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martedì 7 agosto 2012

Alex


Si contano sulle dita di una mano gli atleti, scoperti dopati dai controlli antidoping, capaci di ammettere in pubblico il proprio errore e la loro debolezza.
In questi ultimi anni, le commissioni giudicanti, hanno accettato le più squallide giustificazioni che raccontavano talvolta di complotti e altre volte di caramelle accettate incautamente da sconosciuti.
Molti atleti, appartenenti spesso agli sporti cosidetti "potenti", l'hanno fatta franca, scontando pene estremamente lievi.
Il doping è una pratica infame, ma il non tener conto dell’ammissione di colpa di Alex sia, per certi versi, altrettanto infame. Pensando al gesto, mi è sembrato di vedere un ladro che, dopo un furto, lascia il suo biglietto da visita, nel desiderio di essere smascherato e curato per quel vizio tanto deprecabile.
Alex non ne poteva più di marciare, già da tempo. Nessuno lo ha aiutato a smettere e, forse inconsciamente, lui ha trovato il modo per uscire definitivamente di scena.
Alex non va dimenticato, anzi andrà aiutato e affiancato da persone vere e sincere. Non abbiamo bisogno di  altre storie tristi, simili a quella di Marco Pantani.
Con pazienza e dopo una giusta pena, potrà nuovamente riassaporare, se vorrà, la voglia di ritornare a marciare a 4' e 20" al km.

martedì 22 novembre 2011

Il fuoriclasse


Quando una partita di calcio non va per il verso giusto, e la propria squadra sta perdendo, il più delle volte ci si affida ai miracoli che, in quanto miracoli, sono molto difficili se non impossibili da realizzarsi. Quando ancora le speranze non sono del tutto andate, si è soliti individuare chi, tra gli undici in campo, possa essere considerato il maggior responsabile della débâcle.
Talvolta, fatta la dovuta selezione, si ne invoca a gran voce la sostituzione pensando che il sostituto possa portare linfa e energie nuove, tali da raddrizzare il risultato.
La richiesta diventa spesso tanto più alta tanto più si ritiene che tra i giocatori in panchina ci sia un fuoriclasse o un potenziale talento.
Questo succede quando gli allenatori tendono a risparmiare campioni ormai sulla via del tramonto o quando, consci della capacità di un giovane, non vogliono rischiarlo nelle partite dove serve soprattutto l’esperienza.
In entrambe queste situazioni la tendenza è di utilizzare campioni o presunti tali solo nella parte finale delle partite.
Ma quando la situazione sembra ormai compromessa, ecco che giocare carte simili, rinfocola le speranze dei tifosi e il povero prescelto, nonostante tutte le sue doti, si sente gravato di una enorme responsabilità.
Anche in questo caso i miracoli sono restii ad avverarsi e, il più delle volte, la partita finisce male come già si era indirizzata, senza che i nuovi entrati possano incidere in qualche modo nel risultato.

Pensavo a questa metafora analizzando la situazione italiana, le aspettative che tutti noi abbiamo verso il nuovo governo e a quanta è stata la foga con cui abbiamo richiesto le dimissioni del governo precedente.
Gli italiani, con il governo Monti sono convinti di aver fatto entrare il fuoriclasse che tenevano inutilmente in panchina. Tutti stanno aspettando il gol risolutore che, pur senza farci vincere la partita, ci porti almeno al pareggio, salvandoci da una figuraccia agli occhi del mondo intero.
Nel frattempo, la sola entrata in campo, non sembra abbia portato nessun beneficio apparente. L’economia è sempre più in crisi e la situazione internazionale non mostra miglioramenti significativi, anzi, molti sono convinti che il peggio non sia ancora arrivato.

Ora aspettiamo impazienti le prime azioni concrete capaci di farci sognare.
Di certo, questa volta, noi non potremmo rimanere inermi spettatori, in attesa di un goal o dell’assist risolutore. Lo spettacolo sarà talmente eccezionale che, per assistervi dovremmo pagare, magari a malincuore, un supplemento al biglietto già pagato,

Speriamo che quanto vedremo valga veramente il prezzo del sovrapprezzo.

giovedì 26 maggio 2011

Simboli d'altri tempi

 Negli anni scorsi non c'era tappa del giro d'Italia in cui il simbolo della Padania non comparisse nei rettilinei d'arrivo. Bandiere di ogni grandezza occupavano spesso la scena più dei corridori. Questo succedeva a tutte le latitudini, Nord o Sud non c'era differenza.
Se la memoria non mi tradisce, sono certo di avere visto quel simbolo sventolare anche sulle strade del Tour de France.
Ma quest'anno, invece, dove è finita la stella verde della Padania, perché non se ne trova la minima traccia in nessun ordine di arrivo ?
Domenica scorsa tra i monti trentini, osservando quella moltitudine di persone giunte fin lassù mosse dalla passione del ciclismo, non ho trovato traccia del popolo padano e del loro simbolo.
Forse sta finendo il tempo dell'illusione leghista, capace di parlare alle genti del Nord come nessun altro. Quella gente, spesso giudicata sempliciotta e per questo raggirata con slogan dalle tinte forti, sta capendo che i leader che hanno sostenuto, sono che assoggettati al potere come tutti gli altri e che nessuna delle promesse fatte , in questi anni, sono state mantenute.

Chissà che fine hanno fatto le bandiere padane ?
Il capo supremo un giorno, a proposito della bandiera Italiana, aveva dato un consiglio …..
Chi di spada ferisce di spada perisce !

domenica 20 marzo 2011

Il Match Point

 Ci sono degli sport, soprattutto quelli legati al tempo, dove nel corso di una partita, il divario dei punti o dei goal, come nel caso del calcio, è talmente ampio che il tempo rimasto rende impossibili i recuperi miracolosi. Generalmente, in questi casi, le squadre attendono il termine della partita tra false schermaglie o con meline noiose che purtroppo penalizzano lo spettacolo.
La regola non è sempre vera. Recuperi miracolosi ci sono stati e, ce ne saranno in futuro, ma il limite imposto dalla lunghezza delle partite li rende molto difficili e radi.
Quello che ricordo con più piacere è stato il recupero miracoloso del Liverpool, dal 0 : 3 al 3 : 3 nei confronti del Milan, durante la finale di Champions League di qualche anno fa. Alla fine il Liverpool, che sembrava spacciato dopo il primo tempo riuscì ad aggiudicarsi la Coppa.
Altri sport che invece si basano su una distanza da percorrere, quali la corsa e il ciclismo, pur riservando spesso sorprese determinate da inseguimenti entusiasmanti, basano il loro spettacolo sulle imprese di chi, parte, stacca tutti e arriva da solo al traguardo. Le competizioni, in questi sport, sono una sorta di gara ad eliminazione dove, chi vince, è quello che scoppia o molla per ultimo.

I giochi, invece, come il tennis e la pallavolo, si basano sul punteggio. Chi primo totalizza un certo punteggio vince la partita.
Anche in questi sport, non è rado vedere partite dove il divario o il distacco di punti è talmente alto da rendere impossibile qualsiasi recupero. Ma in questo caso, nel il tempo, ne la distanza impediscono il recupero ma solo la destrezza e il carattere dei giocatori.

In questi due sport, una squadra o un giocatore, prossimi a capitolare, quando sono di fronte a quello che tecnicamente viene detto “Match point”, possono con un colpo vincente, ricacciare indietro l'avversario, risalendo, con altri colpi vincenti la partita, fino alla vittoria.

Mi affascina questo aspetto che permette, a chi sta per essere sconfitto di trovare all'ultimo momento la chiave che gli permettere di risalire la china fino alla vittoria.
Ci troviamo molte volte nella vita di fronte a dei “Match Point” che sembrano segnare ineluttabilmente la nostra sconfitta. Spesso il Match Point va a segno e per noi la sconfitta diventa bruciante.
Ma anche nelle situazioni più disperate non dobbiamo smettere mai di sperare che qualcosa, sia questa una frase, un gesto, una cura o solo uno sguardo, possa far invertite rotta alla vita indirizzandola verso la direzione da noi sperata, verso il Match Point a nostro favore.

lunedì 7 marzo 2011

2,01 - 14,60

Antonietta Di Martino e Simona La Mantia, due donne dai balzi prodigiosi, capaci di vincere due medaglie d'oro, le uniche per l’Italia, ai Campionati Europei di Atletica Leggera.



La Di Martino nel salto in alto, ha vinto con la misura di metri 2,01, mentre Simona La Mantia nel salto triplo è arrivata con i tre balzi al record mondiale stagionale, lontano 14,60 metri.



Due donne che hanno saputo vincere, la prima volando in alto, la seconda volando lontano.
Alla vigilia della della festa della donna due voli di buon auspicio per tutte le donne.

domenica 1 agosto 2010

Pettorali

Una volta erano grandi, quadrati, contenevano al massimo 2 cifre, per le corse  in  pista,  tre per le corse su strada. Nelle gare di atletica si attaccavano solo davanti, in bella vista.


Quanti di chi ha gareggiato, in qualsiasi sport o specialità, vedeva nel numero una sorta di amuleto, se legato a ricordi e ricorrenze belle. Era parte dell'atleta, lo accomunava nelle grandi imprese o nelle grandi disfatte : " l'atleta numero xx  ha vinto o si è ritirato". Il numero veniva prima del nome  che qualche volta doveva essere trovato in liste ciclostilate.

Poi i pettorali, nelle manifestazioni mondiali o di grande massa, cominciarono a riportare numeri sempre più alti, diecimila , ventimila.
Ma assieme ai numeri gli atleti portavano con se dei  chip, prima nelle scarpe poi inseriti direttamente nel pettorale. Quest'ultimi sono diventati negli ultimi anni i veri numeri. Quelli scritti sul pettorale con il tempo si sono rivelati sempre più inutili.

A Barcellona, ai campionati europei di atletica leggera, ecco la grande svolta : via i numeri, appaiono  solo i nomi degli atleti. Tutto più chiaro, tutti riconoscibilissimi, gli atleti famosi come quelli ancora sconosciuti.
Forse questa tendenza intaccherà anche altri sport, dove il cambiamento è ancora a metà strada : ora  i nomi sono affiancati ai numeri. Chissà se spariranno le leggende attorno ai numeri dieci del calcio o se più semplicemente il nome sulla maglia sarà un tutt'uno con l'atleta. Si tratta solo di attendere ma penso che il processo sia irreversibile.