domenica 23 gennaio 2011

IPOD Playlist

Cosa ci fai
In mezzo a tutta
Questa gente
Sei tu che vuoi
O in fin dei conti non ti frega niente
Tanti ti cercano
Spiazzati da una luce senza futuro.
Altri si allungano
Vorrebbero tenerti nel loro buio  



Piccola stella senza cielo - Ligabue

sabato 22 gennaio 2011

IPOD Playlist

E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere

Cosa c’entra quel tramonto inutile
Non ha l’aria di finire più
E ci tiene a dare il suo spettacolo
Mentre qui manchi tu 



Il Mio Pensiero - Ligabue

Risveglio di cuore

Senza avvertirlo, dopo tre mesi di fiacca, finalmente oggi pomeriggio ho rimesso le scarpe da running, riacceso il fido IPod, pure lui dimenticato in un cassetto e nonostante i 2 gradi di temperatura sono andato a fare un po' di moto.
Lo scossone ci voleva e me lo ripetevo in continuazione.

Chissà cosa avrà pensato quando è stato richiamato a un lavoro supplementare a cui non era più abituato. Prima avrà cercato la causa in un contrattempo, in una momentanea accelerazione causata da un ritardo o un po' di fretta. Ma la cosa, durando più del previsto gli avrà fatto sorgere ben presto qualche dubbio.

“Che si sia rimesso a correre o chissà , forse che sia ritornato a camminare in montagna ?”, si sarà chiesto.

E nel frattempo chiuso a lavorare all'interno della cassa toracica, continuando nellle sue congetture, avrà tentato di capire se l'ossigeno che lo stava attraversando fosse di ottima qualità, avvalorando la tesi montagna oppure inquinato dai gas di scarico della strada lungo la quale stava correndo.
Insomma, il risveglio dal torpore a cui si era assuefatto lo deve avere in qualche modo un po' scosso tanto da inciampare un paio di volte, dimenticandosi un battito qua e là.

Adesso chi glielo dice che se la volontà un po' mi assiste gli toccherà sgobbare anche domani e gli altri giorni ancora ?

Spero che  passi a leggere il Blog.

P.s. : quando ritorno a correre la sensazione è sempre la stessa : come mi fossi allenato anche il giorno prima.  

La Deduplica

Salvaguardare lo spazio a disposizione è un’esigenza che tutti noi abbiamo. Le nostre case per quanto possano essere grandi, tendono sempre a riempirsi di cose che spesso non ci servono più, di cose a cui ci siamo con il passare del tempo affezionati e di oggetti di ogni tipo di cui non conosciamo la provenienza e manteniamo, senza buttare, inseguiti dal dubbio del “non si sa mai, potrebbe servire …”.

Gestire gli spazi e lo spazio è un’attività quotidiana che svolgiamo spesso nei posti di lavoro. Io faccio un lavoro di ufficio e la mia poca propensione all’ordine mi porta a coprire la mia scrivania di una quantità di carte via via crescente fino al raggiungimento di quella che io definisco “soglia di decenza”. Superato questo livello vengo preso dalla necessità di ripristinare l'ordine, innescando un’operazione di pulizia che ogni volta annovera tra le perdite anche qualche documento importante, erroneamente cestinato a causa della fretta e della superficialità.

Di spazio si parla spesso in informatica quando si deve dimensionare la capacità di memorizzazione richiesta per un pc o per un sistema di memorizzazione dati destinato a una grande azienda.
La dinamica che regola l’occupazione dello spazio disco di un PC o di qualsiasi spazio di memorizzazione è la stessa che riempie i nostri ripostigli e i solai delle nostre case.

Nei dischi dei nostri PC ci sono naturalmente le cose che ci servono ogni giorno, ci sono dati di cui non conosciamo la provenienza che, spaventati dalla possibilità di fare danni, tendiamo a mantenere così come stanno, oltre che una quantità sempre più grande di informazioni che non utilizzeremo mai più o molto di rado.
Il risultato di tutto questo è che alla fine il disco tenderà a riempirsi e solo in quel momento ci porremmo il problema della pulizia.
Qualcosa di simile avviene quando ci ritroviamo incapaci di immagazzinare ulteriori oggetti nel solaio di casa oramai colmo.

Ma l’informatica tratta dati, entità immateriali su cui la ricerca e la scienza hanno, nel corso di questi anni, speso parecchie energie.
Per combattere la crescente produzione di informazioni digitali la scienza e le nuove tecnologie si prodigano in continuazione per ottenere che questa enorme mole di dati occupi il minor spazio possibile.
Tutti noi, anche chi ha meno dimestichezza con l’informatica, ha certamente sentito parlare di compressione. Gli algoritmi di compressione usati fino a qualche tempo fà riducevano lo spazio occupato cercando di minimizzare le sequenze di dati uguali.

Questi tipi di compressione dovevano anche garantire che la procedura inversa, detta Decompressione, fosse in grado di restituire l’informazione originale senza nessuna perdita di dati.
Negli anni i metodi di compressione si sono evoluti e tra le novità di questi ultimi tempi è comparsa una modalità chiamata "Deduplica".
L’idea di base di questa tecnologia è: evitare la memorizzare di cose già memorizzate, referenziando solamente il dato già memorizzato. Questo tipo di compressione porta enormi benefici quando si ha che fare con informazioni che non vengono mai modificate o modificate molto di rado. Questo permette di scriverle una sola volta e referenziarle, mediante un codice, tutte le volte successive ci fosse la necessità di riscriverle. Più grande è il blocco che si riesce a referenziare più alto è lo spazio che si riesce a risparmiare. In questa maniera si arriva a salvaguardare in certe condizione più del 90 % dello spazio necessario.

Ripensando a questo semplice e banale modo di compressione, con la mente ho creato un parallelismo tra questa tecnologia che, evita di ritrasferire tra sistemi i dati già conosciuti da entrambi e, i rapporti interpersonali.
Spesso una relazione tra due persone acquista una tale sintonia che le parole e la comunicazione diventano superflue. L’uno sa cosa pensa l’altro e viceversa. Spesso uno sguardo di intesa sostituisce le parole o le discussioni. Non per questo, queste coppie devono considerarsi in crisi, anzi proprio questa intesa profonda le rende solidissime e indistruttibili.
Ma non è sempre così. Quando l’intesa è meno solida la “deduplica”, cioè il non dire, può essere pericoloso. Pensare che il partner possa comprendere cose non dette mette a repentaglio la solidità della coppia generando incomprensioni.
In questi casi vale la regola inversa, parlare, magari ripetendosi, mirando ad essere chiari ma soprattuto compresi.
Poi ci sono le cose che non si devono comprimere mai. Le gentilezze, le frasi che vengono dal cuore sono le parole che non devono essere sottintese e per questo motivo omesse.
Un “Ti voglio bene” detto oggi è di certo diverso da quello detto ieri e per questo motivo vale comunque la pena ripeterlo.

venerdì 21 gennaio 2011

Oggi............

proprio non va !

Parametri Macchina

Pressione Massima   125

Pressione Minima       78

Frequenza Cardiaca    55

Peso   76.5,  da tenere sotto controllo, soprattutto per il guardaroba che altrimenti andrebbe rivisto. Fino ad ora nessun problema, basta non esagerare.

giovedì 20 gennaio 2011

Buoni propositi

Ritorno a casa verso le 19.30, sembra l'alba rispetto agli orari di un tempo. Riesco pure a entrare nel supermercato vicino a casa, quello che chiude alle otto.
Entro senza idee e vago qualche minuto tra probabili cene nel reparto carne e verdura. Non mi posso permettere gradi di difficoltà superiore, non ne sono capace.
A casa la dispensa ha ancora una discreta scorta di quelle minestre o risotti già pronti, dove l'unico impegno è azzeccare la quantità d'acqua e aspettare il tempo giusto.
Il gusto non è male ma fatico ad apprezzarli se non quando la fame attenua gusti e differenze.

Sceglievo qualche tempo fa le verdure già pronte, tagliate e lavate. Controllata la data di scadenza, in due secondi erano pronte per essere condite e mangiate. Le apprezzavo per la velocità di preparazione. Tra un cibo veloce e un altro espresso in pochi minuti ero seduto a tavola, e in altrettanti minuti avevo mangiato e lavato i piatti.
Alla fine mi chiedevo : “Nessuno mi aspetta, perché tanta fretta ? “.
Ho così ricominciato a prendere la verdura sfusa per poi pulirla, tagliarla e condirla. Mi è sembrata un'attenzione in più che mi riservavo, una sorta di medicina contro l'ansia da attesa di non so che cosa.

Ritorno a casa alle 19.30 e dopo il supermercato, che non mi ruba più di qualche minuto, dovrei indossare tuta e scarpe da ginnastica e ben coperto, uscire per l'attività sportiva che tanto i medici mi hanno raccomandato. Addirittura, sempre i medici, mi hanno insinuato la speranza di poter cimentarmi ancora, nella maratona. Niente di tutto ciò oggi mi riesce. Sarà il buio, la stanchezza, la tristezza della solitudine ma non riesco a avviarmi di corsa lungo la pista ciclabile verso Santa Maria di Sala.
Ogni sera la stesso proposito prima di arrivare, ogni sera seduto sul divano mi sento svuotato e privo di forze. Niente riesce a smuovermi. Riesco solo a rinnovare per l'indomani lo stessa promessa, mentendomi, consapevole.

Ritorno a casa alle 19.30 e verso le 20.30 potrei pensare di uscire. Un cinema potrebbe essere una ottima opportunità.
Spesso mi documento sui film in programmazione nelle sale della zona. Ci sono a volte degli ottimi film. Raramente riesco nell'impresa.
Di questi tempi solo buoni propositi.. Forse colpa dell'inverno.

mercoledì 19 gennaio 2011

Inter - Cesena 3 : 2

Si continua a correre e il Milan non è poi così lontano.
Domenica all'ora di pranzo si gioca a Udine.

Due goal dal Cesena in casa si potevano evitare.

Parlando di lavoro

Un tempo le strade ferrate erano suo regno esclusivo. Nessun altro mezzo di trasporto era potente quanto lei. Era un locomotiva di ultima generazione, riusciva a trainare un'interminabile fila di vagoni e carrozze inerpicandosi lungo difficili pendii o attraversando interminabili pianure.
Mai aveva avuto bisogno di aiuto, tanto era potente e tanto perfetti ed efficienti erano i meccanismi che la muovevano.
Per lunghi periodi non fece altro che attraversare i luoghi più impensati, arrivando quasi in capo al mondo. Aveva trasportato da una città all'altra moltitudini di persone spesso sognanti e piene di entusiasmo unitamente ad altre, cariche di sogni e speranze, unica ricchezza di una vita di povertà.

Insomma lei, locomotiva indistruttibile, tutto pensava meno che il passare del tempo, pian piano ma inesorabilmente, potesse intaccare i suoi congegni tanto perfetti.

Dopo molti anni di servizio, però, fu costretta a qualche giorno di riposo per essere revisionata, pulita e “rimessa a nuovo”.
Ritornata sui binari si ritrovò luccicante, silenziosa e potente come una volta.
In breve si convinse di aver sconfitto il tempo a di aver riconquistato l'originale efficienza.

Ma il tempo passava e presa dall'ebrezza della velocità e della potenza, non si accorse che il mondo intorno a lei stava cambiando. Le strade ferrate cominciarono a “ornarsi” di strani tralicci che sostenevano dei fili interminabili che seguivano dall'alto i binari.
“Che strano” , si chiese senza dare troppa importanza alla cosa, “ chissà a cosa serviranno ?”

Ma lei continuava a solcare le campagne, orgogliosa di quel suo pennacchio di fumo che, uscito dal camino, sembrava stentasse a seguirla.
Ma purtroppo dovette fermarsi una seconda volta. Per un po' di tempo tornò in officina per rimettere in sesto il cuore pulsante che trasformava la forza del vapore in forza trascinatrice.
Non si perse d'animo e, pur con qualche tentennamento iniziale, tornò a cavalcare le strade ferrate di un tempo. Tutto sembrava tornato come prima ….
Un fremito, però la scosse, quando incrociò, transitando in una di quelle strade ferrate “ornate” da tralicci, una strana locomotiva che, senza emettere ne fumo ne vapore, come aggrappata a dei fili, trainava imperterrita una fila di vagoni simile se non superiore alla sua.

“Chissà come farà ? “,pensò, “di certo appesa a quei fili così fragili non potrà andare lontano!”.

Le cose però cambiarono velocemente. Spesso si ritrovò per giorni, in sosta lungo un binario morto ad osservare intristita quegli strani locomotori sfrecciarle vicino, seguiti dagli stessi vagoni che un giorno era abituata ad avere dietro di sé.

Non si perse d'animo, attese con speranza e pazienza una nuova possibilità, sicura di non essere stata dimenticata.
Nel frattempo, accettò di buon grado le cure che le furono riservate. Si riposò e apprezzò quei giorni di ozio al riparo dal sole cocente dell'estate e dal gelo dell'inverno, sotto la pensilina che le era stata riservata.

Quando la rimisero in moto, il vapore rianimò in breve tempo tutti gli ingranaggi e gli stantuffi cominciarono a muoversi decisi. Si sentiva come nuova.
I binari su cui si ritrovò a condurre vagoni carichi di gente in vacanza, non erano quelli di un tempo. Nessuno le chiedeva la potenza e la velocità dei tempi migliori, anzi la sua grande esperienza le permetteva di condurre dolcemente quei viaggiatori senza strappi a destinazione, permettendo loro di godere del paesaggio che stavano attraversando.

Il tempo aveva fatto il suo corso. Locomotori sempre più veloci facevano ciò che un tempo era di sua pertinenza. Ma non per questo si sentiva sminuita e dimenticata, anzi con gioia apprezzava quel suo nuovo servizio, in cui ora, veniva privilegiata la qualità alla quantità.
Aveva solo un piccolo motivo di rammarico : non aver avuto la possibilità di provarci prima.