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martedì 31 agosto 2010

Di ricorrenza in ricorrenza

Periodo tosto questo, zeppo di ricordi, costellato di domande del tipo :
"Un anno fa cosa facevo di questi tempi ?"
Sembrerà o è, retorica ma, ripassando per i giorni dolorosi di un anno fa, analogamente ai compleanni sono tentato a tirare le somme.

Come ero come sono, cosa sono diventato ?
Questo non lo so ancora. Speravo di ritrovarmi con  più forza e determinazione al passaggio del primo giro.

Come sto ?  Bene grazie mi verrebbe da rispondere, anzi molto bene.
Un anno fa, per il mio bene, mi impiantarono un defibrillatore.
" Non possiamo escludere altri blocchi , quindi ...", dissero con il tono rassicurante di chi la sa molto lunga e ne ha viste di tutti i colori.
Fu una medicina molto difficile da digerire.

La ferita dentro ci sta mettendo più tempo a guarire di quella chirurgica. Ora  con 'sto coso ci convivo abbastanza bene. E' molto discreto, non da più di tanto fastidio. Balla un pò quando corro, si fa sentire con qualche dolorino di tanto in tanto. Mi hanno impressionato le radiografie con i lunghi fili dei cateteri all'interno del cuore.

Spesso lo cerco, chissà se per sentire se è ancora  là o per vedere se tutto, altro non sia stato che un brutto sogno.

Da domani comincia il secondo anno. Fatto il primo giro, gli altri spero siano molto più facili.
Quanti siano, per mia fortuna, non mi è dato a sapere.

domenica 11 luglio 2010

Sano o Malato

Tra i pensieri di questo sabato, silenzioso, lavorativo ma soprattutto caldo e afoso ho ripercorso certi miei atteggiamenti di quando ero "sano".
Avevo poca cura di me stesso. Mi preparavo a dovere solo per andare al lavoro, pretendendo di trovare sempre tutto pronto. Passavo dei week end senza un'idea, senza la voglia di curarmi e apparire piacevole o gradevole a chi mi stava vicino. Ho pensato : "in quel periodo ero sano, non avevo problemi!"

Oggi vado un pò più piano, non sono sicuramente sano. Sono tra i circa 12 mila che in Italia vivono con un defibrillatore. Il mio cuore a volte mi lascia con il fiatone. Avrei mille motivi per sentirmi depresso, elencarli non serve, ma nonostante tutto trovo importante avere cura di me stesso.
Stare bene comincia con il volersi bene.
Io cerco di volermi bene per volere bene e farmi volere bene.
Non voglio sentirmi diverso, anzi mi sento un "privilegiato".
Devo stare un pò più attento, ma come dice il mio cardiologo "posso andare ovunque".

Chissà cosa ero un tempo e cosa sono oggi . Sano o Malato ?

venerdì 30 aprile 2010

Eppur si muove

Nel corso della rieducazione presso il reparto di cardiologia ho avuto modo di eseguire parecchi esercizi per potenziare i muscoli delle braccia, spalle e pettorali.

Ho proseguito con buona costanza poi in una palestra con altri esercizio analoghi e che perseguivano lo stesso scopo. Uno dei benefici di tutto questo è stata anche una ridotta mobilità del defibrillatore.
Questo beneficio lo percepivo durante la corsa dove i balzi potevano potenzialmente farlo ballare.

Poi, finiti i tre mesi di palestra ho deciso di proseguire in autonomia, privilegiando la corsa e abbandonando gli esercizi alle braccia.
Morale, dopo tre mesi di mancati esercizi alle braccia, riprendendo recentemente la corsa ho notato un marcato movimento del defibrillatore, che ho subito addebitato a un rilassamento dei muscoli pettorali a causa della mancata ginnastica.

Avendo mandato a memoria sia gli esercizi che i pesi da usare, mi attrezzerò a casa per eseguire quella ginnastica in modo da recuperare la tonicità perduta.

Nel caso potesse servire.....

giovedì 8 aprile 2010

L'angelo Custode

Ero a casa da un giorno. Per l'infarto del 19 Agosto ero rimasto all'ospedale circa una settimana.
Non mi ero reso conto ancora di quello che mi era successo.
Mi sentivo abbastanza bene.
Il martedì 25 mi presi cura di mettere in ordine un pò di carte. Tra le varie cose, passai dal medico per definire e avere il certificato di convalescenza. 
Un mese intanto poteva bastare, mi disse il medico, ma sarei ritornato da lui verso fine settembre per eventualmente valutare il da farsi.

Tornai a casa.
Compilai il modulo con le informazioni mancanti e pensai bene di anticipare il tutto via Mail all'ufficio personale dell'azienda in cui lavoro.
Il computer sta al primo piano di casa, in  uno stanzino, originariamente nato come ripostiglio, riconvertito a studio nel corso degli anni.

Dissi a mia moglie " Dai sali con me che lo facciamo assieme".
Il fare assieme le cose è stato il motivo dominante del nostro matrimonio, ma probabilmente anche una delle cause del suo fallimento. Quel giorno eravamo assieme e quella frase, forse detta ancora per abitudine, diventò il filo che permise di riportami tra i vivi.

Mia moglie mi seguì al primo piano,  lasciò che armeggiassi vicino al computer. Lo accesi assieme a scanner e video.
Avvertii in quel momento un senso di vuoto, un calo profondo di pressione.
Dissi verso mia moglie " non mi sento molto bene, meglio che mi stenda  a letto ", avendo imparato che così potevo fronteggiare un calo di pressione.

Dopo queste parole, svenni e da questo momento il racconto si basa su ciò che mi è stato detto.
Mia moglie e mio suocero, attraverso il massaggio cardiaco e la respirazione bocca  a bocca mi hanno tenuto in vita per sette interminabili minuti.
Tanto è servito alla ambulanza per arrivare e rianimarmi con le maniere forti.
Un defibrillatore rimise in moto il mio cuore in maniera definitiva. Di quella scossa è rimasto il blue dei pantaloni dipinto sul muro di casa.
Di quel giorno rimane il ricordo nella mente dei miei figli , di mia moglie e di tutti coloro che vissero quei momenti.
A me è rimasta la vita e questa seconda possibilità, oltre che una gratitudine immensa verso coloro che mi hanno soccorso durante quei primi determinanti sette minuti.
Quel giorno un angelo salì con  me al primo piano.