domenica 12 maggio 2013

Leggendo ..... sulle Aspettative



"Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali,   
esse sono reali nelle loro conseguenze"


Teorema di Thomas (William Thomas)

lunedì 6 maggio 2013

Serido'





IPOD Playlist

E per la barca che è volata in cielo 
che i bimbi ancora stavano a giocare 
che gli avrei regalato il mare intero 
pur di vedermeli arrivare 

Per il poeta che non può cantare 
per l'operaio che non ha più il suo lavoro 
per chi ha vent'anni e se ne sta a morire 
in un deserto come in un porcile 
e per tutti i ragazzi e le ragazze 
che difendono un libro, un libro vero 
così belli a gridare nelle piazze 
perché stanno uccidendo il pensiero 

per il bastardo che sta sempre al sole 
per il vigliacco che nasconde il cuore 
per la nostra memoria gettata al vento 
da questi signori del dolore 

Chiamami ancora amore 
Chiamami sempre amore 
Che questa maledetta notte 
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui 
di musica e di parole 


Chiamami ancora amore - Roberto Vecchioni

venerdì 3 maggio 2013

Il sorpasso


Appena mi vidi superare lungo la rampa del garage da un tagliaerba fuori controllo, mi voltai e l’espressione di mio figlio non era, di certo, quella di uno a cui era sfuggito di mano il manubrio.
La faccia somigliava a quella curiosa di chi da molto tempo serbava dentro il desiderio di provare un gioco nuovo.
Ritornai quindi, a seguire con lo sguardo il tagliaerba rimanendo stupito dalla velocità con cui scendeva e dalla linea retta che tracciava.  Il portone di lamiera era in fondo allo scivolo, appena dopo il termine della discesa.
Non c’era spazio alcuno per una frenata, lo schianto era l’unico epilogo possibile.
Il tonfo fu fragoroso. Il portone si divelse, rimanendo da un lato semi aperto.
“Però!” Esclamai sorpreso, non immaginando cotanto rumore.
Il portone era uscito dalle guide. Accolsi l’incidente con uno scatto d’ira. Il bimbo, intuito il malanno, scappò e mi tenne d’occhio, controllando ogni mio movimento. 
Nel frattempo io tentavo, inutilmente, di riportare il portone al suo posto e ripensavo a quante situazioni simili avevo vissuto da piccolo, dopo aver combinato un malanno. Anch'io se potevo me ne stavo a debita distanza da mia madre, senza perderla di vista, per evitare sorprese.
Ero, invece, dall'altra parte” della barricata” e comprendevo i timori di mio figlio, però ero certo che avesse capito la lezione.
Non servivano punizioni aggiuntive. 

martedì 30 aprile 2013

Le scarpe nuove


La sera prima c’era stato un diluvio, come spesso accadeva in quella primavera tanto fredda, umida e anomala. Che non ci “fossero più le stagioni di una volta” mi sembrava puerile sottolinearlo e quel clima generava una sorta di malinconia per le brezze di marzo, capaci di alzare gli aquiloni e i colori giovani, illuminati dal sole degli aprile passati. Tutto sembrava tetro grigio e al mattino vedere il marciapiede bagnato dalla solita pioggia metteva tristezza e insinuava la voglia “fuori stagione” di tornare, al caldo, sotto le coperte.  Ma stare a letto mi dava quel senso di far niente da farmi sentire inutile, non tanto per gli altri quanto per me stesso.  Vivevo accompagnato da un senso di colpa che mi rimproverava continuamente di non badare abbastanza a me stesso.
“Devi fare esercizio, come ti hanno raccomandato i medici!” mi sentivo ripetere dentro.
In questo stato avevo vissuto un inverno smarrito e tutto dedito ad altre cose che ritenevo più importanti. Niente corsa, qualche passeggiata in compagnia senza nessun passo di corsa o che ci assomigliasse.
Ma i tepori, seppur minimi, di quella primavera da cappotto avevano pian piano risvegliato quel tanto di amor proprio, sufficiente da farmi riflettere su quella strana situazione.
“Rimettiamo le cose in ordine “, mi dissi, allungando le camminate fino al ponte dietro il paese vicino, abbozzando qualche tratto di corsa, attento a cuore, fiato e voglia.
Affermare che nulla fosse nel frattempo cambiato era una bugia bell'e e buona, ma la mancanza dei soliti dolori alle gambe e la pazienza con cui correvo, lento tenuto alle “redini” dal fiato corto, mi aiutò a continuare di sera in sera aggiungendo sempre qualcosa in più.
Così dopo un paio di test di corsa lenta non oltre i sette km, dovevo trovare lo stimolo per allungare il tratto. Per farlo non c’era di meglio che mescolarsi e condividere la cosa con gli altri.
Fu così che ritornai a consultare la lista delle corse non competitive “Dei Podisti Veneti” per trovare qualcosa che potesse fare al caso mio.  In primavera le corse sbocciano come le viole e non fu difficile trovare undici km, pronti, vicino a casa.
Conoscevo moto bene i luoghi dove si snodava il percorso. Belli, immersi nella campagna ma sicuramente inzuppati dalle recenti piogge.
La cosa non mi spaventava anche se questo significava un aggravio di fatica e il pericolo di qualche scivolata.
Quella mattina, mentre mi stavo vestendo con quanto di meglio avevo per correre, nell'afferrare le vecchie scarpe, ormai logore, notai poco più in là, una scatola dentro la quale sapevo esserci un paio di scarpe da corsa in montagna, con tanto di suola scavata. Erano però nuove di zecca!
“Perché no?”, mi chiesi, non del tutto convinto.
“Potrebbe essere l’occasione giusta per provarle, il fango di certo, stamattina non mancherà”, pensai giustificando così quell'idea azzardata.
Ogni podista che si rispetti conosce i rischi che si corrono con le nuove scarpe. Spesso l’esperienza deriva dall'aver provato sulla propria pelle, meglio sui propri piedi, cosa può succedere. Si narra un po’ di tutto e, le vesciche sono di certo tra le cose meno dolorose a cui si va incontro.
Ma la voglia di nuovo e la curiosità mi convinsero a portare con me scatola e scarpe, contando di sciogliere gli ultimi dubbi lungo il tragitto verso il paese dove si sarebbe svolta la manifestazione.  Non ci pensai molto a dir la verità. Una volta a destinazione, effettuata l’iscrizione, afferrai la scatola con le scarpe nuove di zecca.
Erano di un nero quasi elegante, con dei sottili bordi rossi che ne evidenziavano la forma morbida ma robusta. La suola, con tanto di cingoli, era di un verde opaco, con solchi profondi che formavano solidi appigli, di certo adatti ai percorsi sconnessi o fangosi.
Una volta indossate sembravano calzare alla grande.
“Non mi daranno alcun fastidio”, mi dissi convinto e, mentre mi avviavo a passo svelto verso la partenza, subito sentii qualche fastidio premonitore. Continuai senza indugio ma attento a ogni sensazione che quelle nuove calzature potevano trasmettere. Sapevo che ciò che poteva sembrare un leggero fastidio, alla lunga poteva trasformarsi in una lunga sofferenza.
Mentre camminavo lungo il marciapiede che conduceva alla piazza, mi rammentai di due fatti in cui dovetti scegliere se correre o meno con le nuove scarpe.
Nel primo, il più doloroso, indossai a una corsa in collina delle nuove scarpe, leggere, tecnologiche ma terribilmente aderenti, al punto da massacrarmi, lungo le discese, quasi tutte le unghie dei piedi. Ci volle un po’ di tempo per smaltire il dolore e ritornare ad allenarmi.
L’altro episodio si riferiva alla maratona di Torino del 1993. Ero a Torino con tutta la famiglia e indugiai fino a tarda ora in albergo nello scegliere se correre o meno con scarpe appena acquistate.
Ricordo che feci più di una prova sotto gli occhi stupiti di moglie e figlio, correndo tra la porta del bagno e il letto della camera, provando e riprovando le scarpe. Quella sera decisi di correre con le scarpe che avevo usato per allenarmi, usurate ed esauste. La scelta mi permise di fare un buon tempo ma soprattutto salvaguardò l’incolumità dei miei piedi.
Nel frattempo, tra ricordi e timori, arrivai nella piazza dove la gara di lì a pochi minuti sarebbe partita. Il fastidio al piede destro era vai via aumentato ma, ciononostante, non tornai alla macchina.  Mi limitai ad allentare i lacci quel tanto da far sparire il dolore.
La corsa parti alle nove in punto.  Restai per qualche decina di metri davanti a tutti, ma ben presto, venni risucchiato da decine di podisti più veloci di me. Arrancai per più di un chilometro, ansimando fuori modo, poi, trovata la velocità adeguata, arrivai al traguardo senza troppa fatica.
Lungo il percorso assaporai la soddisfazione di attraversare tratti particolarmente fangosi. Non ci furono ne cedimenti e gli appoggi furono sicuri. Insomma l’azzardo non mi aveva riservato sorprese spiacevoli.
Una volta a casa riposi le scarpe ad asciugare. Il nero elegante aveva lasciato il posto al marrone del fango e appena asciutte le ripulii per bene, senza però riportare allo splendore iniziale.

Appunti di Viaggio


I Lotofagi

“Nel IX libro dell’Odissea (vv. 82-102), si narra come Ulisse approdasse presso questo popolo dopo nove giorni di tempesta, che colse lui e i suoi uomini presso Capo Malea, spingendoli oltre l'isola di Citera. I Lotofagi accolsero bene i compagni di Ulisse e offrirono loro il dolce frutto del loto, unico loro alimento che però aveva la caratteristica di far perdere la memoria (oblio), per cui Ulisse dovette imbarcarli a forza e prendere subito il largo per evitare che tutto l'equipaggio, cibandosi di loto, dimenticasse la patria e volesse fermarsi in quella terra (nell'Odissea si dice fosse su un'isola).”
Fonte Wikipedia                    
 
Stamattina ho sentito, alla radio (RadioTre), paragonare i Politici Italiani ai Lotofagi descritti nell’Odissea.
Mi è sembrato un accostamento azzeccato.
Alcuni di loro hanno dimenticato di aver aumentato l’IVA al 21% addossandone la colpa ad altri (Governo Monti).
Altri ancora hanno dimenticato le promesse fatte in campagna elettorale: “Mai più governissimi!”
Più semplicemente nessuno di loro si sente responsabile delle nostre difficoltà, anzi, direi disgrazie. Siedono tutti felici e contenti nei loro Scranni in Parlamento pieni di una responsabilità istituzionale, sempre promessa ma mai palesata negli ultimi 20 anni.
Devono avere ingurgitato quintali di frutti di loto !!!  Speriamo che non abbiamo fatto, altrettanto gli Italiani….

L’undicesimo punto

Tra i punti illustrati dal Presidente del Consiglio credo che sia stato omesso o dimenticato (che sia colpa dei frutti di loto?), quello più importante che penso condizionerà tutti o buona parte degli altri.
Si tratta della “Riforma della Giustizia”.

Primarie

“Ecco i soldi “, dissi alla signorina che stava davanti a me e mi aveva gentilmente completato l’iscrizione.
“Ma bastano due Euro”, mi avvertì, vedendo che avevo messo sul tavolo 4 Euro.
“Tenga pure, questa iniziativa è talmente bella che sono felice di raddoppiare il contributo!”.

.........

"Signorina, gentilmente, ora mi può spiegare come chiedere il rimborso ?"