domenica 4 novembre 2012

Juve - Inter 1 : 3


L'inter stava crescendo mentre le ultime prestazioni della Juve avevano fatto intravvedere un calo di condizione.
Come spesso succede chi rimonta riesce a staccare chi sta davanti. Per lo scudetto la strada è ancora lunga, ma la partenza bruciante della Juve si sta già ridimensionando.

Da qualche giorno pensavo di scommettere 20 euro puntando sul 3 : 1 per l'inter.
Naturalmente non l'ho fatto.

sabato 3 novembre 2012

Andy


Andy se ne andato qualche mese fa. Il suo cuore non gli ha dato una seconda possibilità.
L’ho incrociato per qualche anno per motivi di lavoro. Era uno di quei geni creativi che hanno contribuito alla crescita di internet. Un creativo contro cui spesso mi sono confrontato. Il suo desiderio di vedere realizzata un’idea con poco e in pochissimo tempo non collimava con la mia necessità di farla durare nel tempo. A causa di questa incompatibilità entrambi abbiamo passato de momenti difficili. Lui non riusciva a realizzare in tempo e io non ero in grado di garantirne il funzionamento nel tempo.
All’inizio non mi stava simpatico perché condizionava, con il suo parlare solo inglese, decine di persone a usare una lingua straniera durante le riunioni. Uno vinceva contro al maggioranza, dove ciascuno, mai e poi mai poteva alzare bandiera bianca e dire : “ Scusate io non capisco niente !”.
Quando con il tempo cominciò a comprendere l’italiano, per non essere frainteso, continuò a esporre le sue idee solo in inglese.
Con il tempo i motivi di collaborare si diradarono e quando ci fu l’occasione di incontrarci, si parlava d’altro e ci si capiva di più. Per molto tempo lo hanno dato per partente, ma quando ritornò davvero a Londra non passò a salutare.
La notizia della sua morte piombò improvvisa. Per qualche giorno se ne parlò quando ci si incontrava tra quelli che lo avevano conosciuto.
Stamattina una mail di Facebook, che quotidianamente mi invita a conoscere questo o quello perché amico di uno che conosco, mi chiedeva se per caso conoscessi Andy. Avevamo degli amici in comune, sottolineava la mail, quindi …. potevo stringere amicizia.
Che idiota ‘sto Facebook che si definisce social network ma non distingue chi è vivo da chi non c’è più. Come può qualcosa essere sociale quando non riesce a distinguere e dare dignità alla vita e alla morte ?
Quanti sono i fantasmi che vagano in cerca di amicizia in giro per Internet e quante saranno le richieste di amicizia, inviate da ignari, che mai saranno ricambiate ?
Un tempo l’immortalità era garantita agli artisti e ai grandi uomini. Le loro opere e gesta contribuivano a renderli eterni. Oggi basta essere tra i cinquecento milioni di  iscritti a Facebook per non essere dimenticati e continuare a vagare come anime in cerca di pace, elemosinando, senza più tempo amicizie, restando in silente ascolto come le misteriose anime dei morti che hanno turbato spesso i sonni della nostra infanzia

martedì 30 ottobre 2012

Ogni cosa ha il suo tempo


Ho appeso le scarpe da calcio, già nel secolo scorso, dopo aver rischiato di prenderle da un terzino, una specie di  montagna che mi seguiva dandomi dei pugni di nascosto che, con una furberia avevo fatto espellere dall'arbitro durante una partita di un torneo aziendale.  Giocare a calcio è stata una delle mie passioni più grandi. Segnare un goal procura istanti di felicità assoluta. Ad un certo punto, però,  ho capito che il meglio era passato e non valeva più la pena rischiare qualche infortunio in tackle a cui non ero più abituato.
Qualche anno dopo tentai la strada del calcio a cinque.  Il campo era più piccolo, pensai , così  potevo  meglio mettere a frutto  le mie doti tecniche, visto che qualche acciacco, dovuto all’usura derivante dalla corsa prolungata, aveva pregiudicato la prestanza e la resistenza fisica.
L’impatto fu deflagrante. Giorni e giorni di dolori inspiegabili mi convinsero a lasciare perdere. Non mi pesò abbandonare definitivamente il calcio.
Mi rimangono  i palleggi che, giocando con mio figlio,  faccio ancora con una discreta abilità, un tantino arrugginita ma non fino al punto da farmi sembrare imbranato e goffo. La stoffa c’è ancora, si è sgualcita un po’, ma traspare ancora la qualità di un tempo, come un vestito di ottima fattura ma non più alla moda. Ogni cosa ha il suo tempo.
Da ragazzo divoravo libri. Integravo quelli che mi venivano regalati con quanto potevo trovare in biblioteca. Per certi periodi andavo in sequenza, ad esaurimento di scaffale.  Mi piaceva la fantascienza e le storie di viaggi impossibili. Moby Dick, i libri di Verne e tanti altri mi hanno fatto compagnia durante l’infanzia e l’adolescenza. Durante le scuole superiori, arrivarono  gli incontri con Manzoni, Kafka, Buzzati, Pavese,  Pirandello, molti scrittori del neorealismo italiano  e altri ancora,  stimolati dall’affezione verso una professoressa di italiano che mi indusse  a portare italiano all’esame di diploma in informatica.
Ai libri mi affezionavo e i più belli li tornavo a leggere, sapendo di scoprire sempre angoli passati inosservati.
Poi venne il militare e di li a poco l’addio all’Università. Fu così che abbandonai la lettura. Iniziai a lavorare e sposatomi,  molti pensieri ma anche molte soddisfazioni riempirono il mio tempo. Quegli anni sono stati caratterizzati da un’energia senza uguali, mosso dall’amore verso la mia famiglia e dalla voglia di arrivare a realizzarmi per stare sempre meglio.
 “Ogni cosa ha il suo tempo”, mi dicevo , “tornerò sui libri ne sono certo, ma ora no ho tempo.”
Ma l’arrivare si tramutò in arrivare a tutti i costi, senza curarsi del tempo e delle energie rimaste. Tenere il ritmo elevatissimo risultò sempre più difficile. In maratona si sa, che se si parte a ritmo troppo elevato si rischia di andare fuori giri e scoppiare senza arrivare al traguardo. Anche il mio ritmo di vita risultò in quegli anni insostenibile e, come un incauto maratoneta, scoppiai.
Ne uscii con le ossa rotte e, rabberciata una vita andata in frantumi mi ripromisi : “Ogni cosa ha il suo tempo” , ma quel “ha”, significava ben altro. Le cose importanti,  intendendo  tutto ciò che amavo, avevano bisogno del mio tempo. Tutto andava rimesso in ordine.
Ora sono tornato sui libri, sono tornato a studiare,  leggo, studio passo il tempo tra le parole, lette e scritte.  E’ terapeutico prendere un pensiero e riportarlo sulla carta ordinando  le parole con la stessa cura con cui un pittore cerca le sfumature di un colore.  I significati stanno alle parole come le tonalità stanno ai colori. “Ogni cosa ha il suo tempo”, ma la vita fa scherzi strani giocando con il tempo, spesso mescola tempi e cose con l’estro di un’artista. Può succedere di ritornare a studiare quando pensi di essere arrugginito,  avere un figlio quando ti senti inutile oppure salire le vette più alte quando pensi di avere un cuore malato.

Ho corso sette maratone e, quando nell’ottobre del 1997 tagliai il traguardo con il mio tempo peggiore, mi venne naturale pensare che mi sarei di sicuro rifatto l’anno dopo.  Però si trattava di una bugia, in fondo pensavo che, quella era stata veramente la mia ultima maratona. Troppa era stata la fatica e poche le motivazioni rimaste. Per più di dieci anni non ripresi più seriamente e, solo dopo aver ritrovato l’armonia con il mio cuore, tornai a macinare chilometri. Rimisi però le scarpe da running con lo spirito di chi va in montagna, ma  tiene il passo di chi è meno allenato di lui. Ogni cosa ha il tempo. C’e stato il tempo delle maratone corse in meno di tre ore e quello delle corse fatte per il gusto di esserci ancora ed arrivare sorridendo.
Ora aspetto il tempo e le cose che l’estro della vita vorrà riservarmi ancora. Le motivazioni non mancano come pure i sogni.
Ogni cosa avrà il suo tempo .

mercoledì 17 ottobre 2012

15 Ottobre


Gli esercizi di inglese sono fatti bene. E’ un piacere farli. Sono semplici, ma sono molti. Se li traguardo con lo spessore del libro direi che sono troppi. Non ce la farò per  il prossimo mese a completarli tutti. Ci provo comunque.
Inglese sembra un esame un po’ avulso dal contesto del corso, ma ormai si sa, che senza conoscere l’inglese non si va da nessuna parte. Il mio inglese va e viene. Ci sono momenti in cui la mente riesce a precedere la voce, formando le parole e le frasi in modo comprensibile, mentre altre volte la lingua sembra incollata e la mente sembra dissociarsi, non ne vuole sapere. In questi casi faccio fatica  a parlare, a mettere in fila  anche mezza frase.
Gli esercizi servono a ripassare le regole grammaticali, studiate tanti anni fa. Alcune regole sono ancora ben fissate nella mente e mi risulta facile metterle in pratica, mentre molte altre mi stanno tornando alla mente ora, mentre procedo con le esercitazioni.
Gran parte degli esercizi consistono di frasi incomplete in cui si devono disporre le parole nella giusta forma. Gli spazi da completare sono identificabili da dei puntini a garantire lo spazio necessario.
La risposta è sempre una sola, non c’è possibilità di sbagliare. Spesso in testa alla pagina già ci sono dei suggerimenti.

Lunedì 15 Ottobre alle 8.10 mi arriva un SMS.

Ciao....

A vederlo mi sono tornati alla mente gli esercizi di inglese.  Chissà quale frase e parola mancanti stavano nelle intenzioni del mittente, al momento dell’invio?
Non era facile, come negli esercizi di inglese, completare la frase scegliendo la parola o la frase giusta.
"Meglio non farli certi esercizi.", mi sono detto. 
Fanno male al cuore .

venerdì 12 ottobre 2012

Foto

Gelateria di San Martino di Castrozza

mercoledì 10 ottobre 2012

domenica 30 settembre 2012

Alti e Bassi... Bassi e Alti


L’uomo che era stato negli ultimi tre anni, direttore di funzione ma soprattutto il  mio capo, entrò nel mio ufficio con la solita flemma. Già un paio di volte nell’ultimo mese era entrato per parlarmi di nuove tecnologie e delle sue ultime scoperte. Si comportava con le tecnologie come un bambino quando si innamora dell’ultimo giocattolo visto. Subito le voleva avere e provare. Lui quasi ogni giorno si innamorava di un giocattolo nuovo.
Questa sua volubilità non ci aiutava certo nel nostro lavoro. La strategia, se si poteva chiamare tale, mi sembrava scritta sulla sabbia. Bastava un niente per cancellarla e la nuova proposizione rinnegava spesso quanto scritto in precedenza.
Abbiamo scritto spesso sulla sabbia in questi tre anni …
Sapevo che a fine mese ci avrebbe lasciato e quando lo vidi entrare, mi stavo preparando ad ascoltare notizie sull'ultima tecnologia esplorata.
“Sei il primo che saluto !”, esordì con tono amichevole. E', tra le persone conosciute, una delle poche che riesce a usare un tono amichevole anche quando vuole colpire duro.
Capii che eravamo giunti all'epilogo, niente più innamoramenti e colpi di fulmini.
“E’ oggi, l’ultimo giorno ?”, chiesi  tanto per rispondere qualcosa e proseguire il discorso.
“Non l’ultimo giorno, direi, l’ultima ora", puntualizzò, "Finiti i saluti, consegno la macchina e me ne torno a casa con mia moglie …”, disse preciso, preciso.
“Bene …”, continuai senza trasporto.
Avevo pensato più volte a quel momento. Mi ero riproposto di trasformarlo in uno sfogo o un atto di accusa, dicendo finalmente tutto ciò che pensavo di tre anni di direzione ballerina. Alla fine avevo però deciso di lasciar perdere, bastava che se ne andasse. Bastava e avanzava.
“Sono stati tre anni di lavoro proficuo …..” rilanciò lui, quando io invece pensavo si passasse direttamente ai saluti e alla stretta di mano finale.
“Con alti e bassi, come in tutte le cose”, precisò rispolverando un tono vagamente direttivo.
La frase, però, mi svegliò dall'indifferenza che mi ero imposto, come se dovessi prendere una medicina cattiva ma imprescindibile.
Poi con una certa benevolenza, malamente mascherata, continuò :
“Ma i bassi devono essere stati talmente pochi, che nemmeno me li ricordo”
Risvegliai immediatamente la memoria alla ricerca degli alti e dei bassi a cui sui riferiva.
Non risposi, non avevo parole con cui controbattere. Mi ritornarono alla mente le frasi preparate per lo sfogo, le ricacciai indietro per evitare tentazioni.
C’era qualcosa che non mi spiegavo, perché, differentemente da quanto lui mi stava dicendo, io avevo in mente molti momenti bassi e gli alti dovevano essere stati talmente pochi che nemmeno li ricordavo.
“Spero che questi tre anni abbiano insegnato qualcosa ad entrambi”, riuscii solo a dire, con tono che voleva essere vagamente di commiato.
Ci furono dei momenti di imbarazzo. Ascoltando l’istinto avrei voluto mandarlo al diavolo, ma in aiuto mi sovvenne la sua domanda successiva.
“Coma va la salute ?”
“Bene, Grazie … Il mio cuore sta bene”, risposi lesto, come avessi la risposta già pronta per l’uso.
Se e andò dopo la stretta di mano di rito e la promessa che si saremmo comunque tenuti in contatto.
Risposi con un “Buona Fortuna !”, di cuore.

Funziona !

Ogni tanto arrivano buone notizie....

Da la Repubblica.it del 30 Settembre 2012.

Olanda, giocatore colpito da infarto salvato dal suo defibrillatore interno

sabato 15 settembre 2012

Dedicato a ......

I muri non servono per fermare chi desidera davvero qualcosa.
Servono per fermare quelli che non ci credono abbastanza


"Copertina di uno dei tanti libri in vendita in Autogrill"