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lunedì 6 maggio 2013
sabato 9 marzo 2013
mercoledì 10 ottobre 2012
mercoledì 2 maggio 2012
sabato 31 marzo 2012
Andata e .... ritorno
Torno da questo viaggio con un po’ di idee, una manciata di
buoni propositi e con qualche ansia in meno. Non che in questi giorni sia
riuscito nell’impresa di smarcare alcune delle cose che mi mettevano
apprensione, ma la lontananza ne ha attutito gli effetti. Torno fiducioso di
ritrovare il ritmo, senza lasciarmi coinvolgere in cose residue.
Sono bastati pochi giorni, ma soprattutto l’essere capitato
in un ambiente completamente nuovo, per ridimensionare i pensieri che l’abitudine
e l’angustia dei luoghi che quotidianamente frequento, avevano ingigantito
oltre misura.
Dai problemi non bisogna certo scappare, ma provare ad
osservarli con gli occhi distaccati di un estraneo aiuta a ridefinire i contorni ,come quando da
bambini si calcava con la matita per evidenziare i segni che sembravano
sbiaditi e poco chiari.
Poche ore di volo mi hanno fatto scoprire ambienti fino ad
ora sconosciuti e spesso snobbati perché o troppo vicini, (chissà perché talvolta
bello va a braccetto con lontano), oppure perché poco di moda.
Le scosse indotte dalle turbolenze non riescono più a
intimorirmi. Le vivo come i sussulti di una giostra al luna park. In certi
momenti le trovo persino piacevoli come quando si cammina lesti, in discesa
lungo un sentiero sconnesso saltando di roccia in roccia.
Durante il viaggio, leggo con la stessa calma di quando,
sotto la lampada del salotto, seduto sul divano, passo il tempo su libri e a
studiare. Durante i voli di questi giorni sono riuscito a leggere “L’arte di
correre” di Murakami Haruki, un libro dove ho ritrovato descritte le sensazioni
e le riflessioni comuni a tutti coloro che hanno potuto sperimentare la corsa
prolungata.
Ho sempre considerato la corsa un esercizio di volontà sotto
il completo controllo della mente. Quando vengono meno le motivazioni e la
passione, improvvisamente il fisico sembra ribellarsi e svuotarsi di ogni energia.
Ciò che sembrava naturale poco tempo prima diventa improvvisamente improbo.
La forza di volontà permette di raggiungere traguardi
impensabili.
Purtroppo la voglia e la grinta di arrivare al traguardo o raggiungere un obiettivo può far perdere il senso della misura sulle reali nostre forze e possibilità.
Spesso bisogna saper riconoscere i propri limiti, senza per questo sentirsi sminuiti.
Soprattutto chi pratica la corsa, rischia di frequente una sorta di dipendenza. Correre diventa una necessità che nulla ha a che fare con l'allenamento quotidiano. Si arriva a correre quasi per vizio, anche quando una sosta, programmata o imprevista, potrebbe far bene sia allo spirito che al fisico,
In queste situazione anche il dolore, piuttosto che essere percepito come un segnale di allarme, diventa un impiccio, un imprevisto in vista della gara.
I dolori sono, il più delle volte, sintomi di adattamenti meccanici che il nostro fisico assume a fronte dei nuovi carichi di lavoro. Il nostro corpo si comporta come le macchine di un tempo che durante il rodaggio levigavano al meglio gli ingranaggi.
In misura minore succede invece che il dolore, anche se sopportabile, sia invece l'avvisaglia di problemi spesso seri, che non possono essere trascurati.
In questi casi il podista tende a "correrci sopra" fino al momento in cui è costretto a chiedere a chi lo segue pazientemente :
"Basta, mi fermo qua, fammi salire in bicicletta....."
Purtroppo la voglia e la grinta di arrivare al traguardo o raggiungere un obiettivo può far perdere il senso della misura sulle reali nostre forze e possibilità.
Spesso bisogna saper riconoscere i propri limiti, senza per questo sentirsi sminuiti.
Soprattutto chi pratica la corsa, rischia di frequente una sorta di dipendenza. Correre diventa una necessità che nulla ha a che fare con l'allenamento quotidiano. Si arriva a correre quasi per vizio, anche quando una sosta, programmata o imprevista, potrebbe far bene sia allo spirito che al fisico,
In queste situazione anche il dolore, piuttosto che essere percepito come un segnale di allarme, diventa un impiccio, un imprevisto in vista della gara.
I dolori sono, il più delle volte, sintomi di adattamenti meccanici che il nostro fisico assume a fronte dei nuovi carichi di lavoro. Il nostro corpo si comporta come le macchine di un tempo che durante il rodaggio levigavano al meglio gli ingranaggi.
In misura minore succede invece che il dolore, anche se sopportabile, sia invece l'avvisaglia di problemi spesso seri, che non possono essere trascurati.
In questi casi il podista tende a "correrci sopra" fino al momento in cui è costretto a chiedere a chi lo segue pazientemente :
"Basta, mi fermo qua, fammi salire in bicicletta....."
giovedì 29 marzo 2012
mercoledì 28 marzo 2012
lunedì 12 dicembre 2011
Il Brodo di Arquà Petrarca
Non sapevo che la patria del Brodo di Giuggiole stesse cosi vicino a casa.
Tanto meno immaginavo che il paese in questione fosse Arquà Petrarca, un paese situato nei Colli Euganei, che deve il suo nome e la maggior parte della sua fama per essere stato dimora, non so per quanto, del poeta Francesco Petrarca.
Il paese ha, in alcuni tratti architetturali, una parvenza medioevale: mura costruite con sasso o con pietre a faccia vista. Qualche viuzza stretta si inerpica su per i colli.
Non mancano i riferimenti al poeta che vanno dall’ agriturismo Franciscus fino ad arrivare al bar centrale intitolato a Laura.
La casa del Petrarca, che vista da fuori non doveva essere sicuramente una casupola, è oggi un museo e sta a qualche centinaio di metri dal centro.
L’altro personaggio di rispetto del paese sono le Giuggiole. Gli alberi di Giuggiole superano di gran lunga qualsiasi altro tipo di vegetazione. Dalle Giuggiole si produce l’omonimo “Brodo”, liquore venduto praticamente a ogni angolo.
Passeggiando per le strade del paese e spingendosi anche un po’ fuori, si ha la sensazione che le giuggiole non siano così tanto amate, notando quante siano quelle lasciate appassire sui rami degli alberi. Infatti molte sono quelle non raccolte, tanto da farmi sorgere il sospetto che nell’ apparente noncuranza si celasse il segreto dell’infuso: prodotto da frutta lasciata “macerare” al freddo dell’inverno.
Quando, finita la passeggiata ho cercato di chiarire il perché di tanto spreco, un signore del posto ha liquidato la questione spiegandomi che, per le giuggiole il tempo di raccolta è molto breve, passato il quale appassiscono e non sono più buone.
“Niente di più semplice “, ho pensato, mentre fino a quel momento avevo immaginato strane pratiche di preparazione.
L’infuso, una volta assaggiato, sminuisce un po’ il senso che di solito si associa al detto “andare in brodo di giuggiole”. La realtà quasi sempre sminuisce il sogno.
Tanto meno immaginavo che il paese in questione fosse Arquà Petrarca, un paese situato nei Colli Euganei, che deve il suo nome e la maggior parte della sua fama per essere stato dimora, non so per quanto, del poeta Francesco Petrarca.
Il paese ha, in alcuni tratti architetturali, una parvenza medioevale: mura costruite con sasso o con pietre a faccia vista. Qualche viuzza stretta si inerpica su per i colli.
Non mancano i riferimenti al poeta che vanno dall’ agriturismo Franciscus fino ad arrivare al bar centrale intitolato a Laura.
La casa del Petrarca, che vista da fuori non doveva essere sicuramente una casupola, è oggi un museo e sta a qualche centinaio di metri dal centro.
L’altro personaggio di rispetto del paese sono le Giuggiole. Gli alberi di Giuggiole superano di gran lunga qualsiasi altro tipo di vegetazione. Dalle Giuggiole si produce l’omonimo “Brodo”, liquore venduto praticamente a ogni angolo.
Passeggiando per le strade del paese e spingendosi anche un po’ fuori, si ha la sensazione che le giuggiole non siano così tanto amate, notando quante siano quelle lasciate appassire sui rami degli alberi. Infatti molte sono quelle non raccolte, tanto da farmi sorgere il sospetto che nell’ apparente noncuranza si celasse il segreto dell’infuso: prodotto da frutta lasciata “macerare” al freddo dell’inverno.
Quando, finita la passeggiata ho cercato di chiarire il perché di tanto spreco, un signore del posto ha liquidato la questione spiegandomi che, per le giuggiole il tempo di raccolta è molto breve, passato il quale appassiscono e non sono più buone.
“Niente di più semplice “, ho pensato, mentre fino a quel momento avevo immaginato strane pratiche di preparazione.
L’infuso, una volta assaggiato, sminuisce un po’ il senso che di solito si associa al detto “andare in brodo di giuggiole”. La realtà quasi sempre sminuisce il sogno.
mercoledì 2 novembre 2011
Berlin Berlin
"Scusi, mi può cortesemente dire se la camera è già pagata ?"
"Attenda un attimo che controllo ........Si è già pagata, non si preoccupi". Rispose la signorina del banco accettazione dell'albergo.
"Lei parte giovedì 3 Novembre, vero ?"
"Si. Parto giovedì mattina",
"Dovrà pagare solo gli extra, ad esempio tutto quello che consumerà da frigo bar che ha in camera".
"Grazie", dissi sicuro che non ne avrei avuto bisogno.
La camera, nonostante l'austerità dei corridoi, era accogliente e spaziosa. Sembrava rifatta da pochissimo.
Ieri sera, di ritorno dal ristorante e dopo aver nuovamente bisticciato con la cucina tedesca, mi sono addormentato nonostante una digestione difficile, solo un pò mitigata dalla lunga camminata fatta per tornare all'albergo.
Nel pieno della notte, risvegliato forse dai postumi della cena, incurante del costo, ho quindi deciso di affidare la digestione a una Coca Cola.
Immaginavo il frigo pieno di ogni ben di Dio, dalle noccioline fino al whisky, ma appena aperto, l'ho trovato desolatamente vuoto.
Gli extra erano al sicuro.
"Attenda un attimo che controllo ........Si è già pagata, non si preoccupi". Rispose la signorina del banco accettazione dell'albergo.
"Lei parte giovedì 3 Novembre, vero ?"
"Si. Parto giovedì mattina",
"Dovrà pagare solo gli extra, ad esempio tutto quello che consumerà da frigo bar che ha in camera".
"Grazie", dissi sicuro che non ne avrei avuto bisogno.
La camera, nonostante l'austerità dei corridoi, era accogliente e spaziosa. Sembrava rifatta da pochissimo.
Ieri sera, di ritorno dal ristorante e dopo aver nuovamente bisticciato con la cucina tedesca, mi sono addormentato nonostante una digestione difficile, solo un pò mitigata dalla lunga camminata fatta per tornare all'albergo.
Nel pieno della notte, risvegliato forse dai postumi della cena, incurante del costo, ho quindi deciso di affidare la digestione a una Coca Cola.
Immaginavo il frigo pieno di ogni ben di Dio, dalle noccioline fino al whisky, ma appena aperto, l'ho trovato desolatamente vuoto.
Gli extra erano al sicuro.
lunedì 31 ottobre 2011
Berlino
Ogni volta che arrivo a registrarmi a un evento a cui qualcun altro ha provveduto a iscrivermi, provo sempre l'ansia di chi teme di non essere riconosciuto. Anche stavolta è andata bene. Aiutandomi un po' con lo spelling, il mio nome è stato reperito in archivio e ora giro, per questo enorme albergo con il mio bel identificativo appeso al collo.
Una destino del tutto simile al campanaccio delle mucche dei nostri pascoli. Non escludo che il mio mandi un "din don" invisibile capace di localizzarmi ovunque io vada.
Oggi al check-in dell'aeroporto di Venezia, quando ho mostrato il cartellino di "Portatore di PaceMaker", la signora della sicurezza, mi ha chiesto da lontano a bassa voce : " Pace Maker ?", battendosi a sinistra del petto.
Ho capito la domanda interpretando il labbiale.
"Non volevo farmi sentire ..", si è giustificata la poliziotta.
Dentro di me l'ho ringraziata per la sensibilità.
Stasera ho cenato con Salsiccia , Crauti e Patate accompagnati con l'immancabile birra.
Orribile, come poche altre volte.
Una destino del tutto simile al campanaccio delle mucche dei nostri pascoli. Non escludo che il mio mandi un "din don" invisibile capace di localizzarmi ovunque io vada.
Intanto ne apprezzo l'effetto che fa nei camerieri del buffet, che sorridendo mi versano, qualunque cosa chieda.
L'ho appeso al collo mentre iniziava il coffee break del pomeriggio, manco a farlo apposta. Così ho iniziato l'evento mangiando e bevendo.
Camminando nei saloni, si incrociano tutte persone con il "campanaccio" al collo. Mi diverto a leggere chi siano e soprattutto da dove vengano.
Tutti hanno un'aria rilassata, quasi vacanziera. Io non mi discosto dalla media. Pensando di trascorrere il giorno in viaggio, sono addobbato come uno che va in gita, mentre se mi guardo in torno molti sembrano sfoderare il meglio del loro guardaroba.
Tutti hanno un'aria rilassata, quasi vacanziera. Io non mi discosto dalla media. Pensando di trascorrere il giorno in viaggio, sono addobbato come uno che va in gita, mentre se mi guardo in torno molti sembrano sfoderare il meglio del loro guardaroba.
Domani mi vestirò da "convention" impegnandomi a seguire alcune sessioni "tecnico-strategiche".
Incontrando altri Italiani si è discusso sul come passare la serata, l'unica lasciata libera dal programma. Qualcuno sta cercando un ristorante. Nel frattempo i chioschi internet sono affollati, chi legge la posta, chi "cazzeggia", forse pensando a come passare la serata.
Di Berlino non ho visto nulla che lo leghi a quello che conosco, ne la Porta di Brandeburgo come nemmeno una briciola di Muro. Potrei trovarmi in qualunque altra città del Centro Europa.
Vedrò di fare un giro, almeno nei posti più importanti, nei prossimi due giorni.
Oggi al check-in dell'aeroporto di Venezia, quando ho mostrato il cartellino di "Portatore di PaceMaker", la signora della sicurezza, mi ha chiesto da lontano a bassa voce : " Pace Maker ?", battendosi a sinistra del petto.
Ho capito la domanda interpretando il labbiale.
"Non volevo farmi sentire ..", si è giustificata la poliziotta.
Dentro di me l'ho ringraziata per la sensibilità.
Stasera ho cenato con Salsiccia , Crauti e Patate accompagnati con l'immancabile birra.
Orribile, come poche altre volte.
martedì 10 maggio 2011
A buon rendere
Per avere informazioni sulla Ciclabile San Candido – Lienz basta scrivere o contattare l'azienda di soggiorno
Tourismusverein Innichen
Associazione Turistica San Candido • Tourist Association San Candido
Pflegplatz / Piazza del Magistrato 1
I-39038 Innichen / San Candido (BZ)
Tel. 0039 0474 913149 • Fax 0039 0474 913677
www.innichen.info - info@innichen.info
www.sancandido.info - info@sancandido.info
Associazione Turistica San Candido • Tourist Association San Candido
Pflegplatz / Piazza del Magistrato 1
I-39038 Innichen / San Candido (BZ)
Tel. 0039 0474 913149 • Fax 0039 0474 913677
www.innichen.info - info@innichen.info
www.sancandido.info - info@sancandido.info
Rispondono in maniera celere e gentile, fornendo tutte le informazioni utili : dalla disponibilità negli alberghi alle modalità di noleggio bici fino a alle previsioni del tempo.
Bastano due mail e l'impresa diventa possibile.
Arrivato la sera prima, al Garnì Letizia abbiamo trovato un buon servizio e una accoglienza gentile.
Il mattino seguente, seguendo le indicazioni, verso le 9.30 presso Papin-sport ho noleggiato le bici.
Di questi tempi tutto sembra facile, ma il numero di bici immagazzinate fa pensare alla ressa dell'alta stagione quando il noleggio bici deve essere prenotato qualche giorno prima.
In ogni modo ogni bici noleggiata da diritto a una bottiglia d'acqua. I bimbi sono forniti di caschetto, che è obbligatorio fino ai 14 anni.
Si parte e se si è fortunati alla discesa si unisce il vento a favore e per tratti molto lunghi non si pedala o quasi. Tutto sembra facile e quando si incontrano le brevi e rade rampe in salita, un po' di fatica è ben accetta.
E' difficile sbagliare strada in quanto le indicazioni sono molto chiare. Talvolta ci sono indicazioni sui chilometri percorsi o mancanti, soprattutto negli ultimi 10 chilometri, quando ad ogni 500 metri si trova un cartello, in una sorta di piacevole conto alla rovescia.
Frequenti sono le panchine e i tavoli da pic nic, mentre solo un chiosco sta sulla strada, verso metà percorso, punto ideale per uno spuntino. Prezzi normali e buona qualità.
Qualche chilometro prima, con una breve deviazione si arriva alla Loacker, dove si può trovare un piccolo parco giochi e un negozio, dove propone tutte le sue specialità. Peccato che al bar, adiacente al negozio, un espresso costi 1.60 euro.
Qualche chilometro prima, con una breve deviazione si arriva alla Loacker, dove si può trovare un piccolo parco giochi e un negozio, dove propone tutte le sue specialità. Peccato che al bar, adiacente al negozio, un espresso costi 1.60 euro.
Verso Lienz, altro parco giochi con tanto di bar / ristorante dove durante l'alta stagione è disponibile una sorta di piccola Acqua Fun.
L'intero percorso si snoda lungo il Fiume Drava affiancando spesso la ferrovia, da usare per il ritorno, in mezzo a un paesaggio poco urbanizzato.
Tenere la destra è consigliabile in quanto, assieme ai turisti che pedalano tranquilli, si è spesso superati da autentici missili che vista la velocità possono andare e tornare almeno dieci volte.
Quando ci si imbatte sul cartello dei 44 Km percorsi (Misura ufficiale della ciclabile), per arrivare alla stazione di Lienz, bisogna pedalare per altri cinque o sei chilometri.
Alla stazione la bici può essere lasciata al punto di raccolta, senza la necessità di riportarla a San Candido. Rispetto al prezzo del treno, conviene.
Il treno, che divide i vagoni equamente tra uomini e bici, percorre la strada di ritorno in meno di un'ora durante la quale si rivede dal finestrino la strada appena percorsa.
Per chi ama il dolce salire, una volta arrivati a Lienz, ritornare per la strada appena fatta, può essere un buon esercizio anche se, nei periodi più affollati, e' come andare controcorrente lungo un fiume in piena.
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lunedì 9 maggio 2011
Ciclabile San Candido Lienz
| San Candido - Lienz. Si costeggia la ferrovia |
| San Candido - Lienz. I colori di Maggio |
| San Candido - Lienz. Uno dei rettilinei costeggiando il fiume Drava |
| San Candido - Lienz. Verso Lienz, per mio figlio l'arco di Trionfo |
| San Candido - Lienz. Panorama |
mercoledì 27 aprile 2011
Parco Oltremare - Riccione
giovedì 21 aprile 2011
Parco Sigurtà Giardino
venerdì 15 aprile 2011
Piazza Castello
Stamattina di buonora ero in Piazza Castello. Finita la colazione in albergo sono uscito a fare due passi. Costeggiato il Duomo, dopo essere passato sotto un grande porticato mi ritrovai nella piazza.Dal 25 Aprile 1993 non ero più tornato in quei luoghi.
Rividi l'arrivo della maratona di quell'anno dal fondo, da dietro la linea del traguardo. Quel giorno faceva freddo, la pioggia mi aveva accompagnato sin dalla partenza di Avigliana. Tanto era il freddo che non sarei mai uscito dal pullman per partire.
Poi, come sapevo, tutto si risolse e il freddo sparì. Superato Rivoli, la discesa lungo Corso Francia fu un correre leggero, drogato dalla leggera discesa. Passai alla mezza maratona intorno a un'ora e ventotto minuti e sognai di battere il muro delle tre ore fino al parco del Valentino, quando, invece, la luce si spense e le energie si affievolirono.Lungo i viali del parco rallentai progressivamente e senza mai fermarmi arrivai al ristoro del 40 chilometro dove mangiai avidamente frutta e qualche biscotto.
Gli ultimi due chilometri, non furono più veloci ma passarono. All'arrivo notai mio figlio che mi aspettava vicino alla mamma.
Finii la corsa in 3 ore e 4 minuti più una manciata di secondi.
Fu la mia seconda maratona.
Torino 14 Aprile
Il Ristorante si trova dalle parti di Piazza Emanuele Filiberto che, per certe caratteristiche dei locali che ospita, ricorda molto alcuni angoli di Parigi.
Tra i piatti ottimo il bollito, accompagnato da salse varie, tra cui quello che noi veneti chiamiamo Cren.
Di seguito la lista dei vini :
Nebbiolo
Barbaresco
Moscato
Barolo Chinato
Grappa di Nero d'Avola.
L'albergo è a pochi passi. La serata è piovigginosa e fresca.
Domani mattina alzandomi di buon'ora, ammesso che ci riesca, esco a fare due passi.
Tra i piatti ottimo il bollito, accompagnato da salse varie, tra cui quello che noi veneti chiamiamo Cren.
Di seguito la lista dei vini :
Nebbiolo
Barbaresco
Moscato
Barolo Chinato
Grappa di Nero d'Avola.
L'albergo è a pochi passi. La serata è piovigginosa e fresca.
Domani mattina alzandomi di buon'ora, ammesso che ci riesca, esco a fare due passi.
martedì 12 aprile 2011
domenica 27 marzo 2011
Cinquecento Scalini
Cinquecento scalini a scendere, cinquecento per risalire. Questo era l'avvertimento in bella vista all'entrata della Grotta del Gigante , dalle parti di Trieste.
A corredo seguivano tutta una serie di divieti che proibivano di fare foto, video, o tenere accesi i cellulari. Tanta era lunga la lista che per un attimo ho temuto anche che comparisse il fatidico simbolo del cuore. Il dubbio è durato un attimo, mentre pensavo che i 500 scalini non mi avrebbero di sicuro messo in difficoltà
Mio figlio, incuriosito dalla nuova esperienza e, di sicuro un po' in ansia, mi ha accompagnato per tutti i mille scalini tenendomi per mano.
Mi sono chiesto chi dei due tenesse per mano l'altro, ma la sensazione per me, qualunque fosse il punto di vista è stata bellissima.
La grotta,peraltro già vista chissà quanto tempo fa, mi ha allontanato dal mondo, senza spiragli di luce o suoni che si intrufolavano senza permesso.
Un silenzio immutabile che ha accompagnato per milioni di anni il lento gocciolio dell'acqua e il formarsi delle stalattiti e stalagmiti.
Lungo la via del ritorno, forse gli scalini o non so cos'altro, hanno fatto sprofondare il bimbo in un sonno, lungo quanto il viaggio.
giovedì 2 dicembre 2010
Roma 2 Dicembre
Stasera piove a dirotto. Ho comprato un nuovo ombrello, adesso il mio arsenale consta di 3 ombrelli. Due sono custoditi al sicuro nel bagagliaio della macchina.
E' strano, ma appena comincia a piovere compaiono come d'incanto i venditori di ombrelli. Vivi la stessa sensazione di chi trova nel deserto il venditore di bibite.
Visita a San Pietro, dopo un po' di anni. Gli appartamenti del papa avevano la luce accesa. Probabilmente era in casa.
Il corso di Nuvole è improntato alla prudenza. Tutto bello, tecnologie nuovissime, strumenti strafighi che vengono via gratis. Alla fine ci consigliamo di usarlo solo per test o prototipi, in altre parole per giocarci. Prima di mettere le cose in produzione meglio aspettare la sicurezza e gli standard se mai arriveranno.
Il capo, però, vuole a tutti i costi mettere "qualcosa" sul cloud, un pò come avere l'ultimo modello di cellulare e usarlo solo per telefonare.
La materia mi sembra interessante, al massimo, per farci un pò di esperimenti e divulgarne i risultati in rete.
Inconvenienti dovuti al tablet e al vivere "sempre connesso" (a cosa poi ?).
Ho passato mezz'ora a verificare dati di budget seduto nei gradini della fontana di Piazza del Popolo. Nel caso avessi dato i numeri cosa racconto ? Che è colpa del tram che passava davanti ?
Cena più o meno dalle parti di Piazza Navona, che comunque non sono riuscito a vedere.
Solita bistecca con verdura mista pagate a caro prezzo. Giusto il tempo di far passare il diluvio universale che di colpo si è rovesciato sulla città.
Il percorso di ritorno è stato alquanto strano. Attraversato il Tevere, e avviatomi, sotto un nuovo diluvio, verso l'albergo, dopo aver camminato per un pezzo, mi sono ritrovato ancora dall'altra parte del Tevere senza avere avuto mai la sensazione di essere tornato indietro.
Forse sono stato catturato e rilasciato dagli alieni. Quest'ultimi non ci hanno pensato due volte a scaricarmi a due chilometri dall'albergo sotto una pioggia torrenziale. Sono arrivato in camera fradicio.
Dimenticavo, a cena ho bevuto un solo bicchiere di vino.
E' strano, ma appena comincia a piovere compaiono come d'incanto i venditori di ombrelli. Vivi la stessa sensazione di chi trova nel deserto il venditore di bibite.
Visita a San Pietro, dopo un po' di anni. Gli appartamenti del papa avevano la luce accesa. Probabilmente era in casa.
Il corso di Nuvole è improntato alla prudenza. Tutto bello, tecnologie nuovissime, strumenti strafighi che vengono via gratis. Alla fine ci consigliamo di usarlo solo per test o prototipi, in altre parole per giocarci. Prima di mettere le cose in produzione meglio aspettare la sicurezza e gli standard se mai arriveranno.
Il capo, però, vuole a tutti i costi mettere "qualcosa" sul cloud, un pò come avere l'ultimo modello di cellulare e usarlo solo per telefonare.
La materia mi sembra interessante, al massimo, per farci un pò di esperimenti e divulgarne i risultati in rete.
Inconvenienti dovuti al tablet e al vivere "sempre connesso" (a cosa poi ?).
Ho passato mezz'ora a verificare dati di budget seduto nei gradini della fontana di Piazza del Popolo. Nel caso avessi dato i numeri cosa racconto ? Che è colpa del tram che passava davanti ?
Cena più o meno dalle parti di Piazza Navona, che comunque non sono riuscito a vedere.
Solita bistecca con verdura mista pagate a caro prezzo. Giusto il tempo di far passare il diluvio universale che di colpo si è rovesciato sulla città.
Il percorso di ritorno è stato alquanto strano. Attraversato il Tevere, e avviatomi, sotto un nuovo diluvio, verso l'albergo, dopo aver camminato per un pezzo, mi sono ritrovato ancora dall'altra parte del Tevere senza avere avuto mai la sensazione di essere tornato indietro.Forse sono stato catturato e rilasciato dagli alieni. Quest'ultimi non ci hanno pensato due volte a scaricarmi a due chilometri dall'albergo sotto una pioggia torrenziale. Sono arrivato in camera fradicio.
Dimenticavo, a cena ho bevuto un solo bicchiere di vino.
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