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domenica 12 maggio 2013

Leggendo ..... sulle Aspettative



"Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali,   
esse sono reali nelle loro conseguenze"


Teorema di Thomas (William Thomas)

giovedì 5 aprile 2012

Le basi


“Il libro le potrà dare delle solide basi”.

Così terminava il messaggio di risposta della Tutor Online alla mia richiesta di avere un libro dove approfondire tutto ciò che, in maniera per me incomprensibile, viene proposto nelle slide online  del corso di Biologia.

La risposta a dire la verità si è fatta aspettare per un po’ di giorni. Io intanto, per non perdere il ritmo con l’erogazione delle lezioni, ho continuato a scontrarmi con termini ostici e poco contestualizzati. Anche la lettura in certi casi è risultata difficoltosa.

Quando ho letto il titolo del testo consigliatomi, attraverso internet è stato un attimo acquistarlo congiuntamente alla modalità di consegna più veloce. Internet è un negozio sempre aperto e soprattutto, si trovano delle ottime occasioni. Già lunedì mattina, prima delle nove, una mail mi aggiornava sullo stato dell’ordine e sui tempi previsti di consegna. Martedì sera avevo il libro a casa.

Ma nel momento in cui, aperto il pacco, ho preso coscienza del “peso del libro”, mi sono ritornate alla mente le parole del messaggio della Tutor, quando faceva riferimento alle “solide basi”

Il libro, composto da 1300 pagine, pesante più di 3 Kg e le cui dimensioni mi ricordano i volumi delle enciclopedie di un tempo, è sicuramente un’ottima base, anche per eventuali sviluppi “immobiliari”.

Passata la sorpresa iniziale, i contenuti invece sono tutt’altra cosa rispetto alle slide. Nel volume , almeno trovo, associate alle parole “strane”, immagini, schemi e disegni che fanno apparire questa nuova materia, un po’ più accessibile.
Ora non mi resta che ripartire dalla slide numero uno e recuperare il tempo perduto.
Per fortuna, la mensola appena installata nel’angolo studio di casa mia, sembra sufficientemente solida per sostenere “ la solida base “.

venerdì 9 marzo 2012

Emozioni ritrovate


Saranno stare le due di notte.  Non avevo ancora chiuso occhio, nonostante le solite gocce.
Il ripasso della sera sembrava si fosse trasformato in un cancellino. Non ricordavo più nulla e nemmeno riuscivo a correlare tra loro gli argomenti studiati.
Un accenno di panico mi consigliò a smettere, ma messomi a letto, lo spavento e l’agitazione non mi permettevano di addormentarmi.
Mi ritrovai così all’interno di un incubo : la mia memoria cercava disperatamente di ricordare e ripassare il “Funzionamento della memoria” , uno dei anti argomenti di esame.
Dopo un po’ non capivo più se sbagliava la memoria e orano sbagliati i ricordi.
Così cominciai  a pensare :
“Ma come funziona male la mia memoria che non riesce a ricordare come funziona”,  come se improvvisamente, alla guida di una macchina, non ricordassi più a cosa serve il volante.

Aggiunsi un po’ di gocce, senza debellare l’incubo. Pazientai, cercando di smarrirmi dentro ad altri argomenti, meno vorticosi : la percezione, l’emozione e il sonno.

Forse quest’ultimo aspetto funzionò da suggestione  e dopo un po’ mi addormentai.

Il giorno dopo avevo il torpore e il tremore delle notte insonni.
Non me ne curai, attendendo il mio turno tra momenti di padronanza assoluta ad altri di completo smarrimento.
Solite situazioni vissute tanti e tanti anni fa.

lunedì 27 febbraio 2012

Prova d'esame

Pensate alle vostre esperienze scolastiche e/o professionali e descrivete per iscritto le
motivazioni primarie e quelle secondarie che hanno guidato i vostri comportamenti.
Cercate poi di costruire un personale sistema dei desideri e dei valori commentandoli
alla luce della cultura di appartenenza (quanto e come la cultura e l’ambiente sociale
di vita influenzano).


Per buona parte della mia vita ho avuto una buona stima di me.
Ho mantenuto sempre una buona propensione e interesse  a tutto ciò che era nuovo, innovativo, spesso anticonformista o non usuale per i tempi o per il mio contesto familiare.
A scuola ci tenevo a ben riuscire, un po’ per amor proprio ma anche per  gratificare i miei genitori. Ero il primo di tre figli.
Ricordo ancora il primo cinque preso a scuola esposto per un giorno sul tavolo della sala da pranzo. In seguito, di insufficienze, ne presi ben poche.
Scelsi di diventare un informatico non per passione ma per curiosità. A quei tempi (era il 1972) l’Informatica stava esplodendo e questo garantiva un lavoro sicuro dopo l’Istituto Tecnico.
Questa garanzia rassicurava mio padre, mentre io sognavo di fare astronomia all’università. Quando  mi iscrissi optai invece per Ingegneria. Frequentai il primo anno superando tre esami. Le motivazioni erano nulle. Passavo più giorni a girovagare per Padova  che a frequentare le lezioni.  Un periodaccio.
Non avevo fatto le scelte giuste.
Durante la mia carriera scolastica, interrotta dopo il primo anno di università, decidendo di fare il servizio militare, ho avuto un paio di momenti bui.
Il primo arrivò all’inizio del terzo anno delle Superiori,  quando passai allo Zuccante di Mestre. Avevo scelto  di specializzarmi in Informatica.  Ero approdato a Mestre, proveniente da una sezione distaccata, dello stesso istituto, del mio paese, dove avevo frequentato il biennio.
Conclusi il secondo anno con la media dell’otto. Pensavo che i successivi tre anni sarebbero stati una passeggiata.
I primi tre mesi del terzo anno furono disastrosi. Per ovviare alla debacle raccolsi tutte le energie, studiando di più e cambiando metodo di studio arrivai a raddrizzare la situazione, finendo l’anno con la media del sette. Studiai come non mai.
Il secondo momento buio coincise proprio con l'esame di maturità. Arrivai stanco e demotivato.  Non mi preparai al meglio e finii con un 48/60, ottenuti più per il corredo scolastico che per ciò che avevo fatto all’esame.
Ho sempre preferito ambienti competitivi, sia nella scuola che nel lavoro. La competizione mi permetteva di recuperare risorse aggiuntive, cercando nuove efficienze  per  ottenere il meglio.
In ambito lavorativo, sono partito con il piede giusto. Ho incominciato a lavorare in un ambiente nuovo e stimolante con persone uniche che ancora ricordo con riconoscenza e piacere. Mi insegnarono ad amare l’informatica  e questo mi ha permesso di fare una discreta carriera.
Finita quella esperienza, durata sei anni, passai in una grossa azienda, in cui lavoro tuttora, con compiti di sistemista e nel corso degli anni ho potuto occuparmi quasi esclusivamente di innovazione tecnologica.
Ho avuto la possibilità di fare sempre cose nuove e diverse in cui ho trovato la motivazione per lavorare con entusiasmo e successo, divertendomi.  Il divertimento e la possibilità di non occuparmi di attività ripetitive mi hanno convinto a non valutare altre possibilità di lavoro.
Nei primi anni consideravo il progredire in ambito lavorativo una delle possibilità di far star meglio la mia famiglia, garantendole un futuro sicuro. Questa era ma motivazione primaria che mi aiutava ad impegnarmi sempre di più.
Per qualche tempo, quando ero alle prese con la costruzione della nuova casa, sono riuscito a fare più lavori.

Negli anni che seguirono, indicativamente dall'anno 2000, purtroppo le troppe motivazioni, che alimentarono oltremodo l’ambizione personale mi hanno fatto perdere il senso della misura.  Ho trascurato tutto pur di fare carriera e ho dovuto fare i conti sia con problemi personali che con problemi di salute.
Fino al 2009 la mia vita è stata un vortice progressivo e inarrestabile.  Poi c’è stato il black-out. Il mio cuore si è ribellato e si è preso un paio di pause. Con un po' di fatica sono riusciti a convincerlo a rimettersi in moto.
Ora vivo tutto come "una seconda possibilità".
Non è stato facile accettare tutto quanto ha modificato la mia vita, ma oggi, pur essendo conscio di non aver risolto tutto, mi ritengo soddisfatto. 
Ho avuto modo e tempo di riflettere, pur all'interno di una situazione emotiva molto difficile.
Oggi dovessi fare un personale sistema di desideri , devo forzatamente considerare sia la cultura dentro alla quale sono cresciuto ma soprattutto l’esperienza di vita personale.
La competizione, pur essendo ancora parte di me, non influenza più i miei comportamenti.
Mi considero ancora valido dal punto di vista professionale e, anche se potrebbe sembrare tardivo, nutro il desiderio di cercare nuove esperienze lavorative. Una sorta di sfida, un modo di misurarmi al di fuori del contesto attuale, nonostante il periodo poco felice.
“Prima di tutto la salute!  “ potrei esclamare. Questo è il valore che più mi da motivazione. Vivere.
Continuare a vivere prima di tutto per me, poi per i miei figli che vorrei accompagnare ancora per molti anni. Vorrei vedere crescere il più piccolo (6 anni) almeno quanto ho visto crescere il più grande (27 anni).
Poi, in ordine di importanza, viene la famiglia, che per me oggi ha un significato particolare, ma che mi porto dentro, come valore,  impresso fin da piccolo e che per  un certo periodo ho dimenticato e trascurato.
Ricostruirmi una vita affettiva è uno dei desideri più forti. Le esperienze recenti mi hanno molto segnato e tutto è diventato difficile.  E’ un po’ di tempo che ci rifletto, ma mi sono reso conto che certe cose prendono il tempo che vogliono loro, piuttosto che accettare quello che pensiamo noi.
Inoltre desidererei  occuparmi di cose nuove, non necessariamente di informatica, magari usandola al meglio per nuovi scopi e obiettivi.
Leggere (sono riuscito a rifarlo dopo anni), viaggiare (andare a capo Nord), scrivere ( che è diventata una passione) sono altre cose a cui tengo.
Infine vorrei rivedere sorridere le persone che ho fatto soffrire.
Tutto in punta di piedi, senza far casino e voler a tutti i costi stare in prima fila

sabato 25 febbraio 2012

La bella calligrafia


Apparentemente non c’è traccia “mnestica”di tutto ciò che sto leggendo e studiando in questi giorni.
L’effetto che circonda la mia testa è del tutto simile alla pesantezza di stomaco che si prova dopo un abbondate banchetto. Percepisco quasi un senso di torpore,  da digestione difficile,  evidenziato da un cerchio alla testa che spero il riposo notturno assorbirà. Domani ripartirò con il solito ritmo per arrivare puntuale al sette marzo.
Sto sperimentando e applicando nuovi metodi di apprendimento, schematizzo concetti legando parole chiave a brevi sintesi e spiegazioni. Ne nascono griglie a volte complesse.
Per fare ciò non c’è tablet o computer che tenga il passo. Penne leggere e scorrevoli  mi permettono di annotare e scrivere senza sosta su fogli bianchi formato A3.
A scrivere con la penna si va veloce. Anche qui conta l’allenamento, sia per ciò che riguarda la chiarezza del concetto che per la nitidezza della scrittura. Bisogna scrivere bene.
La bella calligrafia è importante perché su quelle note,scritte a penna, dovrò ritornare, con il proposito di  scorrerle via veloce per ribadire nella mente i concetti faticosamente sintetizzati.
Così, con la stessa attenzione usata da Pollicino nel seminare le briciole di pane, cerco di dare dignità e chiarezza ad ogni parola, prendendomi cura di terminarla,  renderla chiara e rileggibile, soffermandomi un attimo in più nella tracciatura corretta di ogni lettera , non trascurando la punteggiatura.
Anche in questo caso, correre serve solo a produrre cose incomplete, ma soprattutto  non riutilizzabili.
Alla fine mi ritrovo sempre a riflettere sulla fretta e sulla approssimazione che spesso comporta.  Trovare la giusta velocità serve sia  a scrivere frasi rileggibili come a trovare il tempo per rendere la vita gradevole per se e per chi ci sta vicino.
Saper scrivere bene e chiaramente la emme minuscola può contribuire a farci imparare ad ascoltare gli altri senza distrazione.  Prendersi cura dei piccoli particolari ci insegna a guardare con occhi diversi ciò che ci circonda. E’ un modo per allenare la sensibilità
Tornando alla bella calligrafia, devo ammettere che il risultato ottenuto è buono, gli schemi sembrano chiari, magari devo lavorare un po’ di più per produrre una sintesi ancora più sintetica ma sufficiente per agganciare i concetti in memoria.
Ogni tanto provo a ripetere qualche concetto studiato e per qualche tempo non perdo il filo.
Le informazioni  da immagazzinare sono ancora molte, ma me le immagino tutte in fila, pronte a prendere posto in qualche spazio, ancora libero, della memoria.
Si tratta di avere ancora una volta pazienza.

mercoledì 8 febbraio 2012

Emozioni

"
Collera, vergogna, odio e amore non sono fatti psichici nascosti nel più profondo della coscienza altrui, ma sono tipi di comportamento o stili di condotta visibili dal di fuori. Sono su quel volto o in quei gesti e non sono nascosti dietro di essi.
"
Brano tratto da "Senso e non senso " di Maurice Merleau-Ponty

domenica 5 febbraio 2012

La speranza


Gli individui con un’elevata inclinazione alla speranza hanno  in comune alcuni aspetti fra i quali la capacità di auto motivarsi, la sensazione di avere le risorse necessarie per raggiungere i propri obiettivi, l’abilità di rassicurare se stessi nei momenti difficili convincendosi che le cose andranno meglio, e una flessibilità sufficiente a modificarli se essi diventano impossibili; infine, la capacità di frantumare un compito di formidabile difficoltà in tanti più piccoli e maneggevoli.
Da punto di vista dell’intelligenza emotiva, sperare significa non cedere a un’ansia tale da sopraffarci, non assumere atteggiamenti disfattisti o non arrendersi alla depressione di fronte a imprese difficili o all’insuccesso. In effetti, nel perseguire i propri obiettivi, le persone capaci di sperare sono meno soggette alla depressione, meno ansiose e soffrono meno sul piano emotivo.

Brano tratto da “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman

giovedì 22 dicembre 2011

Il sonno dell'allodola


Studiando il ciclo del sonno mi sono reso conto che proprio nel ciclo ho qualche problema.
Ho imparato le quattro fasi che lo caratterizzano e il sonno REM (Rapid Eyes Movement) durante il quale si sogna ma è anche il periodo in cui è minore il controllo dei muscoli, rendendoci simbolicamente più indifesi.

Il ciclo del sonno ha circa una durata di 90 minuti, al termine del quale passando attraverso la fase REM si ritorna alla Fase 1, quella il cui il sonno è più lieve.
Quando si è invece nella Fase 4, è il momento in cui si dorme “di gusto” e si fa più fatica a svegliarsi.
Una persona normale durante una notte può avere dai 4 ai 6 cicli completi.
Ciò significa che può dormire dalle sei ore e mezza fino a più di nove ore.

Coloro che si svegliano molto presto al mattino sono qualificati come “Allodole”, mentre le persone che tendono ad andare a letto tardi, svegliandosi quando il sole è già alto, sono definiti “Gufi”.

Ciò che invece succede a me è qualcosa non in linea con gli studi scientifici. Di norma  di questi tempi mi addormento verso le undici e trenta ma, ahime, mi ritrovo già sveglio poco dopo le quattro.
Fatti i debiti conti mi manca un ciclo, ma soprattutto non ho la percezione e nessun ricordo che mi riconduca ai sogni della fase REM.
Senza dubbio mi posso definire Allodola, visto il risveglio tanto precoce, ma in cuor mio non auguro nemmeno a un’allodola le mie alzatacce.
Come recuperare un ciclo e diventare una allodola più umana ? Questo è il problema …….
Forse basta convincere l'allodola  a prendere 20 gocce.

venerdì 2 dicembre 2011

Sulla Depressione

Il più grande torto che Elifaz e i suoi amici hanno inflitto a Giobbe è stato quello di impedirgli di credere alla propria versione dei fatti.
E' quello che i medici della depressione vogliono da te.

Chiama il tuo dispiacere una malattia. O no.
Prendi le pillole. O no.
Vai da un terapeuta. O no.

Ma qualunque cosa tu faccia, quando la vita ti mette in ginocchio, cosa che di sicuro succederà, cosa che forse deve succedere, non accontentarti di pensare di avere il cervello malato.
Ricorda che è solo una storia.
Puoi raccontare la tua e penso proprio che sarà più bella di quella che hanno prodotto i medici della depressione.

(G. Greenberg - "Storia segreta del male oscuro")

sabato 26 novembre 2011

Storiellina

C'era una volta un cinese che andava a prendere la sotterranea; il compagno bianco gli disse che avrebbero risparmiato venti minuti, con l'espresso, e così presero l'espresso.
Quando uscirono al Central Park, il cinese si sedette tranquillamente su una panchina.
L'altro lo guardò, sorpreso.
"Be', " gli spiegò il cinese, " visto che abbiamo risparmiato venti minuti, possiamo starcene seduti un po' qui a goderci il parco"

Brano tratto dal libro : "A che gioco giochiamo" di Eric Berne