quà ho lasciato a rumoreggiare sulla provinciale tutti i motori a cui pensavo di essere diventato insensibile.

I rumori di questa mia prima serata, nella piazzola A n. 128, sono i ritmo lontano della musica, il fruscio delle bici e quello più rotolante dei monopattini usati dai più piccoli.
Ci sono i grilli, ci sono le voci della gente, seduta sotto verande dalle mille forme e colori, illuminate da luci che qualche volta ricordano le decorazioni natalizie, mentre altre sono talmente fioche da risultare quasi delle segnali di ingombro, una sorta di linee di confine tre le piazzole.

Come succede spesso in questi casi, qualche pezzo talmente comune da passare inosservato è rimasto a casa.
Così ho portato il caffè ma non la caffettiera e nemmeno lo zucchero.
Non ho niente per scolare la verdura, tanto che per risolvere il problema ho fatto roteare lo scolapasta con dentro la verdura.

Domani rifaccio l'appello e prendo le poche cose veramente indispensabili, per il resto qualche piccola scomodità di certo non guasta.
E' la mia prima sera in roulotte, si sta bene. Si ha la sensazione di stare come a casa senza portarsi appresso le stanze.

Stasera la luna piena stava pochi centimetri al di sopra del mare e sembrava poterci cadere dentro da un momento all'altro, come quegli aquiloni che non riescono a prendere quota e il vento buono. Il cielo era ancora chiaro, la spiaggia era vuota.
Ho rivolto lo sguardo a destra sapendo che da quella parte c'e Venezia.
Domani, serata del Redentore. Chissà se verso il tardi , volgendo lo sguardo da quella parte, si noteranno i bagliori dei fuochi

domenica 18 luglio 2010

Giorni d'estate

Un temporale stamattina si è fermato
Ora fa un pò più fresco

sabato 17 luglio 2010

Giorni d'estate

Sono dell'idea che l'aria condizionata sia un lusso.
Penso di essere in grado di attraversare il caldo di questi giorni, con le mie forze.
Forse è anche una questione di orgoglio, il non voler cedere pensandomi a rischio, forse una stupidata come altre mie.
Dopo aver passato una mattinata a sudare, in cerca di una macchina, sono andato al lavoro e là ho trovato, naturalmente da lavorare, poi silenzio e fresco.
Verso il tardo pomeriggio anche la fabbrica ha abbassato il suo battito vitale, spegnendo i condizionatori.
Mi sono sentito chiuso quasi in una scatola che si stava via via riscaldando.
Ho resistito più di un'ora per terminare quello che mi ero ripromesso di fare.

Lungo la via del ritorno, sembrava che un temporale avesse l'intenzione di portare un pò di fresco.
Sono cadute, anche, alcune grosse gocce sul parabrezza. Già assaporavo una serata fresca.

Poi verso la fine del viaggio, le nubi si sono dissolte. Il temporale aveva tirato dritto.
Ora sono a casa, come a una fermata del pullman ad aspettare il prossimo.

Chissà quando arriva....

martedì 13 luglio 2010

Sere d'estate

Il letto fa le veci del divano di un tempo. La tv è spenta, non c'è niente che valga la pena di essere visto, nemmeno i telegiornali.
Internet da notizie più interessanti, di certo meno filtrate.
Un pò leggo un pò scrivo, poi riaggiusto quello che scrivo. Scrivere rilassa, rimette in ordine i pensieri anche se si racconta la normalità o non si filosofeggia.
Tra un paragrafo e un'altro, quasi a imitare il "Mumble....Mumble" dei fumetti, mi alzo per prendere dei biscotti.
Ne prendo due o tre per volta, per non fare l'ingordo. Di tanto in tanto invece mi alzo per bere.

Arriva qualche messaggio e c'è il tempo per una telefonata con chi è in vacanza.

Prima di mettermi a dormire devo preparare le cose per il giorno dopo : i frutti bosco da scongelare, il Blackberry da mettere sotto carica.
Se mi gira dò pure un 'occhiata alla posta aziendale, ma quasi ad occhi chiusi.

Stasera c'è stata la cazziata, breve ma intensa del capo. Erano circa le 21. Un manager telefona da Monaco a un suo collaboratore per cazziarlo, per una dimenticanza, a ragione, ma pur sempre sul far della notte mentre il "poverino" sta scolando la pasta.
Poco cambiava se contava fino a 3 e poi aspettava il giorno dopo.
Certe emozioni, Sig.  Manager, vanno riconosciute e soprattutto non devono dar luogo ad azioni intempestive.
Piccoli segni di debolezza.