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mercoledì 16 luglio 2014
lunedì 14 luglio 2014
lunedì 20 agosto 2012
Piazzola 127
“Guardi, sono disposto a pagare per farla partecipare al
gioco …!”, disse uno degli animatori che stava reclutando dei volontari per un
quiz musicale.
“Cosa vuole …. Le posso dare delle macchine, ma non può dire
di no!” , continuò con aria canzonatoria sicuro di convincermi.
“Da papà vai anche tu!”, disse mio figlio felice di vedermi
sul palco. Solo qualche giorno prima mi avrebbe trattenuto, come se si vergognasse di
me.
“Va bene”, dissi accettando, convinto dall’incitamento di
mio figlio.
Andai così ad occupare una sedia delle
dieci che erano state preparate. Il palco era in penombra, come quasi
al buio mi apparivano le centinaia di persone che stavano di fronte a me.
La situazione poco chiara mi rassicurò.
Pensai :
“Non ho proprio il vestito migliore e, qua in penombra,
probabilmente pochi mi noteranno”.
Nel frattempo ogni tanto, davo un’occhiata al piccolo, che
stava seduto poco più in là.
Reclutati tutti i dieci “volontari”, apparve una sorta d
presentatore che, in inglese, tedesco e Italiano diede inizio al gioco. Si trattava
di indovinare delle famose canzoni internazionali.
Internazionale era il parterre dei concorrenti : austriaci ,
tedeschi, italiani e olandesi e dopo una
veloce valutazione, mi convinsi che ero di sicuro il meno giovane.
L’inizio del gioco coincise, purtroppo, con l’accensione
delle luci del palco. Una luce forte e calda mi colpi come un pugno nello
stomaco. Ne rimasi abbagliato. Mi ritornò alla mente il mio abbigliamento un po’
andante ma, accecato da quelle luci, non avevo la sensazione che qualcuno potesse vedermi.
Iniziò la chermesse e, dopo le prime dieci canzoni, ero ancora
a zero punti. Tra le canzoni passate, avevo comunque riconosciuto alcuni brani ma, un po’ l’ignoranza e
un po’ l’emozione, non mi avevano aiutato a ricordare il titolo.
L’inglese poi era diventato, d’improvviso, una
lingua sconosciuta. Non riuscivo a spiaccicare una parola ne a comprendere ciò
che veniva detto.
Pian piano però quell’immotivata agitazione di dileguò e
cominciai a sentirmi a mio agio.
Decisi di fare una falsa partenza, sicuro di arrivare
secondo, per rompere il ghiaccio. Mi buttati su una canzone degli Abba,
sbagliandola clamorosamente ma individuai alle prima note Crocodile Rock di Elton John, Yesterday al
primo accordo e l’unica canzone di Cat Stevens che conosco : Father and Son.
In compenso ho confuso Obladì Obladà con Yellow Submarine,
dopo una partenza da siluro.
Al termine del gioco ho sfiorato, comunque, l’ammissione in
finale, facendo una discreta figura. Naturalmente per mio figlio dovevo vincere.
Alla fine l’ho convinto, lui sempre timido, a salire
sul palco con me a ballare la sigla di chiusura e questo è stato il risultato
più bello.
Certe cose si fanno solo in vacanza … chissà perché !
domenica 12 agosto 2012
Piazzola 127
L’accesso a internet segue regole a me sconosciute. Il fatto
che tutto sembri appeso a non so che fenomeno o rito rende tutto poco
tecnologico e deterministico. Non capisco perché ora si acceda a una velocità accettabile
mente solo pochi minuti fa tutto era terribilmente lento.
Non sono questi i problemi, ma solo curiosità “professionali”,
che mi stuzzicano un po’, ma appena internet diventa decente, mi comporto come
chi, pensando di avere la macchina guasta, la sente ripartire di li a poco
senza aver toccato nulla. “Finché dura!”, mi viene da dire, sapendo che, come a
una roulette russa rovesciata, ho un solo colpo buono a mia disposizione. Per
il resto del tempo è buio pesto.
L’accampamento si sta sviluppando. Alla roulotte si è
aggiunta una tenda, tutto ben disposto all’interno della piazzola, sfruttando
al meglio spazi e confini. Siamo in due,
tra non molto saremo forse in tre, ma disponiamo di ben 7 posti letto. A volte
mi considero come quei signori dotati di enormi residenze, con decine di stanze
dove ogni sera hanno l’imbarazzo della scelta in quale andare a dormire. Diciamo
che un po’ assomiglio loro per il fatto di avere l’imbarazzo della scelta. Insomma la fantasia fa star bene e i sogni
costano niente.
La spiaggia è adiacente al Campeggio. La considero come
fosse dietro casa, vista la disposizione della roulotte. Fino ad oggi non ho
ancora sentito il mare “ne urlare ne biancheggiare”, come diceva il Carducci, ma
il vento teso di ieri sera mi è servito a imparare a governare uno di quegli aquiloni che si guidano con due
fili. Pensavo che mai ci sarei riuscito
e che quanto speso alla festa degli aquiloni di Cervia, non fossero stati altro
che soldi buttati al vento. Con molta sorpresa ho imparato in fretta e il gioco
non è niente male. In certi momenti la vela sembra volermi sollevare e per
qualche istante si prova una strana sensazione di leggerezza, simile a quella
di un abitante della Luna.
La spiaggia ieri sera era completamente deserta, mentre per
tutta la giornata centinaia di ombrelloni la avevano resa disordinatamente
multicolore, come fosse stata dipinta da un pittore al meglio dell’estro. E’
questa una peculiarità delle spiagge libere, zone in cui chiunque può occupare un
proprio spazio con ombrellone e sedie a sdraio proprie. C’è chi arriva munito
di sole borse e altri invece che, su carrelli di varia dimensione portano
lettini, ombrelloni e viveri, quasi fosse un trasloco ogni giorno. Verso sera
tutto si svuota, un po’ prima dell’ora di cena la spiaggia ritorna deserta. E’
in quel momento che si può apprezzare il secondo significato di “Spiaggia Libera”,
vedendo quel vuoto ordinato e la sabbia completamente sgombra. Restano il mare,
la sabbia , il vento, i gabbiani e qualcuno che cammina sulla battigia. La luce
del tramonto rende il momento magico.
Camping dei Fiori – Cavallino . Agosto 2012
giovedì 9 agosto 2012
Piazzola 127
La piazzola 128 , quella dell’anno scorso, sta qui a fianco.
L’anno scorso stavamo proprio la , organizzati in un disordine sotto controllo.
Questa sera sono stanco. Io e mio figlio, abbiamo rimesso in moto l’accampamento allo stesso modo, con poche modifiche: tavolo nuovo e poco più. La roulotte è
arrivata per contro proprio. Il rendezvous è avvenuto dopo un anno, verso le
sedici. Tutto era in ordine, come un’astronave che per molto tempo avesse
viaggiato senza equipaggio. In breve
tempo sia la dispensa che l’armadio ha si sono riempiti di viveri e di indumenti.
Il frigo e il fornello anche se con qualche tentennio si sono rimessi a
funzionare.
Stasera sono stanco e un po’ mi chiedo perché sono ancora
qua, così diverso dall’anno scorso. Non cerco risposte immediate. Già da domani
rimetterò in ordine il tempo e gli spazi e non sarà difficile organizzare il
far niente. Mio figlio è invece molto più concreto, mi ha aiutato con profitto,
non solo nell’operatività ma anche nella ricerca delle soluzioni. Bene anche
lui è cambiato e ha molto più entusiasmo di me.
Alcune incomprensioni mi hanno dato modo di definire un po’
di “regole” di buona convivenza.
Quasi quasi me le segno così da non dover gridare la
prossima volta.
Dovremo entrambi trovare, inoltre, spazio per lo studio, ma,
mentre io vedrò di incastrarlo nei momenti di pausa, mio figlio ha altre idee
in merito. Oggi è stato molto esplicito come al solito: di leggere o fare i
compiti non se ne parla. La serata è finalmente silenziosa. Un grillo
nonostante l’affollamento trova il coraggio per fare il suo verso. Il campeggio
rimane illuminato quasi un accampamento di qualche secolo fa. Le poche luci
sembrano sostituire le torce di un tempo. Il buia la fa da padrone. Voci si
levano dall’oscurità, si avvicinano, a volte materializzandosi in ombre
frettolose, altre volte passano invisibili, scomparendo nel buio, come quei
meteoriti che sfiorano la terra senza colpirla.
Ora, penso , potei fare mille cose ancora. Potrei continuare
a scrivere o aprire uno dei tanti libri che mi sono portato appresso. Il
silenzio mi ha rasserenato. Mio figlio si è addormentato dopo qualche salto sul
letto. Me lo aveva chiesto come ultimo desiderio prima di addormentarsi. “Va
bene “, ho risposto, sicuro che, in ogni caso, i salti non sarebbero durati per
molto.
I grilli si stanno moltiplicando. Finito lo spettacolo
dell’orchestra degli uomini, il loro frinire ha occupato la ribalta del
palcoscenico. L’approccio è molto più misurato, rispettoso, di certo molto più
magico.
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