venerdì 18 gennaio 2013
lunedì 7 gennaio 2013
Quattro di Gennaio
“Non ci sono più i termometri di una volta !”, penso
leggendo i due gradi indicati dal termometro della carrozzeria. Da qualche
tempo, incrociando i valori che appaiono, al mattino, sul termometro dell’auto ho
realizzato che ciò che appare nel grande display rosso e’ pessimista almeno di
un paio di gradi, anzi quasi di sicuro i due gradi che leggo, valgono cinque
nella realtà. Fa freddo comunque e un po’, con questo freddo, che freddo non è,
ci bisticcio. Preferisco il caldo del salotto, il tepore della tranquillità e
del silenzio di casa. Allontano il pensiero di ritornare sul divano e guardo
oltre. La provinciale alle sette di sera
vive di un traffico stanco, sfinito,
dove nessuno sembra preso dalla smania di andare oltre il limite consentito.
Anche le riprese delle macchine in uscita dalla rotonda dell’hotel sembrano
fatte con riguardo, come se si temesse di svegliare qualcuno. Con un guizzo mi
metto correre. Sento le gambe girare con l’efficienza di un campione. Non
faccio fatica e le prime centinaia di metri volano con un ritmo di cui non ho
ricordo.
“Bello “, penso mentre cerco di ascoltare il mio respiro che
pian piano si sta abituando.
“Potrei continuare così”, mi dico, convinto di essere alle
prese con uno speciale stato di grazia.
Quando mi allenavo per la maratona erano frequenti i giorni
in cui correre era un piacere e potevo forzare il ritmo senza troppa fatica.
Questa sera sembra uno di quei giorni. Sono tentato di proseguire,
senza farlo intendere al mio cuore, con il nascosto desiderio di riprovare le
sensazioni di un tempo. Mantengo il ritmo, anzi cerco di incrementarlo, vista
la facilità con cui girano le gambe.
Mi torna alla mente un film sul Pirata Barbanera, dove quest’ultimo,
in maniera nascosta e subdola, approfittando della sua condizione di fantasma , cercava di aiutare,
con trucchi a volta eclatanti ma goffi, gli alunni di una scuola impegnati
nelle gare di istituto.
“Mi sembra che il Pirata Barbanera mi stia sollevando”, penso mentre continuo a correre con leggerezza.
“Mi sembra che il Pirata Barbanera mi stia sollevando”, penso mentre continuo a correre con leggerezza.
Ma anche i pirati hanno i loro limiti e ben presto, la macchina
perfetta che muove le mie gambe, inizia a mandare strane avvisaglie. Il passo si fa più
difficile, il respiro affannoso anche se il cuore non manda ancora segni di sofferenza.
Improvvisamente, senza preavviso, una stretta al cuore mi
provoca un brivido gelido, più gelido dell’aria che sta congelando le mie mani.
E’ come se una mano invisibile si fosse impadronita del mio cuore e lo avesse
strizzato.
Rallento in un attimo e di li a poco la gelida sensazione si
ripete. Vado al passo e dopo qualche metro
la sensazione di affanno inizia a rientrare. Passano dei secondi
interminabili, poi anche il batticuore si quieta e l’apprensione sfuma. Mi
sento più tranquillo,
“Un momento come altri …”, penso, mentre affretto il passo.
Come altre volte il mio cuore non se l’è sentita di andare
oltre. Me lo ha fatto capire con chiarezza, inequivocabilmente come il
cocchiere che tira, con forza, la briglia
ai cavalli di cui sta perdendo il controllo.
Ripreso fiato, non più in preda all'affanno mi rimetto a
correre. Ascolto il ritmo e mantengo a debita distanza il fiatone. Le gambe
sono tornate leggere, anche se ora le muovo con la parsimonia di chi deve
correre per un giorno intero. Per non strafare alterno il passo alla corsa,
seguendo il susseguirsi delle canzoni che sto ascoltando. Se possibile sincronizzo
il passo con il ritmo del brano. Corro per la lunghezza di una canzone mentre cammino
per la durata di quella successiva. Mi piace quest’idea che trasforma l’IPOD in
un allenatore capace di dettare tempi e ritmi. Come altre volte, a velocità
controllata, corro con buone sensazioni, quasi mi fossi allenato con costanza
in questi ultimi mesi.
La strada, ormai conosciuta, si allontana dal paese, diventa
sterrata, le case si diradano e per un buon tratto scorre tra i campi. Qui il
freddo è più pungente e il buio più denso, quasi impenetrabile. Se alzo gli
occhi, il cielo, però, appare per contrasto più chiaro e le stelle sono nitide
e numerose. Sopra la mia testa una è di certo la più luminosa.
“Dovrebbe essere Giove”, penso mentre con attenzione cerco
di seguire la stradina buia.
Un ponte di legno è il giro di boa. Ritorno verso casa per
la stessa via. Quattro chilometri andare e quattro tornare. Osservo, come sempre, sotto, l’acqua del canale scorrere. Poi inverto la
marcia e associo il ritorno a una dolce
discesa.
“Il più è fatto !”, mi dico, sapendo benissimo che la strada che
manca non è poca. Ma il giochino, sembra funzionare ancora e psicologicamente l’allenamento
appare meno duro.
Mentre torno si è fatta l’ora di cena e la provinciale
appare un po’ più svuotata. Le macchine rade dei ritardatari, rompendo il
silenzio, fanno un rumore più fastidioso del solito. Passano in fretta però e
riconsegnano in breve tempo la quiete.
Quando riappare il cancello di casa, già vado al passo da un
po’. Mi diverte passare con un balzo la
barra del parcheggio, anche se, mentre mi ci appoggio sopra, temo che qualcuno
la attivi con il telecomando, tornando a casa, mettendomi in difficoltà.
Entrato in casa, seduto sul divano, riprendo il calore di
casa. Immobile ascolto i pochi rumori che
arrivano da fuori. Controllo il
telefono. Devo pensare alla cena. La sera è ancora lunga.
mercoledì 2 gennaio 2013
lunedì 24 dicembre 2012
sabato 22 dicembre 2012
giovedì 20 dicembre 2012
IPOD Playlist
.....
Dammi solo un minuto
un soffio di fiato
un attimo ancora
stare insieme è finito
abbiamo capito
ma dirselo è dura
svegliati svegliami dai......
Dammi solo un minuto - Pooh
Dammi solo un minuto
un soffio di fiato
un attimo ancora
stare insieme è finito
abbiamo capito
ma dirselo è dura
svegliati svegliami dai......
Dammi solo un minuto - Pooh
lunedì 17 dicembre 2012
Note di Matematica
Mio figlio lo chiama “cambio”, io lo chiamavo “riporto”. Si tratta di quella tecnica che permette agli
alunni la gestione delle somme che superano il nove in decine.
Cercando in Internet le due parole sono tutt'oggi riconosciute e non c’è stata
l’obsolescenza di una a favore dell’altra.
Così
ieri sera, mentre mio figlio era alle
prese con 12 addizioni di questo tipo, ho osservato sia il metodo che la
rappresentazione di ciò che stava facendo.
Ho
apprezzato la simbologia, l’uso dei colori e la tecnica. Alle decine era
associato il rosso mentre le unità stavano accoppiate con il blu. L’associazione
era chiara e mai disattesa.
L’associazione
del colore con un concetto facilita l’apprendimento.
Come
i colori erano rigidi anche i due schemi, il primo fatto di palline infilate su
due assi diversi, uno per le unita e l’altro per le decine e il secondo fatto
con i numeri. Questi davano due diverse visioni dell’operazione. Il metodo simbolico
era funzionale al risultato numerico.
L’associazione di schemi e simboli a concetti
aiuta a memorizzare più velocemente.
All'inizio questo metodo era per il bimbo molto laborioso e dispendioso. Troppi
i cambi tra penne e colori e viceversa !
Con
il passare del tempo e completando le
operazioni, le proteste si sono fatte sempre più flebili, mentre gli automatismi
aumentavano. Le righe e i quadrati
venivano bene anche a mano libera.
L’esercizio come l’allenamento affina la tecnica
e aumenta l’efficienza. Funziona con le addizioni in seconda elementare come
per chi si allena per la maratona.
Infine
ho valutato l’atteggiamento di quel bambino che avevo svegliato molto presto al
mattino e di cui, in parte, comprendevo i mugugni. “Hai ragione!”, pensavo mentre cercavo
affiancarlo nel districarsi tra i “cambi”.
Ma
giunti all'ultima operazione, quando i meccanismi erano ormai assimilati, mio
figlio mi disse :
“Papà,
non dirmi niente, l’ultima voglio farla tutta da solo!”.
Contento
per quello scatto finale, quando pensavo che le sue energie fossero finite,
restai in silenzio a guardarlo mentre svolgeva correttamente l’operazione. Concluse gli esercizi con una cornice più bella
di quelle fatte fino a quel momento.
Insomma
il bimbo ha carattere e voglia di imparare!
domenica 16 dicembre 2012
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Al cuore fa bene fare le scale
al cuore se non fa le scale fa bene far l'amore
Il cuore qualcosa deve fare
Altrimenti muore
Tweet di Concita De Gregorio @concitadeg
al cuore se non fa le scale fa bene far l'amore
Il cuore qualcosa deve fare
Altrimenti muore
Tweet di Concita De Gregorio @concitadeg
sabato 15 dicembre 2012
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