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domenica 2 dicembre 2012
Alberobello. Trullo Sovrano
martedì 7 agosto 2012
Curiosity
C’è un che di organico nella modalità in cui si è svolta la
missione di Curiosity. Mi ricorda il primo viaggio di un bambino a cui i genitori
hanno impartito tutte le istruzioni
necessarie a raggiungere per bene la destinazione, sapendo di non poterlo
accompagnare nell’ultimo tratto.
Anche questa complessa astronave può essere considerato una sorta
di figlio dell’uomo. Un figlio della scienza e della sete di conoscenza,
appartenente ad una nuova generazione di macchine “pensanti” capaci di mettere
a frutto, magari ampliandole, le conoscenze, l’imprinting trasmesso dall’uomo.
Controllarne remotamente, da Terra la discesa, era precluso
dalle leggi della fisica. Servivano minuti per poter trasmettere un singolo
comando, mentre durante la discesa sono stati centinaia al secondo le decisioni
da prendere per poter stabilizzare in continuazione il sistema, centrando con
precisione il cratere Gale.
Quanto bastava a compiere questa serie di complesse
operazioni, era tra le conoscenze già a
bordo e, durante l’avvicinamento, gli occhi di “Curiosity” si sono
continuamente misurati con lo spazio circostante, valutando la velocità e la posizione dell’astronave.
La fase di atterraggio non è stata governata da una sequenza
temporizzata di comandi. La capacità autonoma di apprendere e misurarsi con l’ambiente
esterno ha permesso all’astronave di correggere in continuazione tutti i parametri
di volo, attivando al momento più giusto le operazione fondamentali.
Chissà cosa direbbe Alan Turing, uno dei padri dell'informatica e ideatore del Test di Turing, nell’ammirare un comportamento tanto
intelligente di una macchina. Chissà se un uomo avrebbe fatto meglio ?
Con questa missione si è aperta una fase nuova dei viaggi e
dell’esplorazione spaziale. Volendo si può identificare nel Pathfinder, piccolo robot esploratore di Marte, il precursore
di questa nuova generazione di macchine. Si tratta di sistemi autonomi e capaci
di padroneggiare gran parte delle
funzionalità di base, rispondendo a richieste provenienti dalla terra molto
simili a degli obiettivi di progetto.
Nei prossimi decenni compariranno sistemi molto più capaci
dell’uomo sia di esplorare l’immensamente grande quanto di avventurarsi nell’estremamente
piccolo con il compito di curare e correggere potenziali cause di malattie.
lunedì 11 luglio 2011
Richiami
Ho una piazzola, così mi sembra si dica, prenotata in un bel campeggio dalle parti di Jesolo.
Ieri mattina, animato dalla voglia di verificare di persona la scelta fatta su Internet, ho preso la via del mare, coinvolgendo nell'impresa mio figlio più piccolo.
Ci accomunava, per motivi diversi, la curiosità.
Saranno stati venti anni che non percorrevo quelle strade in una domenica mattina, ma non avevo scordato le code allucinanti di quei tempi.
Sapevo che molto era stato fatto e, in certi tratti, la strada era stata resa più scorrevole.
Sapevo che molto era stato fatto e, in certi tratti, la strada era stata resa più scorrevole.
In effetti molti semafori erano spariti e la strada si presentava più larga e scorrevole.
Ma la nuova viabilità niente ha potuto, ieri, contro quello che definirei “Il richiamo del mare”, che aveva contagiato migliaia di persone.
Infatti, arrivato al punto in cui iniziava di solito la coda venti anni prima, in modo inaspettato, mi sono ritrovato di nuovo in coda, nonostante il tanto tempo passato.
Le macchine non erano più le stesse e, a differenza di allora non si notavano gomiti sporgenti dai finestrini spalancati.
Tutto era invece rigorosamente sigillato, per non far scappare il fresco dell'aria condizionata.
Però la situazione era esattamente la stessa: stavamo tutti uno dietro l'altro e, senza tentennamenti, ma a passo d'uomo, avanzavamo verso le spiagge.
Però la situazione era esattamente la stessa: stavamo tutti uno dietro l'altro e, senza tentennamenti, ma a passo d'uomo, avanzavamo verso le spiagge.
Mi sembrava di vedere un popolo senza speranze, senza alternative a un destino che spingeva tutti verso il mare.
Uno spettatore di passaggio e inconsapevole, avrebbe sicuramente pensato a una fuga da chissà che sciagura.
Ma così non era, anzi, pochi di noi hanno riconsiderato la scelta invertendo la corsa.
Mentre aspettavo paziente, ho ripensato al “ Il richiamo della foresta “, narrato la domenica precedente a quei pochi temerari saliti tra le montagne, confrontandolo con “Il richiamo del mare” che aveva preso tutta quella gente che stava in coda assieme a me .
Entrambe le scelte portavano con sé una sorta di sofferenza.
I montanari, faticando, erano saliti per più di mille metri su pendii ripidi e sconnessi, sudando non poco, con passo lento, uno dietro l'altro, fermandosi di tanto in tanto a rifiatare.
Gli amanti del mare, inscatolati dentro le loro macchine per una intera mattinata, sotto un sole cocente, si sono diretti lungo strade che sembravano non finire mai, a passo d'uomo uno dietro l'altro, fermandosi di tanto in tanto, senza motivo apparente, sperando di ripartire al più presto.
In entrambi i casi qualcuno si sarà chiesto “ Ma chi me l'ha fatto fare ?”, asciugandosi la fronte bagnata di sudore, ma vedendo quello davanti proseguire, scacciato il dubbio nascente, ha poi ripreso fiducioso a marciare.
mercoledì 1 dicembre 2010
Roma 1 dicembre
Stamattina a Roma pioveva, in ogni caso meno della scorsa notte.
Quando ero in procinto di investire qualche euro per un ombrello, la pioggia ha smesso, e così la passeggiata verso Via Ripetta è stata più tranquilla.
Il corso così così, costellato da qualche momentaneo cedimento per sfinimento.L'intervallo di pranzo è servito per recuperare le medicine.
Prima sono passato dalla guardia medica per le ricette, poi in farmacia. Tutto nel giro di cento metri, tutto più comodo che a casa.
Solo il conto mi è sembrato un pò più caro.
Ritorno in albergo seguendo a piedi le indicazione per auto del navigatore.
Qualche problema di orientamento ma alla fine sono arrivato.
Un paio di dispersi, vedendomi consultare la mappa mi hanno chiesto informazioni.Spero di aver indicato loro la giusta direzione.
Oggi da queste parti sembra essere arrivato di colpo il Natale
domenica 10 ottobre 2010
Autunno
Percorrendo il massiccio del Monte Grappa, famoso per l'ossario costruito alla sua sommità, seguendo le strade secondarie si accede a un paesaggio disabitato e poco conosciuto.
Un stradina asfaltata, dove a malapena passa una macchina, si snoda lungo saliscendi e vallate da dove decine di sentieri portano in zone ancora più inesplorate.
Non si trovano le frotte di escursionisti che popolano i sentieri delle dolomiti, ma i sentieri sono ben segnati e ben documentati.
Un pò dovunque ci sono malghe dove ci si può rifocillare e riposare.
Il massiccio guarda a sud la pianura e il panorama da certi punti sembra infinito.
Di questi tempi i boschi in quota assumono i colori dell'autunno, mentre a valle le foglie sono ancora verdi.
domenica 5 settembre 2010
Appunti di viaggio
“Il vostro tempo è scaduto, uscite al più presto “
Questo è stato il messaggio, anticipato da un avvertimento che consigliava di sbrigarsi a concludere le operazioni in corso, che mi sono sentito dire da una voce alquanto minacciosa all'interno di un bancomat.
Presi i soldi e tessera, senza pensare a quello che avrebbe potuto succedermi, sono uscito anche con una certa ansia.
La mia unica colpa era stata di essermi, permesso di fare delle ricariche telefoniche, prima del prelievo. Quindi avevo speso dei soldi non rubato. Ma le regole sono regole e non valutano ne chi sei e nemmeno cosa fai, nonostante che “loro”, quelli della banca sappiano tutto su chi sono e su cosa sto facendo. Qualcuno forse spaccia il tutto usando fuori luogo la parola “sicurezza”.
Una volta fuori, poi mi sono chiesto cosa sarebbe successo se avessi tardato ad uscire. Sarei forse restato là dentro fino all'arrivo di chi ? Dei carabinieri ? Del direttore di banca ?Scampato il pericolo bancomat, mi sono cimentato con la prima passeggiata. Le idee della sera prima mi sono sembrate troppo per il primo giorno. Quindi la passeggiata si è concretizzata strada facendo. Alla fine sono arrivato dove avevo pensato ieri sera, senza prendere la funivia. Forse un po' troppo come prima uscita. Vedrò come starò domani mattina.
La mia meta è stato il rifugio Sasso Piatto, 2300 metri, crocevia tra i sentieri provenienti dalla Val di Fassa, Passo Rolle, Alpe di Siusi e alpe di Tires. Alla fine ho superato un dislivello netto di circa 1000 metri. Qualche momento di ansia cardiologica c'è stato, con frequenze troppo altre ma delle pause “strategiche “ mi hanno permesso di arrivare alla meta.
Il ritorno, con gambe molli, mi è sembrato faticoso quasi quanto la salita. Il GPS della Garmin che porto con me, ha conteggiato più di 20 km di passeggiata.Il mio passo attuale è in linea con le stime riportate nelle indicazioni dei sentieri, dopo il rifugio Galassi anche oggi ho verificato la stessa cosa. Anche questo è un segno di normalità.
Strada facendo ho assaggiato degli ottimi frutti di bosco con panna e dello yogurt.
Le possibilità di sosta lungo la Val Duron, che ho percorso in buona parte, sono molte, quasi come i nostri bar e questo rende la passeggiata più piacevole.
Un particolare che mi ha colpito è che il sentiero lungo la valle è costellato da moltissimi capitelli, quasi tutti dedicati alla Madonna. L'immagine che più mi ha colpito l'ho notata incastonata nella roccia.Ripresomi dalla “passeggiata”, ho cenato su un tavolo come gli altri ospiti dell'albergo. Il tavolo migliore è arrivato come promesso.
sabato 4 settembre 2010
Riapro per ferie
Stasera non so da dove cominciare.
Trovato Canazei, trovato l'albergo. Tutto bene. Non so cosa farò domani.
Dovrò fare i conti con le pendenze e il fiatone.
Mi sono ripromesso, soprattutto per coloro che non sono qui con me (e sono tutti) , di fare i conti con il buon senso.
Ho molta voglia di riprendermi un po' di forma che negli ultimi due mesi, dall'11 Luglio per essere precisi, ho perso.
Le montagne oggi non mi sono sembrate quelle di una volta e qui mi fermo, non mi voglio addentrare in ricerche e pensieri del c... Preferisco pensare alla stanchezza che ho portato come bagaglio a perdere.
L'albergo è carino, la camera giusta per me ed eventualmente comoda anche per due.
C'è un bel balcone con il panorama sul gruppo del Sella.
Le regole dell'albergo sono le solite. Fasce orarie per fare tutto oltre a qualche euro per fare gli optionals, che sono molti.
Informatomi dell'internet point, mi è stato detto che per la modica cifra di 2.5 euro si può usare un pc e una stampante per mezz'ora. Questo si mi sembra un po' fuori del tempo.
Immagini fissate lungo la strada : una fermata di autobus versione salottino dalle parti di Agordo e un paio di Highlander visti pascolare nei pressi di un ristorante giù dal passo Fedaia.
Passato a dare un'occhiata al menu esposto sull'entrata del ristorante, gli stessi HighLander comparivano anche in due o tre piatti, tra l'altro anche abbastanza costosi.
Il ghiacciaio della Marmolada mi è apparso come quei pugili, un tempo campioni, che avanti con gli anni vivono nel ricordo delle glorie passate.
La cena è stata buona, si mangia bene, ho pure preso un buon rosso da finire a rate.
La sala da pranzo ospita persone con un'età molto simile alla mia.
Ci sono poi qualche giovane e qualche famigliola con ragazzi.
Da domani, mi hanno promesso un tavolo migliore.
lunedì 7 giugno 2010
Di viaggio in viaggio
Due persone, due giovani di Schio hanno scelto di andare in India in bicicletta.
Partiti l'altro ieri si aggirano ancora lungo il nostro litorale veneto. Usano un tandem perchè uno dei due è ipovedente.
Si possono seguire sul sito linkato di seguito :
versodovenonso
Viaggio lungo, strano, andare in India passando per la Cina, Iran, Turchia, Paesi Balcanici e altri paesi ancora, pedalando, un piccolo tratto ogni giorno. Pensano di impiegarci dai 7 ai 9 mesi.
Il viaggio questa volta è veramente più importante della destinazione.
Se scegli di viaggiare in aereo, conta solo la destinazione, il trasporto è un impiccio, il progresso lavorerà per renderlo sempre più breve e ininfluente. In "2001 odissea nello spazio" gli astronauti si ibernavano per affrontare le distanze siderali. Fra non molto gli aerei saranno comunemente attrezzati per poter offrire a tutti comodi guanciali per dormire e dimenticare il tempo del viaggio.
Il viaggio vero è attraversare il mondo, piano, fermarsi a guardare conoscere, senza tabelle di marcia stringenti, assaporare piano piano i cambiamenti. Capire perchè un paese si tramuta in un altro, come cambiano le persone, gli ambienti, il clima. Attraversare il mondo per vederlo cambiare tentando di rimanere sempre uguali. Impresa ardua.
Pensavo ad altri viaggi, ogni giorno un tratto, che ognuno di noi cerca di fare, tentando di tenere per le briglie il proprio mondo che a volte sembra andare troppo veloce per le nostre forze residue.
Pensavo a chi colpito da malattia deve riprendere la strada, con un paesaggio di colpo diverso. Anche quelli sono viaggi, ogni giorno un pò, a guardarsi intorno e a guardarsi dentro.
In questi viaggi ancora non c'è astronave o aereo che risolva il problema. La distanza a volte è grande e va percorsa tutta, senza barare e senza balzi.
I tempi della nostra mente, delle nostre emozioni, della nostra memoria, sono ancora quelli primordiali e a volerli accorciare a volte si ritorna indietro, come nel gioco dell'oca.
I due in tandem hanno coraggio, ma il mondo preso a gocce non fa male a nessuno.
Buon viaggio !
Partiti l'altro ieri si aggirano ancora lungo il nostro litorale veneto. Usano un tandem perchè uno dei due è ipovedente.
Si possono seguire sul sito linkato di seguito :
versodovenonso
Viaggio lungo, strano, andare in India passando per la Cina, Iran, Turchia, Paesi Balcanici e altri paesi ancora, pedalando, un piccolo tratto ogni giorno. Pensano di impiegarci dai 7 ai 9 mesi.Il viaggio questa volta è veramente più importante della destinazione.
Se scegli di viaggiare in aereo, conta solo la destinazione, il trasporto è un impiccio, il progresso lavorerà per renderlo sempre più breve e ininfluente. In "2001 odissea nello spazio" gli astronauti si ibernavano per affrontare le distanze siderali. Fra non molto gli aerei saranno comunemente attrezzati per poter offrire a tutti comodi guanciali per dormire e dimenticare il tempo del viaggio.
Il viaggio vero è attraversare il mondo, piano, fermarsi a guardare conoscere, senza tabelle di marcia stringenti, assaporare piano piano i cambiamenti. Capire perchè un paese si tramuta in un altro, come cambiano le persone, gli ambienti, il clima. Attraversare il mondo per vederlo cambiare tentando di rimanere sempre uguali. Impresa ardua.
Pensavo ad altri viaggi, ogni giorno un tratto, che ognuno di noi cerca di fare, tentando di tenere per le briglie il proprio mondo che a volte sembra andare troppo veloce per le nostre forze residue.
Pensavo a chi colpito da malattia deve riprendere la strada, con un paesaggio di colpo diverso. Anche quelli sono viaggi, ogni giorno un pò, a guardarsi intorno e a guardarsi dentro.
In questi viaggi ancora non c'è astronave o aereo che risolva il problema. La distanza a volte è grande e va percorsa tutta, senza barare e senza balzi.
I tempi della nostra mente, delle nostre emozioni, della nostra memoria, sono ancora quelli primordiali e a volerli accorciare a volte si ritorna indietro, come nel gioco dell'oca.
I due in tandem hanno coraggio, ma il mondo preso a gocce non fa male a nessuno.
Buon viaggio !
giovedì 3 giugno 2010
Vacanze e viaggi
Entrati nel salone espositivo i camper apparivano lucenti, nuovi , tutti connessi con un cavo che dava loro energia, come fossero astronauti legati alla loro astronave.
La prima impressione è stata che fossero là tutti pronti a partire senza meta verso luoghi sconosciuti, bastava uscire da quel luogo così piccolo e incompatibile con il loro esistere.
Ebbene si, quei camper così lucenti sembravano chiedessero di uscire, sulla starda, destra o sinistra non contava, volevano essere liberati e basta.
Ma come ogni carcerato che si rispetti la libertà ha un suo prezzo e anche loro, considerandoli dei carcerati, non sfuggivano alla regola.
La cauzione era per molti di loro esposta in primo piano, sui vetri lavati e scintillanti , sui parabrezza ampi e spaziosi o sulle portiere a volte aperte per poterli ammirare all'interno.
Tutti facevano bella mostra di se. Alcuni erano grandi, troppo grandi per le mie necessità e possibilità, a guardarli forse erano più spaziosi della casa ove ora abito. Altri, invece, erano di stile classico, con il il loro cofano "da camion" davanti a dare solidità al mezzo e la parte posteriore bombata e studiata per ricavare spazi il più possibile vivibili.
Poi ho osservato la serie dei compatti, per non più di 4 persone, modelli che più di tutti danno la senzazione del viaggio itinerante, con pause brevi, dinamico e veloce. La compattezza và un pò a discapito della comodità ma certamente garantisce di affrontare qualsiasi percorso.
Tutti sono lontani dalle mie possibilità economiche, ma da ieri ho un tarlo che mi gira per la mente, una voglia di viaggio che va al di là della vacanza pura e semplice, uno dei punti da cui ripartire. Dopo Las Vegas, evento eccezionale, fare diventare il viaggio un elemento costante, senza costrizioni, della mia vita.
Un camper può essere il mezzo per realizzare tutto ciò ? Forse. Ma intanto ci penso e magari approfondisco materia e opportunità. Chissa ..........
La prima impressione è stata che fossero là tutti pronti a partire senza meta verso luoghi sconosciuti, bastava uscire da quel luogo così piccolo e incompatibile con il loro esistere.Ebbene si, quei camper così lucenti sembravano chiedessero di uscire, sulla starda, destra o sinistra non contava, volevano essere liberati e basta.
Ma come ogni carcerato che si rispetti la libertà ha un suo prezzo e anche loro, considerandoli dei carcerati, non sfuggivano alla regola.
La cauzione era per molti di loro esposta in primo piano, sui vetri lavati e scintillanti , sui parabrezza ampi e spaziosi o sulle portiere a volte aperte per poterli ammirare all'interno.
Tutti facevano bella mostra di se. Alcuni erano grandi, troppo grandi per le mie necessità e possibilità, a guardarli forse erano più spaziosi della casa ove ora abito. Altri, invece, erano di stile classico, con il il loro cofano "da camion" davanti a dare solidità al mezzo e la parte posteriore bombata e studiata per ricavare spazi il più possibile vivibili.
Poi ho osservato la serie dei compatti, per non più di 4 persone, modelli che più di tutti danno la senzazione del viaggio itinerante, con pause brevi, dinamico e veloce. La compattezza và un pò a discapito della comodità ma certamente garantisce di affrontare qualsiasi percorso.Tutti sono lontani dalle mie possibilità economiche, ma da ieri ho un tarlo che mi gira per la mente, una voglia di viaggio che va al di là della vacanza pura e semplice, uno dei punti da cui ripartire. Dopo Las Vegas, evento eccezionale, fare diventare il viaggio un elemento costante, senza costrizioni, della mia vita.
Un camper può essere il mezzo per realizzare tutto ciò ? Forse. Ma intanto ci penso e magari approfondisco materia e opportunità. Chissa ..........
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