Visualizzazione post con etichetta storie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storie. Mostra tutti i post

martedì 19 marzo 2013

Problema


M. ha la necessità di acquistare un piccolo armadio. Prende le misure e si reca all’IKEA dove, dopo aver valutato più di una soluzione, decide per un mobile bianco. Costo 94 €
Carica le due scatole, contenenti il mobile smontato, in uno dei tanti carrelli disponibili. Paga e poi si avvia verso il parcheggio per tornare a casa.
In prossimità dell’auto, visto il corridoio sgombro, pensa bene di giocare con il carrello . Prende la rincorsa e, acquisita una discreta velocità, sale sul carrello lasciandosi trasportare a mo’ di slitta.
La cattiva distribuzione dei pesi, però, fa ribaltare carrello, scatoloni e lo stesso M. che nel cadere batte violentemente il costato contro lo spigolo di una delle scatole.  Rialzatosi un po’ dolorante, caricate le scatole in macchina, se torna a casa.
Il giorno successivo, tormentato da forti dolori al costato si reca al Pronto Soccorso del vicino ospedale, dove, fatte le lastre di verifica, non si evidenziano ne fratture ne incrinature alle costole.
L’esito negativo degli esami lo obbliga però a pagare un ticket di 61 €

Domande :
Quanto è costato a M. complessivamente il mobile ?
Quanto avrebbe potuto spendere se, recandosi in un mobilificio sprovvisto di carrelli, ne avesse comprato uno già montato e magari con consegna a domicilio ?

lunedì 12 novembre 2012

La trattativa

Mi avvicinai alla cassa, situata in un angolo alquanto defilato dello stand. Prima di me delle ragazze tedesche stavano comprando una sorta di “copri schiena” per cavalli e, mentre pagavano, l’uomo della cassa cercava di intrattenerle parlando un tedesco alquanto approssimativo. La conversazione, come al solito in questi frangenti riguardava il “da dove venite …. e io ci sono passato quand'ero bambino”.  Tutto terminò con la consegna dello scontrino.

Io, incuriosito da quella discussione, che intuivo per lo più dai gesti e dai toni, stavo a debita distanza, con la cavezza per l’asino in mano. Era la seconda che compravo alla Fiera Cavalli. Questa mi sembrava un po’ più adatta di quella costata cinque euro, comprata mezz'ora prima. In primo luogo costava il doppio, poi aveva un po’ di peluche che trasmetteva la sensazione di soffice che pensavo, non poteva che far bene al naso dell’asinello.

Quando venne il  mo turno pensai bene di imbastire, in tono molto cordiale una sorta di trattativa. Spesso mi diverto a contrattare quando compro, il più delle volte per attaccar discorso piuttosto che puntare a un risparmio effettivo.

Così mosso dal buon umore esordii :
“Buongiorno, avrei questa cavezza da pagare …..”
“Mi sembra che il commesso dicesse …… 10 Euro … trattabili”
L’uomo mi osservò molto divertito. Il tono scherzoso lo aveva messo di buon umore.
“Cosa vuoi si possa trattare su una spesa di 10 euro ?”, mi chiese divertito.
“Uno sconto è sempre possibile !”, rilanciai fiducioso.
“Al massimo ti posso offrire il caffè. Anzi il caffè te lo offrirei volentieri”, continuò sorridendo.
Guardai tra lo stand in cerca della macchietta del caffè. Il luogo era alquanto ingombro di  accessori per cavalli di ogni tipo.
“Probabilmente la macchinetta è nascosta dietro qualche scaffale”, pensai , aguzzando lo sguardo ancora per qualche istante.
Ma l’altro vedendomi intento a guardare chissà dove mi aiutò dicendo :
“Purtroppo la macchinetta non c’è, ma il caffè te lo offro lo stesso!”.
Così dicendo mi porse un euro. Io accettai volentieri.
Ringraziai sorpreso dal gesto e salutato quel signore, raggiunsi i miei figli che attendevano poco più in là.
In fondo avevo ottenuto uno sconto del dieci percento !

mercoledì 21 dicembre 2011

I soldi non sono tutto


I soldi  non son tutto, mi ripeto ogni qualvolta, e succede abbastanza spesso, dimentico di ritirare i soldi dallo sportello del Bancomat.
L’essere sovrappensiero o in preda alla fretta di arrivare chissà dove, mi fa concentrare solo sul ritiro della tessera Bancomat, che con cura rimetto nel porta documenti.
Fatta l’operazione mi avvio per la mia strada senza curarmi di prelevare i soldi che nel frattempo hanno fatto capolino dallo sportello. Sono talmente veloce che riesco ad andare prima dell’apparire dei soldi, che potrebbero attirare la mia attenzione.

Non sempre mi rendo conto dell’errore immediatamente. A volte, se i soldi non mi servono, possono passare molte ore.
Stamattina ho rifatto l’errore. Me ne sono accorto solo a mezzogiorno passato.
Fortunatamente telefonando alla banca, ho potuto verificare che i soldi non erano stati prelevati da nessun altro e dopo qualche  decina di secondi erano ritornati all’interno.

Rientreranno, con un po’ di pazienza, sul conto.
Anche stavolta è andata bene ! Ed è già la seconda !

venerdì 2 dicembre 2011

La negligenza


La signora Laura, questo era il nome riportato sul cartellino, scivolato un po’ in disparte sulla sinistra dello sportello, mi indicò con precisione, segnando delle minuscole crocette, dove dovevo firmare.
Questo tipo di indicazioni mi rassicurano, quando, preso un po’ dalla fretta, voglio far presto senza prestare molta attenzione a quello che sto facendo. 
In fondo il mio scopo era quello di riavere la Carta di Identità persa qualche giorno addietro.
Consegnate le tre foto “uguali”, in pochi minuti la carta di identità si materializzò e,  dopo l’ultima firma “ufficiale” sul documento stesso, arrivò il momento di pagare.
“Purtroppo, ti devo far pagare il doppio, nella denuncia è dichiarato lo smarrimento e in questo caso si paga la negligenza”.
“Quanto ti devo”, chiesi un po’ contrariato, ma senza polemica.
“Sono 10 euro e 80 centesimi”, mi rispose e , mentre cercavo nelle tasche del cappotto i soldi, pensavo a quello che avevo dichiarato al carabiniere due giorni prima :
“Non posso affermare che il portafoglio mi sia stato rubato, quindi presumo di averlo perso”.

Riposi i soldi sul tavolo e, mentre attendevo i venti centesi di resto, pensai di verificare un sospetto :
“Se nella denuncia avessi dichiarato che il portafogli mi era stato rubato?”
“Avresti pagato la metà, perché non si trattava di negligenza”.

Ringraziai la signora per la sua gentilezza e uscendo pensavo che la mia presunta “negligenza” era stata punita dallo Stato con una tassa che valeva il doppio di quanto avrei dovuto normalmente pagare.
Paragonando la sanzione a quella di molti grandi evasori che, se scoperti, riescono invece ad evitare l’aggravio, ottenendo altresì  grossi sconti, dallo Stato su quanto dovuto, ho formulato la seguente regola:

"Più è grande la 'negligenza' , minore è, in rapporto, la sanzione applicata”.
Quindi …..

giovedì 2 giugno 2011

Fuori Stagione

 Che Babbo Natale, si fosse dimenticato di me, ne ero quasi convinto.
Ma come per molte speranze e desideri passati, ad un certo punto, me ne ero fatto una ragione.

Non ci speravo proprio più.

Il Telefono aveva già squillato a vuoto, al secondo squillo mi decisi a rispondere, il numero era sconosciuto ma vista l'insistenza...

“Buongiorno,è lei ….. , siamo dell'Assicurazione...... ?”

“Si, sono io, qualcosa non va ? Da un po' non faccio incidenti !”

“Tranquillo , ci è arrivata la notifica di una liquidazione che la riguarda”, disse la signora.

“Liquidazione ? Significa che dovete darmi dei soldi ?”, chiesi nel dubbio.

“Si, le dobbiamo dare dei soldi ! E nemmeno pochi ! E' passato Babbo Natale !”, disse con un tono meno professionale.

“Tra poco sono da voi, Grazie!”, dissi ancora incredulo.


mercoledì 23 marzo 2011

Farmville

Paolo, aveva sempre sognato di poter dedicare parte del suo tempo alla cura di un orto tutto suo.
Finché non riuscì a cambiare casa, dovette per anni accontentarsi di piccole colture fatte su cassetti che teneva in garage, preoccupandosi di illuminarle e innaffiarle al meglio.
Nonostante le difficoltà, in quegli orti bonsai riuscirono piccoli raccolti, modeste quantità di frutta e verdura, sufficienti a levarsi qualche volta la voglia di gustare qualcosa di veramente genuino.

Fu così così che, forte di quei piccoli successi, con caparbietà cercò una casa che fosse provvista del terreno sufficiente per allestire l'orto che tanto desiderava. Quando trovo ciò che faceva per lui, sbrigate le pratiche, fece di tutto per potersi trasferire, nel più breve tempo possibile. Pensava in grande e, già prima di andare ad abitare nella nuova casa, fantasticava su cosa poteva seminare e coltivare, e i suoi pensieri si spingevano fino a calcolare quanto avrebbe potuto ricavare dalla vendita dei suoi prodotti.

Finito il trasloco e tutto il trambusto che sempre accompagna un cambiamento, finalmente venne il giorno in cui, armato di tutti gli attrezzi necessari, e forse anche di qualcosa di più, cominciò a dissodare e preparare il terreno dove erano ancora presenti le coltivazioni del proprietario che lo aveva preceduto.

Lavorò sodo, ma probabilmente l'inesperienza e un po' di arroganza, gli fecero dimenticare quanto fosse necessario rivitalizzare il terreno con dell'ottimo fertilizzante. Pensava, convinto, che fatta la semina il raccolto altro non fosse che la naturale conseguenza e dimentico di quando curava l'orto bonsai, non si curò né di estirpare le erbacce e né di innaffiare periodicamente il tutto.

Dopo un po' si rese conto di quanto faticoso fosse quel lavoro e quanto difficile fosse fare degli ottimi raccolti, al riparo da parassiti e malattie che purtroppo spesso intaccavano le piante.

Deluso e smarrita la passione iniziale, Paolo abbandonò la cura della terra, ma per non lasciarla incolta la affittò a un contadino, che abitava li vicino, a cui chiedeva in cambio, una piccola percentuale del raccolto.

Per i primi tempi tutto filò per il meglio. Il contadino pareva saperne e le semine fatte sembravano promettere dei buoni raccolti.
Ma per Paolo, stare dietro le quinte non era la sua indole. Forte del fatto di essere il proprietario, cominciò a chiedere, consigliato da chissà chi, colture sempre più strane. Addirittura più di una volta capitò che chiedesse la sostituzione delle coltivazioni prima ancora che queste potessero maturare. Altre volte, preso dallo strafare, pensò bene di chiedere al povero contadino delle semine fuori stagione.
L'orto, in certi periodi, era coltivato con una quantità tale di coltivazioni da non garantire produzioni significative e il povero contadino si trovò ben presto in difficoltà nel seguirle tutte.

Tanta fu la confusione che i raccolti furono sempre più miseri, anche a causa del fatto che le coltivazioni fuori stagione finivano quasi sempre o bruciate dal sole estivo o nella morsa dalle prime gelate autunnali,
Il contadino, che inizialmente si era preoccupato di consigliarlo al meglio, decise di assecondarlo senza fare una piega di fronte alle sue bizzarre richieste.

Ben presto, Paolo capì che in quella casa non ci sarebbe più stato, promettendo a se stesso che mai in futuro si sarebbe occupato della cura dell'orto, consapevole di non essere adatto per quel mestiere. Appena trovò qualcosa di interessante si trasferì e non se ne seppe più nulla
Lo videro qualche anno dopo mentre parlava, di non si sa cosa, a una platea un po' assonata.

lunedì 27 dicembre 2010

La libera uscita


 Succede che qualcuno dimentichi la porta della gabbia aperta.
Lui, probabilmente non esce subito. Nella gabbia dopo tutto, anche se a volte si sente un po' dimenticato, non sta poi male.
Ma vista l'incuria degli uomini, a un certo punto decide di farsi un giro. Non sempre l'occasione arriva nei momenti migliori : o è inverno gelido oppure è estate torrida.
Credo si guardi intorno, salga sul bordo della porticina e spicchi il volo incredulo di ricordarsi ancora come si fa.

Di sicuro si sgranchisce un po' le ali. Svolazza, gironzolando da un albero all'altro senza perdere mai d'occhio la casa. Cerca di farsi notare, salendo su qualche balcone o tentando di entrare in casa. Sembra dire :
“Quanto aspettate a riprendermi ?”

Poi si apre la caccia, qualche volta sembra preso ma riesce a svicolare per il rotto della cuffia.
Alla fine si lascia prendere, non senza l'orgoglio di un colpo di becco che, non ci fossero i guanti, staccherebbe quasi un dito.

E' di ieri l'ultima evasione, speriamo l'abbiano preso.


sabato 28 agosto 2010

Pietro - Uno di noi

"
Ciao a tutti,
scusate l'intrusione...
sono la moglie di Pietro,mi ha parlato molto di voi e di quanto eravate in sintonia pur non conoscendovi....
mi ha chiesto prima di andare via di salutarvi tutti
con grande affetto tutti nessuno escluso.
Purtroppo...Pietro e' mancato il 25 Agosto...
il suo cuore ha deciso di fermarsi,ma io voglio ricordarlo
mentre scala le sue montagne in bicicletta....che era dopo di noi la sua vita.

Adesso vi chiedo scusa per l'intrusione e vi mando un abbraccio...e non arrendetevi mai
come diceva Pietro "tutto passa....."

Ciao Laura
"
Pietro

Pietro scriveva su un forum frequentato da portatori di Pacemaker e Defibrillatori. L'ultima volta il 15 Agosto.

Pietro - 15 Agosto

lunedì 23 agosto 2010

La Creatività del Bancomat


Al Marghera Village Festival  (link), si può trovare un pò di tutto. Dalle bancarelle che vendono le cose più alternative, alla cucina etnica mediterranea oltre che le solite pizze.
Il programma degli spettacoli è di buona qualità, gente sconosciuta mista a gente famosa, gruppi specializzati e unici nel loro genere, quali quelli della musica Country.
Un posto dove due passi tra le bancarelle possono terminare con un buon pasto fuori dal comune.
Arrivatoci verso le 21.30 di domenica, con appetito, ero deciso a cenare con un Kebab  o altro di simile ma soprattutto ero convinto di avere dei soldi in tasca.
L'estratto conto che avevo in testa aveva un saldo di circa 15 euro. Più che sufficienti per cenare senza strafare.
L'estratto conto del mio portafoglio era addirittura a zero. Niente, solo qualche euro in tasca.
Ho passato più di 15 minuti a cercare, nella poca luce, tra le cento, inutili carte del mio portafoglio il colore dei soldi. Inutilmente, mi restavano i pochi euro in tasca.
In quel momento mi sono venuti in mente tutti i discorsi fatti durante i corsi manageriali. I resoconti di chi per sfida era riuscito a far fruttare pochi dollari moltiplicandoli per chissà quanto.
Quasi per divertimento mi misi così a pensare a come, usando la mia creatività avrei potuto moltiplicare i 3,5 euro che avevo in tasca. Pinocchio deve aver vissuto uno stato d'animo molto simile al mio, prima di incontrare il Gatto e la Volpe.
Girovagai per gli stand, nessuna idea degna di nota. Guardai i listini prezzo esposti ma con tre euro la massimo veniva una birra o qualche altra bibita.
La mia creatività mi spingeva o verso azioni che molto si avvicinavano all'accattonaggio oppure sbandavano verso la  parte opposta sfiorando l'idea del furto. Insomma, ritornai in me, creativo si ma non ladro.
Una birra , scura , piccola, fu il massimo che la mia mente partorì, lasciando lo stomaco vuoto  a protestare.

La fame comunque era là, si era fatto anche un pò tardi e alla fine, al massimo della fase creativa decisi che avrei mangiato qualcosa e per poterlo fare dovevo trovare un bancomat.
Presto fatto, mi aggirai per la zona, senza successo. Presi la macchina, sempre creando a tutta forza, chiesi al navigatore di portarmi al bancomat più vicino.
Ci arrivai in poco più di 10 minuti, 50 euro mi spalancarono le porte della cena.
Tornai sui miei passi e finalmente con meno di 10 euro mangiai il mio Kebab, saziandomi a sufficienza per far tacere il mio stomaco.

Tornai a casa lentamente, cosciente dell'ora tarda e del letto che mi aspettava. Il sonno invece forse era distratto e non si accorse del mio arrivo. 15 gocce mi aiutarono a attirare la sua attenzione.

sabato 21 agosto 2010

Nonna 'Beta

"Non e possibile che un uomo non beva un bicchiere di vino a pasto", diceva in un dialetto veneto chiaro, non arcaico, segno di un'intelligenza che aveva saputo mediare con il tempo.
Era vecchia quando l'ho conosciuta, da subito mi aveva dato fiducia, mi aveva preso sotto la sua protezione.
Ero un ragazzo nei suoi confronti e ne sono certo, mi considerava il ragazzo giusto per sua nipote.
Vestiva di nero, come le nonne dei miei tempi. Un nero dettato dalla ormai lunga vedovanza, ma anche da un costume ora andato, che vedeva le signore anziane spesso accompagnarsi con quel colore.
Ricordava e rispettava il marito perduto prematuramente e forse sposato non per amore, raccontando con fierezza i tempi andati senza però rimpiangerli.
Aveva fatto una gioventù priva di stenti, ma il matrimonio l'aveva fatta incontrare con la povertà dei contadini degli inizi del novecento, ma non si era mai tirata indietro e persa d'animo.
Il viso era magro, il naso un pò aquilino, gli occhi piccoli ma lo sguardo furbo, sveglio che non perdeva nessun particolare.
Dei capelli bianchi, sempre raccolti sulla nuca, non ne ho mai conosciuto la lunghezza.
Lavorava per casa, con un grembiule scuro annodato in vita. Era una buona cuoca ma lasciava fare, ai più giovani senza mi perderli d'occhio.
La sua sedia stava in un angolo nei pressi della cucina. Seduta in quel canto, leggeva la Famiglia Cristiana e la Vita del Popolo,
Seduta in quel canto pure mangiava perchè usava dire : "Sono troppo piccola e curva per arrivare alla tavola".
I pasti erano un rito dove gli orari non potevano essere sgarrati e la regola era :
"Date prima da mangiare agli uomini".
Accudiva a un figlio e una figlia "rimasti in casa" con la stessa cura, le stesse parole che usava da giovane.
Non era poi così raro che chiedesse al figlio, oramai oltre i cinquanta, dove stava andando oppure di non tornare a casa tardi mentre di sera usciva per andare al bar o chissà dove.
Lo apostrofava con  la parola "Toso".
Era nel suo rispetto degli uomini la vera padrona di casa, quella con più personalità, quella di poche parole.
Appena morto il marito aveva comprato la tomba appena sopra per continuare a stargli vicino anche dopo. Quella tomba aspettò forse per quarant'anni.
Era del '99, si è spenta senza fatica, come si spegne una candela consumata.

sabato 14 agosto 2010

Bepi

Mi ha insegnato a scrivere, durante le serate dei primi anni sessanta, quando intorno ai trent'anni passava per casa. Non aveva la fidanzata seppur avesse già superato la trentina. In quegli anni si usava fidanzarsi e sposarsi da giovani.

Faceva il muratore alle dipendenze di suo cognato.  A casa i suoi avevano della terra, una stalla dietro casa, un pollaio.  Case di contadini del dopoguerra, della prima però.
Quando si andava per i campi, si prendevano due mucche e il giogo,  le si attaccava al carro e si andava alla velocità delle mucche tra campi, vigne e rive. Era una festa per noi piccoli salire sul carro all'andata per seguirlo poi pieno al ritorno.

Sempre in quegli anni, mi fece da padrino alla cresima. Ricordo l'orologio che mi regalò. Di quel giorno ho una nostra foto in piedi davanti alla Madonna. Mi teneva la mano sulla spalla come prevedeva il cerimoniale.

Poi si fidanzò, nel '66 il matrimonio con pranzo al ristorante "la Villetta". Di quel giorno 3 settembre, ricordo la fuga degli sposi sul far della sera, verso il viaggio di nozze.
Andò a vivere nella casa dei suoi che aveva nel frattempo restaurato.

L'unico figlio arrivo l'anno dopo, ad agosto. Continuò il suo lavoro di muratore, lavorando i campi nel fine settimana. Con il tempo arrivò anche un trattore che mise in pensione le mucche e il giogo.

La vespa con cui si muoveva, invece, fu sostituita da una macchina come per tutti in quegli anni.

Con i 15 anni e le ferie estive cominciai pure io a lavorare durante le vacanze scolastiche, da giugno a settembre  facevo il manovale nella stessa impresa. Lui era il muratore che tirava su i muri io gli passavo mattoni e malta senza farlo mai fermare.
Durante i giorni di gettata, facevamo coppia alla betoniera a preparare il calcestruzzo. Erano giorni massacranti ma sia io, perchè giovane, che lui, perchè aveva un fisico da lanciatore di martello, non ci si fermava un momento. Camion di ghiaia, sabbia e cemento finivano nella bocca rotante.
Certe volte, in certe estati,  per scansare il caldo si preferiva partire alla mattina presto in quei giorni particolarmente faticosi.
Era sempre di buon umore mentre lavorava e scherzava spesso con gli altri dell'impresa.

Poi arrivarono i dissapori in casa, con i fratelli e le sorelle, storie di eredità e di soldi.
Cose che succedono in quasi tutte le famiglie. Anni di lontananza e silenzi.
Suo padre, se ne andò nell' '83, lasciandolo con qualche vuoto e qualche cosa non chiarita. Ma non lo diede a vedere troppo.
Gli restò la madre, che viveva nella  stessa casa. Lui era molto innamorato della moglie e stravedeva per il figlio che ha aiutato a prendere due lauree.

Anche la madre se ne andò dopo anni di infermità. Pian piano si ricucirono i rapporti con le sorelle e fratello. Intraprese per qualche anno un'attività di allevamento di conigli, ne aveva in certi momenti qualche centinaio in quella che era stata la stalla delle mucche. Ricordo l'odore forte.

Con gli anni novanta arrivò la pensione, continuò a lavorare i pochi campi rimasti.
Sembrava avviato verso una vecchiaia tranquilla, quando la moglie pensò bene di lasciarlo, un tumore alle ossa se la portò via in poco più di un anno.

Iniziò solo il nuovo millennio, nella casa di sempre che divideva con il figlio che nel frattempo aveva messo su famiglia.  Accettò la solitudine, riprese saldi i rapporti con le sorelle dopo aver perso anche il fratello piu giovane.

Riusci a superare un tumore, sembrò rinvigorito e riprese a muoversi. Pian piano però, a causa di incidenti più o meno gravi, perse progressivamente l'autosufficienza. Alternò periodi di benessere a ricadute sempre più difficili da recuperare.
Dall'ultima di qualche mese fa non si è più ripreso. Negli ultimi momenti di lucidità esprimeva tutta la sua voglia di vivere, senza rassegnarsi a quella sua condizione di malato, con badante al seguito.
Piangeva nel letto di ospedale, conscio di avere intrapreso un pendio senza ritorno. Piangeva, in silenzio e mentre lo rincuoravo cercando di convincerlo che non è poi così facile morire, pensavo a quelle giornate  a spalare camion di sabbia e ghiaia.

Ora lo ricordo, giovane, seduto vicino a me, bimbo di pochi anni mentre guida la mia mano tra le righe di un quaderno.
13 Agosto 2010

venerdì 13 agosto 2010

Gino

Giocava da portiere, nella squadra del paese. Faceva parate molto plateali, ma non era un gran portiere, la statura non lo aiutava. Tifava Inter come quasi tutti quelli della sua razza.
Lavorava ai cantieri navali di Venezia , quando ancora  si chiamavano Breda. Faceva il giornaliero, partiva al mattino, tornava alla sera. Prima con una moto, poi con l'avvento del benessere degli anni settanta, arrivò la macchina, una Opel enorme, bianca , vuota.
Un matrimonio perfetto, un figlio, una moglie che ben presto però, fu colpita da problemi al cuore che le impedirono di avere altri figli.
La domenica pomeriggio, immancabilmente uscivano a far festa. Non ho mai saputo dove andassero ma quel modo di vivere, che non sacrificava il divertimento, sollevava non poche invidie tra i vicini e i parenti.
Come tutti i suoi fratelli si era costruito una casa, una enorme casa degli anni settanta con due piani, dove il piano terra, alto meno di 2 metri e cinquanta, era stato destinato a ciò che a quei tempi si chiamava scantinato. Guardato con gli occhi di oggi : un enorme spreco di spazio.
Faceva il falegname al lavoro, cominciò, usufruendo dello spazio che aveva, a farlo anche a casa. Pian piano si era costruito un laboratorio che aveva attrezzato con qualche macchina per lavorare il legno. Faceva porte , serrande varie e qualche mobile. Arrotondava come molti in quegli anni.
Essendo il più giovane o per altri motivi a me sconosciuti, gli toccò il compito accudire la madre che nella stessa casa andò a vivere. Per molti anni la nonnina  aiutò la famiglia ma a un certo punto dovette fare i conti con il passare degli anni. Una paresi la colpì alla parte sinistra del corpo, rendendola inferma.
Da quel momento la vita si fece un pò più difficile, furono necessari dei sacrifici e qualche incrinatura cominciò a minare la solidità del matrimonio. Si seppe di liti quotidiane sempre più aspre e violente.
La metodicità del suo andare e venire dal lavoro cominciò a cambiare. Tornava sempre più tardi e spesse volte ubriaco.
Si venne a sapere che oltre al vino aveva cominciato a frequentare certe prostitute del paese. Il clima familiare diventò sempre più insostenibile e a farne, in parte, le spese fu la nonnina che per problemi di cuore e non di paresi se ne andò lasciando la famiglia allo sbando più totale.

Le liti si fecero sempre più violente fino a che, un giorno, moglie e figlio furono cacciati di casa, o se ne andarono per loro scelta. Non fecero più ritorno in quella casa per molti anni.

Fu lasciato solo, isolato un pò da tutti, cominciò a vivere solo nella casa, senza avere la capacità di accudire a se stesso. Anche le prostitute che aveva frequentato non ne vollero più sapere.
Le sorelle più vecchie gli lavavano la roba e saltuariamente passavano nella casa  a fare le pulizie trovando una situazione desolante, ai limiti del decente. La casa era sporca e in un irrimediabile disordine.

Iniziarono i primi problemi di salute. Le sbornie quotidiane minarono l'integrità del fegato e ben presto la parola cirrosi non fu solamente una minaccia.

Moglie e figlio si trovarono nel frattempo una nuova casa e il matrimonio fini con la separazione e il divorzio.

Intanto fu anticipatamente pensionato e potè arrotondare la pensione con un piccolo riconoscimento di invalidità professionale che venne riconosciuto a molti che avevano lavorato alla Breda : sordità.
I soldi comunque non gli bastavano mai.
Abbandonò la macchina e cominciò a muoversi in bicicletta.
Alcuni ricoveri, per qualche breve periodo, parvero riportarlo verso la retta via.
Ci fu anche una sorta di cena della "riconciliazione" in cui invitò tutti i parenti e in cui spese alcuni soldi della sua liquidazione. Inutilmente, le ricadute furono inevitabili. L'attrazione verso il vino sempre più letale.

La cirrosi, prima in maniera sommessa poi, in forma sempre più eclatante, continuò il suo percorso di morte.
Ormai era diventato una sorta di barbone, sordo a qualsiasi richiamo o attenzione dei parenti, solo, malato.
Pur debilitato dalla malattia rifiutava il ricovero all'ospedale.
Ma ormai il destino era segnato. L'aggravarsi della malattia lo riportò all'ospedale, prima per curarlo, poi per accudirlo. Fini nel reparto di lunga degenza, vicino ai malati terminali. Qualche parente, che lo aveva abbandonato, si rifece vivo. Negli ultimi giorni di vita, forse gli ultimi quindici, riapparve il figlio che cominciò ad accudirlo e assisterlo giorno e notte.
Mori come molti alcolizzati.

martedì 30 marzo 2010

Adesso che tocca a me

Le storie di altri, vicini o lontani che siano, suonano sempre come rumori che entrano dalla finestra, a cui noi possiamo, volendo porre attenzione.

Poche volte ci aiutano a riflettere.

Si pensa di essere invincibili e indistruttibili,
si esagera nei comportamenti e nelle emozioni,
si accettano compromessi che logorano la vita,
si perde la percezione di ciò che di bello possediamo,

Si pensa che i rumori continuino ad arrivare sempre e solo da fuori.
Succede però che si diventi protagonisti,
che quei rumori, quegli intoppi di vita, che ci passavano sempre lontano,
incrocino i nostri giorni, anche per pochi attimi.

Pochi attimi a volte valgono quanto una vita,
e possono essere determinanti per ciò che ne rimane.

Anche se nulla è indeterminabile quanto la vita e la morte,
vale la pena fermarsi, respirare, farci silenzio e rimettere in fila
le cose prima che qualche filo dal cielo le raddrizzi in pochi attimi.

E' toccato a me, ma sono quà che scrivo. Il filo non si è spezzato.